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giovedì 25 dicembre 2025

La Basilica della Santa Casa

L'anno scorso per lavoro mi sono recato a Loreto una bellissima cittadina in provincia di Ancona, nelle Marche e purtroppo sono riuscito a vedere solo esternamente il famoso Santuario di Loreto.

È chiamata anche Basilica della Santa Casa perché è un luogo particolarmente importante per i cattolici perché, secondo la tradizione, al suo interno è custodita la Santa Casa di Nazareth, dove visse Gesù e nacque sua madre Maria.

Praticamente da come ho capito è un posto molto importante come meta di pellegrinaggio Infatti qui è stato visitato da quasi tutti i papi ed è stato visitato da circa 200 santi e beati ma in ogni caso è un posto bellissimo da visitare anche per chi non è super credente come me perché in ogni caso sono costruzioni di queste bellissime chiese che è giusto conservare nel tempo.

Quindi se avete occasione di visitare le Marche vi consiglio di fare un salto qui e magari a differenza mia riuscirete a visitare l'interno della Basilica.

Ci sono documenti che anche vari scavi archeologici hanno confermato che le mura che si trovano all'interno della Santa Casa sono quelle della grotta di Nazareth perché vennero poi trasportate su una nave, motivo per cui poi nel 1400 per proteggere queste umili mura di pietra venne costruito questo magnifico santuario che è stata una delle opere più preziose dal mio punto di vista del Bramante uno degli scultori e architetti più famosi di tutta l'arte rinascimentale.

la fontana che vedete nella foto costruita molto più tardi del santuario nel 1600 bisogna pensare che Loreto fino al 1400 era un piccolo paese di campagna e poi grazie a questo santuario della Santa Casa si è sviluppata in modo impressionante essendo metà di pellegrinaggi quindi dal mio punto di vista merita sicuramente una visita perché è uno dei punti di pellegrinaggio più importanti d'Europa.

Spero come sempre che questo articolo vi sia stato utile per pianificare una futura visita in Italia e per non perdervi assolutamente questo splendido posto.

fonte

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domenica 8 novembre 2015

Una Gita Fuori Porta: i 10 post più cliccati nel mese di Ottobre 2015.

1.- Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.
Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.
Il destino comune delle isole, Piccole. Qualunque lingua si parli, dovunque si abiti e da qualsiasi luogo si parta, una sola strada sarà quella per arrivare qui. L’ avere una unica rotta, una ed una sola prospettiva, una sorta di linea retta, come quella che tutti i giorni da Napoli o Pozzuoli disegnano i traghetti per Procida. E così questi diventano luoghi diventano ricordi che si rivivono
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martedì 13 ottobre 2015

Una Gita Fuori Porta: i 10 post più cliccati nel mese di Settembre 2015.

1.- Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.
Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.
Il destino comune delle isole, Piccole. Qualunque lingua si parli, dovunque si abiti e da qualsiasi luogo si parta, una sola strada sarà quella per arrivare qui. L’ avere una unica rotta, una ed una sola prospettiva, una sorta di linea retta, come quella che tutti i giorni da Napoli o Pozzuoli disegnano i traghetti per Procida. E così questi diventano luoghi diventano ricordi che si rivivono
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domenica 19 luglio 2015

Una Gita Fuori Porta: i 10 post più cliccati nel mese di Giugno 2015.

1.- Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.
Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.
Il destino comune delle isole, Piccole. Qualunque lingua si parli, dovunque si abiti e da qualsiasi luogo si parta, una sola strada sarà quella per arrivare qui. L’ avere una unica rotta, una ed una sola prospettiva, una sorta di linea retta, come quella che tutti i giorni da Napoli o Pozzuoli disegnano i traghetti per Procida. E così questi diventano luoghi diventano ricordi che si rivivono
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martedì 12 maggio 2015

Una Gita Fuori Porta: i 10 post più cliccati nel mese di Aprile 2015

1.- Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.
Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.
Il destino comune delle isole, Piccole. Qualunque lingua si parli, dovunque si abiti e da qualsiasi luogo si parta, una sola strada sarà quella per arrivare qui. L’ avere una unica rotta, una ed una sola prospettiva, una sorta di linea retta, come quella che tutti i giorni da Napoli o Pozzuoli disegnano i traghetti per Procida. E così questi diventano luoghi diventano ricordi che si rivivono

2.- Cisternino è un miracolo che si andrà a scoprire con pazienza.
Cisternino è un miracolo che si andrà a scoprire con pazienza.
Come una freccia che si insinua al largo dei mari, la più semplice geometria per disegnare piu’ lunghe le coste:ecco la Puglia. Ma quello che accade nella terra di mezzo e’ un miracolo che si andrà a scoprire con pazienza, con dispendio di tempo, talvolta con fatica. Tra Bari e Brindisi ad esempio con quei cartelli sulla statale che sembreranno bizzarri inviti a derogare dagli scogli e dalla
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domenica 12 aprile 2015

Una Gita Fuori Porta: i 10 post più cliccati nel mese di Marzo 2015.

