1.- Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.

Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.

Il destino comune delle isole, Piccole. Qualunque lingua si parli, dovunque si abiti e da qualsiasi luogo si parta, una sola strada sarà quella per arrivare qui. L’ avere una unica rotta, una ed una sola prospettiva, una sorta di linea retta, come quella che tutti i giorni da Napoli o Pozzuoli disegnano i traghetti per Procida. E così questi diventano luoghi diventano ricordi che si rivivono

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Il destino comune delle isole, Piccole. Qualunque lingua si parli, dovunque si abiti e da qualsiasi luogo si parta, una sola strada sarà quella per arrivare qui. L’ avere una unica rotta, una ed una sola prospettiva, una sorta di linea retta, come quella che tutti i giorni da Napoli o Pozzuoli disegnano i traghetti per Procida.

E così questi diventano luoghi diventano ricordi che si rivivono ogni volta con quel lento avvicinarsi alla costa, con le sagome grigie all’orizzonte che cominciano a colorarsi, quel disegno delle case sempre più dettagliato, quell’odore della salsedine delle cime lanciate sul molo quando si tendono a calare la passerella.

procida panorama Piazzetta

Come una freccia che si insinua al largo dei mari, la più semplice geometria per disegnare piu’ lunghe le coste:ecco la Puglia.

Ma quello che accade nella terra di mezzo e’ un miracolo che si andrà a scoprire con pazienza, con dispendio di tempo, talvolta con fatica.

Tra Bari e Brindisi ad esempio con quei cartelli sulla statale che sembreranno bizzarri inviti a derogare dagli scogli e dalla sabbia per perdersi tra la storia e la geografia, nel tempo e nello spazio.

Subito saranno strade dove l’asfalto si dirada, i guard rail si riempiono di pietre accatastate a secco disegnando curve, pendii, olivi e silenzio.

cisternino

1.- Valle Isarco: la valle dei percorsi.

Valle Isarco: la valle dei percorsi.

Che sia sul versante di Novacella, con le vigne pettinate a festa, che sia sul versante di Barbiano, dove caparbi agricoltori artigiani recuperano antiche sementi per le moderne cucine della valle negli orti a quasi mille metri d’altitudine, la Valle Isarco è un colossale diorama verde in continua mutazione. Le stagioni passano come velature di colore mutando le sfumature, ma il dinamismo della

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1.- Valle Isarco: la valle dei percorsi.

Valle Isarco: la valle dei percorsi.

Che sia sul versante di Novacella, con le vigne pettinate a festa, che sia sul versante di Barbiano, dove caparbi agricoltori artigiani recuperano antiche sementi per le moderne cucine della valle negli orti a quasi mille metri d’altitudine, la Valle Isarco è un colossale diorama verde in continua mutazione. Le stagioni passano come velature di colore mutando le sfumature, ma il dinamismo della

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Che sia sul versante di Novacella, con le vigne pettinate a festa, che sia sul versante di Barbiano, dove caparbi agricoltori artigiani recuperano antiche sementi per le moderne cucine della valle negli orti a quasi mille metri d’altitudine, la Valle Isarco è un colossale diorama verde in continua mutazione. Le stagioni passano come velature di colore mutando le sfumature, ma il dinamismo della natura e dei coltivi risalta nelle giornate di sole abbagliante come una miniera di smeraldo.

La naturale prosperità di queste terre scomode ma ubertose, unita alla notoria operosità dei valligiani, offre una scelta infinita di prodotti enogastronomici, che solo nominare richiederebbe intere pagine. Segnaliamo allora alcuni interessanti percorsi che possono offrire momenti di svago e pause di ristoro in egual misura, approfondendo la conoscenza di questo fortunato territorio.

La Valle ti accoglie con un abbraccio appena lasci Bolzano alle spalle, con toni di verde e d’azzurro: le pareti si innalzano e confinano l’orizzonte come in uno sterminato giardino con giochi d’acqua di giganti.

L’Isarco scende deciso attraversando paesi e città, e specchiando i dirupi nelle acque rapide a scendere, rumoreggiando.

Scrigno di tesori creati per mano dell’uomo o della natura: dalle ridenti facciate dipinte delle case di Chiusa, ai portici ombrosi di Bressanone, alle vie fiorite di Vipiteno.

O avventuroso punto di partenza per raggiungere i turriti castelli dei paesi baronali di costa, su strade panoramiche per viste che gonfiano il cuore.

Podere "La Querciola" area protetta con campi coltivati a colture erbacee ed uno stagno didattico.
L'area protetta si trova a Sesto Fiorentino e si estende per circa 56 ettari. Al suo interno comprende uno stagno artificiale di circa 10 ettari, il Lago di Padule, creato a fini venatori ma non più utilizzato a questo scopo. Sono inoltre presenti campi coltivati a colture erbacee ed uno stagno didattico.  L'area ospita nel corso dell'anno 176 specie diverse di volatili fra stanziali e di
L'area protetta si trova a Sesto Fiorentino e si estende per circa 56 ettari. Al suo interno comprende uno stagno artificiale di circa 10 ettari, il Lago di Padule, creato a fini venatori ma non più utilizzato a questo scopo. Sono inoltre presenti campi coltivati a colture erbacee ed uno stagno didattico. 
L'area ospita nel corso dell'anno 176 specie diverse di volatili fra stanziali e di passo. Sono numerose le specie di uccelli acquatici, tra cui airone cenerino, garzetta, airone bianco maggiore, varie specie di anatidi e di limicoli. Il cavaliere d'Italia è presente con una numerosa colonia nidificante tra marzo e agosto. Sono inoltre presenti il tuffetto ed il corriere piccolo.
Importante: per scaricare il file GPS bisogna cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare l'opzione "salva oggetto con nome" o "salva link con nome". Successivamente il file sarà utilizzabile sul proprio dispositivo.

Podere La Querciola
carajo
Flora e fauna.
Sugli argini dello stagno si trova una fascia di canneto a cannuccia di palude e lisca maggiore. Interessante dal punto di vista botanico è la vegetazione riparia di specie elofitiche ed idrofite nei fossi lungo via del Pantano ed in vicinanza del chiaro di caccia.

La vegetazione arborea è composta in prevalenza da pioppo bianco, oltre a biancospino, rosa canina, olmo campestre e acero compestre. Nelle scoline dei campi si trovano il crescione d'acqua, la salcerella comune, il garofanino d'acqua, la veronica acquatica e il giaggiolo acquatico.

Tra le specie di uccelli selvatici presenti nell'area, ricordiamo l'airone cenerino, la garzetta, l'airone bianco maggiore, varie specie di Anatidi e di limicoli. Fra le specie nidificanti il cavaliere d'Italia, la marzaiola e il tuffetto. Nello stagno didattico è segnalata la nidificazione del corriere piccolo, del gheppio e dell'averla capirossa.
Durante il passo e nel periodo estivo si possono osservare il falco di palude e il biancone. Numerosi gli anfibi presenti nell'area (rospo smeraldino, rana verde, raganella, tritone crestato e tritone punteggiato).



