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giovedì 25 giugno 2026

Da Muslone a Piovere e ritorno

Il sentiero che collega i due borghi montani di Muslone e Piovere fa parte del percorso a lunga percorrenza della Bassa Via Gardesana (BVG) che si snoda a media quota lungo il lago da Salò a Limone. Si tratta di un itinerario escursionistico che permette di scoprire gli angoli tipici e meno conosciuti della Riviera del Garda. Uno straordinario susseguirsi di paesaggi naturali in scenari sempre nuovi e sorprendenti e di borghi montani medievali, ancora ben conservati, di interesse storico e architettonico.

Il sentiero che collega i due borghi montani di Muslone e Piovere fa parte del percorso escursionistico a lunga percorrenza della Bassa Via Gardesana (BVG), che si snoda a media quota lungo il lago da Salò a Limone. È un itinerario escursionistico che permette di scoprire angoli tipici e meno noti della Riviera Gardesana. Si dispiega uno straordinario susseguirsi di paesaggi naturali, offrendo scenari sempre diversi e sorprendenti, insieme a borghi montani medievali ben conservati e di interesse storico e architettonico.

Vista di Muslone

Partendo da Muslone, abbiamo percorso due sentieri molto diversi tra loro, che abbiamo utilizzato come percorso circolare. Il sentiero superiore, più impegnativo e più lontano dal lago, presenta una salita molto ripida a Muslone, ma ne vale davvero la pena. Ci sono splendidi punti panoramici sul Lago di Garda, ripide scogliere e una natura meravigliosamente incontaminata. Tuttavia, è necessario essere in buona forma fisica.

Partendo da Muslone, ci sono due percorsi molto diversi, che abbiamo utilizzato come escursione circolare. Il percorso superiore, piuttosto impegnativo e più lontano dal lago, presenta una salita molto ripida a Muslone, ma ne vale davvero la pena. Offre splendidi punti panoramici sul Lago di Garda, ripide scogliere e una natura incontaminata. Tuttavia, è necessario essere in buone condizioni fisiche.

https://www.komoot.de/smarttour/8166488https://www.komoot.de/smarttour/8166488

Anche la discesa verso Piovere è ripida, sassosa e richiede passo sicuro. Il piccolo borgo montano di Piovere vanta una chiesa che merita di essere visitata e una sosta altamente consigliata, con annesso negozio di vini e generi alimentari: il "Bar le Scali".

Anche la discesa verso Piovere è ripida e rocciosa, e richiede un passo sicuro. Il piccolo borgo montano di Piovere vanta una chiesa degna di nota e un punto di ristoro altamente consigliato, il "Bar Le Scali", che ospita anche un'enoteca e un negozio di alimentari.

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Il secondo tratto, quello più basso, del nostro percorso circolare è molto più facile da raggiungere e non particolarmente impegnativo. È quindi molto adatto a escursionisti principianti con un livello di allenamento moderato e anche a bambini più piccoli. La particolare conformazione del paesaggio suggerisce che questo sentiero fosse già utilizzato in epoca romana, se non preistorica, in quanto costituiva l'unico collegamento terrestre possibile da sud a nord lungo il lago, che era bloccato in alcuni punti da alte e impervie pareti rocciose o profonde gole vallive. Oltre alla pittoresca bellezza dei villaggi e alla varietà panoramica del percorso escursionistico, ci sono altri aspetti interessanti da ammirare: le frane detritiche le cui pietre sembrano scivolare direttamente nel lago, gli estesi terrazzamenti dei pendii con muri a secco (recentemente dichiarati Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO), la delicata vegetazione che li colonizza, i lecci spontanei dagli alti tronchi tipici del clima mediterraneo, o ancora gli uliveti che la gente del posto mantiene ancora vivi con passione nonostante l'inaccessibilità del terreno e la maggiore produttività. Giunti a Piovere è d'obbligo salire alla Chiesa di San Marco, dal cui piazzale si gode di una vista mozzafiato su tutta la parte meridionale del lago e sul sentiero.

Il secondo tratto, quello più basso, del nostro percorso circolare è molto più facile da raggiungere e non particolarmente impegnativo. È quindi molto adatto a escursionisti alle prime armi con un livello di allenamento moderato e anche ai bambini più piccoli. La particolare conformazione del paesaggio suggerisce che questo sentiero fosse già utilizzato in epoca romana, se non addirittura preistorica, poiché rappresentava l'unico collegamento terrestre possibile da sud a nord lungo il lago, che in alcuni punti era bloccato da alte e impervie pareti rocciose o profonde gole. Oltre alla pittoresca bellezza dei borghi e ai diversi scorci panoramici lungo il sentiero escursionistico, ci sono altri aspetti interessanti da ammirare: i ghiaioni, le cui pietre sembrano scivolare direttamente nel lago; gli estesi terrazzamenti dei pendii con muri a secco (recentemente dichiarati Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO); la delicata vegetazione che li colonizza; i lecci spontanei, tipici del clima mediterraneo; e gli uliveti, che la gente del posto cura con passione nonostante l'impervietà del terreno e il magro raccolto. Giunti a Piovere è d'obbligo una visita alla Chiesa di San Marco, dal cui piazzale si apre una vista mozzafiato su tutta la parte meridionale del lago e sul sentiero escursionistico.