1.- Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.
Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.

Il destino comune delle isole, Piccole. Qualunque lingua si parli, dovunque si abiti e da qualsiasi luogo si parta, una sola strada sarà quella per arrivare qui. L’ avere una unica rotta, una ed una sola prospettiva, una sorta di linea retta, come quella che tutti i giorni da Napoli o Pozzuoli disegnano i traghetti per Procida. E così questi diventano luoghi diventano ricordi che si rivivono

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2.- Cisternino è un miracolo che si andrà a scoprire con pazienza.
Cisternino è un miracolo che si andrà a scoprire con pazienza.
Come una freccia che si insinua al largo dei mari, la più semplice geometria per disegnare piu’ lunghe le coste:ecco la Puglia. Ma quello che accade nella terra di mezzo e’ un miracolo che si andrà a scoprire con pazienza, con dispendio di tempo, talvolta con fatica. Tra Bari e Brindisi ad esempio con quei cartelli sulla statale che sembreranno bizzarri inviti a derogare dagli scogli e dalla

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venerdì 25 ottobre 2013

Una Gita Fuori Porta: i 10 post più cliccati nel mese di Settembre 2013.

Chi per colpa della crisi deve rinunciare alle vacanze, può comunque regalarsi un week-end o almeno una giornata di relax.

Che sia alle terme, in un centro benessere, in montagna e persino in città, ecco dieci idee per fare una gita di benessere senza allontanarsi troppo da casa e coinvolgendo tutta la famiglia.

La selezione effettuata dai nostri lettori nel mese di Settembre 2013.

Si tratta di gite a parchi naturali, facili escursioni in montagna, sciatine per principianti fatte perlopiu' in giornata, insomma piccole avventure mediamente poco faticose, alla portata di tutti.

1.- Itinerari pugliesi: Altamura città fiera e ribelle, bella e nobile per la sua storia e cultura.

Altamura stradinaLa chiamano la Leonessa di Puglia: stiamo parlando di Altamura, città fiera e ribelle, bella e nobile per la sua storia e cultura. Siamo a poco più di 40 km. da Bari e a 19 km. da Matera, quasi al confine della Puglia con la Basilicata. Questa è Altamura, città di storia e dal passato illustre. Il nome ricorda la mitica regina Altea, e nel passato prese anche il nome di Altilia, fiorente città dell'antica Peucezia. La presenza dell'uomo, ad Altamura, è antichissima, come i resti dell'Uomo di Altamura, vissuto all'incirca 400.000 anni fa nella grotta di Lamalunga, e i numerosi reperti recuperati negli scavi archeologici del territorio.
Cinquecento anni prima di Cristo, vennero elevate le poderose mura megalitiche, e da qui il nome di alte o meglio alta-mura. Col passare dei secoli arrivano i Saraceni, e poi i Franchi, ed infine, nel 1232, l'imperatore di Svevia, Federico II. La città rinasce: l'imperatore, per devozione verso la Madonna, fece costruire una grande Cattedrale, una delle quattro basiliche imperiali in Puglia. Federico II dichiarò Altamura ed il suo territorio, città libera, dipendente soltanto dal re. Accorsero allora molte genti, compresi greci, arabi ed ebrei, che andarono ad abitare i quartieri dell'antico borgo medievale, alternato con stradicciole e claustri, tipiche piazzette chiuse.

 

2.- Santa Maria di Ronzano a Castel Castagna é una delle più belle testimonianze storico-culturali che offre la provincia teramana.

Chiesa_di_Santa_Maria_di_Ronzano1Santa Maria di Ronzano é una delle più belle testimonianze  storico-culturali che offre la provincia teramana. Risalendo la Vallata del Vomano, da Roseto degli Abruzzi verso il Gran Sasso, si scopre l'Abbazia che troneggia imponente e ben conservata in mezzo alla campagna circostante l'abitato del comune di Castel Castagna, sulla sponda destra del Mavone.  La Chiesa, edificata nel 1171, é una meravigliosa combinazione di natura e di arte, con la sua facciata absidale e le celle campanarie dietro cui svetta il Corno Grande. E' uno scenario incantevole: siamo nel bel mezzo della Valle Siciliana dai greci chiamata la “Valle dei fichi e degli olivi”dove più di tremila anni fa vi abitavano i siculi, come riferisce lo storico Tucidide. 