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Marsala, su un promontorio esposto al mare e al vento, sorge la città che i Fenici chiamavano Lilybeo.
Là ad occidente, dove finisce la Sicilia, su un promontorio esposto al mare e al vento, sorge la città che i Fenici chiamavano Lilybeo e che gli Arabi vollero rinominare Marsa Ali. Attorno ad un centro, piccolo ma intriso di arte e di storia, si apre un vasto territorio che comprende un’infinità di frazioni sparse, le cosiddette “contrade”. Nelle terre qui intorno, lontano dalla frenesia
Marsala, su un promontorio esposto al mare e al vento, sorge la città che i Fenici chiamavano Lilybeo.
Là ad occidente, dove finisce la Sicilia, su un promontorio esposto al mare e al vento, sorge la città che i Fenici chiamavano Lilybeo e che gli Arabi vollero rinominare Marsa Ali. Attorno ad un centro, piccolo ma intriso di arte e di storia, si apre un vasto territorio che comprende un’infinità di frazioni sparse, le cosiddette “contrade”. Nelle terre qui intorno, lontano dalla frenesia
Là ad occidente, dove finisce la Sicilia, su un promontorio esposto al mare e al vento, sorge la città che i Fenici chiamavano Lilybeo e che gli Arabi vollero rinominare Marsa Ali.

Attorno ad un centro, piccolo ma intriso di arte e di storia, si apre un vasto territorio che comprende un’infinità di frazioni sparse, le cosiddette “contrade”. Nelle terre qui intorno, lontano dalla frenesia cittadina, si produce un vino dalla storia antica e gloriosa, con un gusto e un profumo inconfondibili: il Marsala.

Il lungomare, molto bello per le tante palme che si susseguono da un lato e dall’altro, vi porterà direttamente alla zona balneare dove si alternano spiagge libere e lidi attrezzati.

Pantelleria, perla nera del Mediterraneo, la più grande tra le isole che circondano la Sicilia, si trova al centro dell'omonimo canale, a circa metà strada tra questa e il continente africano.

Si estende per 83 kmq e raggiunge la sua altezza massima nella sua parte centrale, dove la Montagna Grande si innalza per 836 metri sopra il livello del mare. La morfologia del suo territorio è piuttosto complessa: l’isola infatti trae origine da diversi episodi vulcanici che si sono succeduti e sovrapposti nel tempo.

Tutta la parte che si allunga da nord-est a sud-ovest è piuttosto rocciosa e scende a picco sul mare. La parte nord-occidentale è invece più pianeggiante e collinare.


Le chiese in città sono moltissime. All'estremità est del centro città, in via Pepoli, sorge il grande complesso dell'Annunziata che è il principale monumento cittadino.

Alle spalle dell'altare principale si trova la Cappella della Madonna a cui si accede attraverso un bell'arco rinascimentale, chiuso da una grata in bronzo del 1591. Nei pressi si trova anche l’ex convento che oggi ospita il principale museo della città, il “Museo Pepoli”.

Nel centro storico si susseguono una serie di chiese di notevole interesse: la chiesa di San Francesco d’Assisi, la chiesa dei Cappuccini, la chiesa di San Pietro e quella del Purgatorio, sita nell’omonima piazzetta.

Molto bella la Cattedrale, in corso Vittorio Emanuele, dedicata a S. Lorenzo ed edificata nel seicento su un precedente edificio trecentesco.

Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna: Foreste millenarie ed ambienti naturali, scenario dell'antica presenza dell'uomo.
Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è stato istituito nel 1993 ed è situato nell'Appennino tosco-romagnolo, tra le province di Forlì-Cesena, di Arezzo e di Firenze. Il Parco ha come elemento caratterizzante la dorsale appenninica ad andamento tendenzialmente nordovest/sud-est. Dal crinale, si sviluppano nel versante romagnolo, una serie di contrafforti
Il Padule di Fucecchio è la più estesa area paludosa interna presente in Italia.
Il Padule di Fucecchio ha un'estensione di circa 1800 ettari, divisi fra la Provincia di Pistoia e la Provincia di Firenze; se pur ampiamente ridotto rispetto all'antico lago-padule che un tempo occupava gran parte della Valdinievole meridionale, rappresenta tutt'ora la più grande palude interna italiana. Per la tutela delle emergenze naturalistiche, storiche ed ambientali del Padule di
Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è stato istituito nel 1993 ed è situato nell'Appennino tosco-romagnolo, tra le province di Forlì-Cesena, di Arezzo e di Firenze.

Il Parco ha come elemento caratterizzante la dorsale appenninica ad andamento tendenzialmente nordovest/sud-est. Dal crinale, si sviluppano nel versante romagnolo, una serie di contrafforti secondari subparalleli che danno origine a diverse vallate laterali. Le quote del Parco variano da 400 a 1.658 metri: il Monte Falco (1.658 m) ed il Monte Falterona (1.654 m), da cui sorge il fiume Arno, sono le vette più alte.

La geologia del versante romagnolo è caratterizzata dalla presenza della formazione marnoso arenacea, costituita da sedimenti di ambiente marino profondo, con grandi banchi di arenaria intercalati a strati di sottili marne. Nella parte toscana il “macigno” costituito da banchi di roccia arenacea alternati a scisti argillosi e marne grigie, è la formazione geologica più presente.

Il Padule di Fucecchio ha un'estensione di circa 1800 ettari, divisi fra la Provincia di Pistoia e la Provincia di Firenze; se pur ampiamente ridotto rispetto all'antico lago-padule che un tempo occupava gran parte della Valdinievole meridionale, rappresenta tutt'ora la più grande palude interna italiana.

Per la tutela delle emergenze naturalistiche, storiche ed ambientali del Padule di Fucecchio, la Provincia di Pistoia e Firenze hanno creato Riserve Naturali su una parte del Bacino palustre.

La Riserva Naturale istituita dall'Amministrazione Provinciale di Pistoia nel 1996 ha una superficie di circa 200 ettari ed è divisa nelle due aree 'Le Morette' e 'La Monaca - Righetti' ; la restante parte del bacino palustre è classificata come Area Contigua.

Nella riserva naturale viene praticata una gestione attiva che comprende il controllo della vegetazione, il recupero ambientale degli specchi d'acqua libera ed opere di manutenzione tese ad incrementare le opportunità di visita.

La Toscana è certamente tra le più belle regioni d'Italia.

Grazie agli indimenticabili paesaggi, all'ottimo vino e all'eccellente cibo tipico, la Toscana viene visitata ogni anno da milioni di persone da tutto il mondo.

Avendo tantissime cose da vedere e da fare, abbiamo deciso di creare questa sezione itinerari in Toscana per dare suggerimenti e idee sui luoghi da visitare, tour tematici, gite fuori porta.

Tanti consigli per organizzare al meglio la vostra vacanza in Toscana.
Le montagne del Trentino Alto Adige sono un groviglio di sentieri di diversa difficoltà e di diversa lunghezza che offrono la possibilità di vivere un’esperienza a stretto contatto con la natura incontaminata.

Tutti i sentieri sono accompagnati da chiare segnaletiche per permettere a tutti di affrontare le escursioni in assoluta tranquillità. I tesori naturalistici del Trentino sono tutelati entro due parchi regionali, l’Adamello-Brenta e il Paneveggio-Pale di San Martino, sette parchi provinciali dell’Alto Adige, Dolomiti di Sesto, Fanes-Senes-Braies, Gruppo di Tessa, Monte Corno, Puez-Odle, Vedrette di Ries-Aurina e Sciliar, cui si aggiunge il Parco Nazionale dello Stelvio (diviso fra Trentino, Alto Adige e Lombardia) e altre numerose speciali aree protette che costituiscono insieme un complesso di vere e proprie scuole di educazione ambientale attraverso emozionanti escursioni sia d’estate che d’inverno.

