umbria-cartinaIncastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato. Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.

I sistemi ipogei dell'Appennino calcareo.
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Più o meno vasti sistemi ipogei che caratterizzano molti rilievi montuosi calcarei appenninici, dal Monte Cucco, con le sue celebri e imponenti grotte, ai monti del Gualdese sino allo Spolet...
I bacini carsico-tettonici dell'Appennino calcareo.
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Depressioni strutturali di origine tettonica, profondamente modellate dal carsismo superficiale, limitate ad alcuni settori appenninici tra i quali gli altopiani di Colfiorito... Depressioni struttu...
I rilievi calcarei appenninici.
I rilievi calcarei comprendono l'intero sistema delle dorsali montane che costituiscono l'Appennino Umbro-Marchigiano, dal confine con la Regione Marche sino ai Monti Martani che ne rappresentano.....
I rilievi collinari marnoso-arenacei.
Interessano principalmente gran parte del settore nord-orientale dell'Umbria, dall'Alta Valle del Tevere sino ai primi contrafforti calcarei appenninici dell'Eugubino-Gualdese ed alle pendici... Am...
Le grandi conche interne e le ampie valli fluviali.
Questa unità ambientale interessa i vasti complessi di depressioni interne, di origine tettonica, spesso localmente definite "Valli", distribuite in gran parte dell'Umbria centrale...
--> I rilievi collinari su substrati torbiditici.
Questa Unità é limitata ad alcune aree collinari dell' Umbria Occidentale: i dintorni del Lago Trasimeno, le pendici del Monte Peglia, la "Selva di Meana" Ambiente e geo-morf...
I rilievi collinari villafranchiani.
Comprendono gran parte dei rilievi collinari che si innalzano a ridosso delle vaste depressioni tettoniche dell'Umbria Centrale e della Media Valle del Tevere, tra Umbertide, Perugia e Todi... Ambi...
I tavolati vulcanici.
Comprendono una limitata porzione del territorio dell'Umbria sud-occidentale, corrispondente a parte dell'Orvietano, interessata dalla presenza di formazioni rocciose ignee originatesi... Ambiente ...
I rilievi basso-collinari argillosa e sabbioso-argillosa.
Comprendono alcune aree dell'Umbria Sud-Occidentale, dai dintorni di Allerona sino ad Otricoli caratterizzate da substrati argillosi e sabbioso-argillosi di origine marina e riferibili al Pliocene....
Le aree collinari calanchive.
Comprendono limitati settori dell'Umbria Sud-Occidentale, soprattutto tra Allerona, Orvieto, Fabro-Ficulle ed Attigliano e presenta caratteristiche geomorfologiche ed ambientali del tutto particola...
I rilievi vulcanici di San Venanzo.
Interessano una ridottissima superficie del territorio umbro, limitata al piccolo centro abitato di San Venanzo (TR) ed ai suoi immediati dintorni... Interessano una ridottissima superficie del terr...

 
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umbria-cartinaIncastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato. Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.

Le aree collinari calanchive.
umbria Le aree collinari calanchive.
Comprendono limitati settori dell'Umbria Sud-Occidentale, soprattutto tra Allerona, Orvieto, Fabro-Ficulle ed Attigliano e presenta caratteristiche geomorfologiche ed ambientali del tutto particolari

Ambiente e geomorfologia. Comprende limitati settori dell'Umbria Sud-Occidentale, soprattutto tra Allerona, Orvieto, Fabro-Ficulle ed Attigliano e presenta caratteristiche geomorfologiche ed ambientali del tutto particolari, uniche nell'ambito del territorio umbro e strettamente affini a realtà paesaggistiche dell'Alto Lazio e della Toscana, da Civita di Bagnoregio, attraverso le "Crete Senesi", sino ai calanchi di Volterra. I caratteri generali di tali territori sono segnati da rilievi collinari costituiti da argille grigio-azzurre e argille-sabbiose di origine marina e riferibili al Pliocene, profondamente incisi da stretti ed aspri valloni e movimentati da un complesso ed articolato insieme di calanchi, con tanto di sottili e affilate creste, guglie, groppe, dossi accidentati. Un paesaggio caotico, continuamente soggetto all'azione dei fenomeni erosivi ed in continua evoluzione, di grande fascino e di particolare suggestione.

Vegetazione.
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Le formazioni vegetali che lo caratterizzano, rientranti nei piani bioclimatici Collinare Submediterraneo e Basso-Collinare, sono limitate a boschetti di caducifoglie termo-xerofile, prevalentemente di Roverella (Quercus pubescens) lungo i dossi sommitali più dolci, e di sclerofille sempreverdi dominate dal Leccio (Quercus ilex) sui versanti più caldi ed aridi e sui bordi superiori dei canaloni. Queste ridotte formazioni boschive compongono, nelle zone calanchive, un articolato mosaico con aree quasi del tutto prive di vegetazione o colonizzate da poche specie di piante pioniere, in grado di svilupparsi in condizioni ambientali particolarmente aspre come quelle offerte dai terreni argillosi e sabbiosi, aridi ed in costante trasformazione.
 