Questo sentiero è anche chiamato "Senter del Tampa" ed è dedicato a un carbonaio di Piovere, Tampa, protagonista di una storia incredibile. All'inizio del XX secolo, viveva su queste montagne per produrre carbone dai sottili rami di frassino e carpino. Soffriva molto per il suo duro lavoro, reso ancora più difficile dalla mancanza d'acqua in questa zona montuosa a causa delle rocce calcaree. Per attingere acqua, doveva ogni volta scendere a valle. Così si mise in testa di cercarla. Scavò trincee profonde e alla fine affrontò anche le rocce fino a scavare una galleria con gli attrezzi più semplici. Nonostante lo scetticismo e forse anche lo scherno degli abitanti del villaggio, i suoi tentativi alla fine ebbero successo. Il carbonaio riuscì ad attingere acqua dalla sua sorgente. Come era usanza all'epoca, la mise anche a disposizione degli altri contadini di montagna e dei cacciatori della zona circostante. Il Tampa è quindi un esempio della mentalità dei contadini di montagna. Sono abituati ad arrangiarsi con il poco che la natura offriva loro e a strapparglielo con tenacia e incrollabilità. La sua vita si concluse tragicamente. Morì bruciato vivo nella sua capanna a pochi metri dalla grotta dove aveva trovato il suo tesoro personale. Se volete saperne di più, visitate il sito del comune di Gargnano www.thisisgargnano.it, che racconta dettagliatamente la scoperta del sentiero e la figura di Tampa. Inoltre, troverete informazioni utili sul sentiero, le sue peculiarità e i suoi incredibili punti panoramici, una vera e propria terrazza sul lago.

Questo sentiero escursionistico, noto anche come "Senter del Tampa", è dedicato a un carbonaio di nome Tampa di Piovere, protagonista di una storia incredibile. All'inizio del XX secolo, viveva tra queste montagne, producendo carbone dai sottili rami di frassino e carpino. Soffriva molto per il suo duro lavoro, reso ancora più difficile dalla mancanza d'acqua dovuta alle pareti calcaree di questa regione montuosa. Per procurarsi l'acqua, doveva ogni volta scendere a valle. Così, si convinse a trovare l'acqua. Scavò profonde trincee e alla fine attaccò persino le rocce stesse, usando gli strumenti più semplici per scavare una galleria. Nonostante lo scetticismo e forse persino lo scherno degli abitanti del villaggio, i suoi sforzi alla fine ebbero successo. Il carbonaio riuscì ad attingere acqua dalla sua sorgente. Come era usanza all'epoca, la mise anche a disposizione degli altri contadini e cacciatori di montagna della zona. Tampa, quindi, esemplifica lo spirito della gente di montagna. Sono abituati ad arrangiarsi con il poco che la natura offre loro, strappandoglielo con tenacia e incrollabile determinazione. La sua vita si concluse tragicamente. Morì bruciato vivo nella sua capanna, a pochi metri dalla grotta dove aveva trovato il suo tesoro personale. Chi desidera saperne di più può visitare il sito web del comune di Gargnano, www.thisisgargnano.it, che fornisce un resoconto dettagliato della scoperta del sentiero e della storia di Tampa. Il sito web offre anche informazioni utili sul sentiero escursionistico, le sue caratteristiche uniche e i suoi incredibili punti panoramici: una vera e propria terrazza sul lago.

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giovedì 28 maggio 2026

Intorno alle Dolomiti no. 6 - Lago di Garda

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Dopo tre giorni di fila trascorsi in trekking abbastanza impegnativo, era il momento di un cambiamento radicale nel modo in cui trascorriamo il nostro tempo libero. Mi fanno male le gambe, i primi calli appaiono sulle mie gambe, è ora di fare una pausa dalle montagne e andare al lago. Quando si pensa a un lago di montagna italiano, probabilmente nel 90% dei casi quello che mi viene in mente è l’enorme, ma anche il lago di Garda molto popolare.
Il lago ha una superficie di 370 chilometri quadrati, si estende per circa 55 chilometri, e raggiunge a nord così lontano nelle montagne che anche prima della prima guerra mondiale le sue coste settentrionali appartenevano all'impero austro-ungarico. L'opzione più popolare e molto economica per l'alloggio sul Lago di Garda è il campeggio in un sito di tende. Abbiamo avuto l'opportunità di guidare lungo l'intera sponda orientale del lago e vi assicuro che l'80% della costa è densamente costruito, per lo più con i campeggi. Abbiamo trovato il nostro posto per ricaricare le batterie in un campeggio vicino alla città di Crero. Tutto quello che dovevi fare era lasciare la tenda, camminare oltre il bar, attraversare la strada e si poteva saltare nell'acqua estremamente piacevolmente calda. Abbiamo nuotato un po', mangiato un po' di frutta, bevuto vino al tramonto, e la mattina l'abbiamo fatto di nuovo, ma questa volta senza vino. In una parola, questa giornata trascorsa al lago era il relax nella sua forma più pura. Riposati e con batterie ricaricate, potremmo continuare il nostro viaggio.

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giovedì 21 maggio 2026

Intorno alle Dolomiti no. 5 - Seceda

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[ENG]
Without a doubt, the best place we visited during our stay in the Dolomites was the Seceda peak and the entire area around it. As I mentioned in the previous entry, after leaving for the village of Santa Magdalena and a many-kilometer detour around the Gruppo delle Odle massif, we reached the beautiful town of Santa Cristina Valgardena. While driving on the main road, I assumed that there must be a very interesting place nearby that attracts many tourists. The road was lined almost exclusively with hotels, restaurants, ski equipment rentals and sports shops. We climbed a narrow, winding road a few hundred meters above the town, where we left our car in a small, almost empty parking lot. The parking lot was almost empty, because from the parking lot to the summit we still had a few kilometers of trekking and about 700 meters of elevation to overcome. The vast majority of people visiting the Dolomites, when planning a trip to Seceda, choose the most convenient, but not at all cheap way of getting up, i.e. the cable car. Thanks to the fact that we chose a much more difficult option, we had an almost completely empty trail up to the cable car station. The cable car station is located just below the peak at an altitude of approximately 2,500 m above sea level. A very nice thing on the way to the Seceda peak is that there are at least a few restaurants along the trail where you can take a break, eat something and at the same time enjoy the amazing view of the nearby mountains. You can get almost to the very top by an ordinary car, and there is a quite dense network of roads leading to loosely scattered shepherd's huts along the entire slope. I suspect that currently none of these wooden huts serve shepherding functions anymore, and are owned by wealthy Italians who have set up mini summer houses in them with a view worth all the money.