 Lago Preola e Gorghi Tondi un tesoro nascosto da tutelare, valorizzare e promuovere.
Per trovare un tesoro bisogna cercarlo: se vuoi vedere la Riserva Naturale Integrale del Lago Preola e Gorghi Tondi, ti devi avvicinare. Quando meno te lo aspetti, immersa in una vallata che la sottrae ad occhi indiscreti, eccola apparire: una serie di piccoli laghi che complessivamente ricoprono un’area di 335 ettari che da Mazara del Vallo si spinge verso Torretta Granitola rimanendo
Per trovare un tesoro bisogna cercarlo: se vuoi vedere la Riserva Naturale Integrale del Lago Preola e Gorghi Tondi, ti devi avvicinare.

Quando meno te lo aspetti, immersa in una vallata che la sottrae ad occhi indiscreti, eccola apparire: una serie di piccoli laghi che complessivamente ricoprono un’area di 335 ettari che da Mazara del Vallo si spinge verso Torretta Granitola rimanendo parallela alla costa per circa un 1 km.

Provenendo da Mazara, vedrai per primo il lago Murana, purtroppo asciutto da tempo, e solo dopo il lago Preola, il più grande, e i tre specchi d’acqua di forma circolare, i cosiddetti Gorghi (Alto, Medio e Basso) circondati da una fitta vegetazione palustre tipica degli stagni mediterranei costieri, debolmente salmastri, e sovrastati sul versante meridionale da costoni calcarei in parte ricoperti da macchia mediterranea. L’area infatti è una depressione di origine carsica dove le piogge e il tempo hanno eroso il terreno gessoso fino a formare questi laghetti naturali, ora circondati dalla fitta vegetazione palustre.

Lago_Preola mappaI sentieri - La riserva ti aspetta, previa prenotazione, in qualsiasi momento dell’anno ma il periodo migliore è, senza dubbio, la primavera. E’ allora che potrai vederla rifiorire dopo la pausa invernale mentre gli uccelli fendono l’aria. Il wwf, che la gestisce, ha creato un Centro Visitatori, con un’aula didattica multimediale, e due sentieri attrezzati con i relativi osservatori sul lago Preola e sul Gorgo basso.

L’osservatorio sul Gorgo Basso è raggiungibile anche da persone diversamente abili dopo circa 180 metri di un sentiero immerso nella rigogliosa macchia mediterranea. L’osservatorio sul Lago Preola rende agevole l’osservazione di diverse specie di avifauna acquatica, specie nel periodo primaverile, quando alcune di esse hanno nidificato fra i canneti che circondano le acque basse del Preola.

Il sentiero principale inizia nel punto in cui la strada provinciale Gorghi Tondi, attraverso un terrapieno, passa in mezzo ai tre laghetti rotondeggianti di origine carsica (due, l'alto ed il medio, alla sinistra ed uno, il basso, alla destra), e dai quali essa stessa prende il nome.

Ente Gestore: WWF Italia
Via Maccagnone 2/b Mazara del Vallo
Tel: 0923 934055
Per ulteriori informazioni:
www.wwfpreola.it

Come arrivare.
- Dalla A/29 Palermo-Mazara: uscire allo svincolo per Campobello di Mazara e percorrere la SS 115 in direzione Trapani fino al Km 57. Da li, immettersi sulla Strada Provinciale n.85 e seguire le indicazioni.

- Da Mazara del Vallo: alla fine di Via Castelvetrano imboccare la SS 115 in direzione Campobello di Mazara. Prima del viadotto autostradale, imboccare la Strada Provinciale n.85 e seguire le indicazioni.

La Fauna.
lago preola farfalla
Specie rare e nuovi avvistamenti…la riserva offre cibo e riparo a numerose specie di uccelli: il Cavaliere d’Italia che vola spingendo indietro le lunghe zampe, il Tarabusino, specie protetta dalle ali macchiate di nocciola chiaro, la Moretta tabaccata la cui sopravvivenza è sempre più a rischio e il Mignattaio dal becco lungo e ricurvo. Dovete cercare tra le canne se volete individuare gli splendidi e rari esemplari di Aironi rossi e dei più comuni Aironi cinerini, mentre tra le piante potrebbe saltellare l’Upupa con il suo becco ricurvo e la cresta a ventaglio. Il Falco di palude, la Poiana, il Gheppio sono i predatori che potreste vedere più facilmente.

Riconoscerete facilmente scivolare sull’acqua il maschio del Germano reale, per il caratteristico colore verde metallico della sua testa, la Folaga per il piumaggio nero e il becco bianco, il Tuffetto, che deve il suo nome all’abitudine di tuffarsi ripetutamente in acqua alla ricerca di cibo, il Fistione turco, il cui esemplare maschio ha il capo ricoperto da un bellissimo piumaggio oro-rossiccio e lo Svasso maggiore con la doppia cresta sul capo. Le acque del Preola confortano Spatole, Garzette e stormi di Gru che, lasciata l’Africa, si dirigono verso l’Europa per la nidificazione.

lago preola garza


Di notevole importanza è pure l’avvistamento sporadico ai Gorghi Medio e Basso della rarissima Anatra marmorizzata. A pelo d'acqua, sotto il caldo sole di primavera, è possibile intravedere le Tartarughe palustri, specie protetta a livello comunitario, ormai legata ai pochi ambienti di acqua dolce rimasti integri nelle regioni mediterranee. Proprio nella riserva del Lago Preola e dei Gorghi Tondi è stata individuata una nuova specie di Emys Orbicularis, la tartaruga palustre europea un tempo molto diffusa ma ora confinata in quelle poche zone umide che sono necessarie alla sua sopravvivenza.

Di recente, nei pressi del lago Murana le guardie della riserva hanno avvistato un esemplare di Pollo Sultano. Inconfondibile per il suo caratteristico piumaggio blu e violaceo, non si vedeva in questi luoghi dagli anni ‘50. La scoperta è notevole in quanto il Pollo sultano è stato oggetto di un progetto di reintroduzione in alcune aree protette della Sicilia orientale. L’osservazione di Mazara del Vallo rappresenta la segnalazione più lontana dall’areale di reintroduzione e permette così di studiarne, in modo inaspettato, il comportamento. Nel fitto della macchia mediterranea inoltre non mancano Volpi, Conigli e Istrici.

La Flora.
lago preola flora
La riserva del Lago Preola e dei Gorghi Tondi gode di una folta vegetazione. La macchia mediterranea si inerpica sui costoni calcarenitici: potete così vedere la Quercia calliprina, specie arbustiva endemica ormai rara, il Leccio, presente soprattutto nel bosco del Catarro, il Lentisco, sempreverde con i fiori raccolti in grappoli, e il Camedrio femmina, dai fiori blu pallido.

