Il piccolo capoluogo di provincia, infatti, racchiude nei suoi monumenti, per le sue strade, nella fiorente industria e nella ricca tradizione culinaria una storia e una cultura vecchie di secoli. Non è un caso che proprio qui, l'architetto Andrea di Pietro dalla Gondola, il Palladio (Padova 1508; Vicenza 1580), abbia lasciato la maggior parte dei suoi lavori.
Visitare Vicenza significa entrare continuamente in contatto con questo grande artista che iniziò come scalpellino proprio qui, iscritto nella "fraglia dei muratori, tagliapietre e scalpellini".
Dalla piazza dei Signori, dove l'artista progettò il restauro del Palazzo della Ragione, conosciuto anche come Basilica Palladiana, i porticati e la Loggia del Capitaniate, fino al museo civico e al Teatro Olimpico, tutto ricorda, nelle linee e nel geniale uso degli spazi, il grande architetto.
La Basilica, dal nome latino che significa tribunale, è stata pensata dal Palladio con un rivestimento esterno costituito da logge. Al suo interno si organizzano mostre ed esposizioni (telefono 0444 / 323681). Bella, negli ornamenti in stile gotico manuelino, la casa di Antonio Pigafetta (alle spalle della Basilica Palladiana), il navigatore che accompagnò Magellano nella circumnavigazione del globo.
La Basilica Palladiana, a Vicenza. In questa città molti edifici portano la firma del geniale architetto Andrea Palladio. Da Vicenza a Treviso, passando per Bassano, AsoloeMaser. Un viaggio alla scoperta di un Veneto monumentale è tutt'altro che monotono. Oltre alle ville del Palladio e agli affreschi del Veronese, infatti, questi luoghi conservano ancora tutto il fascino della tranquilla vita di provincia.
Il piatto, famoso nel mondo, viene fatto usando ricette che variano di paese in paese. La Venerabile Confraternita del Bacala alla Vicentina, oltre a consigliare i ristoranti dove assaggiare il pesce, ha stilato anche una ricetta frutto di studi e comparazioni tra le numerose ricette.
Lungo la Statale 248 si arriva a Marostica, paesotto di circa 13mila abitanti caratterizzato da un grande castello. In realtà i manieri sono due, uno sulla cima del colle Pausolino e l'altro sulla piazza. Furono uniti nel 1372 da Cansignorio della Scala. Il paese è famoso per la storica partita a scacchi giocata con personaggi reali ogni due anni.
L'origine del gioco risale al 1454, quando due nobili guerrieri, Rinaldo d'Angarano e Vieri da Vallonara s'innamorarono di Lionora, figlia del signore di Marostica. Per evitare il duello, il castellano pensò di far decidere la sorte a una partita a scacchi, il più nobile dei giochi. Dopo la visita si consiglia una deviazione verso Breganze dove, preso il ristorante Al Toresan in un palazzo di stile palladiano, si gustano i colombi "toresani" (così chiamati perché vivono sulle torri) allo spiedo, serviti con polenta e il loro stesso sugo di cottura, raccolto da un piatto messo sotto lo spiedo, fatto addensare, accompagnati dal Groppello, robusto rosso locale.
Sul Ponte di Bassano. E la cartolina più famosa della città. E il simbolo degli Alpini, corpo di montagna in auge da queste parti. L'ultima versione del Ponte degli Alpini risale al 1948, quando fu ricostruito con il contributo dell'Associazione Nazionale Alpini, dopo che era stato Ponte degli Alpini, simbolo di Bassano.
L'itinerario consigliato: un circuito che tocca Vicenza, Bassano, Asolo, Treviso, Castelfranco
fatto saltare nel 1945. Eppure le sue origini sono molto più antiche: il disegno, infatti, è quello di Andrea Palladio (sempre lui!) e risale al 1569.
Nei dintorni, si visitano le distillerie e i negozi che vendono la grappa, gloria locale con gli asparagi, coltivati nelle campagne vicine e le maioliche (le più belle sono esposte a Palazzo Sturm). Bassano è una città dai ritmi lenti con visite interessanti. Come il Museo Civico, che conserva le opere di Jacopo.
II genio del Palladio è chiuso nella Rotonda.
Anche se oggi l'ascesa al fiume è stata spezzata da u-na strada e un muro ha interrotto il naturale declivio del colle, la villa conserva intatta tutta la sua bellezza. Quattro facciate identiche, soffitto semisferico, la costruzione fu iniziata tra il 1566 e il 1568 e portata al grezzo nel 1571. Alla morte del committente, il canonico Paolo Almerico, l'edificio venne rilevato da Mario e Oderico Capra. Era il 1591. Venne ultimata nel 1620.
A Mussolente, per una notte d'incanto.
E un quattro stelle nascosto da un parco, vicino a una zòna industriale costruita troppo frettolosamente. Il palazzo in cui è ospitato risale al Seicento. Ventuno camere compresa una suite e otto junior suite, arredate con tappezzerie e mobili diversi, e attrezzate con un sofisticato sistema elettronico.
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1 commenti:
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