[PL]
Bez wątpienia najlepsze miejsce jakie odwiedziliśmy podczas naszego pobytu w Dolomitach to szczyt Seceda, oraz cała okolica znajdująca się wokół niego. Tak jak wspomniałem w poprzednim wpisie po wyjeździe w wioski Santa Magdalena i wielokilometrowym objeździe wokół masywu Gruppo delle Odle dotarliśmy do prześlicznego miasteczka Santa Cristina Valgardena. Już jadąc autem po głównej drodze przypuszczałem, że w okolicy musi znajdować się bardzo ciekawe miejsce które przyciąga licznych turystów. Wzdłoż drogi ciągnęły się niemal wyłącznie hotele, restauracji, wypożyczalnie sprzętu narciarskiego oraz sklepy sportowe. Wąską krętą dróżką wspięliśmy się dobre kilkaset metrów ponad miasteczko gdzie na małym niemal pustym parkingu zostawiliśmy nasz samochód. Parking był niemal pusty, a to dlatego, że z parkingu na szczyt czekało nas jeszcze dobre kilka kilometrów trekkingu, i mniej więcej 700 metrów przewyższenia do pokonania. Zdecydowana większość ludzi odwiedzająca Dolomity, gdy planuje wycieczkę na Seceda wybiera najwygodniejszy, ale wcale nie taki tani sposób dostania się w górę czyli kolejkę linową. Dzięki temu, że my wybraliśmy dużo trudniejszy wariant mieliśmy niemal kompletnie pusty szlak aż do stacji kolejki linowej. Stacja kolejki znajduje się tuż poniżej szczytu na wysokości mniej więcej 2500 m nad poziomem morza. Bardzo fajną rzeczą w drodze na szczyt Seceda jest to, że znajduje się wzdłuż szlaku co najmniej kilka schronisko restauracji, w których można zrobić sobie przerwę, posilić się ale jednocześnie rozkoszować niesamowitym widokiem na pobliskie góry. Niemal na sam szczyt można dojechać zwykłym samochodem, a po całym zboczu wytyczona jest dość gęsta sieć dróg doprowadzających do luźno rozsianych pasterskich chat. Podejrzewam, że obecnie żadna z tych drewnianych chat nie pełni już funkcji pasterskich, a są własnością bogatych Włochów którzy urządzili sobie w nich mini domki letniskowe z widokiem wartym wszystkich pieniędzy.

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giovedì 14 maggio 2026

Intorno alle Dolomiti no. 4 - Santa Maddalena

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Da St. Abbiamo lasciato Vigil prima sotto la pioggia battente e, come ci aspettavamo, la pioggia non ha mollato fino alla fine della giornata. Quando abbiamo pernottato nel piccolo villaggio alpino di Santa Magdalena sotto la pioggia, la copertura nuvolosa pesante e l'esclusione, l'unica cosa che era controllata era guardare le partite di calcio sui telefoni cellulari con le squadre polacche che lottavano per le azioni nelle loro tazze. Non so cosa sia stato più deludente, le scarse prestazioni di Lech Poznań e l'essere eliminato, o il tempo spiacevole. Fortunatamente, le previsioni per il giorno successivo erano le seguenti, quindi con fiducia rafforzata siamo andati. In mattinata, come ci aspettavamo, il tempo, anche se non perfetto, era decisamente migliore. Il cielo originale era coperto di nuvole, ma il livello delle nuvole si alzò e rivelò una bellissima catena montuosa diverse centinaia di metri oltre il villaggio. La gamma si chiama Gruppo delle Odle ed è composta da dodici cime appuntite che sono distribuite a circa 3000 metri sopra i mari a Furchetta, Sass Rigais, Piccola Fermeda, Croce del Seceda e Forcella di Mesdì. Il Gruppo delle Odle fa da sfondo a questo tranquillo borgo di Santa Magdalena. Il paesaggio più famoso di questa regione è la vista del paese con montagne sullo sfondo e la seconda, in quella più bella, con vista sulla chiesa di Chiesetta di San Giovanni in Ranui. La barca barocca risale al 1744. È stato aggiunto un campanile, sormontato da un tetto a forma di cipolla sormontato da una stella che simboleggia il martirio di Saint. Jan Nepomucen. Non abbiamo passato molto tempo in città, anche se potevamo fare un trekking molto bello ai piedi del Gruppo delle Odle, ma il mio discorso aveva piani migliori per quel giorno. Volevamo andare su una di queste cime di massiccio, ma per farlo dobbiamo percorrere 40 chilometri intorno alle montagne e questo viaggio sarà un altro componente.

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lunedì 18 novembre 2024

Giro delle Orobie a Bergamo, Lago Branchino, Sentiero dei Fiori e Pizzo Arera.

Giro-delle-Orobie-sentiero-dei-fiori

 

Rifugio Alpe Corte 1420 m.

Il rifugio Alpe Corte sorge nella bella e solitaria • Telefono: 0346/35090 • Proprietà: CAI Bergamo Valcanale, giustamente definita "un mosaico di • Posti Letto: 24 • Sala da Pranzo: 80 rocce" e si trova al cospetto di una catena • Locale Invernale: No

Secco. dolomitica che va dalla Corna Piana al Monte • Gestore: Alessandro Seghezzi (tel. 035/703178) Costituisce il primo rifugio del percorso del • Apertura:continuato dal 19/6 al 10/9;

festivi e prefestivi dal 20/3 al 17/6

Sentiero delle Orobie Centro Orientali.

e dal 16/9 al 1/11

ACCESSO DA VALCANANLE

Difficoltà: T, Turistico;

Dislivello: 320 m;

Segnavia: 220;

Attrezzatura: Scarponcini.

Questo itinerario segue lo stesso percorso della prima tappa del sentiero delle Orobie Centro Orientali.