Quando gli stessi si gettano a strapiombo nei laghi, ecco apparire, senza soluzione di continuità, la tipica vegetazione palustre delle aree mediterranee: Cannuccia palustre, Scirpo e Tifa. La primavera esalta i colori molteplici della fioritura del prato: Orchidee selvatiche, Anemoni, Asfodeli, Margherite, Tarassaco e la bellissima Scabiosa Atropurpurea con i suoi colori vivaci.
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Le descrizioni dei percorsi presenti in questo sito sono da ritenersi puramente indicative. E' bene informarsi sempre sulle effettive condizioni dell'itinerario e sulle condizioni meteo previste per il giorno dell'escursione. Non affrontate mai una escursione senza un adeguato equipaggiamento e una preparazione fisica adatta all'itinerario scelto.

Accertarsi prima di incominciare l'escursione che l'itinerario sia adatto alle proprie capacità tecniche.

Ove presenti, leggete sempre i commenti agli itinerari: possono contenere informazioni utili ed aggiornate sullo stato di percorribilità.
Selezionare degli itinerari è sicuramente una impresa difficile ma delle scelte, decisamente soggettive, le ho dovute fare.

Gli itinerari proposti sono sicuramente itinerari ben conosciuti ai frequentatori abituali delle vallate Cuneesi. Il criterio principale nella scelta è stato prevalentemente l'aspetto paesaggistico, senza tuttavia trascurare itinerari tipici per il loro interesse naturalistico, storico o architettonico.

In molti di essi infatti, oltre alla descrizione del percorso, sono presenti inserti di botanica, zoologia, geologia, storia, architettura, in modo che l'escursionista possa approfondire un minimo le tematiche principali inerenti l'itinerario che sta percorrendo. Durante la navigazione del sito, potete far riferimento alla pagina di aiuto per provare a trovare una risposta alle domande che dovessero sorgervi.

Individuazione degli itinerari
In queste pagine, gli itinerari sono individuati da una coppia di numeri; il primo indica la valle, il secondo è progressivo all'interno della valle (quest'ultimo nulla ha a che fare con l'ubicazione geografica dell'itinerario ma serve solo ad individuarlo in maniera rapida e univoca).

All'interno di ogni valle, gli itinerari sono elencati in base al luogo di partenza, approssimativamente partendo dalla basse valle a salire, ma possono essere riordinati secondo molti criteri.

Per chi non fosse troppo pratico della provincia, la cartina stradale allegata, sebbene assai schematica, può agevolare la localizzazione delle valli e dei luoghi di partenza degli itinerari.
Tipi di itinerari.
I percorsi proposti rientrano in tre possibili tipologie di itinerari, come evidenziato da appositi simboli [?] a fianco della tabella riepilogativa :
· le traversate, in cui origine e destinazione non coincidono;
· gli anelli, in cui si parte e si arriva nello stesso luogo senza mai, o quasi, tornare sui propri passi;
· gli itinerari classici, nei quali si raggiunge una meta e si ritorna al punto di partenza seguendo il percorso di salita.
Da notare che molti itinerari condividono il luogo di partenza o di arrivo per consentire, con un pizzico di fantasia, di creare escursioni di più giorni semplicemnte concatendando i vari percorsi.
Dislivelli
Per le traversate e gli anelli viene indicato il dislivello per raggiungere le mete intermedie e finali del intero percorso; sono esclusi quindi i dislivelli per l'eventuale andata e ritorno. In qualche caso, per le prime mete intermedie, sono riportati anche i dislivelli A/R, nel caso queste possano rappresentare una valida meta per una escursione più breve.
Per gli itinerari classici è indicato il dislivello dalla partenza alle mete intermedie e finale, sia per la sola andata che per il percorso di andata e ritorno.

Tempi di percorrenza.
Assodato che i tempi di percorrenza sono estremamente soggettivi, quelli indicati nei vari itinerari sono un pò meno striminziti di quelli che si trovano abitualmente sulle guide o sulle paline segnaletiche; d'altra parte è probabile che buona parte di coloro che utilizzeranno le informazioni qui riportate non siano assidui frequentatori della montagna...

Per il resto, per i tempi di percorrenza vale quanto riportato per i dislivelli: per traversate e anelli viene indicato il tempo necessario a raggiungere le mete intermedie e finali del intero percorso, per gli itinerari classici è indicato il tempo dalla partenza alle mete intermedie e finale, sia per la sola andata che per il percorso di andata e ritorno

Scala delle difficoltà.
La quasi totalità degli itinerari proposti sono adatti ad escursionisti medi, classificabili come E nella scala delle difficoltà proposta dal CAI [?].

In qualche raro caso alcuni sentieri molto semplici sono stati classificati T, mentre alcuni altri sono stati classificati EE, sempre in riferimento alla scala del CAI. Anche in questo caso, alcuni percorsi indicati come E su alcune guide, sono stati qui indicati come EE, allo scopo di scoraggiare chi non è troppo esperto di montagna a percorrere certi itinerari.

Impegno dell'escursione.
Per favorire l'individuazione di una escursione adatta alle proprie capacità, a fianco della tabella riepilogativa [?] degli itinerari, sono riportati dei bollini colorati (verde, arancione e rosso) che riassumono l'impegno [?] richiesto per raggiungere la meta finale o una meta intermedia dell'escursione.

Il bollino colorato prova a dare una valutazione sull'escursione tenendo in conto sia il tempo di percorrenza, che il dislivello, che le eventuali difficoltà tecniche.
Percorsi a tappe e anelli di valle
Sono ormai diversi anni che in molte vallate cuneesi sono stati tracciati dei percorsi a tappe da percorrere in più giorni. Essenzialmente consentono di percorrere i due versanti della vallata ove si snodano (I Percorsi Occitani, Lou Viage, La Curnis Auta, La Balconata di Ormea, ...) o di compiere un giro ad anello intorno ad una montagna particolarmente rappresentativa della valle (Giro di Viso, Giro del Marguareis) p di attraversare per la sua lunghezza un tratto di arco alpino (la Via Alpina, la Grande Traversata delle Alpi). E' mia intenzione riportare in questo sito almeno l'elenco delle tappe di questi percorsi. Non è granchè, ma memmeno una cosa trascurabile visto che, per i percorsi di valle meno noti, è abbastanza difficile reperire del materiale. Tempo permettendo, comunque, proverò ad inserire in queste pagine anche la descrizione dettagliata delle tappe.

Sicurezza.
E' forse quasi superfluo ripetere i consigli che si leggono un pò su tutte le guide: scegliete itinerari adatti al vostro allenamento e alla vosta condizione fisica; ricordatevi che siete comunque in montagna, che le condizioni meteo possono cambiare in breve tempo: siate sempre ben equipaggiati, con indumenti antivento ed impermeabili, borraccia, occhiali da sole e, soprattutto, indossate sempre degli scarponcini da trekking. Se siete da soli, cercate di lasciare detto a qualcuno la meta della vostra escursione.

Scorciatoie.
Molti sentieri di montagna sono in più punti "tagliati" da scorciatoie.