Sulle creste dei calanchi, sui circhi sommitali e nelle aree meno acclivi sono invece presenti densi arbusteti costituiti prevalentemente da Ginestra odorosa (Spartium junceum) che offrono, oltreché una buona protezione ai friabili terreni ed una fonte di nutrimento e rifugio a vari piccoli animali selvatici, delle splendide fioriture primaverili di grande attrazione per tutti gli amanti della natura. Alla base di molti calanchi, nelle zone di accumulo delle colate argillose e di prolungato ristagno d'acqua, si sviluppano formazioni erbacee a Canna del Reno (Arundo pliniana) che tendono a risalire nelle vallecole, strette tra le creste ed i pinnacoli, rafforzando la già particolare suggestione dei luoghi che, soprattutto nelle giornate leggermente nebbiose autunnali, acquisiscono connotati quasi fiabeschi.
Il senso di "selvatico", l'asprezza, la desolazione (secondo criteri del tutto umani) che promanano da questi ambienti del tutto particolari, spesso incastonati in dolci, sereni ed "addomesticati" paesaggi collinari, rendono le formazioni calanchive realtà assolutamente uniche ed affascinanti, veri e propri Wild Spot immersi nell'Umbria rurale.

I rilievi vulcanici di San Venanzo.
umbria MacinaVenanzite
Interessano una ridottissima superficie del territorio umbro, limitata al piccolo centro abitato di San Venanzo (TR) ed ai suoi immediati dintorni.

Interessano una ridottissima superficie del territorio umbro, limitata al piccolo centro abitato di San Venanzo (TR) ed ai suoi immediati dintorni.

Tale area é caratterizzata dalla presenza di strutture e formazioni rocciose di origine vulcanica di rilevantissimo interesse scientifico, note ormai a livello internazionale per la loro peculiarità. Si tratta di un insieme di piccoli apparati vulcanici, originatisi circa 250.000 anni fa, che nel corso della loro brevissima attività eruttiva emisero prodotti di particolare interesse petrografico. Tra questi la "Venanzite", una roccia ignea che presenta caratteristiche chimiche assolutamente originali, e rilevabile esclusivamente nel territorio di San Venanzo (da cui il nome attribuitogli).

Con lo scopo di valorizzare questo insolito ed unico paesaggio geologico, sono stati recentemente istituiti dalle locali Amministrazioni competenti, un Museo Vulcanologico, allestito in un edificio del centro di San Venanzo, ed un Percorso Didattico che si snoda tra le più interessanti strutture vulcaniche e formazioni rocciose del territorio immediatamente prossimo al nucleo abitato.

Lungo tale percorso sono anche osservabili lembi di boschi di caducifoglie a prevalenza di Roverella (Quercus pubescens) e Cerro (Quercus cerris), folti arbusteti e piccole aree prative che, in associazione con i complessi rocciosi che costituiscono ciò che rimane degli antichi apparati vulcanici, creano una realtà paesaggistica di grande fascino e suggestione.


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umbria-cartinaIncastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato. Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.

I tavolati vulcanici.
umbria tavolati vulcanici
Comprendono una limitata porzione del territorio dell'Umbria sud-occidentale, corrispondente a parte dell'Orvietano, interessata dalla presenza di formazioni rocciose ignee originatesi.
 
Ambiente e geo-morfologia.
Comprendono una limitata porzione del territorio dell'Umbria sud-occidentale, corrispondente a parte dell'Orvietano, interessata dalla presenza di formazioni rocciose ignee originatesi, nel corso del Pleistocene, a causa dell'intensa attività del Distretto Vulcanico Vulsino, nell'Alto Lazio attuale. Tali formazioni rocciose sono essenzialmente costituite da tufi e colate piroclastiche e laviche che rappresentano i più vasti affioramenti di materiali vulcanici dell'intera Umbria.

L'aspetto generale del territorio si presenta come un insieme di tavolati tufacei, che raggiungono quote comprese tra 300 e 600 m, spesso nettamente separati da strette valli scavate da vari corsi d'acqua.

Vegetazione.
umbria vegetazione
Le formazioni vegetali naturali, rientranti nei piani bioclimatici Basso-Collinare, Alto-Collinare ed in piccola parte Collinare Submediterraneo, sono costituite da boschi di caducifoglie semimesofile e subacidofile, a prevalenza di Cerro (Quercus cerris) a cui si associano sovente la Rovere (Quercus petraea), l'Acero d'Ungheria (Acer obtusatum), il Ciliegio selvatico (Prunus avium) ed il Carpino bianco (Carpinus betulus). Nei versanti più caldi e soleggiati sono presenti formazioni termofile di sclerofille sempreverdi di origine mediterranea dominate dal Leccio (Quercus ilex).che tende ad occupare i bordi dei valloni esposti a sud.

La difficile accessibilità di alcuni settori di questi tavolati tufacei, principalmente lungo i bordi delle "rupi", ha garantito nel tempo un discreto livello di conservazione di tali formazioni vegetali che, invece, nelle parti più pianeggianti e dolci sono state in gran parte sostituite da pascoli e colture agrarie. Un notevole interesse ecologico rivestono i vasti arbusteti, soprattutto costituiti da Prugnolo (Prunus spinosa) e Biancospino (Crataegus monogyna), che ammantando ampie superfici di pascoli abbandonati offrono cibo e rifugio ad innumerevoli animali, principalmente insetti, rettili, uccelli e piccoli mammiferi selvatici. L'intero territorio compreso presenta forti affinità paesaggistiche ed ambientali con gran parte dell'Alto Lazio e della Toscana Meridionale confinante con le quali condivide parte di quei cosiddetti "Paesaggi del Tufo", così tanto caratteristici dell'antica Tuscia.
--> I rilievi basso-collinari argillosa e sabbioso-argillosa.
umbria I rilievi basso-collinari argillosa e sabbioso-argillosa.
Comprendono alcune aree dell'Umbria Sud-Occidentale, dai dintorni di Allerona sino ad Otricoli caratterizzate da substrati argillosi e sabbioso-argillosi di origine marina e riferibili al Pliocene.

