Le escursioni possono durare da mattina a sera come protrarsi per due o tre giorni: la scelta è davvero ampia.

Le Alpi Orobie (o, più semplicemente Orobie) sono una sottosezione delle Alpi e Prealpi Bergamasche. La vetta più alta è il Pizzo Coca che raggiunge i 3.052 m s.l.m.

Sono limitate a nord dalla sponda meridionale della Valtellina inferiore che dal passo dell'Aprica si spinge in direzione ovest sino all'insenatura di Piona, all'estremità settentrionale del lago di Como.

val di scais


Una gita alla scoperta delle Orobie.

Rifugio Passo San Marco 1810 m.

Questo moderno rifugio, a pochi passi dalla storica Casa Cantoniera, è stato costruito per sopperire alla mancanza di un punto di appoggio durante il periodo di ristrutturazione della Casa Cantoniera stessa.

Ora rappresenta senz'altro una soluzione più adeguata ai tempi moderni.

• Telefono: 0345/86020
• Proprietà: Privato
• Posti Letto: 50
• Sala da Pranzo: 110
• Locale Invernale: No
• Gestore: Claudio Balicco (tel. 0345/86017)
• Apertura: tutto l'anno.

Come arrivare.

Il rifugio San Marco 2000 è raggiungibile direttamente in automobile sia dalla Valtellina che dalla Val Brembana percorrendo la strada carrozzabile del passo San Marco (aperta solo nei mesi estivi).

Il Lago del Pescegallo e il Monte Ponteranica.

Difficoltà: E, Escursionistica fino al lago; EE, per Escursionisti Esperti la salita in vetta;

Dislivello: 800 m;

Segnavia: 161 fino al lago del Pescegallo;
Leggi anche: Viaggio alla scoperta della Valle dell'Aniene un territorio ricco di storia e cultura.
Attrezzatura: Scarponcini.


Dalla Cà San Marco si prende in direzione Est il Sentiero delle Orobie Occidentali in direzione del rifugio Benigni (segnavia 101): il sentiero è ampio e pianeggiante e, procedendo a mezza costa, punta all’ampia sella del passo del Verrobbio, ben visibile al culmine della valle.


Quando si raggiunge la zona del pianoro dell’acqua nera, una conca paludosa anticamente occupata da un laghetto, il Sentiero delle Orobie abbandona il tracciato principale per iniziare una breve discesa che conduce sul bordo del pianoro; trascurando questa deviazione, si continua invece seguendo il segnavia 161 e dopo una breve salita si arriva al passo del Verrobbio, nei cui pressi sono presenti alcuni resti di postazioni militari della prima guerra mondiale.

Dal passo si scende sull’opposto versante e, con alcuni saliscendi a mezza costa, si punta all’imbocco di un evidente canale: qui i numerosi segnavia indicano il percorso migliore e così senza alcun problema si riesce allo stretto intaglio del Forcellino, proprio a picco sul sottostante lago artificiale del Pescegallo. Con attenzione si percorre l’aereo sentiero che con numerose svolte scende sino alla sponda occidentale del bacino.

Da questo punto in poi segue la parte tecnicamente più impegnativa della gita, riservata solo ad escursionisti esperti e con un buon senso dell’orientamento. Abbandonato quindi il sentiero segnalato, si raggiunge la riva meridionale del lago posta esattamente all’imbocco del selvaggio vallone Nord del Ponteranica.

Una gita alla scoperta delle Orobie, escursioni tra natura e benessere: Rifugio Passo San Marco.Twitta

Senza percorso obbligato si risale il vallone: la pendenza non è eccessiva ma, nonostante ci si trovi ad una quota relativamente bassa, l’ambiente è senz’altro dei più selvaggi e suggestivi. Una volta raggiunta la testata della valle, si piega verso sinistra e, scegliendo il punto più facile, si sale alla cresta spartiacque, dalla quale è possibile godere di un interessante colpo d’occhio sull’opposto versante dominato dalla solenne parete del monte Valletto.

Procedendo ora in direzione Ovest, si supera una breve altura sormontata da un ometto in pietra e con un ultima breve salita si guadagna la vetta del monte Ponteranica Centrale.