Abbandonare i sentieri per accorciare il percorso è una PESSIMA ABITUDINE che ha parecchie conseguenze:
- innanzitutto le scorciatoie danneggiano il territorio agevolando l'erosione causata dalle acque meteoriche. Sono ripide, spesso rettilinee e tagliano quasi perpendicolarmente il tracciato dei sentieri: l'acqua le scava molto più facilmente e, nei casi peggiori, causa piccole frane e smottamenti che danneggiano tratti del sentiero principale nei punti in cui incrocia la scorciatoia.
I sentieri devono poi essere ripristinati (se e quando ciò accade) con aggravio di costi per tutti.
- quando diventano sufficientemente evidenti, le scorciatoie vengono utilizzate in vece dell'itinerario principale, causando negli anni la trasformazione di comodi sentieri a tornanti in faticosissime salite assai ripide che seguono quasi la linea di massima pendenza del versante. Se chi ha tracciato il sentiero ha in origine inserito dei tornanti lo ha fatto per mantenere le pendenze moderate e costanti, riducendo lo sforzo necessario alla salita.
- le scorciatoie, quando non si capisce che sono tali, possono causare dubbi sul percorso da seguire e confondere gli escursionisti. Non tutti siamo esperti frequentatori della montagna: c'è chi percorre i sentieri solo occasionalmente e rischia di imboccare una scorciatoia difficile al posto del più facile sentiero principale.
Morale: corriamo già tutta la settimana; quando ci concediamo una giornata in montagna godiamoci il paesaggio anziché far di tutto per arrivare alla meta o alla macchina con qualche minuto di anticipo. Evitiamo le scorciatoie!
Soccorso alpino.
In Piemonte è attivo un unico numero telefonico per la chiamata del Soccorso Alpino, il 118. Siccome gestisce anche le normali emergenze sanitarie, nel malaugurato caso in cui dobbiate farvi ricorso, specificate che state richiedendo un intervento di soccorso in montagna. Prima di chiamare, individuate meglio che potete la vostra posizione; cercate di capire il numero degli infortunati e, nei limiti del possibile, la gravità delle loro condizioni.

Nel caso non sia possibile comunicare con il telefono, esistono segnali internazionali di soccorso in montagna, invero non molto conosciuti: la chiamata di soccorso prevede l'invio di 6 segnali ottici o acustici in un minuto (uno ogni 10 secondi), intervallati da un minuto di pausa; la risposta prevede tre segnali al minuto (uno ogni 20 secondi) intervallati sempre da un minuto di pausa.

Nel caso che venga utilizzato l'elicottero per il soccorso, sappiate descrivere le condizioni meteo locali ed individuate un area per l'atterraggio lontana da cavi sospesi, ben visibile dall'alto, ampia (non devono esserci ostacoli alti come alberi o pali in un raggio di 100m), possibilmente sopraelevata e con fondo solido. Posizionatevi nel luogo prescelto per l'atterraggio, con il vento alle spalle e le due braccia alzate verso il cielo per indicare la necessità di soccorso. Se avrete scelto un luogo adatto, l'elicottero vi atterrerà davanti. Ricordate che il solo braccio sinistro alzato indica invece che non serve soccorso. WayPoint: ok, confesso che non ne ho mai sentito parlare né ho mail letto nulla al riguardo. Tuttavia, in Valle Stura mi sono imbattuto per la prima (e per ora unica) volta in alcune targhette affisse lungo il sentiero (vedi foto sotto). Immagino che lo scopo sia quello di fornire un riferimento preciso sulla propria posizione nel caso si debba ricorrere all'elisoccorso o al Soccorso Alpino in genere. Sono comunque gradite ulteriori informazioni in merito: se ne avete, scrivetemi.
Le sigle dei sentieri e i segnavia sul terreno.
Nella descrizione degli itinerari è spesso riportata una sigla che identifica il sentiero che si sta percorrendo. La sigla è composta da una lettera e da un numero, ad esempio 'segnavia P5'. La lettera individua un versante di una delle vallate della Provincia, il numero è un numero progressivo che individua il sentiero. La sigla P5 indica il sentiero numero 5 sul versante destro orografico della Valle Stura, indviduato dalla lettera P.

Queste sigle fanno riferimento al "Catasto provinciale dei Sentieri" della Provincia di Cuneo. Esse sono utilizzate in Provincia da parecchie decine di anni, anche se diverse carte e guide talvolta le ignorano o non le menzionano nemmeno.

Di recente, la Provincia si sta adoperando per fare uscire dall'oblio le denominazioni adottate nel catasto, sebbene in questi anni anni i molti enti ed associazioni presenti sul territorio abbiano spesso adottato metodiche proprie di classificazione dei sentieri.

Sul terreno è dunque possibile incontrare, tra le succitate molteplici alternative, anche le sigle del catasto provinciale. La situazione è molto diversa valle per valle: se nelle vallate monregalesi di fatto le indicazioni inerenti il catasto provinciale sono quasi sconosciute, nelle altre vallate sono sempre più di frequente adottate. La segnalazione dei percorsi sul terreno è invece regolata dal D.G.R. n.46 della Regione Piemonte, del 2 dicembre 2002, fatto proprio anche dalla provincia di Cuneo. Esso prevede:

- una segnaletica orizzontale (per capirci, le tacche di vernice) formata da segnavia bianco-rossi frequenti, intervallati più raramente da un rettangolo rosso-bianco-rosso riportante al centro la sigla del sentiero; ove non fosse possibile la tracciatura con vernice, sono previsti paletti infissi nel terreno riportanti le tacche segnavia o, al limite, ometti in pietra.
- una segnaletica verticale (le paline) realizzata in materiali resistenti alle intemperie, sempre con evidenti riferimenti bianco-rossi, ed uniforme per colorazione e dimensioni in tutta la regione (vedi figura sotto).
Tra la teoria e la pratica, come nel caso delle sigle dei sentieri, c'è una certa differenza e la speranza di vedere una segnaletica uniforme in tutta la Provincia è ancora lontana. Oltre alle tacche bianco-rosse ufficiali, sul terreno si trovano tacche arancioni, rosse e, più sporadicamente, blu o gialle, provenienti da tracciature dei percorsi precedenti l'adozione della nuova normativa.

A complicare le cose ci si mettono poi i percorsi a tappe, sorti in gran numero negli utlimi anni. La "Grande Traversata delle Alpi" (GTA, percorso a tappe lungo le Alpi piemontesi), ad esempio, aveva adottato come tacche segnavia proprio le tacche bianco-rosse ora da utilizzarsi per tutti i sentieri. "I Percorsi Occitani" ed il "Sentiero Roberto Cavallero" in Val Maira utilizzano rispettivamente tacche gialle e rosso-blu, e via discorrendo.

Il risultato di tutto quanto elencato è che spesso su un singolo masso liscio si trovano le tacche bianco-rosse (nuova normativa), affiancate da una vecchia tacca arancione (vecchie tracciature) e da una tacca giallo-verde (ad indicare che si sta percorrendo un sentiero specifico, magari a tappe).

Per quanto riguarda la segnaletica verticale, invece, la situazione si presenta abbastanza a macchia di leopardo: a seconda della vallata si possono trovare le nuove paline segnaletiche bianco-rosse, le vecchie paline in legno, o paline che i botanici definirebbero un 'endemismo ristretto' (ovvero che trovate solo in un posto e basta!). Ancora una volta bisogna riconoscere che le vallate a nord della provincia sono quelle che più rapidamente si sono adeguate alla nuova normativa. In questa babele di convenzioni, questo sito utilizza un nuovo ulteriore sistema per classificare i sentieri, formato da una coppia di numeri. Vi chiederete perchè? La risposta è semplice: in primo luogo la metodologia utilizzata dal catasto provinciale (lettera e numero) è indubbiamente valida, ma penso sia meno orientata "all'escursione". Mi spiego: per una escursione di un giorno spesso si percorre solo parte di un sentiero accatastato, o se ne utilizzano diversi 'concatenandoli'. Ho ritenuto dunque più pratico già organizzare gli itinerari 'tarati' sulle esigenze di una escursione, con un rifugio, un lago, una cima come meta, e fornendo in un'unica scheda tempi di percorrenza, disivelli, e quant'altro necessario.