Dal paese di Valcanale si può proseguire con l’automezzo, per strada in terra battuta, fino alla frazione Boccardi. Si continua fino ad oltrepassare un albergo che sorge sulla destra; poco dopo la strada attraversa il torrente Acqualina per salire nella zona degli impianti di sci del Vaghetto e dell’Alpe Piazza (un chilometro circa dal paese). Lasciare la macchina sul piazzale prima del ponte: a destra si apre immediatamente una larga mulattiera percorribile jeeppabile (cartello indicatore) che si inoltra nel bosco.

Sempre percorrendo la mulattiera che attraversa la splendida abetaia, dopo 20 minuti si raggiunge la radura di baita Pianscuri (1292 m). Poco dopo, compiuta una curva, si esce dal bosco e si sbuca sul prato dove sorge il rifugio Alpe Corte (1410 m).

 

 

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Il rifugio Alpe Corte sorge nella bella e solitaria • Telefono: 0346/35090 • Proprietà: CAI Bergamo Valcanale, giustamente definita "un mosaico di • Posti Letto: 24 • Sala da Pranzo: 80 rocce" e si trova al cospetto di una catena • Locale Invernale: No

Secco. dolomitica che va dalla Corna Piana al Monte • Gestore: Alessandro Seghezzi (tel. 035/703178) Costituisce il primo rifugio del percorso del • Apertura:continuato dal 19/6 al 10/9;

festivi e prefestivi dal 20/3 al 17/6

Sentiero delle Orobie Centro Orientali.

e dal 16/9 al 1/11

ACCESSO DA VALCANANLE

Difficoltà: T, Turistico;

Dislivello: 320 m;

Segnavia: 220;

Attrezzatura: Scarponcini.

Questo itinerario segue lo stesso percorso della prima tappa del sentiero delle Orobie Centro Orientali.

Dal paese di Valcanale si può proseguire con l’automezzo, per strada in terra battuta, fino alla frazione Boccardi. Si continua fino ad oltrepassare un albergo che sorge sulla destra; poco dopo la strada attraversa il torrente Acqualina per salire nella zona degli impianti di sci del Vaghetto e dell’Alpe Piazza (un chilometro circa dal paese). Lasciare la macchina sul piazzale prima del ponte: a destra si apre immediatamente una larga mulattiera percorribile jeeppabile (cartello indicatore) che si inoltra nel bosco.

Sempre percorrendo la mulattiera che attraversa la splendida abetaia, dopo 20 minuti si raggiunge la radura di baita Pianscuri (1292 m). Poco dopo, compiuta una curva, si esce dal bosco e si sbuca sul prato dove sorge il rifugio Alpe Corte (1410 m).

IL LAGO BRANCHINO E IL SENTIERO DEI FIORI

Difficoltà: E, per Escursionisti;

Dislivello: 800 m;

Segnavia: 218, 222 e 244;

Attrezzatura: Scarponcini.

Partendo dal rifugio ci si dirige a destra imboccando il sentiero 218. Dopo una minuscola valletta, il sentiero scende sulla sinistra (a destra si lascia quello principale, n. 216, che porta ai laghi Gemelli), attraversa facilmente il torrente Acqualina, tipico corso d’acqua di montagna con massi e cascatelle, e risale la sponda opposta superando la Baita di Corte Bassa e proseguendo a mezza costa in leggera salita. Si attraversa un piccolo corso d’acqua e dopo un boschetto si sbuca su una carrareccia seguendo la quale si sale alla Baita di Neel bassa, ben ristrutturata dalla Provincia di Bergamo.

Si prosegue ora su una traccia di sentiero: raggiunta la Baita di Neel di mezzo e costeggiando l’emissario del lago Branchino, si risale la valle con andamento piuttosto ripido fino a sbucare presso la conca che ospita lago Branchino (1784 m). Il lago, poco profondo, é alimentato dalla fusione delle nevi. Contornando la sponda settentrionale del piccolo bacino, in poco tempo si giunge al soprastante passo Branchino (1821 m). Qui inizia la traccia del sentiero n. 222, seguendo la quale si scende verso destra, si attraversa la testata della Valsecca, si risale con largo giro, si supera la Baita Branchino (nei cui pressi é installata una colonnina di telesoccorso) e si raggiunge il vicino passo di Val Vedra.

Dal valico ci si dirige verso sud a contornare il versante est del Pizzo Arera stando alti sui prati della Val Vedra: dopo una breve salita si raggiunge la Capanna 2000, situata all’alpe del Pian Cansaccio. Questo tratto di percorso (dalla Baita Branchino alla Capanna 2000) fa parte del Sentiero dei Fiori, un interessantissimo itinerario ad anello che avvicina l’escursionista ad alcuni tra i più interessanti siti della zona per presenza di numerosi endemismi tipici delle Orobie. A questo punto è possibile allungare l’escursione affrontando la facile salita che conduce in vetta al pizzo Arera (2512 m., vedi descrizione dell’itinerario alpinistico).

Proseguendo invece lungo il nostro itinerario, dalla Capanna 2000 si seguono le indicazioni (freccia gialla) per il tratto principale del sentiero dei fiori. Scendendo leggermente in direzione NordOvest, si supera il marcato solco della val d’Arera e si raggiunge una zona di pascolo che conduce direttamente al Passo di Gabbia (2050 m). Al di là del valico inizia una ripida discesa alla base dei freddi ghiaioni del Mandrone a sua volta seguita da una evidente traccia attraverso un sassoso pascolo. Dopo una mezz’oretta di cammino si incrocia il sentiero 218 proveniente dal passo di Corna Piana e lo si segue verso Ovest in ripida salita fino alla sovrastante sommità della bocchetta di Corna Piana (2078 m.).

Sempre sul sentiero 218 si divalla sul ripido e non facile ghiaione che fascia la parete settentrionale della Corna Piana e si ritorna velocemente al passo del Branchino. Da qui, attraverso il lago, le baite di Neel e ripercorrendo a ritroso il percorso dell’andata, torna infine al rifugio Alpe Corte.

