La Riserva Naturale Orientata del Monte Cofano, nel territorio di Custonaci, copre un’area di 537 ettari in una posizione particolarissima. Dove i fianchi curvi del Golfo di Bonagia e del Golfo di Cofano si incontrano nasce un promontorio teso verso il mare e, su di esso, si erge, con i suoi 659 m d’altezza, il Monte Cofano.
Merita di fregiarsi del titolo di riserva naturale per il suo grande valore sotto tutti i punti di vista: naturalistico, speleologico, storico, folkloristico e, ovviamente, paesaggistico.
Una ricca vegetazione tipicamente mediterranea interrompe le forme aspre e selvagge dei massicci dolomitici mentre sui fianchi si aprono le grotte, abitate fin dal paleolitico e oggi teatro del grazioso Presepe Vivente di Custonaci.
Riserva_Naturale_Orientata_Monte_CofanoPiù a valle, le torri di avvistamento ricordano l’epoca in cui le coste dovevano essere difese dalle incursioni dei pirati e i resti di un’antica tonnara testimoniano, qui come in tutta la zona circostante, il rilievo che la pesca del tonno ha avuto in passato per la popolazione locale.
E infine, cosa che più di tutte forse tocca il cuore del visitatore, lo splendido paesaggio che si apre alla vista. Dalla cima del monte, per chi ha la pazienza e la voglia di raggiungerla, il mare, colto in tutta la sua immensità, sembra ancora più blu a confronto con il verde che lo chiude sul golfo.
Le Grotte Numerose e di notevole interesse geologico e paleontologico, le grotte sulle pareti del Monte Cofano hanno permesso il ritrovamento di fossili, utensili e graffiti che ne testimoniano la frequentazione umana fin dal Paleolitico Superiore.
riserva Monte_CofanoFra tutte, la più famosa è sicuramente la Grotta di Scurati, vicino l’omonimo paesino, che ospita il celebre Presepe Vivente dove ogni anno la popolazione locale fa rivivere l’atmosfera della Natività.
I sentieri
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Un gradevole sentiero che segue la costa vi permetterà una rilassante passeggiata lungo tutto il periplo del promontorio. Il percorso, che non deve necessariamente essere compiuto per intero, richiede in totale circa 2 ore di cammino.
- Un sentiero interno raggiunge la cima del monte. Da qui si gode di uno splendido panorama sul golfo. La salita però richiede agilità e buono stato fisico dato i necessari passaggi fra le rocce. Può richiedere circa 3 ore di cammino, a seconda del punto di partenza. Si consiglia di evitarlo nelle ore più calde della stagione estiva.
Ente Gestore: Azienda regionale Foreste Demaniali
Via Libertà 97 - Palermo
Tel: 091 7906811 - Fax: 091 7906801

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Come arrivare:
da Palermo - imboccare la A/29 in direzione Trapani. Svoltare allo svincolo per Castellammare del Golfo e imboccare la SS 187 in direzione Trapani e svoltare al bivio per Custonaci. Da qui proseguire per Scurati.
da Trapani - dalla provinciale Torrebianca/Valderice imboccare la SS187 in direzione Trapani e svoltare al bivio per Custonaci. Da qui proseguire verso Scurati.
Riserva-Naturale-Orientata-Monte-Cofano-2La Fauna del Monte Cofano.
Uccelli - L'Avifauna è ricca e varia. Sono state contate più di 50 specie nidificanti sul monte tra cui spiccano specie rare come una coppia di Aquile del Bonelli, rapace schivo e solitario a rischio d’estinzione, e di l'Averla capirossa, riconoscibile per la striscia rossa sulla testa. Nelle imponenti pareti rocciose del monte vivono il Falco Pellegrino conosciuto per la velocità con cui si getta sulle prede, il Corvo imperiale, splendido con sue grandi ali, il Gabbiano reale, il Passero solitario, diversi Rondoni, il Cormorano e la Coturnice di Sicilia specie purtroppo sempre più rara che gode dello stato di riserva naturale di quest’area.
Sono comuni invece i rapaci notturni: la Civetta e l'Assiolo che nidificano soprattutto tra la vegetazione arborea, mentre il Barbagianni e l'Allocco preferiscono le cavità delle pareti rocciose. Una nota di merito si deve all’Allocco per il particolare adattamento che ha sviluppato. Qui, come in altre zone della Sicilia, è riuscito a sfruttare la nicchia ecologica costituita dall'ambiente roccioso piuttosto che cercare i boschi a lui più consueti.
Il birdwatching può riservare piacevoli esperienze data l'abbondanza di specie migratrici che, in primavera ed all'inizio dell'autunno, transitano e sostano negli ambienti della Riserva e negli specchi di mare antistanti. Tra questi ci sono, ad esempio, il Martin pescatore e i Trampolieri. La presenza di numerosi rapaci è determinata dalla ricchezza delle loro prede, invertebrati, insetti e soprattutto rettili e piccoli mammiferi.
Tra i mammiferi presenti prevale l' Istrice, fra gli insettivori il Mustiolo, che è il più piccolo mammifero d’Europa, e la Crocidura di Sicilia, un'altra specie endemica del complesso insulare siculo-maltese. Fra gli anfibi, merita una citazione particolare il Discoglosso, specie endemica siciliana anch’essa a rischio d’estinzione.
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La Flora del Monte Cofano.
Grazie alla sua folta vegetazione, 325 specie di cui 19 endemiche, il promontorio di Monte Cofano costituisce un biotipo di grande interesse naturalistico-ambientale.
Il paesaggio é prevalentemente costituito da praterie di Disa, una delle erbacee più rappresentative del paesaggio mediterraneo, talvolta intervallata da macchia bassa o gariga a Palma nana, altra specie caratteristica di queste zone. Rimangono residui di macchia mediterranea preesistente costituiti da Lentisco con la sua fitta chioma irregolare, Terebinto, piccolo arbusto resinoso, Erica arborea e multiflora, Leccio, in grado di raggiungere anche i 20 m, e la Sughera dalla chioma ovale e folta.
Fra le specie endemiche troviamo l’Erica sicula, cespuglio dai rami legnosi e dai fiori di un rosa tenue ridotto ormai a pochi esemplari in tutta l’isola, l’Helichrysum rupestre var. cophanense, il Phagnalon metlesicsii, piccola pianta perenne dai fiori bianchi, il rarissimo Sparviere del Monte Cofano, una specie endemica localizzata solamente sulle rupi calcaree esposte a settentrione del Monte Passo del Lupo (Zingaro) e del Cofano; il Cavolo di Trapani, pianta endemica perenne che ha pochi esemplari qui e nelle Egadi , il Vilucchio turco. Il litorale è interessato da aspetti vegetazionali quali il Limonium bocconei, il Crithmum maritimum, l’Astericus maritimus, il Lotus cytisoides, la Silene sedoides, Ferula, Papavero cornuto dai grandi fiori gialli.
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Il paesaggio - Tra Castellammare del Golfo e Trapani si nasconde uno degli angoli più magici della Sicilia: sentieri angusti e antichi ci guidano all’interno di un’oasi da sogno immersa nel tipico ambiente mediterraneo, tra alberi e arbusti sempreverdi che si inerpicano su un suolo roccioso.