Ambiente e geo-morfologia. 

Comprendono alcune aree dell'Umbria Sud-Occidentale, dai dintorni di Allerona sino ad Otricoli caratterizzate da substrati argillosi e sabbioso-argillosi di origine marina e riferibili al Pliocene.
Si tratta di un territorio prevalentemente collinare, caratterizzato da morfologie molto dolci, solo in limitate zone movimentate da profondi canaloni incisi da piccoli corsi d'acqua di natura torrentizia. Le altitudini massime raggiunte da tali rilievi collinari raramente superano i 500 m di quota.

Vegetazione e fossili. Le formazioni vegetali naturali di questa unità, rientranti nei piani bioclimatici Collinare Submediterraneo e Basso-Collinare, sono principalmente costituite da boschi sempreverdi di Leccio (Quercus ilex) nei settori più caldi ed aridi, spesso lungo i bordi superiori dei canaloni, e da boschi radi di Roverella (Quercus pubescens) diffusi soprattutto sui versanti più dolci e nelle aree sommitali dei bassi rilievi. Nelle zone più fresche ed umide, sovente all'interno delle vallecole, sono anche presenti boschi di Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e Orniello (Fraxinus ornus).
umbria fossili
Tali formazioni boschive hanno profondamente subito l'impatto di millenarie attività antropiche e si presentano generalmente ridotti a cedui, spesso piuttosto degradati e dispersi tra vasti spazi occupati da pascoli e colture agrarie. Solamente nelle località più acclivi e di difficile accesso, come lungo i canaloni, sopravvivono lembi di boschi con un elevato livello di naturalità ed ancora in grado di offrire cibo e rifugio a non poche specie di animali selvatici, soprattutto uccelli. L'insieme di questi frammenti di natura meno alterati, ormai relegati ai più aspri canaloni, e le ampie superfici collinari dove si alternano boschetti, vigneti, oliveti, colture cerealicole, spesso punteggiati da antichi borghi, pievi, castelli, casali rurali, compone una realtà paesaggistica complessa e articolata di particolare fascino e di grande suggestione.

Fascino ancor di più esaltato dalla diffusa presenza di forme fossili, soprattutto molluschi, nei sedimenti affioranti per gran parte del territorio, vere e proprie testimonianze degli antichi ambienti marini del Pliocene, quando le acque del cosiddetto Paleotirreno, fino a poco oltre 2.000.000 di anni fa, lambivano questi estremi lembi occidentali dell'Umbria.

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umbria-cartinaIncastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato. Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.


I rilievi collinari villafranchiani.
umbria I rilievi collinari villafranchiani.
Comprendono gran parte dei rilievi collinari che si innalzano a ridosso delle vaste depressioni tettoniche dell'Umbria Centrale e della Media Valle del Tevere, tra Umbertide, Perugia e Todi.

Ambiente e geo-morfologia Comprendono gran parte dei rilievi collinari che si innalzano a ridosso delle vaste depressioni tettoniche dell'Umbria Centrale e della Media Valle del Tevere, tra Umbertide, Perugia e Todi, e si estende anche nell'Umbria Meridionale, dalle colline di Montecastrilli alle alture che bordano parte della conca di Terni. Tali territori dolcemente ondulati, compresi tra 200 e 500 m di quota, sono principalmente costituiti da sedimenti villafranchiani (Pleistocene) sabbiosi e sabbioso-argillosi, a volte con conglomerati arenacei.

Vegetazione e fauna.
itinerari-naturalistici-spoleto-umbria
Le formazioni vegetali naturali, rientranti essenzialmente nel Piano Bioclimatico Basso-Collinare, sono costituite da boschi di caducifoglie termo-xerofile ed acidofile con presenza di Farnetto (Quercus frainetto), una quercia di origine anatolico-balcanica, ampiamente diffusa nell'Italia Meridionale e che raggiunge nell'Umbria Centro-Occidentale il limite estremo settentrionale di distribuzione della specie nella penisola.