Per la discesa è possibile seguire fedelmente il percorso fatto all’andata, tuttavia è molto più consigliabile compiere un itinerario ad anello passando per la conca dei laghi di Ponteranica. Seguendo questa seconda soluzione, dalla vetta si torna all’anticima sormontata dall’omento e, abbandonando la cresta, si piega a destra (Sud) tagliando a zigzag il ripido pendio meridionale del Ponteranica fino a raggiungere una conca alla base del monte Valletto. Seguendo anche l’andamento del pendio, con un giro a Sud-Est si perviene al sottostante pianoro dei laghi di Ponteranica e da qui, tagliando in piano su un sentiero che costeggia i pendii del Triomen, si arriva al colletto ad Ovest del Triomen dove passa il Sentiero delle Orobie Occidentali.

Seguendo questo sentiero (segnavia 101) si scende nella valletta sottostante, si supera una baita e dopo aver aggirato i versanti orientali del monte Colombarolo, si scende al pianoro dell’acqua nera. Qui, con una breve salita sul pendio opposto, si sale al sentiero che conduce al passo del Verrobbio e già percorso all’andata.

Il Monte Valletto (Canale Est).

Difficoltà: F, Alpinistica Facile (passaggi di II);

Dislivello: 600 m;
Segnavia: 101 fino al colle Est del Triomen;
Attrezzatura: Scarponi e Casco.


Dalla Cà San Marco si prende in direzione Est il Sentiero delle Orobie Occidentali in direzione del rifugio Benigni (segnavia 101): il percorso è ampio e pianeggiante e, procedendo a mezza costa, punta all’ampia sella del passo del Verrobbio, ben visibile al culmine della valle. Non appena si raggiungono i pressi del caratteristico Pianoro dell’Acqua Nera, il Sentiero delle Orobie abbandona la traccia diretta al passo e, piegando a sinistra, scende alla conca acquitrinosa e la attraversa aggirandola verso Ovest.

Procedendo ora in lieve pendenza, si costeggiano i pendii orientali del monte Colombarolo e si arriva nel solco della valle Ponteranica. Superate le baite Ponteranica e la baita Foppa, senza troppa fatica si perviene alla verde piana superiore dalla quale è già ben visibile la scaglia di roccia che costituisce la vetta del monte Valletto. Con un breve strappo un po’ più ripido, il sentiero sale al colle immediatamente ad Est del Triomen: qui si deve abbandonare la traccia del Sentiero delle Orobie in favore del facile percorso che dal colle, procedendo in piano verso Nord-Ovest, arriva direttamente alla bellissima conca dei laghi dei Ponteranica.

Dal maggiore dei due laghi si continua verso Ovest senza percorso obbligato puntando alla caratteristica parete del monte Valletto. Su terreno in parte erboso, in parte di sfasciumi, si supera una breve conca superiore e si arriva allo sbocco del canale che separa la vetta vera e propria dal torrione che si innalza verso Sud. Prestando attenzione alla roccia non sempre solidissima si risale il canale (a tratti passaggi di II) fino a sbucare alla forcella nei pressi della cima dove passa anche la via normale.

Seguendo le tracce ben evidenti in pochi minuti si arriva con tutta facilità alla panoramica vetta.

La discesa si svolge lungo l’itinerario di salita, oppure lungo la via normale che però conduce nella zona del passo di Salmurano (da qui si può tornare al passo S. Marco utilizzando il Sentiero delle Orobie).

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L'Alta Val d'Aveto è probabilmente la valle più bella della Liguria. Le sue cime sono le più alte dell'Appennino Ligure e i suoi pascoli, le abetaie, i corsi d'acqua offrono paesaggi di straordinaria bellezza.