In secondo luogo, sentieri e itinerari sono meno 'immutabili' di quello che si pensa: vi sono sentieri che spariscono e altri che compaiono dal nulla o ricompaiono dopo decenni di oblio. Molti di questi nuovi sentieri non rientrano ancora nel catasto provinciale, ed in questo sito era comunque necessario utilizzare delle sigle che individuassero in modo univoco un itinerario.
Ma attenzione: la convenzione utilizzata in queste pagine non la troverete in nessun'altra guida ne tantomeno sul terreno!

Con i cani nei Parchi Naturali.
Viste le numerose richieste, mi addentro in un terreno legislativo nel quale non mi trovo troppo a mio agio. Nei tre principali parchi della provincia (che insistono sull'arco alpino) sussistono differenti normative circa l'introduzione di cani al seguito degli escursionisti. Riporto di seguito la situazione di cui sono a conoscenza, aggiornata a fine 2007. Tenete presente che le normative cambiano in fretta ed è quindi consigliabile una verifica con gli enti preposti.

Ultima considerazione: sostanzialmente tutti i parchi dispongono di norme per la tutela della fauna selvatica. Pertanto, anche in assenza di norme specifiche, è vivamente raccomandato di introdurre sempre i cani al guinzaglio, onde evitare di incappare in altre sanzioni nel caso il vostro amico a quattro zampe decida di lanciarsi all'inseguimento di una marmotta...

Parco Naturale delle Alpi Marittime: si considera ancora in vigore la Legge Regionale 30 marzo 1987, n. 16 ("Norme per l'utilizzo e la fruizione del Parco naturale dell'Argentera"), questo nonostante la legge si riferisca al vecchio Parco dell'Argentera poi ampliatosi e diventato Parco delle Alpi Marittime nel 1995. In base all'art. 12 della succitata legge, "l'introduzione di cani di qualsiasi razza, anche al guinzaglio, e' vietata: sono esclusi dalla norma di cui al presente comma i centri abitati, le strade comunali e provinciali e le aree individuate e segnalate appositamente dall'Ente Parco. Lungo le strade comunali e provinciali e nelle aree individuate e segnalate appositamente dall'Ente Parco, i cani devono comunque essere tenuti al guinzaglio. [...]".

Le aree individuate e segnalate, a fine 2007, mi risultano essere le strade ex-militari:
· Terme di Valdieri - Piano superiore del Valasco
· Terme di Valdieri - Pian della Casa del Re
· San Giacomo di Entracque - Gias sott. del Vej del Bouc (Prà del Rasur)
A queste vanno aggiunte le strade:
· Lago della Rovina - Rifugio Genova
· San Giacomo di Entracque - Rifugio Soria-Ellena
· Ponte di Porcera - Gias Valera
che sono state equiparate a strade comunali e quindi su di esse non è necessaria la presenza di apposita segnaletica installata dal Parco.

Ulteriore complicazione: sempre la succitata legge, relativa al Parco dell'Argentera, non copre per intero l'attuale territorio del Parco delle Alpi Marittime. Ne consegue che la legge non dovrebbe applicarsi (ma poi così non è nella realtà) al versante destro orografico dei Valloni del Bousset e del Sabbione, né alla parte di territorio del Parco che si estende in Val Vermenagna (la ex-Riserva Naturale del Bosco e dei Laghi di Palanfrè), dove non dovrebbero esistere vincoli per l'introduzione di cani (ma non correrei il rischio di verificarlo di persona...).

Riassunto: per tranquillità, cani al guinzaglio solo dove apposita segnaletica del Parco lo consente.

Foglio informativo del Parco sull'introduzione dei cani (JPEG, 159 Kb) Parco Naturale del Marguareis, già Parco Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro: qui è in vigore la Legge Regionale 4 settembre 1996, n. 63 ("Norme per l'utilizzo e la fruizione del Parco naturale Alta Valle Pesio e Tanaro"). L'art. 18 di questa legge sancisce che "l'introduzione di cani è vietata. Nelle aree attrezzate ovvero in appositi recinti e lungo i sentieri individuati e appositamente segnalati dall'Ente di gestione è consentita l'introduzione di cani purché tenuti al guinzaglio. [...]".
Al momento, non mi sono noti itinerari espressamente consentiti ai cani.
Tuttavia, un opuscolo dal titolo "Sentieri nel Parco" pubblicato proprio dal Parco, affronta esplicitamente la questione cani sostenendo che "l'introduzione dei cani è consentita purché tenuti al guinzaglio".

Riassunto: in teoria cani vietati, in pratica dovrebbero essere consentiti (o "tollerati"?) purchè a guinzaglio (ma verificate...); per non incappare in rischi, restate sui sentieri. Parco Naturale del Po, tratto cuneese: in mancanza di legge per l'utilizzo e la fruizione, non esistono vincoli.

Riassunto: cani dove volete; per non incappare in rischi, a guinzaglio.

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Il più meridionale dei tre principali Parchi Naturali Regionali che si trovano in Provincia di Cuneo si estende in Alta Valle Pesio e in Alta Valle Tanaro.

Istituito nel 1978 e più recentemente ampliato, copre oggi un'area di circa 6800 ettari.

Alla testata della valle si trova la vetta più alta delle Alpi Liguri, Punta Marguareis (m. 2651), nell'omonimo massiccio montuoso.

 Il massiccio del Marguareis, formato da rocce calcaree, presenta una imponente parete Nord, che si eleva quasi verticale per diverse centinaia di metri.

La natura calcarea della roccia ha dato luogo a spettacolari fenomeni carsici: nel parco e nei territori limitrofi sono presenti più di 400 grotte e numerosi sistemi idrologici ipogei con spettacolari risorgenze sia in Val Pesio (la cascata del Pis del Pesio) che in Val Tanaro.


Itinerari da Colle del Mortè (Comune di Chiusa di Pesio)
Itinerario 07.08 07.08 Colle del Mortè (708 m) - Cappella dell'Olocco (988 m) - Tetti Fuggin (916 m) - Tetti Mauri (862 m) - Tetti Baudinet (1065 m) - Cappella dell'Olocco (988 m) - Colle del Mortè (708 m)
Dopo un lungo percorso sulla displuviale tra le Valli Ellero e Pesio, questo itinerario compie un ampio anello attraverso numerose borgate e cascine, ancora utilizzate nel periodo estivo per lo svolgimento delle tradizionali attività agro-paatorali.
Dislivello in salita: +483/-126 m; Dislivello totale: +625/-625 m;
Tempo di salita: 3:15 ore; Tempo totale: 5:15 ore; Distanza: 16510 m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Autunno 2010; Commenti: 0;
Approfondimenti: -