A seguito delle millenarie attività antropiche che hanno interessato questi territori, popolati intensamente sin dal Neolitico, poco sopravvive dell'originaria copertura forestale, oggi per lo più ridotta a pochi lembi degradati dispersi su terreni accidentati e poco adatti alle colture in mezzo a vaste distese agrarie. Tra i pochi residui di ambienti boschivi con elevati livelli di naturalità sopravvissuti alle estese e radicali trasformazioni umane del territorio, ricordiamo il Bosco di Collestrada, nei pressi di Ponte San Giovanni, ed i Boschi Sereni-Torricella, nel comune di Marsciano.
Questi ultimi, in gran parte rientranti nella "Tenuta di Torre Colombaia", alle porte del piccolo borgo di S. Biagio della Valle, estendendosi complessivamente per circa 220 ettari di superficie, rappresentano una delle più ampie, compatte e meglio conservate fitocenosi arboree di tipo basso-collinare dell'intera Umbria. Grazie alla presenza di un'antica Riserva di Caccia dell'aristocrazia locale e, più recentemente, alla particolare sensibilità dei proprietari, il bosco di Torre Colombaia, con le sue vaste formazioni arboree d'alto fusto, in gran parte costituite da Cerro (Quercus cerris) e Farnetto (Quercus frainetto), in cui ogni intervento umano gestionale é ridotto al minimo, costituisce un vero e proprio "relitto" delle antiche foreste che un tempo rivestivano le basse colline umbre ed un importante serbatoio di biodiversità per una vasta porzione del territorio regionale. A testimonianza della notevole ricchezza biologica e dell'elevato livello di naturalità e di salute ambientale di tale area occorre segnalare la presenza di numerose specie animali ormai fortemente ridotte o scomparse da gran parte del territorio regionale e presenti nel Bosco di Torre Colombaia con contingenti considerevoli.
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Tra questi organismi figurano, in particolare, numerose specie di insetti saprofagi, la cui esistenza é strettamente legata alla presenza di formazioni forestali disetanee, con molti esemplari arborei secolari ed in fase di deperimento naturale. Questi "patriarchi" vegetali ed i boschi maturi e folti che li hanno preservati nel tempo sono ormai quasi del tutto scomparsi anche dalla nostra verde Umbria, ma sono ancora presenti in questo lembo di dolci colline, dominate da un'antica torre medievale.

Inoltre, sempre nell'ambito della Tenuta é anche presente un piccolo laghetto, letteralmente immerso nel bosco, che offre rifugio ad innumerevoli specie di animali acquatici altrove quasi completamente scomparse e che rappresenta un ulteriore gioiello ambientale all'interno di un frammento di territorio che costituisce, nel suo articolato complesso, un mirabile esempio di corretta gestione di un patrimonio naturale di valore non solo regionale.

I rilievi collinari su substrati torbiditici.
umbria I rilievi collinari su substrati torbiditici
Questa Unità é limitata ad alcune aree collinari dell' Umbria Occidentale: i dintorni del Lago Trasimeno, le pendici del Monte Peglia, la "Selva di Meana"

Ambiente e geo-morfologia.Questa Unità é limitata ad alcune aree collinari dell' Umbria Occidentale: i dintorni del Lago Trasimeno, le pendici del Monte Peglia, la "Selva di Meana".

In questi territori affiorano rocce di tipo torbiditico, in particolare appartenenti alla Formazione del Macigno del Chianti e del Mugello, costituite prevalentemente da arenarie giallastre e grigie con livelli di marne ed argille siltose grigiastre.

Vegetazione.
umbria_vegetazione1
Le formazioni vegetali principali di tale Unità, rientranti nel Piano Bioclimatico Collinare, sono costituite da boschi di caducifoglie a dominanza di Cerro (Quercus cerris) che nell'area della Selva di Meana, nel comune di Allerona (TR), si estendono per diverse centinaia di ettari formando uno dei complessi forestali più estesi e meglio conservati dell'Umbria. Questi boschi, in massima parte governati a ceduo, conservano ancora alcuni lembi d'alto fusto di rilevante interesse ecologico, molti dei quali situati a ridosso dei confini regionali, in piena continuità geografica ed ambientale con le vaste foreste che rivestono la maggior parte del territorio dell'attigua Riserva Naturale Regionale di Monte Rufeno (Acquapendente, VT), nell'Alto Lazio.

Fauna.
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Grazie all'esistenza di tale vasta copertura forestale che travalica i confini amministrativi ed alla tutela ad essa accordata dalle due Regioni, numerose specie di animali selvatici riescono ancora a sopravvivere in queste aree. Oltre a innumerevoli invertebrati strettamente legati all'esistenza di ambienti forestali maturi, come varie specie di insetti saprofagi, questi boschi offrono cibo e rifugio a numerose specie di uccelli silvestri e a non pochi mammiferi, dai piccoli Insettivori e Roditori sino ai grandi ungulati come il Cinghiale (Sus scrofa) ed il Capriolo (Capreolus capreolus). Quest'ultimo in lenta fase di espansione naturale nel versante umbro della Selva di Meana con esemplari provenienti dalle ben tutelate popolazioni della Riserva Naturale di Monte Rufeno. La progettata istituzione di una vasta Area Protetta Interregionale, attualmente in corso di realizzazione grazie ad accordi tra le Amministrazioni delle due Regioni, proprio in quest'area, potrebbe ulteriormente favorire tali processi di diffusione spontanea di varie specie della fauna selvatica e permettere l'attuazione di migliori forme di gestione delle risorse naturali di queste zone contigue che presentano una piena continuità territoriale ed ecologica.


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Incastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato.

Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.

I rilievi collinari marnoso-arenacei.
umbria colline
Interessano principalmente gran parte del settore nord-orientale dell'Umbria, dall'Alta Valle del Tevere sino ai primi contrafforti calcarei appenninici dell'Eugubino-Gualdese ed alle pendici.