Sull'Aiona, sul Penna, sul Maggiorasca si può salire in ogni stagione: d'estate, quando i boschi offrono frescura e il prato inzuppato delle Cipolla è sempre verdissimo; ma anche d'inverno, quando la neve ricopre i sentieri e con gli sci da fondo o con le ciaspole si tracciano splendidi itinerari intorno ai Laghi delle Agoraie, nella Foresta del Penna, al Passo del Tomarlo e a Rocca d'Aveto.
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Alcuni itinerari:

MAGNASCO - LAGO DELLE LAME - PARCO NATURALE - PASSO PRE' DE LAME - M. AIONA - PASSO DELLA SPINGARDA - AMBORZASCO

Approccio: Magnasco a 46 km da Chiavari - Inizio: mulattiera sulla S.P. 28 da Rezzoaglio, 150 metri prima della Chiesa - Ore di salita: 3,30 - Segnavia due righe gialle  e rombo giallo vuoto
Aveto-Amborzasco
ROCCA D'AVETO - GROPPO ROSSO - RIF. ASTASS - PRATO DELLA CIPOLLA - MAGGIORASCA

Approccio: Rocca d'Aveto a 57 km da Chiavari e a 2,5 km da S. Stefano d'Aveto - Inizio: parcheggio della seggiovia - Ore di salita: 2,30 - Segnavia triangolo giallo vuoto  fino al Groppo Rosso, rombo giallo pieno dal prato delle Cipolle
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PASSO DEI GHIFFI - ROCCA DEI PORCELLETTI - PASSO DELL'INCISA - M. PENNA
Leggi anche: Viaggio alla scoperta della Valle dell'Aniene un territorio ricco di storia e cultura.
 Approccio: Passo dei Ghiffi a 30 km da Chiavari - Inizio: sentiero sulla S.P. 49 alcune centinaia di metri dopo il passo dei Ghiffi in direzione Prato Sopralacroce - Ore di salita: 3 - Segnavia quadrato giallo pieno
Aveto-Amborzasco
BERTIGARO - LAGO DI GIACOPIANE - PASSO PRE' DE LAME - M. AIONA

Approccio: Bertigaro a 25 km da Chiavari - Inizio: Sentiero su un tornante della S.S. 586 (al km 47,5) presso una villetta - Ore di salita: 4 - Segnavia rombo rosso pieno

AMBORZASCO - CASONI - CASERMA FORESTALE - FORESTA DEL PENNA - PENNINO - M.PENNA - PASSO DELL'INCISA - M. CANTAMORO - PASSO DELLA SPINGARDA - AMBORZASCO

Approccio: Gramizza a 53 km da Chiavari e poi Amborzasco - Ore di salita: 3,30 - Segnavia triangolo giallo pieno  fino al M.Penna, Alta Via  dal passo dell'Incisa al passo della Spingarda e rombo giallo vuoto

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Vi proponiamo il primo itinerario alla scoperta della Valle dell’Aniene, un territorio ricco di storia, cultura con ambienti naturali di straordinaria bellezza.

I comuni della Valle stupiscono con i loro paesaggi incantevoli, i ruderi romani, i palazzi nobiliari, i borghi immutati nel corso dei secoli e le innumerevoli attrazioni turistiche. L’itinerario della Valle dell'Aniene parte dalla storica città di Tivoli: percorrendo la via Tiburtina arriviamo a Vicovaro, per poi proseguire fino ad Arsoli, un’antica città costruita alle pendici dei monti Simbruini.

Il percorso prosegue verso Cervara di Roma, il paese scolpito nella roccia, per poi arrivare a Subiaco e Jenne, e concludersi a Vallepietra, nota per il Santuario della S.S. Trinità e meta turistica religiosa di grande fama.
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Il nostro itinerario parte da Tivoli, città di epoca pre-romana, vera e propria perla di arte e cultura. Una volta raggiunta la città, vale la pena parcheggiare la nostra moto e fare un giro per il centro storico, godendo delle bellezze degli edifici storici come la Rocca Pia, simbolo di Tivoli, situato a pochi passi da Piazza Garibaldi; Villa D’Este, gioiello dell’architettura rinascimentale italiana, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO; la Chiesa di Santa Maria Maggiore (o di San Francesco), che al suo interno conserva la Tomba di Ippolito II d’Este, governatore di Tivoli; la Chiesa di San Pietro alla Carità a Piazza Campitelli, caratterizzata da uno splendido campanile; la Cattedrale di San Lorenzo (o Duomo di Tivoli), situata nell’omonima piazza e luogo di culto più rappresentativo della città.

Proseguendo a piedi, verso la parte più antica del paese, vale la pena visitare i Templi di Vesta e Sibilla, situati sul punto più alto dell’antica acropoli di Tivoli, attraversando, infine, il Ponte Gregoriano, che collega il centro storico alla meravigliosa Villa Gregoriana. Riaccendiamo i motori per partire verso la rotta della nostra seconda tappa, Vicovaro.