Itinerari da Certosa di Pesio (Comune di Chiusa di Pesio)
Itinerario 07.09 07.09 Certosa di Pesio (843 m) - Cascina San Giuseppe (863 m) - Cascina San Paolo (1035 m) - Cascina San Michele (1125 m) - Certosa di Pesio (843 m)
Breve e rilassante passeggiata che tocca alcune cascine, la cui costruzione è legata agli antichi fasti della Certosa, quando i monaci promuovevano, tra le altre attività, agricoltura e pastorizia. L’itinerario, tranne un breve tratto su sentiero, si svolge su comode carrarecce sterrate seguendo un percorso ad “8”; adattissimo alle mezze stagioni, tocca luoghi ameni come l’ampio colletto prativo sede della Cascina San Michele. Avendo l’accortezza di procedere in silenzio, non è raro l’incontro con qualche capriolo, animale simbolo del Parco Naturale del Marguareis.
Dislivello in salita: +312/-30 m; Dislivello totale: +312/-312 m;
Tempo di salita: 1:15 ore; Tempo totale: 1:50 ore; Distanza: 5429 m;
Difficoltà: T/E; Aggiornamento: Primavera 2013; Commenti: 2;
Approfondimenti: La gestione delle risorse naturali ai tempi della Certosa.
Itinerario 07.01 07.01 Sentiero Naturalistico attrezzato: Certosa di Pesio (859 m) - Pian delle Gorre (1030 m)
Una rilassante passeggiata alla scoperta della natura della Valle Pesio: un sentiero autoguidato, illustrato da numerosi pannelli, conduce dalla Certosa di Santa Maria fino a Pian delle Gorre, amena radura attrezzata con area pic-nic.
Una breve deviazione consente poi di raggiungere l'osservatorio faunistico delle Canavere, ampio recinto nel quale sono ospitati alcuni esemplari di cervi e caprioli.
Dislivello in salita: +220/-33 m; Dislivello totale: +253/-253 m;
Tempo di salita: 1:30 ore; Tempo totale: 2:45 ore; Distanza: 4826 m;
Difficoltà: T/E; Aggiornamento: Primavera 2013; Commenti: 1;
Approfondimenti: La Certosa di Santa Maria. La reintroduzione del Capriolo. Il Capriolo.

Itinerari da Pian delle Gorre (Comune di Chiusa di Pesio)
Itinerario 07.02 07.02 Pian delle Gorre (1030 m) - Pian del Creus (1296 m) - Rifugio Villa Soche (1293 m) - Gias sottano di Sestrera (1331 m) - Pian delle Gorre (1030 m)
Un anello poco frequentato nel tratto che collega il Rifugio Villa Soche al Gias sottano di Sestrera, ma che consente di immergersi nella vera natura del Parco della Valle Pesio: distese di abeti bianchi, ora in purezza ora miste a faggi, frequentate da branchi di schivi caprioli che si paleseranno solo a chi saprà percorrere in punta di piedi questo bel sentiero.
Dislivello in salita: +335/-34 m; Dislivello totale: +335m/-335 m;
Tempo di salita: 1:05 ore; Tempo totale: 2:00 ore; Distanza: - m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Primavera 2007; Commenti: 0;
Approfondimenti: L'Abete bianco.
Itinerario 07.03 07.03 Pian delle Gorre (1030 m) - Gias Fontana (1218 m) - Pis del Pesio (1426 m) - Gias degli Arpi (1435 m) - [Cascata del Saut (1200 m)] - Pian delle Gorre (1030 m)
Una delle mete più note all'interno del parco, il Pis del Pesio è una spettacolare cascata dove l'acqua sgorga direttamente da una verticale parete rocciosa e compie un salto di oltre 20 metri. Il fenomeno è però tanto affascinante quanto effimero: si manifesta solo per alcune settimane l'anno, in primavera, quando l'abbondanza di acque dovuta al disgelo riempe le cavità ipogee fino a farle traboccare dal sifone terminale del Pis.
Dislivello in salita: +456/-70 m; Dislivello totale: +551/-551 m;
Tempo di salita: 2:00 ore; Tempo totale: 3:45 ore; Distanza: - m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Primavera 2007; Commenti: 0;
Approfondimenti: Il sistema carsico della Conca delle Carsene. La strada ex-militare 194.
Itinerario 07.04 07.04 Pian delle Gorre (1030 m) - Gias sottano di Sestrera (1331 m) - Gias soprano del Marguareis (1730 m) - Laghetto del Marguareis (1923 m) - Rifugio Garelli (1965 m) - Gias soprano di Sestrera (1842 m) - Gias sottano di Sestrera (1331 m) - Pian delle Gorre (1030 m)
Sicuramente uno dei più interessanti itinerari all'interno del Parco, in ambienti estremamente vari: dalle abetine di inizio percorso, alle impressionanti pareti calcaree del Massiccio del Marguareis, per finire con gli arrotondati declivi pascolivi del Gias soprano di Sestrera. In senso inverso, questo itinerario descrive la via di accesso classica al Rifugio Garelli.
Dislivello in salita: +960/-25 m; Dislivello totale: +960/-960 m;
Tempo di salita: 3:00 ore; Tempo totale: 4:50 ore; Distanza: 13140 m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Estate 2011; Commenti: 1;
Approfondimenti: La stazione botanica Danilo Re. La stazione botanica Burnat - Bicknell.
Itinerario 07.05 07.05 Pian delle Gorre (1030 m) - [Cascata del Saut (1200 m)] - Gias degli Arpi (1435 m) - Colle del Prel soprano (1925 m) - Passo del Duca (1989 m) - Gias sottano del Marguareis (1519 m) - Gias sottano di Sestrera (1331 m) - Pian delle Gorre (1030 m)
Questo itinerario si snoda lungo la "strada dell'invasione", vecchia rotabile militare forse costruita per aprire una via di invasione verso la Francia. I tratti già costruiti della strada consentono di raggiungere renza eccessivo sforzo la panoramica sella prativa del Colle del Prel ed il Passo del Duca, noto per un avvenimento legato alla lotta partigiana.
Dislivello in salita: +979/-0 m; Dislivello totale: +979/-979 m;
Tempo di salita: 3:20 ore; Tempo totale: 5:40 ore; Distanza: - m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Primavera 2007; Commenti: 0;
Approfondimenti: La strada ex-militare 194. La battaglia di Pasqua del 1944.
Itinerario 07.06 07.06 Pian delle Gorre (1030 m) - Gias Fontana (1218 m) - Passo del Baban (1680 m) - Gias dell'Ortica (1836 m) - Passo del Duca (1989 m)
Via d'accesso alla Conca delle Càrsene, questo itinerario abbastanza faticoso attraversa zono poco battute dal turismo ed offre begli scenari soprattutto nella zona tra il Passo del Baban e il Passo del Duca. Dal Passo del Duca è possibile il rientro per il Vallone del Marguareis.
Dislivello in salita: +1009/-50 m; Dislivello totale: +1059/-1059 m;
Tempo di salita: 4:15 ore; Tempo totale: 7:00 ore; Distanza: - m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Estate 2005; Commenti: 0;
Approfondimenti: La strada ex-militare 194. La battaglia di Pasqua del 1944.
Itinerario 07.07 07.07 Pian delle Gorre (1030 m) - Pian del Creus (1296 m) - Gias Madonna (1653 m) - Gias della Costa (1698 m) - Gias soprano di Sestrera (1842 m) - Rifugio Garelli (1965 m)
Traversata dal Vallone di Serpentera al Vallone di Sestrera, molto varia ed interessante, che tocca numerosi Gias. Notevoli i paesaggi e i panorami, incluso quello sulla parete Nord del Marguareis, che si alternano lungo il cammino.
Dislivello in salita: +995/-60 m; Dislivello totale: +1055/-1055 m;
Tempo di salita: 3:30 ore; Tempo totale: 6:00 ore; Distanza: - m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Autunno 2006; Commenti: 3;
Approfondimenti: -
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Basterebbe l'imponente mole del Monviso per giustificare una escursione in Valle Po.