Ambiente e geo-morfologia Interessano principalmente gran parte del settore nord-orientale dell'Umbria, dall'Alta Valle del Tevere sino ai primi contrafforti calcarei appenninici dell'Eugubino-Gualdese ed alle pendici settentrionali ed orientali del Monte Subasio. Questa vasta superficie territoriale risulta caratterizzata da complessi collinari con altitudini massime che generalmente non superano gli 800-900 m s.l.m. formati da rocce appartenenti alla cosiddetta "formazione marnoso-arenacea", originatesi dall'accumulo di sedimenti nei bacini marini neogenici tra 10.000.000 e 20.000.000 di anni fa. Queste rocce, costituite da un'alternanza di litofacies marnose ed arenacee, dopo l'emersione dalle acque dei mari del Terziario, hanno subito intensi processi erosivi che hanno dato origine a rilievi caratterizzati da linee dolci, cime spesso arrotondate e diffusi ampi dossi semipianeggianti, a volte delimitati da pendii piuttosto acclivi.

Vegetazione Le formazioni forestali originarie, principalmente rientranti nei piani bioclimatici Basso-Collinare e Alto-Collinare, sono in gran parte costituite da boschi di caducifoglie a predominanza di Roverella (Quercus pubescens) nei rilievi più bassi e nei versanti con clima più secco, e di Cerro (Quercus cerris) nelle zone più elevate e fresche. A seguito delle millenarie attività antropiche che hanno interessato queste aree di antico insediamento, poco sopravvive degli originari ambienti forestali, in massima parte trasformati in lembi di boschi cedui piuttosto degradati intervallati da vaste superfici occupate da colture agrarie e praterie secondarie.
In alcune zone, come nei dintorni di Pietralunga e nei rilievi collinari che si innalzano tra il Monte Subasio, l'Alta Valle del Chiascio e l'Eugubino, oltreché in varie parti dell'Alta Valtiberina, ai confini con la Toscana, sono ancora presenti superfici boschive, anche di notevole estensione, costituite da cerrete d'alto fusto con caratteristiche di notevole interesse ambientale. In tali formazioni forestali collinari che rappresentano gli ambiti di maggiore interesse naturalistico dell'intera Unità, sopravvivono comunità faunistiche un tempo ampiamente diffuse su gran parte del territorio regionale e poi sempre più ridotte a causa delle modifiche ambientali apportate dall'uomo, oltreché dalla caccia indiscriminata.
Fauna Tra le presenze faunistiche di maggiore interesse ecologico e conservazionistico dell'Unità in questione figurano il Lupo (Canis lupus) ed il Capriolo (Capreolus capreolus). Vaste superfici dell'area collinare marnoso-arenacea, grazie allo spopolamento delle aree collinari interne dell'Umbria, in atto già dalla prima metà del Novecento, risultano interessate da fenomeni di riespansione della vegetazione spontanea che, con l'instaurarsi di  classiche fasi di successioni secondarie, stanno trasformando aree di ex pascoli e coltivi abbandonati in arbusteti, macchie e boscaglie. Questo processo potrebbe contribuire, a lungo termine, a favorire un ulteriore ampliamento del raggio di insediamento e diffusione di numerose specie della fauna selvatica, tra le quali il Capriolo.

Le grandi conche interne e le ampie valli fluviali.
umbria_valle dei laghi
Questa unità ambientale interessa i vasti complessi di depressioni interne, di origine tettonica, spesso localmente definite "Valli", distribuite in gran parte dell'Umbria centrale, dalle pendici.

Ambiente e geo-morfologia Questa unità ambientale interessa i vasti complessi di depressioni interne, di origine tettonica, spesso localmente definite "Valli", distribuite in gran parte dell'Umbria centrale, dalle pendici delle colline di Brufa-Collestrada sino alla "Valle Spoletana", dai Colli Perugini sino al Tuderte, oltreché le conche di Gubbio e di Terni-Narni.

Anche i principali fondovalle dei maggiori corsi d'acqua dell'Umbria (Tevere, Chiascio, Topino, Paglia, Nera), costituiti da tipici sedimenti di origine fluviale, rientrano in tale Unità. Le depressioni strutturali, originatesi durante i processi di distensione della crosta terrestre dell'Italia Centrale conseguenti alla formazione del Bacino Tirrenico nel corso del Neogene, sono principalmente formate da sedimenti continentali di origine lacustre e fluviale (limi, sabbie, ghiaie, ciottolame) e si presentano come vaste distese pianeggianti, delimitate da rilievi collinari e/o montani.

Le quote medie di queste aree di pianura variano dai 100 m ai 250-300 m nell'Umbria Occidentale e Centrale, fino ai 400 m. della "Piana di Gubbio".