Per pianificare i tuoi itinerari nella città di Tivoli collegati al sito www.visittivoli.eu
tivoli-villa-adriana
Percorrendo la Via Tiburtina, passiamo attraverso paesaggi naturalistici di suggestiva bellezza. Questa tappa ci permette di toccare con mano la storia i culti e le tradizioni, conducendoci da un estremo all’altro del paese. Arrivati al centro storico possiamo ammirare la maestosa Chiesa di  San Pietro Apostolo, risalente al settecento e situata nell’omonima piazza, dove troviamo anche il Tempietto di San Giacomo Maggiore, in stile gotico-rinascimentale. Dirigendoci verso Arsoli, sempre all’interno del comune di Vicovaro, nella frazione di San Cosimato, potete fermarvi per una breve sosta agli Eremi di San Benedetto, appena restaurati.

Per pianificare i tuoi itinerari a Vicovaro collegati al sito www.vicovaroturismo.it
vicovaro

Da Vicovaro proseguiamo in direzione est, sulla SR 5 Tiburtina, che percorriamo per circa una decina di chilometri, fino a giungere ad  Arsoli, paese eretto su un colle che domina tutta la zona circostante. La bellezza del suo paesaggio ed il suo consistente patrimonio storico artistico ne fanno un’apprezzata meta turistica: qui si può approfittare per fare visita al Castello Massimo, costruito nel IX secolo e successivamente ampliato, e che conserva, ancora oggi, pregevoli affreschi di noti artisti come Zuccari e Antonio Macci, eseguiti tra i secoli XVI e XVIII.

Proseguiamo il nostro itinerario percorrendo ancora la Strada Provinciale 39b/SP39b che porta a Cervara e si snoda in un regolare pendio, attraverso la fitta vegetazione del Parco dei Monti Simbruini da una parte e l'incantevole scenario della valle dell’Aniene dall'altra. Arrivati a Cervara fermiamoci per una sosta e apprezziamo questo incantevole paese scolpito nella roccia: in questa tappa andiamo alla scoperta delle bellezze storico, artistiche e naturalistiche del paese, un viaggio all’insegna della serenità e della suggestione popolare, che inizia dalla Scalinata degli artisti, uno dei simboli di Cervara di Roma, rosario di sculture, dipinti, murales e poesie scolpite nella roccia calcarea, dove troviamo anche l’omaggio del maestro Ennio Morricone al paese. 

Passando per Piazza Umberto I continuiamo con una visita al Museo della Montagna, per poi salire verso la Chiesa di S. Maria della Visitazione, la Rocca Medievale, riscendendo infine lungo la Scalinata della Pace. Uscendo dal paese, altre due tappe che meritano una breve sosta sono la Chiesa di S. Maria della Portella e il Fonte Munistrigliu. Risaliamo in sella e prepariamoci a dirigerci verso Campaegli, frazione di Cervara: curve e tornanti certo non mancano in questo breve ma divertente percorso. Appena arrivati ci accoglie un’incantevole vallata, porta d’accesso al Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Questo periodo dell’anno è l’ideale per divertirsi con lo sci da fondo, lo skjoring e passeggiate a cavallo.

Per pianificare i tuoi itinerari a Cervara collegati al sito www.cervaradiromaturismo.it
Cervara_di_Roma