IL PIZZO ARERA (CRESTA EST)

Difficoltà: F, Alpinistica Facile;

Dislivello: 900 m;

Segnavia: 218 e 266 fino passo di Corna Piana;

Attrezzatura: Scarponi, Casco e Corda.

Partendo dal rifugio ci si dirige a destra imboccando il sentiero 218. Dopo una minuscola valletta, il sentiero scende sulla sinistra (a destra si lascia quello principale, n. 216, che porta ai laghi Gemelli), attraversa facilmente il torrente Acqualina, tipico corso d’acqua di montagna con massi e cascatelle, e risale la sponda opposta superando la Baita di Corte Bassa e proseguendo a mezza costa in leggera salita. Si attraversa un piccolo corso d’acqua e dopo un boschetto si sbuca su una carrareccia che conduce alla Baita di Neel bassa.

Prima di raggiungere la baita, si abbandona il segnavia 218 e si imbocca sulla sinistra il sentiero che conduce alla Baita G.A.N. (segnavia 266). Presso questa costruzione il percorso si biforca nuovamente: a sinistra il n. 266 scende verso la baita di Piazza Bassa, mentre a destra il n. 218 sale alla baita Piazza Alta, all’arrivo della seggiovia superiore degli impianti di risalita. Prendendo quest’ultimo sentiero, si raggiunge dapprima la stazione degli impianti, poi, piegando in direzione Sud-Ovest, si punta al passo della Corna Piana, valico che divide la Corna Piana dal pizzo Arera. Con un’ultima faticosa salita si prosegue lungo la cresta orientale della Corna Piana entrando, nella parte alta, nel circolo detritico a sud della cresta e si tocca il valico. L’opposto versante, chiamato vallone del Mandrone, è molto selvaggio circondato com’è da alte pareti rocciose e interamente ricoperto da ghiaioni di chiaro calcare.

Senza perdere quota, si seguono sulla sinistra (Sud-Est) alcuni vecchi segnavia che attaccano la cresta nord-occidentale del pizzo Arera. Proseguendo in questa direzione si incontra, quando la pendenza si fa più ripida, un primo canalone roccioso: in passato era attrezzato con catene fisse, ora invece deve essere scalato direttamente sino alla sommità (passaggi di I e II). Superato un secondo canalone che nella sua parte superiore si allarga in un circo detritico (prestare moltissima attenzione a non scivolare!), si raggiungono quindi le rocce della cima. Per un diedro di placche detritiche e tra facili rocce si sale infine alla cima dominata da una grande croce in metallo.

N.B. Questo itinerario è vivamente sconsigliato in discesa a causa della friabilità della roccia: molto più raccomandabile è invece servirsi della via normale di salita lungo il versante Sud. Proponiamo tale itinerario descrivendolo in salita partendo dal rifugio Capanna 2000 (il rifugio si raggiunge dall’Alpe Corte percorrendo parte dell’itinerario escursionistico proposto) in modo da rappresentare una valida alternativa per chi non se la sentisse di affrontare l’itinerario lungo la cresta nord-occidentale.

IL PIZZO ARERA (VIA NORMALE)

Difficoltà: EE, per Escursionisti Esperti;

Dislivello: 500 m (dalla Capanna 2000);

Segnavia: bolli rossi;

Attrezzatura: Scarponi.

Dal rifugio Capanna 2000 si imbocca il sentiero alle sue spalle che punta direttamente ai ripidi pendii meridionali del pizzo Arera. Superato il bivio per il Sentiero dei Fiori e per il Periplo Arera, si prosegue diritti in direzione Nord e si segue la traccia (indicazioni) che con andamento piuttosto ripido, risale la lunga dorsale: pian piano al pascolo si sostituisce la roccia. Al culmine della dorsale si effettua un breve traverso fino ad incontrare un profondo canale; sì scende per poco e si risale dalla parte opposta (scaletta) sbucando sull’ultimo pendio del massiccio. Una traccia di sentiero nei detriti ed alcuni passaggi tra roccette portano infine alla vetta. Da questo punto la vista spazia su uno dei più piacevoli panorami delle Orobie e, se la visibilità lo consente, anche sulle numerose elevazioni del Monte Rosa e degli Appennini. La discesa si effettua per lo stesso itinerario.

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sabato 24 agosto 2024

Giro dell Orobie a Bergamo: Rifugio Calvi 2020 m.

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Il Rifugio Calvi è posto alla testata della Valle • Proprietà: CAI Bergamo Brembana nella zona del Lago Fregabolgia e domina il vicino lago Rotondo. Gli fanno da corona una serie di alte cime tra le quali primeggia l'imponente Pizzo del Diavolo di Tenda, una delle montagne più belle delle Orobie. Per la sua posizione è base di numerose salite alpinistiche ed escursioni verso alcuni laghetti alpini.

• Telefono: 0346/77047 • Posti Letto: 85 • Gestore: Claudio e Valentino Bagini (tel. 0345/577341) • Locale Invernale: Si • Apertura: continuato dal 15/6 al 15/9; festivi e prefestivi dal 15/2 al 31/10. • Sala da Pranzo: 70

Proprietà: CAI Bergamo

ACCESSO DA CARONA (PER LA STRADA CARROZZABILE)

Difficoltà: T, Turistica; Dislivello: 900 m; Segnavia: n. 210 per tutto il percorso. Attrezzatura: Scarponcini.

Disponendo di un mezzo si può salire direttamente in macchina lungo la strada carrareccia che partendo dalla Centrale idroelettrica di Carona (1116 m), raggiunge le case di Pagliari, le baite del Dosso, il Lago del Prato e giunge al pianoro sotto la diga del Lago di Fregabolgia (1900 m). A piedi per una scaletta si giunge al culmine della diga e per il largo sentiero in 1/2 ora si raggiunge il rifugio.