L’unica cosa possibile di fronte allo splendido paesaggio dello Zingaro è stupirsi ad ogni passo per gli scorci mozzafiato: muraglioni di roccia calcarea si innalzano al di sopra di una ricca e florida vegetazione, finendo poi per gettarsi a capofitto in un mare cristallino.

Forse anch’essi intimamente incantati dalla bellezza di quelle acque che sfumano dall’azzurro chiarissimo al blu profondo e al verde.

Zingaro_mapUn mare di cui anche l’occhio nudo scorge i fondali senza difficoltà, un mare che accarezza dolcemente le spiagge bianche delle piccole calette, un mare che si insinua tra le grotte sommerse per nascondere e svelare la vita dei pesci e delle piante che lo animano.

La rigogliosa vegetazione della riserva è diventata il prediletto rifugio di uccelli e mammiferi di molte specie, alcune anche rare.

E le piccole insenature sparse su tutta la costa sono meta di pellegrinaggio estivo per tutti coloro che vogliono ritemprare corpo e mente in questo piccolo paradiso incontaminato e gelosamente protetto.

Una terra che da millenni è li, difesa e tormentata dalle rocce aspre e irte, colorata dal verde della caratteristica flora del luogo e dall’azzurro intenso delle acque, amata da uomini e animali.

riserva_naturale_dello_zingaroPer tanto tempo pastori e agricoltori l’hanno lavorata, l’hanno sfruttata ma mai distrutta. E questo ha fatto si che i suoi 1600 ettari di area protetta e i 7 km di costa siano ancora oggi un vero e proprio paradiso naturale.

Divertirsi allo Zingaro:

- i lunghi sentieri della riserva sono perfetti per escursioni e trekking
- le grotte sottomarine e i sorprendenti fondali fanno la gioia dei sub
- le aree attrezzate per i pic-nic sono perfette per godersi una giornata di totale relax
- il museo delle Attività marinare e quello della Civiltà contadine narrano la storia e gli antichi riti di questi luoghi
- il birdwatching per gli appassionati.

Ingresso

Gli ingressi alla riserva sono due:

a Sud, da Scopello: ingresso principale attrezzato con strutture ricettive; percorrere l’autostrada A29 Palermo-Mazara fino all’uscita per Castellammare del Golfo. Seguire la SS 187 in direzione Trapani fino allo svincolo per Scopello.

a Nord, da San Vito Lo Capo: arrivare alla SS 187 come sopra indicato e svoltare allo svincolo per San Vito.

In entrambi i casi è necessario lasciare il proprio mezzo di trasporto negli appositi parcheggi e proseguire a piedi.

Tariffe e Apertura

- costo del biglietto: 3 euro
- ragazzi da 10 a 14 anni: 2 euro
- comitive: 0,50 euro
- visitatori al di sotto dei 10 anni: gratuito

Da Ottobre a Marzo: 8.00 /16.00
Da Aprile a Settembre: 7.00/20.00

Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale della Riserva Naturale Orientata della Zingaro: www.riservazingaro.it

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I percorsi

All’interno della riserva sono predisposti diversi itinerari percorribili. Alcuni costeggiano il litorale mentre altri permettono di ammirare le bellezze naturalistiche dell’interno. E’ possibile scegliere fra alternative di diversa difficoltà e durata.

I rifugi

In contrada Sughero, sempre all’interno della riserva, si trovano dei rifugi in cui, previa prenotazione, nel periodo fra ottobre e maggio, è possibile pernottare.
Per informazioni sulle possibili varianti consultare il sito ufficiale della Riserva Naturale Orientata della Zingaro: www.riservazingaro.it Tel. 0924.35108

La Fauna dello Zingaro.

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La riserva pullula di vita: prospera grazie ai suoi piccoli abitanti e permette a loro stessi di vivere. Durante una tranquilla passeggiata, potrebbe capitarvi di incontrarne qualcuno. L’ambiente della riserva infatti, con le sue pareti rocciose, le praterie, gli alberi, gli arbusti e una gran quantità di piante di ogni tipo, è il luogo ideale per molti animali che qui trovano cibo e protezione. Insieme a numerosi esemplari della fauna tipica del luogo, la riserva ha il vanto e l’onere di ospitare alcune specie a rischio di estinzione, a cui questo angolo inviolato di Sicilia permette ancora di sopravvivere.