Torniamo indietro verso Cervara per proseguire in direzione Subiaco, in sella alla nostra moto sulla Strada Provinciale 39b/SP39b. Giunti nel centro storico di Subiaco, vale la pena fermarsi per ammirare opere architettoniche di grande valore, come la Basilica di Sant’Andrea Apostolo, notevole esempio di architettura neoclassica. Poco distante dalla Cattedrale, presso la Piazzetta Pietra Sprecata, incontriamo la Chiesa di San Pietro, ricostruita ex novo nel 1949/50; dalla piazzetta arriviamo a Piazza Santa Maria della Valle, considerata uno dei luoghi più belli e importanti di Subiaco, poiché conserva ancora oggi il suo aspetto tipicamente medievale.
Leggi anche: Viaggio alla scoperta del Parco dell’Aveto probabilmente ilpiù bello della Liguria.
Un’altra tappa del nostro itinerario nel centro storico di Subiaco è la Rocca dei Borgia, dove al suo interno possiamo visitare il MACS - Museo delle Attività Cartarie e della Stampa, che ci guiderà attraverso la storia della comunicazione scritta e dei suoi supporti. Usciti dal centro storico di Subiaco, proseguendo verso la strada provinciale 44b, possiamo dirigerci verso Monte Livata (1400 metri sul livello del mare), attrazione turistica sia d’estate che d’inverno. In questo periodo possiamo divertirci sulle piste di Monna dell’Osso, fornita di seggiovia quadriposto che permette di sciare sulle 6 piste per lo sci alpino, nonché sugli altri percorsi adatti a qualsiasi tipo di sciatore. Monte Livata, come altri luoghi che si trovano poco distanti da Subiaco, permettono in ogni periodo dell’anno di fare attività sportive all’insegna del divertimento e della natura.

Esplorando ancora la zona di Subiaco possiamo percorrere la via dei monasteri, fuori le mura del paese, dove si può visitare il Monastero di Santa Scolastica: qui troviamo l’omonima Biblioteca, dove, nel 2015, è ricorso il 550° anno del primo libro italiano stampato a Subiaco. Ancora sulla strada dei monasteri troviamo il  Monastero di San Benedetto, luogo ricco di storia e testimone di lunghe vicende religiose legate al Santo Patrono d’Europa.   

Per pianificare i tuoi itinerari a Subiaco collegati al sito www.subiacoturismo.it
Subiaco-Monastero-di-San-Benedetto_raw
Lasciato alle spalle Subiaco, procediamo in direzione nord-ovest per Jenne, percorrendo la Strada Provinciale 40a/SP40: qui la strada si fa più stretta e si superano una serie di tunnel scavati nella roccia. La carreggiata continua con una serie di tornanti fino a Jenne: il percorso è divertente, mezzi tornanti si alternano a curve cieche che danno sulla vallata. Lo scenario offre anche incantevoli scenari naturalistici e vale la pena fare delle brevi soste per godersi il panorama. Una peculiarità naturalistica che un turista può apprezzare a Jenne è senz’altro la varietà di ambienti dell’Appennino centrale: qui si possono trovare specie arboree tipiche degli ambienti umidi e diverse specie di animali che popolano il territorio, come cervi, caprioli e volpi rosse. Una volta giunti al paese vale la pena visitare la cappella di Santa Maria in Arce, all’interno della quale sono contenuti affreschi del ‘200 ed una terracotta della Madonna del ‘500, e la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo, che si trova in pieno centro storico, edificata intorno alle prima metà del 1800. Un itinerario davvero vario quello Jenne, dove si fondono storia e natura in un unico paesaggio.

Il nostro itinerario nella Valle dell'Aniene si conclude con l'ottava e ultima tappa, Vallepietra, un paese che sorge su uno sperone di roccia, arroccato per ragioni difensive intorno ad un castello dalla torre merlata. Il tragitto che ci porta a Vallepietra, percorrendo ancora la Strada Provinciale 45a/SP45a, è uno dei più spettacolari percorsi del Lazio: paesaggi incantati fra monti, riserve naturali e vallate. A pochi chilometri dal centro del paese  possiamo percorrere la Strada dei Santuari, che ci conduce al Santuario della Santissima Trinità, meta di pellegrinaggi per tantissimi fedeli, scavato in parte nella roccia su un ripiano del Monte Autore. Il Santuario sorge in una  posizione davvero spettacolare e affascinate, trovandosi su un ripiano sotto una parete di roccia, alta 300 metri, del Colle della Tagliata (1.654 m.), nel cuore del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini.

La prima parte del nostro itinerario alla scoperta della Valle dell’Aniene si conclude qui: seguiteci ancora nei prossimi numeri, per altre entusiasmanti tappe di questa meravigliosa Valle.
Valle-dellAniene
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Muggia è un fazzoletto in un fazzoletto: una virgola nell’enclave triestino, già virgolettato per sè.

Un punto interrogativo, una parentesi sulla carta geografica dove i confini si intrecciano a ragnatela.