A piedi da Carona si percorre il medesimo itinerario in un bellissimo scenario di boschi e di cascate (notevole quella della VaI Sambuzza), sempre facile e di moderata pendenza, salvo il tratto sopra il Lago del Prato, un poco più ripido. Superata la diga del Lago di Fregabolgia e contornando lo specchio del lago sulla sua sponda settentrionale, si raggiunge il rifugio. • Telefono: 0346/77047 • Posti Letto: 85 • Gestore: Claudio e Valentino Bagini (tel. 0345/577341) • Locale Invernale: Si • Apertura: continuato dal 15/6 al 15/9; festivi e prefestivi dal 15/2 al 31/10. • Sala da Pranzo: 70 Il Rifugio Calvi è posto alla testata della Valle • Proprietà: CAI Bergamo Brembana nella zona del Lago Fregabolgia e domina il vicino lago Rotondo. Gli fanno da corona una serie di alte cime tra le quali primeggia l'imponente Pizzo del Diavolo di Tenda, una delle montagne più belle delle Orobie. Per la sua posizione è base di numerose salite alpinistiche ed escursioni verso alcuni laghetti alpini.  CAI Bergamo via Ghislanzoni 15, 24122 Bergamo - tel. 035/244273 fax 035/236862 – e_mail segreteria@caibergamo.it - web www.caibergamo.it

IL GIRO DEI LAGHI DI VALGOGLIO

Difficoltà: E, per Escursionisti; Dislivello: 700 m; Segnavia: n. 226 fino al passo Portula, n. 230 da passo alla baita del Cernello, n. 229 dalla baita al passo d'Aviasco, n. 236 dal passo all'incrocio con il Sentiero delle Orobie, n. 213 dall'incrocio fino al rifugio Calvi. Attrezzatura: Scarponcini.

Partendo dal rifugio (2015 m) ed avendo come prima meta il non lontano passo di Portula, ci si abbassa nella conca ai piedi dell’edificio e, imboccando il sentiero n. 226, si punta ad una Baita e si scavalca una prima fascia rocciosa alle sue spalle. Poco oltre il sentiero entra nella conca della baita Pian dell’Asino e, senza raggiungerla, devia bruscamente a sinistra (attenzione alle segnalazioni): procedendo ancora in salita, con l’alternarsi di vallette e dossi erbosi si perviene con facilità all’intaglio del passo.

Si aggira ora sul lato ovest un caratteristico roccione e si raggiunge il “Portulino” (2305 m), alla cui base parte la traccia che guadagna la vetta del monte Madonnino (2502 m). Trascurando questa deviazione si continua sul chiaro sentiero (segnavia 230) che, con un traverso a mezza costa, taglia i ripidi pendii settentrionali del Madoninno e si porta sui pratosi versanti orientali. (Se si decide di salire alla vetta Madonnino dal passo del Portulino, è possibile scendere a questo punto del sentiero percorrendo la facile dorsale SudEst. Calcolare una trentina di minuti in più).

Più avanti il sentiero piega decisamente in direzione Sud e scende a raggiungere il filo dell’affilata e panoramicissima Costa d’Agnone. Senza raggiungere il suo culmine presso il monte Segnale, giunti nei pressi di una forcella si taglia a destra su alcuni prati in lieve pendenza e in breve si tocca la Baita Cernello, costruita nei pressi del lago omonimo (1956 m).

Dalla Baita Cernello ci si porta sulla sponda opposta del lago, si imbocca il sentiero 229 che sale tra roccioni e pascoli e, dopo aver scavalcato una ripida scaletta scavata nella roccia e che facilita il superamento di un dosso, si giunge presso il laghetto dei Campelli Basso, naturale. Di fronte si eleva la curiosa diga ad arco che sbarra il lago dei Campelli Alto: la sua struttura arcuata permette di scaricare sulle solidissime pareti laterali della valle tutto il peso dell’acqua garantendo un’elevata sicurezza nonostante gli spessori notevolmente ridotti dei muri di sostegno.

Seguendo l’evidente segnaletica, si supera questo bacino e si raggiunge in pochi minuti la conca che ospita il vicino Lago Nero (2014 m), dai bellissimi riflessi cupi tra abbaglianti strutture rocciose. Il sentiero prosegue sulla destra e con una breve salita si sale al caratteristico sbarramento del lago d’Aviasco (2070 m). Sempre sul sentiero 229 si inizia la lunga risalita della valle costeggiando dapprima il lago e poi, oltre la baita Aviasco, seguendo con ripida salita la traccia che porta al passo omonimo (2289 m), di fronte alle belle pareti settentrionali del monte Pradella.

Proseguiamo verso il secondo dei due Passi d’Aviasco, ma prima di raggiungerlo ci abbassiamo nella conca sottostante fino ad imboccare l’evidente Valle dei Frati, percorsa dal sentiero 236. Questa valle è piuttosto lunga, ma se si “scia” sul fine pietrisco che la ricopre la discesa è veloce e molto divertente. Seguendo i segnavia si tiene il versante idrografico destro e con andamento di ripida discesa, dopo aver superato sfasciumi e pietrame, si giunge al bellissimo lago dei Frati (1941 m).

Raggiunta la diga costeggiando la sponda destra, si scende attraverso un bosco e si perviene alla base della valle incrociando il Sentiero delle Orobie entro Orientali proveniente dal rifugio dei Laghi Gemelli e diretto al rifugio Calvi. Si volta à destra, prendendo ora il sentiero 213, e si continua in piano fino a raggiungere una piccola diga nelle vicinanze della Baita della Capra. Il percorso ora risale una valletta fino ad incrociare la carrareccia che proviene da Carona: seguendola, si supera la diga del lago di Fregabolgia ed in poco tempo si ritorna al Rifugio.  CAI Bergamo via Ghislanzoni 15, 24122 Bergamo - tel. 035/244273 fax 035/236862 – e_mail segreteria@caibergamo.it - web www.caibergamo.it

IL PIZZO DEL DIAVOLO DI TENDA DAL "DIAVOLINO"

Difficoltà: PD, alpinistica Poco Difficile (passaggi di II); Dislivello: 1000 m; Segnavia: n. 225 fino al passo di Valsecca e bolli rossi lungo la via di discesa per la "normale". Attrezzatura: Scarponi. Utile la Corda. Piccozza e Ramponi ad inizio stagione.