Gli uccelli - Stabilmente nidificano all’interno della riserva circa 40 specie diversi di uccelli, senza contare quelle che lo attraversano nel corso delle loro migrazioni. Grande vanto della riserva è l’Aquila del Bonelli, la cui protezione è stata tra i principali motivi che hanno influito sull’istituzione stessa della riserva. La progressiva scomparsa del suo habitat naturale e la sempre più scarsa presenza di cibo ne hanno infatti messo in serio pericolo l’esistenza. Ma l’aquila del Bonelli ha trovato qui tutto ciò di cui ha bisogno: nidifica stabilmente nelle zone più alte della riserva, sui dirupi e sulle pareti rocciose, e soprattutto ha a disposizione il suo cibo preferito, il Coniglio selvatico di cui la riserva abbonda. Anche la Coturnice di Sicilia gode qui delle condizioni ideali per la sua sopravvivenza, mentre le attività venatorie e i cambiamenti ambientali ne stanno mettendo a rischio l’esistenza un po’ dappertutto. E’ un fasianide endemico della Sicilia, di piccole dimensioni, riconoscibile per il collare nero che la distingue dalla specie continentale. Vive nelle zone più nascoste, fra rocce scoscese e boscaglia.

Passeggiando per i sentieri della riserva è possibile, senza molte difficoltà, veder volare il Gheppio, quel piccolo rapace dalle ali appuntite e la coda stretta, il Falco Pellegrino che scende in picchiata sulla preda e i Rondoni dalle grandi ali, abilissimi in volo ma incapaci di posarsi a terra, o ancora gli acrobatici voli nuziali del Corvo Imperiale e della Poiana. Tutto questo mentre lo Scricciolo ci allieta con il suo canto energico e vivace o mentre l’Usignolo ci stupisce per la complessa melodia di cui solo lui è capace. E poggiato su un ramo potremo riconoscere il caratteristico piumaggio blu del Passero Solitario o lo Zigolo, piccolo passeriforme dal becco sottile. E poi ancora sentire muoversi intorno a noi cornacchie, gazze, gabbiani e colombi selvatici.

Durante la notte vigilano sullo Zingaro l’Allocco, con i grandi occhi neri e il piumaggio morbido, e la Civetta, con il suo piumaggio bruno-bianco e la caratteristica testa grande e appiattita. Nelle zone più aperte è facile trovare il Saltimpalo, piccolo passeriforme anch’esso drasticamente ridottosi a seguito dello stravolgimento del suo habitat naturale, il Cardellino, specie protetta dal canto gradevole e dal piumaggio allegro, il Culbianco, insettivoro dalla livrea variabile a seconda della stagione e del sesso, le Monachelle, piccoli passeriformi dal colore fulvo. Nelle aree arbustive è stanziale il piccolo Occhiocotto, un elegante insettivoro dal piumaggio grigio e la testa nera che si riconosce facilmente per il cerchio rosso intorno all’occhio.

I mammiferi - Se mentre percorrete i sentieri meno frequentati dello Zingaro vi capita di trovare degli aculei, sappiate che essi appartengono ad uno dei tanti Istrici che popolano la riserva: animale solitario e tranquillo, ama soprattutto gli angoli più silenziosi e cespugliosi. Altri abitanti della riserva sono la Volpe e la Donnola, specializzata nella caccia a piccoli mammiferi e roditori. Il ruolo di questi predatori è fondamentale per l’equilibrio della riserva: come del resto accade in natura, l’eccessiva riproduzione di alcune specie, specialmente del coniglio e dei serpenti, è frenata dalla corretta realizzazione della ben nota catena alimentare.

I rettili - Tra tutti spicca la Lucertola siciliana, una specie esclusiva dell'Isola, lunga circa 7 cm, dalla testa grande. Si riconosce per il dorso verde con striature laterali più chiare. Vive generalmente su un suolo erboso e non ha l’abitudine di arrampicarsi sui pendii, che sono invece prediletti dal Geco e dall’Emidattilo. I numerosi cuscinetti che il Geco ha sotto le zampe gli permettono di arrampicarsi facilmente dovunque, portandosi anche a testa in giù. Molto simile alla lucertola, se ne distingue per il corpo più pieno e il colore più scuro. Il Gongolo ocellato è un piccolo sauro insettivoro che si presenta con un corpo molto allungato da cui la testa si distingue a malapena. Il suo nome è dovuto alla bordura scura che circonda gli occhi. Gli anfibi Nell’ambiente umido dei piccole rivoli superficiali, vivono il raro granchio di fiume e il discoglosso dipinto. Il Granchio di Fiume è molto meno conosciuto rispetto al suo corrispondente marino, anche perché sta diventando sempre più raro a causa dell’inquinamento e della progressiva scomparsa dei piccoli corsi d’acqua in cui vive. E’ un crostaceo di notevoli dimensioni, con possenti chele e occhi grandi. Il Discolosso dipinto non si trova in nessun altra parte d’Italia. Simile ad una rana, ha una lunghezza media di 5 cm e una lingua arrotondata a margine libero posteriormente da cui ha tratto il nome. Fa parte delle specie che richiedono una protezione rigorosa, elencate nella Direttiva Europea 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali.