Non vi è itinerario sul quale il Monviso non domini e non a caso il "Giro del Viso" è uno dei trekking più conosciuti e percorsi.

I rifugi in zona sono sempre molto affollati, ma nonostante questo almeno la salita al rifugio Sella o al rifugio Giacoletti sono itinerari da percorrere.

L'area attorno al Monviso è parte del Parco Naturale del Po, tratto cuneese.


Itinerari da Rocchetta (Comune di Sanfront)
Itinerario 17.07 17.07 Rocchetta (549 m) - Case Forano (657 m) - Roca d'la Casna (835 m) - Balma Boves (660 m) - Case Forano (657 m) - Rocchetta (549 m)
Un breve itinerario per un viaggio nel passato. Dalle incisioni rupestri, verosimilmente risalenti all'età del rame e del bronzo di Roca d'la Casna, al magnifico insediamento di Balma Boves, ottimamente recuperato, che testimonia la vita in montagna nel secolo scorso e l'ingegno dell'uomo nel costruire una intera borgata al riparo di un enorme sporgenza rocciosa.
Dislivello in salita: +325/-8 m; Dislivello totale: +352/-352 m;
Tempo di salita: 1:15 ore; Tempo totale: 2:15 ore; Distanza: 5565 m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Primavera 2013; Commenti: 0;
Approfondimenti: Roca d'la Casna. Balma Boves.

Itinerari da Oncino
Itinerario 17.01 17.01 Oncino, loc. Meire Dacant (1545 m) - Rifugio Alpetto (2269 m) - Lago di Alpetto (2238 m)
Un po' fuori dai percorsi turistici e dal Giro di Viso, il Rifugio Alpetto costituisce comunque un'ottima meta per una escursione. Il vicino Lago di Alpetto, con il Monviso che incombe, è il luogo ideale per il meritato riposo dopo la salita.
Dislivello in salita: +724/-31 m; Dislivello totale: +755/-755 m;
Tempo di salita: 2:20 ore; Tempo totale: 4:00 ore; Distanza: - m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Estate 2003; Commenti: 1;
Approfondimenti: Il Ricovero dell'Alpetto.
Itinerario 17.06 17.06 Rifugio Alpetto (2269 m) - Passo Gallarino (2727 m) - Lago Gallarino (2621 m) - Passo Gallarino (2727 m) - Lago Grande di Viso (2590 m) - Rifugio Sella (2640 m) - Laghi della Pellegrina (2545 m) - Rifugio Alpetto (2269 m)
Itinerario insolito, con base al Rifugio Alpetto, alla scoperta del Monviso: le sue valli detritiche, i suoi laghi e il Rifugio Sella, intitolato al primo alpinista italiano a raggiungerne la vetta.
Dislivello in salita: +614/-243 m; Dislivello totale: +614/-614 m;
Tempo di salita: 3:35 ore; Tempo totale: 4:45 ore; Distanza: - m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Estate 2003; Commenti: 0;
Approfondimenti: -

Itinerari da Pian Melzè (Comune di Crissolo)
Itinerario 17.02 17.02 Pian Melzè (1715 m) - Pian della Regina (1745 m) - Pian Fiorenza (1857 m) - Pian del Re (2013 m) - Sorgenti del Po (2020 m)
Una breve passeggiata, ma su un sentiero bello e piacevolissimo, che collega Pian Melzè a Pian del Re e alle sorgenti del Po.
Dislivello in salita: +325/-30 m; Dislivello totale: +355/-355 m;
Tempo di salita: 0:55 ore; Tempo totale: 1:35 ore; Distanza: - m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Primavera 2005; Commenti: 1;
Approfondimenti: Gli edifici ex-militari di Pian del Re. Pian del Re.

Itinerari da Pian del Re (Comune di Crissolo)
Itinerario 17.03 17.03 Pian del Re (2013 m) - Lago Fiorenza (2113 m) - [Lago Chiaretto (2261 m)] - Colle dei Viso (2590 m) - Rifugio Sella (2640 m) - [Lago Grande di Viso (2590 m)]
Forse il sentiero più frequentato della Valle Po, per la via di accesso più agevole al Rifugio Quintino Sella. La sequenza di bellissimi laghi toccati, nei quali si specchia volentieri il Monviso, rendono questo itinerario particolarmente attraente. Chi dorme in rifugio non può perdersi lo spettacolo del sole che sorge all'alba.
Dislivello in salita: +670/-49 m; Dislivello totale: +719/-719 m;
Tempo di salita: 2:45 ore; Tempo totale: 4:55 ore; Distanza: - m;
Difficoltà: E; Aggiornamento: Estate 2010; Commenti: 8;
Approfondimenti: Gli edifici ex-militari di Pian del Re. Il Lago Chiaretto. Le "pietre verdi". Il Monviso. Il Rifugio Quintino Sella.
Itinerario 17.04 17.04 Pian del Re (2013 m) - Lago Superiore (2313 m) - Lago Lausetto (2332 m) - Rifugio Giacoletti (2741 m) - Pian del Re (2013 m)
La salita segue il classico percorso di accesso al Rifugio Giacoletti, raggiunto dopo aver toccato incantevoli laghi di origine glaciale. I più esperti potranno scendere per una via decisamente meno frequentata e più impegnativa, seguendo un lungo ed ampio canale roccioso che permette di chiudere un intrigante percorso ad anello.
Dislivello in salita: +728/-0 m; Dislivello totale: +728/-728 m;
Tempo di salita: 2:45 ore; Tempo totale: 5:00 ore; Distanza: - m;
Difficoltà: E/EE; Aggiornamento: Estate 2004; Commenti: 2;
Approfondimenti: Gli edifici ex-militari di Pian del Re.
Itinerario 17.05 17.05 Pian del Re (2013 m) - Galleria delle Traversette (2882 m) - Colle delle Traversette (2950 m)
E' stato il primo traforo alpino della storia, terminato nel 1480, costruito con lo scopo di agevolare i commerci tra Grenoble e Saluzzo e per evitare l'attraversamento del Colle delle Traversette, causa di tante disgrazie dovute al terreno esposto e scivoloso. Questo itinerario, che ripercorre le orme degli antichi carovanieri, consente anche di attraversare il "Buco di Viso" - così viene chiamato il traforo - quando la neve e le frane, specie sul versante francese, non ne ostruiscono gli ingressi.
Dislivello in salita: +947/-10 m; Dislivello totale: +957/-957 m;
Tempo di salita: 3:15 ore; Tempo totale: 5:30 ore; Distanza: - m;
Difficoltà: E/EE; Aggiornamento: Autunno 2006; Commenti: 0;
Approfondimenti: Gli edifici ex-militari di Pian del Re. La strada ex-militare "Crissolo - Colle delle Traversette". L'Opera 220 del Vallo Alpino. La Galleria delle Traversette. La discesa di Annibale in Italia. L'ermellino.
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