La prima parte di questo itinerario è in comune con il sentiero delle Orobie e raggiunge il passo di Valsecca (segnavia 225).

Dal rifugio Calvi si scende al Lago Rotondo, si scavalca la chiusa presso il suo emissario e con una breve risalita ci si porta sul versante boscoso della valle sul fondo della quale scorre il Brembo. Il sentiero prosegue verso est, poi scende sul greto del torrente e lo attraversa su grossi massi. In seguito ci si inerpica sul versante opposto della valle; continuando la marcia verso nord est si costeggia una splendida cascata e si risale il successivo pendio di macereti. Giunti al suo termine, si sbuca in una bella radura occupata dal minuscolo laghetto di Valsecca.

Poco oltre, il sentiero si dirige verso il pianoro di ghiaie che si stende fra le pareti settentrionali del Monte Grabiasca, del Pizzo Poris e del Pizzo del Diavolo di Tenda e che conduce nel vallone del Passo di Valsecca. Si tratta senza dubbio di uno degli angoli più belli ed interessanti di tutte le Orobie: sembra che il carattere più repulsivo e severo delle pareti di queste montagne sfumi nella dolcezza e tranquillità della piana sottostante, verdissima, rigata da molti torrenti e abitata da numerosi branchi di stambecchi. Generalmente nella parte alta di questa conca c’è neve: in tal caso si preferisce attraversare il piano nevoso avvicinandosi ai pendii del Diavolino per incontrare nuovamente la traccia di sentiero ricavata nel minuto ghiaietto. Seguendo questa traccia, con alcune svolte si giunge infine al Passo di Valsecca (2496 m), importante valico che permette di passare in val Seriana.

Dal passo di Valsecca inizia la parte alpinistica dell’ascensione: piegando a sinistra si attacca la cresta meridionale del Diavolino. Oltre la colonnina del soccorso alpino, lo spigolo s’innalza per un buon tratto comodissimo, di minuti detriti, per i quali si sale ad attaccare il Diavolino per un canale incassato parallelo e vicino allo spigolo sul versante brembano. Si superano alcuni ripidi gradoni di rocce non molto solide (pass. di II-), fra le quali, procedendo con cura, si può salire con sicurezza alla sommità del Diavolino (2810 m.) eventualmente appoggiando in qualche brevissimo tratto sul versante seriano (1 ora).

Di qui, piegando a sinistra, si scende verso la depressione che lo separa dal Diavolo: dopo un primo tratto sull’aerea cresta rocciosa, si piega sul versante settentrionale del Diavolino (neve ad inizio stagione) fin dove la cresta è meno inclinata e dentellata, quindi si procede sul filo, calando da ultimo per un gradino di roccia assai ripido allo stretto intaglio alla base del Diavolo.

Dall’intaglio si attacca la cresta del Pizzo del Diavolo per un canalino di pochi metri (II), poi si sale direttamente e senza difficoltà per un gran tratto, di gradino in gradino, lungo lo spigolo largo e di roccia sana, scegliendo i buoni appigli sempre esistenti. Avvicinandosi alla sommità la roccia si fa del tutto solida, ben scaglionata, motivo per cui si segue lo spigolo, divertente e sicuro fino alla vetta (ore 1.30-2.30).

Per tornare a valle è consigliabile servirsi della via normale: dopo essersi goduti il bellissimo panorama sui monti della valle Brembana, della val Seriana e della Valtellina (che presso questa vetta trovano l’unico punto di contatto comune), si imbocca la cresta settentrionale (bolli rossi) e la si segue per un buon tratto prestando molta attenzione al pietrisco che la rende scivolosa. Giunti al nodo di innesto della cresta Nord con la cresta Ovest, si piega a sinistra su quest’ultima (segnalazioni) e, superato un passaggino su placca, si inizia la facile discesa su gradoni che conduce alla sottostante bocchetta Podavit.

Senza raggiungere il valico, appena oltre l’alto circo di neve che si accumula ai piedi della vetta (si tratta delle sorgenti del Brembo) si piega decisamente a sinistra puntando ai pendii di erba e sfasciumi più in basso. I segnavia ora permettono di individuare un sentierino che con alcuni zigzag perde velocemente quota e scende alla vasta conca ai piedi del passo Valsecca, dove passa il sentiero percorso all’andata.

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martedì 13 agosto 2024

Giro delle Orobie a Bergamo, Trekking Alpinismo Escursionismo: Rifugio Ca San Marco by BM

Giro-delle-Orobie-Rifugio-Ca-San-Marco

 

Rifugio Cà San Marco 1830 m.
Il rifugio Cà S. Marco è raggiungibile direttamente in automobile sia dalla Valtellina che dalla Val Brembana
percorrendo la strada carrozzabile del passo San Marco (aperta solo nei mesi estivi).


IL LAGO DEL PESCEGALLO E IL MONTE PONTERANICA

 


Difficoltà: E, Escursionistica fino al lago; EE, per Escursionisti Esperti la salita in vetta;
Dislivello: 800 m;
Segnavia: 161 fino al lago del Pescegallo;
Attrezzatura: Scarponcini.


Dalla Cà San Marco si prende in direzione Est il Sentiero delle Orobie Occidentali in direzione del rifugio
Benigni (segnavia 101): il sentiero è ampio e pianeggiante e, procedendo a mezza costa, punta all’ampia
sella del passo del Verrobbio, ben visibile al culmine della valle.


Quando si raggiunge la zona del pianoro dell’acqua nera, una conca paludosa anticamente occupata da un
laghetto, il Sentiero delle Orobie abbandona il tracciato principale per iniziare una breve discesa che
conduce sul bordo del pianoro; trascurando questa deviazione, si continua invece seguendo il segnavia 161
e dopo una breve salita si arriva al passo del Verrobbio, nei cui pressi sono presenti alcuni resti di postazioni
militari della prima guerra mondiale.