In fondo al mar - Lo sguardo rimane incantato davanti un’acqua che non nasconde ma che si lascia attraversare dai riflessi del sole per poi svelare tutti i segreti del mare di Sicilia. E così si perde, in questo fondale intricato, tra anemoni, madrepore e spugne alla ricerca dei pesci coloratissimi, delle piccole formazioni di corallo rosso e delle mille, piccole altre indescrivibili meraviglie.
Per ulteriori informazioni:

www.riservazingaro.it
www.regione.sicilia.it/agricolturaeforeste/azforeste/Riserve/

La Flora dello Zingaro.

riserva naturale Chamaerops_humilis

La riserva ha l’aspetto tipico di un paesaggio mediterraneo, inorgoglito dalla presenza di numerose specie e di importanti endemismi. Vi consigliamo la visita nel periodo primaverile, quando si può godere dello spettacolo multicolore delle piante in fiore: quando Giaggioli, Zafferani, Papaveri, Ranuncoli, Garofanini, Fiordalisi di Sicilia, Bocche di Leone e Stelline Rupestri incantano con la loro bellezza. Costruzioni sparse, antiche case coloniche oggi trasformate in musei, si nascondono tra olivi, frassini, mandorli e carrubi. Sono state individuate circa 40 specie endemiche, fra cui è d’obbligo ricordare il Limonio di Todaro.

Esclusivo dello Zingaro, è arroccato nelle parte più scoscesa, sulle rupi di Monte Passo del Lupo, a circa 700 m d’altezza. La stessa zona è di grande rilievo per essere uno degli ultimi stralci dei boschi di Leccio e sughereta, un tempo molto estesi in Sicilia ma ormai una rarità. L'inaccessibilità dei luoghi fa si che vi crescano indisturbate l'Erba Perla, il Vilucchio Turco, la Perlina di Boccone. Qui trovano ospitalità anche piccole Felci, Ciclamini e cespugli di Pungitopo, insieme ad esemplari di macchia bassa come Timo e Ginestra.

Nella riserva sono presenti molte specie tipiche del bacino mediterraneo che hanno in Sicilia ampia diffusione: il Ficodindia, albero da frutto che conta diverse varietà, il Cappero, il Finocchio marino, l’Oleandro, l’Alloro e la Malva. Nella parte alta, il paesaggio assume per ampi tratti l’aspetto di una prateria in cui è forte la presenza di erbacee che vivono bene anche in ambienti aridi. Si tratta probabilmente di una formazione che segnala la precedente esistenza della macchia mediterranea. Vi troviamo il Barboncino mediterraneo, con i suoi fiori rosso vivo, e la Disa, un'erbacea di alto sviluppo a portamento cespuglioso. Inoltre si possono ammirare numerose orchidee terricole come l’Ofride e l’Orchidea di Branciforti.

A valle di Monte Acci, si trova una zona dominata da Giunchi e Carici, i quali creano un ambiente ideale per il Discoglosso, piccolo anfibio siciliano simile alla rana, ed il Granchio di fiume. Sono infatti ambienti molto simili a quelli delle rive dei corsi d’acqua e ospitano pertanto la loro flora tipica: Salice pedicellato, Olmo canescente e Trifoglino palustre. Signora indiscussa della riserva è la Palma Nana che ne domina tutto il paesaggio con i suoi numerosi e solenni esemplari. In genere si presenta come arbusto. Ma allo Zingaro ha trovato delle condizioni particolarmente favorevoli che l’hanno fatta crescere con portamento arboreo. Unica palma che nasce spontaneamente nell’isola, risale ad un’epoca antecedente all’ultima glaciazione, quando il clima era tropicale. Nel passato era spesso usata dalla popolazione locale per produrre oggetti d’uso quotidiano come scope, cestini, stuoie. Questo spiega il perché dei suoi nomi dialettali: Giummara, Scupazzu e Scuparina.

Chi fosse interessato a conoscere a fondo la flora della Riserva dello Zingaro può consultare l’erbario che è conservato presso il Centro Visitatori all’interno della riserva.

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Davanti la costa trapanese si apre l’arcipelago delle Egadi, la Riserva Naturale Marina più grande del Mediterraneo per i suoi ben 524 Kmq. Ne fanno parte tre isole maggiori - Levanzo, Favignana e Marettimo – e due isolotti disabitati, Formica e Maraone.

Tre isole, un mare dal colore incantevole, spiagge e coste frastagliate. Pochi abitanti e l’atmosfera di posti in cui il tempo scorre in un modo tutto suo. Ma soprattutto le profondità del mare: fissarlo per ore non servirebbe probabilmente a smorzare lo stupore del primo sguardo. Una ricca varietà d’ambienti diversi, nati per l’azione congiunta di vento, caratteri geologici, condizioni idrodinamiche e morfologiche, dove la vita ha assunto molte forme.

Un paradiso per chi il mare se lo gode dalla superficie e, ancor di più, per chi ne vuole esplorare i segreti grovigli che si celano in profondità. Piccole insenature dove c’è spazio solo per pochi e un’infinità di grotte, alcune dove è possibile arrivare in barca e altre che solo ai sub è concesso indagare. Colori, odori, sapori e suoni che non sanno parlare la stessa lingua della gente di città. Luoghi dove ti svegli e la prima cosa che ti chiedi è “da che parte soffia oggi il vento ? Come sarà il mare ?”.

egadi mappaMarettimo - E’ la più lontana dalla costa. Appena sbarcate sull’isola, prima ancora di rendervi conto che l’intero paese è concentrato su l’unico punto in cui la montagna si immerge in mare senza eccessiva foga, incontrerete i pescatori. Vi stanno aspettando, già pronti con le loro barche, per offrirvi il giro dell’isola.