Vegetazione.
umbria_vegetazione
Le formazioni vegetali originarie di questi vasti sistemi di depressioni tettoniche, che erano caratterizzate da foreste planiziarie, intervallate da praterie umide e paludi, sono ormai scomparse da lungo tempo essendo state completamente sostituite da colture agrarie, frutto di grandi interventi di bonifica e di riassetto territoriale avviati già in Età Classica. Solamente in limitatissime superfici sopravvivono lembi di vegetazione forestale di un certo interesse ambientale, tra questi primeggiano i boschi residui della Piana di Gubbio. costituiti da pochi ettari di boschi acidofili planiziari, formati da querce caducifoglie quali: Cerro (Quercus cerris), Farnia (Quercus robur), Rovere (Quercus petraea).
Nonostante il degrado generale che ha trasformato la maggiore superficie di tali pianure in vaste distese agrarie delimitate da canali di irrigazione e strade, punteggiate da insediamenti sia abitativi che industriali, sono ancora presenti vari tratti con caratteristiche ambientali e paesaggistiche di rilievo. In particolare nel tratto di Valle Umbra che si estende tra le pendici delle colline di Collemancio e le cittadine di Cannara e Bevagna, é possibile osservare lembi di pianura che conservano parte del fascino dei paesaggi agrari di un tempo, dove, grazie alla presenza di siepi, filari di specie arboree d'alto fusto e di canali d'irrigazione bordati da sottili cortine di vegetazione acquatica, riescono a sopravvivere diverse specie di animali selvatici, soprattutto piccoli uccelli. Particolare interesse ambientale e fascino rivestono anche il Laghetto dell'Aiso, detto anche "Lago dell'Abisso", un piccolo specchio di acque sorgive di pianura nei pressi di Bevagna, e le celeberrime Fonti del Clitunno, ai margini orientali della cosiddetta Valle Umbra Sud ed ai piedi delle alture calcaree di Campello, ammantate di argentei uliveti. Tutti "frammenti" di territorio in grado di rappresentare situazioni ambientali di un certo pregio naturalistico nell'ambito di interi paesaggi totalmente trasformati dall'uomo e, purtroppo, in gran parte ancora soggetti a innumerevoli forme di degrado.

Anche la situazione ambientale delle grandi valli fluviali non si presenta molto diversa. Lungo il corso della maggior parte dei fiumi umbri, l'originaria vegetazione forestale ripariale e le boscaglie igrofile sono state distrutte completamente dall'uomo, oppure fortemente ridotte nella superficie, degradate e impoverite floristicamente e strutturalmente. Ciò che sopravvive sono piccoli lembi e nuclei di boschi e boscaglie ripariali, soprattutto costituiti da varie specie del genere Salix, Pioppo nero (Populus nigra), Pioppo bianco (Populus alba), Ontano nero (Alnus glutinosa) presenti lungo alcuni brevi tratti del corso dei vari fiumi umbri, principalmente Nera e Paglia.

Le fitocenosi ripariali rappresentano le più degradate ed alterate tra tutte quelle che costituiscono il paesaggio forestale umbro.

Fauna Conseguentemente al degrado che caratterizza tali formazioni vegetali, la fauna ad esse legate si presenta particolarmente impoverita. Un ultima nota dolente, ad ulteriore riconferma di quanto sia andato perduto, nel corso dei secoli, dell'originale patrimonio biologico di questi ambienti fluviali: Presso le Raccolte Zoologiche di Mons. Giulio Cicioni, attualmente gestite dal Centro di Ateneo per i Musei Scientifici (C.A.M.S.) dell'Università degli Studi di Perugia, é conservato un esemplare tassidermizzato di Lontra (Lutra lutra), un Mustelide strettamente legato all'esistenza di ambienti acquatici particolarmente integri, abbattuto nei primi del Novecento lungo le sponde del Fiume Chiascio, nei pressi di Torgiano, in un tratto fluviale oggi tra i più inquinati e degradati dell'intero territorio regionale.
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umbria-cartinaIncastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato. Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.
I sistemi ipogei dell'Appennino calcareo.
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Più o meno vasti sistemi ipogei che caratterizzano molti rilievi montuosi calcarei appenninici, dal Monte Cucco, con le sue celebri e imponenti grotte, ai monti del Gualdese sino allo Spoletino...
Più o meno vasti sistemi ipogei che caratterizzano molti rilievi montuosi calcarei appenninici, dal Monte Cucco, con le sue celebri e imponenti grotte, ai monti del Gualdese sino allo Spoletino ed al territorio Narnese-Amerino.

Tali complessi di origine carsica ed in parte ipogenica, cioé legata alla risalita di acquiferi profondi, costituiscono ambienti tra i più interessanti dal punto di vista ecologico dell'intera Regione. Questi mondi sotterranei, veri e propri straordinari universi paralleli di grande fascino e suggestione, sono popolati da creature di notevolissimo interesse scientifico, frutto di processi evolutivi che hanno consentito loro di adattarsi a condizioni ambientali del tutto particolari, caratterizzate da una oscurità intensa o totale, elevata umidità e relativa scarsità di elementi nutritivi. Non sono poche, soprattutto tra gli invertebrati, le forme endemiche presenti in questi ambienti, alcune limitate a piccole popolazioni esclusivamente diffuse in ben determinati sistemi ipogei.

Tra le poche specie di Vertebrati presenti in questi mondi oscuri occorre citare il Geotritone italico (Speleomantes italicus), un piccolo Anfibio Urodelo appartenente alla Famiglia Pletodontidae di grande interesse biogeografico, che pur non essendo esclusivamente legato agli ambienti sotterranei frequenta regolarmente le aree vestibolari ed anche profonde di diverse grotte umbre. Estremo interesse rivestono anche i chirotteri, molto poco studiati in Umbria, che popolano con diverse specie e ingenti colonie varie cavità sotterranee, utilizzate soprattutto come aree riproduttive e luoghi di svernamento. Questi ambienti, per il loro straordinario valore scientifico che ne fa dei veri e propri "laboratori dell'evoluzione", meritano una protezione sempre più attenta, per evitare che la loro valorizzazione turistica rischi di alterare i fragili e delicati equilibri climatici ed ecologici.