Dal passo si scende sull’opposto versante e, con alcuni saliscendi a mezza costa, si punta all’imbocco di un
evidente canale: qui i numerosi segnavia indicano il percorso migliore e così senza alcun problema si riesce
allo stretto intaglio del Forcellino, proprio a picco sul sottostante lago artificiale del Pescegallo. Con
attenzione si percorre l’aereo sentiero che con numerose svolte scende sino alla sponda occidentale del
bacino.


Da questo punto in poi segue la parte tecnicamente più impegnativa della gita, riservata solo ad escursionisti
esperti e con un buon senso dell’orientamento. Abbandonato quindi il sentiero segnalato, si raggiunge la riva
meridionale del lago posta esattamente all’imbocco del selvaggio vallone Nord del Ponteranica. Senza
percorso obbligato si risale il vallone: la pendenza non è eccessiva ma, nonostante ci si trovi ad una quota
relativamente bassa, l’ambiente è senz’altro dei più selvaggi e suggestivi. Una volta raggiunta la testata della
valle, si piega verso sinistra e, scegliendo il punto più facile, si sale alla cresta spartiacque, dalla quale è
possibile godere di un interessante colpo d’occhio sull’opposto versante dominato dalla solenne parete del
monte Valletto.


Procedendo ora in direzione Ovest, si supera una breve altura sormontata da un ometto in pietra e con un
ultima breve salita si guadagna la vetta del monte Ponteranica Centrale.


• Telefono: 0345/86222
• Posti Letto: 20
• Gestore: Enzo Salvino e Giuseppe Rossi (tel. 0345/86121)
• Locale Invernale: No
• Apertura: tutto l'anno.
• Sala da Pranzo: 56
La storica Casa Cantoniera, attrezzata a • Proprietà: Prov. Bergamo svolgere il ruolo di rifugio alpino, è molto
spesso considerata una meta ambita per i numerosi turisti che, in macchina ma sopratutto in moto, frequentano nella bella stagione il valico alpino del passo San Marco. In zona è possibile compiere facili
escursioni come ad esempio verso la conca dei laghi di Ponteranica.


 CAI Bergamo
via Ghislanzoni 15, 24122 Bergamo - tel. 035/244273 fax 035/236862 – e_mail segreteria@caibergamo.it - web www.caibergamo.it


Per la discesa è possibile seguire fedelmente il percorso fatto all’andata, tuttavia è molto più consigliabile
compiere un itinerario ad anello passando per la conca dei laghi di Ponteranica. Seguendo questa seconda
soluzione, dalla vetta si torna all’anticima sormontata dall’omento e, abbandonando la cresta, si piega a
destra (Sud) tagliando a zigzag il ripido pendio meridionale del Ponteranica fino a raggiungere una conca
alla base del monte Valletto. Seguendo anche l’andamento del pendio, con un giro a Sud-Est si perviene al
sottostante pianoro dei laghi di Ponteranica e da qui, tagliando in piano su un sentiero che costeggia i pendii
del Triomen, si arriva al colletto ad Ovest del Triomen dove passa il Sentiero delle Orobie Occidentali.
Seguendo questo sentiero (segnavia 101) si scende nella valletta sottostante, si supera una baita e dopo
aver aggirato i versanti orientali del monte Colombarolo, si scende al pianoro dell’acqua nera. Qui, con una
breve salita sul pendio opposto, si sale al sentiero che conduce al passo del Verrobbio e già percorso
all’andata.


IL MONTE VALLETTO (CANALE EST)


Difficoltà: F, Alpinistica Facile (passaggi di II);
Dislivello: 600 m;
Segnavia: 101 fino al colle Est del Triomen;
Attrezzatura: Scarponi e Casco.


Dalla Cà San Marco si prende in direzione Est il Sentiero delle Orobie Occidentali in direzione del rifugio
Benigni (segnavia 101): il percorso è ampio e pianeggiante e, procedendo a mezza costa, punta all’ampia
sella del passo del Verrobbio, ben visibile al culmine della valle. Non appena si raggiungono i pressi del
caratteristico Pianoro dell’Acqua Nera, il Sentiero delle Orobie abbandona la traccia diretta al passo e,
piegando a sinistra, scende alla conca acquitrinosa e la attraversa aggirandola verso Ovest.


Procedendo ora in lieve pendenza, si costeggiano i pendii orientali del monte Colombarolo e si arriva nel
solco della valle Ponteranica. Superate le baite Ponteranica e la baita Foppa, senza troppa fatica si perviene
alla verde piana superiore dalla quale è già ben visibile la scaglia di roccia che costituisce la vetta del monte
Valletto. Con un breve strappo un po’ più ripido, il sentiero sale al colle immediatamente ad Est del Triomen:
qui si deve abbandonare la traccia del Sentiero delle Orobie in favore del facile percorso che dal colle,
procedendo in piano verso Nord-Ovest, arriva direttamente alla bellissima conca dei laghi dei Ponteranica.
Dal maggiore dei due laghi si continua verso Ovest senza percorso obbligato puntando alla caratteristica
parete del monte Valletto. Su terreno in parte erboso, in parte di sfasciumi, si supera una breve conca
superiore e si arriva allo sbocco del canale che separa la vetta vera e propria dal torrione che si innalza
verso Sud. Prestando attenzione alla roccia non sempre solidissima si risale il canale (a tratti passaggi di II)
fino a sbucare alla forcella nei pressi della cima dove passa anche la via normale.


Seguendo le tracce ben evidenti in pochi minuti si arriva con tutta facilità alla panoramica vetta.
La discesa si svolge lungo l’itinerario di salita, oppure lungo la via normale che però conduce nella zona del
passo di Salmurano (da qui si può tornare al passo S. Marco utilizzando il Sentiero delle Orobie).

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