E’ un’esperienza che vale la pena fare!!. Vi porteranno a vedere le grotte intorno all’isola e vi racconteranno la storia e le particolarità di ognuna. Guardate l’acqua: ad ogni metro vedrete il mare sotto di voi cambiare sfumature e sopra di voi le pareti della montagna a strapiombo sul mare. In un solo punto di quell’isola l’uomo poteva vivere: proprio li dove c’è il paese.

egadiIl resto è montagna. Montagna e mare, le due anime dell’isola, le due parole che le danno il nome: mare-timo. Forse farete una sosta a cala Bianca e sicuramente passerete accanto al Castello.

Vi racconteranno di Marettimo con la semplicità di chi ci vive e vi chiederanno dove volete fermarvi: qui non esistono spiagge che potete raggiungere da voi. Qui c’è la montagna e solo tante piccole calette dove approdare dal mare. Non aspettatevi di trovare, per il vostro divertimento, niente di più di qualche bar o qualche ristorantino. Qui si vive di sola natura.

Favignana - La più grande e la più famosa delle tre isole, quella che si avvicina di più ad una vera e propria città. La farfalla che si posò sul mare e la regina delle tonnare ai tempi in cui la mattanza faceva la fortuna dei Florio. Isola dalle acque limpidissime, in cui ogni angolo è un paesaggio nuovo da scoprire: Cala Azzurra, Cala Rossa, Cala Rotonda e tutte quelle piccole insenature senza nome. Il vostro compito è solo di scoprire quale vi piace di più. Spiagge bianche o piccole cale circondate da rocce, scogli da cui i bambini si tuffano con capriole da maestro e fondali che sembrano fatti proprio per la gioia dei sub.

Levanzo - Verde e montuosa, la più piccola delle Egadi è conosciuta in tutto il mondo perché ha l’onore di conservare, nella Grotta del Genovese, pitture e graffiti della fase finale del Paleolitico. Le visite guidate vi permetteranno di ammirare figure di uomini, animali e pesci risalenti anche a 10.000 – 15.000 anni fa.

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Ente Gestore: Comune di Favignana
Piazza Europa – Favignana

Come arrivare

Le isole sono raggiungibili da:

- Trapani www.usticalines.it
- Marsala www.usticalines.it e www.siremar.it

La Fauna delle Isole Egadi.

egadi fauna marina

L’arcipelago delle Egadi, pur essendo una Riserva Marina, riveste una notevole importanza anche per la fauna presente all’interno delle isole, soprattutto quella migratoria. Da qui passano regolarmente il Grifone, bellissimo con le sue ali ampie, il Canovaccio, il Biancone, rapace di grosse dimensioni dalle ali sfrangiate, la Berta, che ama soprattutto mantenersi in volo ma abile anche nel nuoto, e il Cormorano a cui il corpo affusolato e le zampe palmate permettono di nuotare velocemente sott’acqua. A volte può anche capitare anche di scorgere esemplari di Cicogna, Gru, Fenicottero e Pellicano. In queste montagne vivono stabilmente il Falco Pellegrino, il Rondone maggiore, il Barbagianni, il Passero solitario, la Cappellaccia e, cosa degna di merito, l’Aquila del Bonelli, specie a rischio d’estinzione.

In mare - La prateria a Posidonia oceanica forma una copertura continua fra Favignana e Levanzo. Essa costituisce un vero e proprio ecosistema, rappresentando un habitat perfetto per la riproduzione di numerosissime specie di organismi che vi trovano riparo e nutrimento. Qui vivono numerose specie di pesci come la Donzella, riconoscibile per la livrea striata di rosso e fasce più scure, la Castagnola rossa, bella proprio per il colore rosso acceso, il Sarago sparaglione e cefalopodi come la Seppia, predati da specie più grandi quali lo Scorfano, il Sarago e il Polpo.

Oltre i 30-40 metri di profondità, l’ambiente è semibuio e la superficie delle rocce è ricoperta da organismi incrostanti e dalle coloratissime Gorgonie, rosse e gialle, e dalle splendide Paramuricee purpuree. A queste profondità, tra le fessure delle rocce, trovano un ambiente ideale l’Aragosta, la Cernia, il Gronco, con esemplari di notevoli dimensioni, e la Murena.

La Flora delle Isole Egadi.

egadi flora

Le montagne - Levanzo e Marettimo, grazie alla loro natura montuosa e alla minor presenza umana, godono di una folta vegetazione. Marettimo, in particolare, essendosi staccata dal resto della Sicilia in un epoca antecedente alle altre, ha sviluppato numerosi endemismi propri, alcuni molto rari nel resto del territorio siciliano e altri totalmente inesistenti. Marettimo quindi è un vero e proprio orto botanico creatosi naturalmente su uno scoglio staccatosi 600.000 anni fa dalla Sicilia. La flora qui è così ricca che elencare tutte le più di 500 specie riconosciute sarebbe impossibile. Basti ricordare che la zona vicina all’abitato è ricoperta da una folta macchia mediterranea composta in prevalenza da Erica multiflora, pianta legnosa dal bel colorito rosato, Elichrysum pendulum, Rosmarino, Satureja fruticulosa, Euphorbia dendroides, che colora l’ambiente con i suoi toni vivaci, i piccoli arbusti sempreverdi di Cisto, la Ruta chalepensis con il suo fusto legnoso e i petali gialli, e la Daphne oleifolia, specie presente soltanto qui, insieme a qualche esemplare di Leccio e Pino d’Aleppo.