I bacini carsico-tettonici dell'Appennino calcareo.
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Depressioni strutturali di origine tettonica, profondamente modellate dal carsismo superficiale, limitate ad alcuni settori appenninici tra i quali gli altopiani di Colfiorito.

Depressioni strutturali di origine tettonica, profondamente modellate dal carsismo superficiale, limitate ad alcuni settori appenninici tra i quali gli altopiani di Colfiorito, a ridosso del confine regionale con le Marche, e il versante umbro dei Monti Sibillini dove si estende l'ampio e suggestivo complesso del Pian Grande/Pian Piccolo di Castelluccio di Norcia.
Altopiani di Colfiorito Le formazioni vegetali naturali di queste conche d'altopiano, sono caratterizzate nelle zone umide più depresse da un insieme di fitocenosi disposte a mosaico o in fasce concentriche in relazione, principalmente, al diverso grado di umidità del terreno e alla profondità dell'acqua.
Nella palude di Colfiorito, situata a circa 800 m. di altitudine, si estendono lungo i bordi praterie umide, ormai ridotte a pochi lembi a causa delle attività antropiche, che lasciano il posto, verso le aree più interne ad una folta vegetazione elofitica, soprattutto costituita da vaste formazioni di Cannuccia palustre (Phragmites australis) che tendono a spingersi nel cuore della conca arrestandosi solo in poche aree di acque più profonde dove si sviluppa una vegetazione idrofitica con ampie distese occupate da Potamogeton crispus e Potamogeton natans e da Ninfea bianca (Nymphaea alba). Questo interessante ambiente palustre, la cui tutela mobilitò i movimenti ambientalisti locali, attualmente Parco Regionale, è stata riconosciuta zona umida d’importanza internazionale (Convenzione di Ramsar, 1971), oltre che sito di interesse comunitario (SIC), sia per la ricca flora che la caratterizza che per la variegata fauna che popola i suoi numerosi ambienti.

Pian Grande/Pian Piccolo di Castelluccio di Norcia Il complesso Pian Grande/Pian Piccolo di Castelluccio di Norcia, situato ad una quota media di 1.300 m, si presenta come un vasto altopiano rivestito di bassa vegetazione erbacea e solcato dal Fosso Mergani, che convoglia le acque di scioglimento delle nevi verso l'omonimo inghiottitoio carsico, sulle cui sponde si sviluppa un'interessante flora acquatica. Queste vaste depressioni pianeggianti, racchiuse da imponenti rilievi montuosi, tra i quali il maestoso Monte Vettore (2.478 m di altitudine), rappresentano uno degli angoli più suggestivi e affascinanti dell'intera Regione, soprattutto nei mesi primaverili quando una moltitudine di fiori trasformano le verdi distese in vere e proprie straordinarie "tavolozze" di colori.

I rilievi calcarei appenninici.
rilievi appenninici
I rilievi calcarei comprendono l'intero sistema delle dorsali montane che costituiscono l'Appennino Umbro-Marchigiano, dal confine con la Regione Marche sino ai Monti Martani che ne rappresentano...
Ambiente e geo-morfologia I rilievi calcarei comprendono l’intero sistema delle dorsali montane che costituiscono l’Appennino Umbro-Marchigiano, dal confine con la Regione Marche sino ai Monti Martani che ne rappresentano un’appendice occidentale. In questa unità ambientale possono anche venire inclusi i rilievi dei Monti di Gubbio, del Monte Subasio, dei monti Malbe, Tezio ed Acuto, del Monte Peglia e dei Monti Amerini, che si innalzano isolati nell’ambito di altre unità paesaggistiche regionali, come vere e proprie “avanguardie occidentali” dei più classici paesaggi appenninici. L’intera unità è caratterizzata da rilievi montuosi costituiti essenzialmente da rocce sedimentarie di origine marina, in gran parte calcaree, formatesi durante l’Era Mesozoica e parte dell’Era Cenozoica, per accumulo e successivo processo di litificazione di sedimenti sui fondali dell’antico Bacino della Tetide. Le più antiche formazioni rocciose che costituiscono questi rilievi sono rappresentate dalle Anidridi di Burano che affiorano nei pressi di Cenerente, pochi chilometri a Nord di Perugia, la cui età è riferibile al Triassico Superiore (circa 220.000.000 di anni fa). I sedimenti che costituiscono questa formazione si depositarono su un vasto bacino evaporitico di acqua bassa, probabilmente in condizioni climatiche di tipo Tropicale arido, lungo l’allora bordo meridionale del Bacino della Tetide.

Tale formazione rocciosa si colloca alla base di quell’insieme di sedimenti denominati dai geologi “Serie Stratigrafica Umbro-Marchigiana” che costituisce l’intera ossatura dei nostri rilievi appenninici e che testimonia, attraverso le sue diverse tipologie di rocce, l’evoluzione geomorfologia e paleoambientale del Bacino della Tetide, da oltre 200.000.000 di anni fa sino all’emersione delle prime dorsali montuose del settore umbro dell’Appennino, a partire da circa 7.000.000 di anni fa.