Muggia è al confine di tutto, confine di mare e confine di terra a cento passi da qui.

Confine labile e volatile e arcigno allo stesso tempo, grondante storia ad ogni metro: e non sono tutte storie che hai voglia di ricordare.
Muggia
E nel cuore – o forse nel fegato – di Muggia, ecco quel porticciolo come una virgola nella virgola, un singhiozzo nella linea della costa: redarguito dalle murate in pietra bianca, in cui s’appendono bandiere fatte con sacchi di spazzatura.

Sartie che suonano al vento, alberi che ondeggiano tremuli.
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E le case: le case pettinate all’insù, crivellate di finestrelle come pertugi, colorare dal tempo e scolorate dal sole, scrostate come affreschi e ridipinte come signorine il pomeriggio delle feste.

Il Duomo dalle linee pettorute, la piazza come un sospiro, le vie raggomitolate attorno al porto, da camminare piano, guardando su.
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Monumenti e luoghi d'interesse.

Sul colle Muggia Vecchia è stato realizzato il Parco archeologico di Muggia Vecchia (Castrum Muglae), che ospita una chiesa dedicata a Maria Assunta, unico edificio rimasto in piedi, e le tracce archeologiche dell'abitato medioevale.
Leggi anche: Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, oltre il loro significato simbolico e spirituale, possiedono notevoli doti di bellezza, virtù e gradevolezza.
Si narra che l'abitato di Muggia Vecchia cessò di essere luogo abitato, dopo la sua distruzione avvenuta da parte dei Genovesi e di Paganino Doria nel 1353. Si disse pure che fu distrutta, lasciando in piedi la basilichetta dai triestini in perenne lotta contro i muggesani, causa le saline.
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Prima dell'attuale chiesa doveva esserci una precedente del VIII o IX secolo, della quale esistono alcuni elementi: l'ambone, il leggio e due grandi e larghi pilastri, a destra ed a sinistra dell'ingresso, dopo il rifacimento avvenuto nelsecolo XIII. I resti del borgo medioevale sono stati rimessi in luce dalle indagini archeologiche: un tratto di strada su cui si aprivano diverse distinte case, su un lato della strada appoggiate alle mura di cinta, un'abitazione che conserva resti del piano superiore, accessibile da una scala esterna in muratura e presumibilmente sede dell'officina di un fabbro al piano terra.

Gli scavi hanno rimesso in luce anche tracce di frequentazione nell'VIII secolo
, ovvero una cava da cui furono scavate lastre di Arenaria, successivamente sistemata con murature di contenimento. I rinvenimenti testimoniano la presenza di un centro abitato, del periodo risalente l'età del ferro, collocabile tra l'VIII e VI-V secolo.
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Il castello di Muggia, che si affaccia sul porto, è di proprietà dello scultore Villi Bossi e di sua moglie Gabriella, e viene aperto al pubblico in particolari occasioni, specie per iniziative culturali e musicali. Il primo nucleo del castello fu una torre fatta erigere dal patriarca di Aquileia Marquardo di Randeck nel 1374, nella zona chiamata Borgolauro.

Successivamente venne aggiunto un quadrilatero di mura e delle torri di guardia per ospitare una guarnigione di soldati, la cui costruzione si protrasse sino al 1399. I merli della torre sono piani, ovvero di tipo guelfo.

Nel 1701 fu avviato un primo progetto di restauro, curato dal conte Giovanni Polcenigo, che però fu effettuato solo nel 1735, su spinta del governo della Serenissima, nella cui orbita Muggia gravitava. Nell'Ottocento, il castello ricadde in uno stato di abbandono, nel quale rimase sostanzialmente sin quasi alla fine del secondo millennio, quando gli attuali proprietari lo riportarono all'originale splendore.
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ll Tigullio è un comprensorio territoriale che fa parte della provincia di Genova in Liguria.

Il territorio, inserito tra il Golfo Paradiso a ovest, la val Fontanabuona e la val Petronio a est, comprende i comuni costieri di Portofino, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Zoagli, Chiavari, Lavagna e Sestri Levante.

Situato sulla Riviera ligure di levante, comprende il tratto di costa denominata Golfo del Tigullio e le città che si affacciano sul Mar Ligure.