Sulle pareti che scendono verticali verso le profondità del mare invece si è sviluppata una ricchissima vegetazione fatta di adattamenti rarissimi e consociazioni uniche al mondo: ci sono i cespugli di Bupleurum, paleoendemismo dai delicati rametti, i caratteristici cuscini di Locinera implexa, la Brassica macrocarpa, endemismo tipico di questi dirupi dalle infiorescenze gialle. La stessa cosa si può dire per Levanzo. Favignana invece è quella più pianeggiante e anche quella più sfruttata dall’uomo. E’ più brulla anche se persistono tracce di gariga, di macchia mediterranea, soprattutto Lentisco, Carrubo, Euphorbia e Sommacco, e di vegetazione rupestre tra cui spicca il Cavolo marino, specie endemica esclusiva delle Egadi.

Il mare - Le rocce più compatte di Levanzo e Marettimo favoriscono, non troppo in profondità, lo sviluppo di una vegetazione amante della luce. Tra questa, spicca la Cystoseira sp., che attecchisce meglio in fondali poco pendenti. Il fondale più morbido di Favignana è invece un’ ottima sede per la crescita delle angiosperme marine come la Posidonia oceanica, endemica del Mediterraneo, e la Cymodocea nodosa che si riconosce per il fusto tendente al rosso e le foglie allungate. Nei primi metri di profondità, sono presenti delle alghe tipiche degli ambienti ben illuminati come la Padina pavonia, alga bruna dalla forma a ventaglio, e Acetabularia acetabulum, dalla caratteristica forma ad ombrellino. In ambienti meno illuminati, è possibile ammirare le Spugne incrostanti e numerose colonie di Antozoi, animali acquatici a forma di polipo, come l’Astroides calycularis (la madrepora che crea incrostazioni rosse tondeggianti), la Margherita di mare, esacorallo dai polpi gialli, e il Falso corallo.

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La Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco copre il territorio compreso fra le città di Trapani e Paceco e, più precisamente, l’area che va dalla zona sud del capoluogo fino alla frazione di Salina Grande.

Qui le strutture create secoli fa per la lavorazione del sale si sono fuse armoniosamente con il paesaggio naturale per dare vita ad un ambiente unico e profondamente suggestivo.

Forse è uno dei pochi esempi del nostro mondo civilizzato in cui le attività produttive umane non solo non hanno distrutto l’ambiente originario ma che, al contrario, lo hanno impreziosito con un tocco tutto particolare.

Se ne coglie appieno la bellezza soprattutto al tramonto: quando cala il sole, ognuna delle vasche assume una tonalità diversa, dal rosa intenso al rosso e al dorato. Guardandole, in quei pochi attimi prima che tutto finisca, vedrete, come per magia, colori e sfumature che inseguono l’un l’altro.

cartina_provincia_di_TrapaniLa riserva è stata istituita nel 1995 per proteggere una delle ultima zone umide ancora presenti nella Sicilia occidentale.

Da allora i suoi 986 ettari, divisi fra riserva e pre-riserva, sono affidati alla cura del Wwf Italia.

Di origine fenicia, il geografo arabo al-Idrīsī documenta la presenza delle saline già nel periodo della dominazione normanna in Sicilia.

Sotto il regno di Federico di Svevia fu istituito il monopolio di Stato sulla produzione del sale, che si protrasse anche durante la dominazione angioina.

Furono in seguito gli aragonesi a sancire il ritorno alla proprietà privata, ma fu sotto la corona spagnola che l'attività di produzione del sale raggiunse la sua acme, trasformando il porto di Trapani nel più importante centro europeo di commercio del prezioso elemento.

Trapani Mulini_del_SaleDal 1861 con l'Unità d'Italia queste saline non furono nazionalizzate, e furono le uniche a superare il monopolio del sale da parte dello Stato, esportandolo in diversi paesi.

Dopo la prima guerra mondiale con la concorrenza delle saline industrializzate di Cagliari iniziò la decadenza delle saline trapanesi, accentuata dallo scoppio della Seconda guerra mondiale e dalla concorrenza straniera con il salgemma.

Molte delle saline furono dismesse o abbandonate.

Restano i caratteristici mulini a vento, utilizzati nel tempo, per una duplice funzione: alcuni per la macinazione del sale, altri per il pompaggio dell'acqua salata da una vasca all'altra.

Saline_di_Trapani_-_raccolta_del_sale

Ma dopo la istituzione della Riserva, avvenuta con decreto dell’Assessore al Territorio e Ambiente della Regione siciliana n.257 dell’11 maggio 1995, ed il suo affidamento in gestione al WWF Italia, si è assistito ad un nuovo rilancio delle attività produttive e della lavorazione del sale, da parte della Sosalt, che è il principale produttore, con l'approvazione di interventi di restauro e recupero degli impianti abbandonati.

Il sale marino trapanese è oggi inserito nell'elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che nell'aprile 2011 ne ha anche riconosciuto la IGP con la denominazione "Sale marino di Trapani".

Nel 2011 le saline di Trapani hanno ottenuto il riconoscimento di zona umida Ramsar, con decreto del ministero dell'Ambiente.

Saline_di_Trapani

Per maggiori informazioni, visitate il sito www.salineditrapani.it
Ente gestore: W.W.F. for Nature - O.N.L.U.S.
Via G. Garibaldi n.138, c.da Nubia Paceco
tel-fax +39 0923 867700

Come arrivare.

In aereo.

Aeroporto Trapani/Birgi “Vincenzo Florio”: seguire la SP 21 in direzione Trapani sino ad arrivare al mulino Maria Stella

Saline_trapani_-_il_vecchio_stabilimento

In auto.

- Da Trapani: seguire la SP 21 in direzione Marsala fino al mulino Maria Stella
- Da Palermo: seguire l’ A/29 Palermo-Mazara in direzione Trapani. Seguire poi le indicazioni per il porto. Imboccare la SP 21 fino al mulino Maria Stella.