I rilievi calcarei appenninici presentano un’ampia varietà di situazioni ecologiche ed ambientali riferibili principalmente alle diverse altitudini che li caratterizzano e che possono essere suddivise in vari piani bioclimatici, dal Collinare Submediterraneo, attraverso il Basso-Montano ed il Montano sino al Subalpino ed Alpino, quest’ultimo strettamente limitato a poche aree di cresta dei Monti Sibillini, oltre i 1.900/2.000 m. di quota.

Vegetazione In linea generale le diverse formazioni vegetali naturali presenti in tale unità paesaggistica spaziano dai boschi e dalle macchie di Leccio (Quercus ilex) con altre specie arboree ed arbustive termofile e di origine mediterranea delle quote più basse e dei versanti più caldi ed assolati, ai boschi di caducifoglie collinari e basso montani di Roverella (Quercus pubescens), di Carpino nero (Ostrya carpinifolia) ed Orniello (Fraxinus ornus), di Cerro (Quercus cerris), sino ai boschi montani a dominanza di Faggio (Fagus sylvatica) del Piano Montano ed agli arbusteti e praterie primarie dei Piani Subalpino ed Alpino, oltre i 1.750/1.800 m. di altitudine, che presentano numerose specie vegetali di origine boreale ed artico-alpina (Arctostaphylos uva-ursi, Salix herbacea, Salix retusa, Silene acaulis, Dryas octopetala, etc.). Queste ultime entità, veri "relitti nordici" discesi alle nostre latitudini durante le fasi più fredde del Quaternario e successivamente, con i cambiamenti climatici in senso caldo del Postglaciale, arrocatesi nei più alti rilievi dell'Appennino Abruzzese ed Umbro-Marchigiano, dal Gran Sasso d'Italia e dalla Majella, al Velino-Sirente ed ai Monti Sibillini, costituiscono un insieme vegetale di estremo interesse biogeografico, che insieme alle varie forme endemiche montane presenti, tra le quali la celebre Stella alpina appenninica (Leontopodium nivale), rappresentano uno dei più pregevoli complessi floristici dell'intera Italia Centrale.

Dopo millenni di presenza umana sul territorio gli ambienti ed i paesaggi originali dell'Unità in questione si presentano oggi profondamente alterati dalle attività antropiche, soprattutto agro-silvo-pastorali. Così gran parte delle antiche formazioni forestali sono state abbattute per lasciare spazio alle distese erbose da utilizzare per il pascolo, soprattutto ovino, e le porzioni residue sono principalmente ridotte a boschi cedui e degradati. Solo in alcune aree montane, spesso di difficile accesso, sono ancora presenti lembi di bosco d'alto fusto di elevata naturalità, in grado di rievocare l'aspetto delle antiche foreste appenniniche prima che l'uomo pastore ed agricoltore operasse radicali e diffusi interventi sul territorio. Tali boschi sono limitati a ridotte superfici dei massicci montani del Cucco-Catria, del Coscerno-Aspra e di pochi altri rilievi della Valnerina e dei Monti Sibillini e rappresentano uno dei maggiori beni ambientali dell'intero patrimonio naturale della Regione Umbria.

Fauna Solamente in questi ambienti, meno toccati dalle attività antropiche, sopravvivono i residui di quella originaria fauna forestale appenninica che un tempo caratterizzava tali regioni montuose. Scomparsi il Gufo reale (Bubo bubo), il Cervo nobile (Cervus elaphus) e l'Orso bruno (Ursus arctos marsicanus), sopravvivono, oltre ad una fauna di più ampia diffusione, splendide ed affascinanti creature come il Lupo (Canis lupus), il Gatto selvatico (Felis sylvestris), la Martora (Martes martes) ed il Capriolo (Capreolus capreolus), quest'ultimo in lenta fase di espansione su buona parte del territorio regionale. Nelle formazioni forestali più umide che si snodano lungo il corso di alcuni piccoli corsi d'acqua montani, inoltre, sono presenti due rari Anfibi Urodeli di notevole interesse ecologico e biogeografico, la Salamandra pezzata appenninica (Salamandra salamandra gigliolii) e la Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), una specie endemica della penisola italiana. Questi residui ambienti silvestri, insieme ai pochi lembi di praterie primarie d'alta quota, ancora abitate da diverse interessanti specie faunistiche montane, rappresentano alcuni dei più ricchi serbatoi di biodiversità dell'intero territorio regionale e come tali meriterebbero più oculate forme di tutela e di gestione.

Altre aree di interesse ambientale Oltre a tali ambiti di estremo valore naturalistico, veri e propri "gioielli" della natura umbra, l'intera unità presenta molte altre realtà, anche di limitata estensione, di particolare interesse ambientale e paesaggistico, dai superbi boschi d'alto fusto di Leccio (Quercus ilex) che si innalzano nei pressi di eremi francescani ed abbazie benedettine (Eremo delle Carceri del M. Subasio, Abbazia di Sassovivo di Foligno, Monteluco di Spoleto, Sacro Speco di Narni, etc.), alle aspre forre della Valnerina dove spumeggiano impetuosi torrenti, fino ai dolci declivi dei rilievi calcarei dello Spoletino e delle "Coste di Trevi", dove boschi di sempreverdi e caducifoglie si alternano a vasti uliveti in un suggestivo connubio tra selvatico e coltivato.


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