Il Golfo del Tigullio (chiamato anche "Golfo Marconi" in onore dei primi esperimenti radiofonici qui effettuati dall'inventore bolognese) è un'insenatura che si estende sul Mar Ligure dalla parte della riviera di Levante, delimitata dal Parco naturale regionale di Portofino a nord-ovest e da Punta Manara a sud-est.
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All'interno del golfo sono presenti ulteriori insenature tra le quali, nella zona occidentale, il seno di Paraggi tra i comuni di Portofino e Santa Margherita Ligure, la rada di Santa Margherita, il seno di Pagana con le tre baie interne di Prelo, Trelo e Pomaro (San Michele di Pagana) e il golfo di Rapallo (detto anche "Golfo del Grifo") dove si estende ad arco la cittadina costiera.
Leer también: Splendido Golfo del Tigullio, una gita al mare fuori stagione.
Nella parte orientale, a Sestri Levante, sono comprese due baie celebri: la "baia delle Favole" e la "baia del Silenzio" divise tra loro dall'istmo di sabbia del promontorio.
Il comprensorio che si affaccia su di esso è prevalentemente montuoso, caratterizzato dalla presenza di alcune tra le più importanti valli dell'Appennino Ligure (Valle Sturla, Val d'Aveto, Val Fontanabuona, Val Graveglia, Val Petronio).

Tra i più importanti corsi d'acqua del territorio vi è il fiume Entella, nato dalla confluenza di tre torrenti quali il Lavagna (il principale dei tre), il Graveglia e lo Sturla nei pressi di Carasco, il quale sfocia nel golfo tra i comuni di Chiavari e Lavagna dopo una corsa di 8 km.

Dal mare si vedono distintamente il monte Maggiorasca (1804 m), il monte Penna (1735 m) e il monte Aiona (1702 m), sempre coperti di neve d'inverno.














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ll Tigullio è un comprensorio territoriale che fa parte della provincia di Genova in Liguria.

 

Il territorio, inserito tra il Golfo Paradiso a ovest, la val Fontanabuona e la val Petronio a est, comprende i comuni costieri di Portofino, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Zoagli, Chiavari, Lavagna e Sestri Levante.

 

Situato sulla Riviera ligure di levante, comprende il tratto di costa denominata Golfo del Tigullio e le città che si affacciano sul Mar Ligure.

 

Il Golfo del Tigullio (chiamato anche "Golfo Marconi" in onore dei primi esperimenti radiofonici qui effettuati dall'inventore bolognese) è un'insenatura che si estende sul Mar Ligure dalla parte della riviera di Levante, delimitata dal Parco naturale regionale di Portofino a nord-ovest e da Punta Manara a sud-est.

golfo_paradiso2

All'interno del golfo sono presenti ulteriori insenature tra le quali, nella zona occidentale, il seno di Paraggi tra i comuni di Portofino e Santa Margherita Ligure, la rada di Santa Margherita, il seno di Pagana con le tre baie interne di Prelo, Trelo e Pomaro (San Michele di Pagana) e il golfo di Rapallo (detto anche "Golfo del Grifo") dove si estende ad arco la cittadina costiera.

 

Nella parte orientale, a Sestri Levante, sono comprese due baie celebri: la "baia delle Favole" e la "baia del Silenzio" divise tra loro dall'istmo di sabbia del promontorio.

Leggi anche: Guida turistica delle Cinque Terre: la perla della Liguria.

Il comprensorio che si affaccia su di esso è prevalentemente montuoso, caratterizzato dalla presenza di alcune tra le più importanti valli dell'Appennino Ligure (Valle Sturla, Val d'Aveto, Val Fontanabuona, Val Graveglia, Val Petronio).


Tra i più importanti corsi d'acqua del territorio vi è il fiume Entella, nato dalla confluenza di tre torrenti quali il Lavagna (il principale dei tre), il Graveglia e lo Sturla nei pressi di Carasco, il quale sfocia nel golfo tra i comuni di Chiavari e Lavagna dopo una corsa di 8 km.

 

Dal mare si vedono distintamente il monte Maggiorasca (1804 m), il monte Penna (1735 m) e il monte Aiona (1702 m), sempre coperti di neve d'inverno.

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