La Flora delle Saline di Trapani e Paceco.

saline trapani flora

Fin da tempo immemorabile, tutta questa zona è stata dedicata all’estrazione di sale dal mare. Come è facile capire, dunque, stiamo parlando di un territorio caratterizzato da un’altissima concentrazione di cloruro di sodio che non è certo la condizione ideale per il fiorire di una estesa vegetazione. E’ tuttavia straordinario come alcune specie riescano ad adattarsi anche a terreni così ostici sviluppando, con il tempo, degli appositi meccanismi di sopravvivenza. Così hanno fatto la Salicornia, l’Halimione portulacoides dalla colorazione grigio-argentea, la Suaeda, l’Atriplex alimus, la Frankenia pulverulenta, il Limonium avei e il Bupleuro che s’ incontrano lungo tutto il bordo delle vasche per la raccolta del sale.

Lungo i sentieri, si può anche trovare il Fungo di Malta, pianta priva di clorofilla che si trova soltanto in poche altre località del Mediterraneo. La zona costiera tra le saline Ronciglio e il canale Baiata è dominio di specie tipiche di tali ambienti: Mattiola, Gramigna delle spiagge, Inula crithmoides e il Limonium serotinum. Accanto ad esse crescono anche alcune rare specie l’endemiche come la Calendula maritima, il Limoniastrum monopetalum e il Limonium densiflorum.

La Fauna delle Saline di Trapani e Paceco.

saline trapani fauna

Gli uccelli - Essendo una delle ultime poche zone umide sulla rotta degli uccelli migratori che si spostano da e verso l’Africa, le Saline di Trapani e Paceco rappresentano per molti di essi un importante punto di sosta e di ristoro. Il raro Tarabuso, protetto a livello internazionale, le bianche Garzette, il Pignattaio con il suo becco ricurvo, la Sgarza ciuffetto, la Spatola riconoscibile con facilità per il suo strano becco, la Moretta tabaccata e il Falco Pellegrino trovano qui cibo e riparo.

Spesso, come in posa per una foto, Aironi e Fenicotteri rimangono per lungo tempo immobili sulle sottili zampe con la testa piegata in giù, cercando cibo nel fondo delle vasche. Né mancano gli esemplari di fauna palustre come il Falco e il Gufo di palude. Spettacolari sono gli slanci del Martin Pescatore e del Falco pescatore quando dall’alto avvistano le prede e vi si gettano addosso. Ad alcune specie questo luogo piace così tanto che esse decidono di fermarsi qui a nidificare. Stiamo parlando del Cavaliere d’Italia, del Fratino e del Fraticello, dell’Avocetta e della Volpaca. Sui cespugli di Salicornia trova riparo e nutrimento la rara Teia Dubia , piccola farfalla presente solo nelle Saline di Trapani e Paceco e nello Stagnone di Marsala. Lo spostamento e la diffusione altrove di questa specie è praticamente impossibile dato che la femmina è priva di ali.

I mammiferi - Ma non pensate che queste saline siano accoglienti solo per gli uccelli. Qui vivono infatti anche Volpi, Donnole, Ricci e Conigli.

I pesci - Nei canali ed in alcune vasche nuota il Nono (Aphanius fasciatus), un piccolo pesce che la Comunità Europea ha dichiarato a rischio

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Suggestiva e sensuale, la Riserva Naturale Orientata dello Stagnone si estende, entro il territorio di Marsala, per un lungo tratto che va da capo Lylibeo a San Teodoro.

Stiamo parlando di un luogo molto speciale: dal punto di vista zoologico, esso rappresenta un laboratorio naturale in cui nuovi organismi si formano e si evolvono prima di confrontarsi con il mare aperto. Unico ambiente europeo ad avere tale privilegio, merita per questo un rispetto particolare.

Il nome della riserva si riferisce al fatto che l’ampio tratto di mare interessato è separato dal resto del Mediterraneo grazie ad un grande frangiflutti naturale, l’Isola Grande, che rende le sue acque placide e tranquille.

All’interno della laguna è presente un piccolo arcipelago di isolette: isola Grande, Mothia, S. Maria e il piccolo scoglio di Schola, così chiamata per la convinzione popolare che in epoca romana vi fosse una scuola di retorica. Il mare qui si mantiene molto basso tanto che è possibile percorrerlo per lunghi tratti senza che il suo livello superi l’altezza delle ginocchia.

Stagnone_map

Nei suoi punti più profondi l’acqua raggiunge i 3 m. ma da S. Teodoro è anche possibile raggiungere l’Isola Lunga a piedi e fino a qualche decennio fa carretti e cavalli si immergevano in acqua per arrivare fino a Mothia.

D’estate è facile vedervi qualcuno in windserf o in canoa, proprio per il fatto che le acque basse e tranquille garantiscono la totale sicurezza anche per i principianti.

C’è anche chi vi fa il bagno: questo specchio d’acqua, dall’elevata salinità, d’estate si fa piacevolmente calda, con temperature insolite per altre zone del territorio.

Vi basterà guardare lo Stagnone dalla riva per innamorarvene: la strada corre proprio accanto all’acqua ed una passeggiata in bicicletta, o se preferite in auto, vi permetterà di osservare le isole, tutte in bella mostra l’una accanto all’altra, l’acqua bassa e tranquilla, i ciuffi di vegetazione spontanea che crescono qua e là e, infine, le saline con i loro mulini a vento.

stagnone

La Riserva dello Stagnone è infatti un meraviglioso connubio di natura, storia e azione umana che si sono fusi insieme creando un paesaggio unico e mozzafiato. L’isola di Mothia custodisce numerosi reperti archeologici di quell’epoca in cui la sua posizione del Mediterraneo ne aveva fatto un importante scalo commerciale fenicio tanto da nuocere a Dionisio di Siracusa che la distrusse nel 397 a.C.

Le saline sono una delle più antiche e più produttive attività di questa zona a cui la natura ha donato un clima perfetto per raccogliere dalle sue acqua il sale, farlo asciugare con il calore del sole e infine asciugarlo al vento, cosicché ai passanti sia data l’opportunità di godere dello spettacolo di quelle enormi montagne bianche dietro cui va a dormire il sole mentre, appena più in là, fanno capolino le sagome delle piccole isole.

turismo_naturalistico

Ente Gestore: Provincia Regionale di Trapani
Via Vito Carrera 23
Tel: 0923 873678

Come arrivare

In aereo

- Aeroporto Trapani/Birgi “Vincenzo Florio”
- Aeroporto Palermo “Falcone e Borsellino”

vista da Marsala a Trapani

In auto

Percorrere la litoranea Trapani-Marsala - Se si vuole visitare le isole, seguire le indicazione per l’Imbarcadero per Mothia

In barca

Per raggiungere Mothia vi è un apposito servizio più volte al giorno che parte dall’apposito imbarcadero in C/da Spagnola a Marsala.

Saline dello Stagnone MarsalaLa Fauna delle Isole dello Stagnone.

stagnone fauna

Gli uccelli - Quando gli uccelli migratori tornano dall’Africa verso l’Europa approfittano dell’ambiente umido, e quindi ricco di cibo, dello Stagnone per rinfrancarsi un po’. La riserva dello Stagnone e quella delle saline di Trapani e Paceco sono ormai rimaste tra le poche oasi di benessere che si incontrano sul cammino dei Corrieri grandi e piccoli, del Fratino che nasconde le uova fra le foglie di Posidonia, del Cavaliere d’Italia e delle Avocette che qui si riproducono.

Già da luglio lo Stagnone ospita i migratori autunnali: i Chiurli dal becco ricurvo e i Mignattai con il loro piumaggio scuro. Poi con il freddo arrivano stormi di Anatre, con il Falco di palude che li attende in agguato, Moriglioni, Alzavole, Folaghe, Germani reali, Codoni e Marzaiole. Splendida è l’immagine degli Aironi, superbi ed alteri, intenti a cercare del cibo tra le vasche delle saline. Non sarà difficile per voi scorgervi gli Aironi cenerini, le candide Garzette, i Cormorani, le eleganti Spatole che lasceranno lo Stagnone solo in primavera e perfino i Martin Pescatore che quando aprono le ali mostrano tutta la bellezza della livrea celeste. Non mancano nemmeno i Gheppi, famosi per i loro voli in picchiata sulle prede, e il Falco Pescatore, abilissimo nei tuffi in acqua. Gli ambienti litoranei salmastri consentono infine la sopravvivenza di una piccola farfalla, la Licena fenicia.

I pesci - La fauna ittica dello Stagnone è diversa a seconda della zona presa in considerazione. In particolare distinguiamo due aree: la prima, a sud, ha maggiori possibilità di comunicazione con il mare aperto mentre la seconda, a nord, ospita forme di vita più strettamente legate ad ambienti lagunari. E’ per questo che nella prima vivono saraghi, orate e triglie e nella seconda solo pesci più piccoli con ciclo di vita breve.

La Flora delle Isole dello Stagnone.

stagnone flora

La vegetazione spontanea che arricchisce e decora la riserva è piuttosto varia e deve la sua sopravvivenza al moto delle maree grazie al quale sono affievoliti gli effetti della scarsa profondità e delle alte temperature estive che, di per sé, renderebbero impossibile ogni forma di vita animale o vegetale. La sua tutela è di notevole importanza perché si inserisce in un progetto più ampio di salvaguardia di tutto il triangolo fra Trapani, le Egadi e Capo Feto, ovvero la fascia marina in cui è presente la Posedonia oceanica, una palmetta sottomarina che vive solo in acque estremamente pulite. In alcuni tratti, essa forma dei piccoli atolli che ospitano numerose altre popolazioni animali e vegetali. Altre specie di Posedonia si trovano solo in Australia.

Lo Stagnone inoltre possiede una rara particolarità: nelle sue acque stranamente riescono a convivere specie che fuori da qui sarebbero incompatibili, che lotterebbero l’una con l’altra per la sopravvivenza o che semplicemente appartengono a ecosistemi differenti. Le zone con una maggiore salinità ospitano la Suaeda maritima, la Salicornia, la Salsola soda, il Limonio delle saline: tutte specie alofile, capaci grazie a meccanismi fisiologici molto specializzati, di resistere ad elevate concentrazioni di sale.

Su accumuli di Posidonia depositati dal mare lungo le coste si può rinvenire la Calendula maritima, piantina erbacea con capolini gialli presente esclusivamente nella Sicilia occidentale. Dove l’acqua salmastra fa sentire meno i suoi effetti si sviluppano il Giunco e l’Inula. Nelle zone più interne delle isole si sviluppa la macchia mediterranea con specie termofile quali il Lentisco, la Palma nana, il Cisto rosso, l’Asparago pungente.

Sull’Isola Grande e su quella di S. Maria sono stati impiantati alcuni decenni or sono boschetti di Pino d’Aleppo. A Mozia viene ancora coltivata la Vite, e sulla piccolissima Schola è frequente la Ferula, un’alta pianta erbacea con foglie piumose e grossi fiori gialli.

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