 

3.- Castello De Cesaris a Spoltore, costruzione antica, la cui fondazione è avvolta nel mistero.

castello de cesarisQuando il padre le donò l’antico e malandato fabbricato, noto a Spoltore come “il castello”, la signora Luciana De Cesaris era una giovane donna che svolgeva a Roma l’attività di arredatrice e lì coltivava i suoi interessi. All’improvviso si ritrovò proprietaria del grande edificio che negli anni della sua infanzia aveva ospitato, oltre alla scuola e ad alcune botteghe di artigiani, anche la caserma dei carabinieri con le oscure prigioni, dove ancora ricorda di aver visto rinchiudere un ladro. La famiglia De Cesaris lo aveva acquistato nel 1935 da un ricco possidente di Spoltore insieme ad alcuni terreni ma non si era mai interessata troppo alla cadente costruzione da tempo data in affitto ai carabinieri. Anzi quando questi ultimi la abbandonarono considerandola inagibile, ci fu un tentativo, non riuscito, di venderla al Comune, che già possedeva un terzo dell’intero fabbricato.

4.- Gli interni abruzzesi della villa Dragonetti De Torres a Paganica (2a parte).

villa-dragonetti-de-torres7_thumb[2]Qui la decorazione parietale ad affresco viene intervallata, in entrambi i lati, da nicchie che accolgono una serie di busti marmorei di epoca romana, reperti provenienti dal mercato antiquario da cui i Dragonetti attinsero e che contribuì ad arricchire l'ordine decorativo della villa.  Da questo stesso mercato è sicura la provenienza anche delle realizzazioni, di cui si trova traccia sul frontale principale, dei copisti dell'ottocento. Opere che riproducevano tipologie standard di sculture a rilievo desunte dalla produzione antica. Siano essi fregi o medaglioni ma, comunque, adatti a scandire, con la loro ritmia di posizione, le aperture di luce del piano nobile. Se queste aggiunte antiquarie per quel che riguarda l'architettura della villa -ancora immersa nel settecento- sono un'anticipazione dello stile neoclassico, quest'ultimo trova maggiore unitarietà ed espressività, moderna per i tempi, nella decorazione ossessiva e minuziosa dei siti abitativi interni che si susseguono, uno dopo l'altro, in cui si giunge a gustarne l'apoteosi della sua purezza stilistica. E' il caso, ad esempio, del grande salone che si affaccia, sulla destra, sul giardino all'italiana.

5.- Gli interni abruzzesi della villa Dragonetti De Torres a Paganica (1a parte).

villa-dragonetti-de-torresL’incontro con la villa Dragonetti De Torres a Paganica, per chi vi é stato  sospinto dal suo richiamo, è improvviso. La prospettiva della facciata si mostra nella sua interezza subito dopo una doppia curva, che sfiora e subito abbandona il centro cittadino e costringe lo sguardo verso un punto di fuga che si posiziona alle falde, molto prossime, del Gran Sasso. 

Questo primo gioco ottico ci consegna subito una costante della conca aquilana, dove il massiccio montuoso gioca la sua predominanza e dona un significato particolare, nel rapporto segnico-spaziale, a tutto ciò che lo circonda. L'impressione che si riceve, sotto la regia di un tale denominatore/dominatore comune, va a rafforzare la funzione antica della villa, cioè quel rapporto segnicamente forte sui possedimenti terrieri dei Dragonetti De Torres nel territorio preurbano.

6.- San Gimignano è incantevole anche sotto la pioggia, quando i suoi vicoli si riempiono di un fiume disordinato di ombrelli colorati

san-gimignano1-620x462San Gimignano è incantevole anche sotto la pioggia, quando i suoi vicoli si riempiono di un fiume disordinato di ombrelli colorati. Quando il cielo prende il colore della pietra con la quale sono costruiti i palazzi, ma viene movimentato dalle variopinte bandiere delle sue contrade. Quando una certa bruma la avvolge, donandole quel fascino misterioso e schivo capace di trasportarti indietro nei secoli fino all’epoca medioevale. Quella delle lotta per le investiture, tra Guelfi e Ghibellini, qui rappresentati dagli Ardinghelli e dai Salvucci, quella delle botteghe e dei mercanti, quella delle famiglie benestanti che per ostentare al mondo il proprio potere economico e sociale ordinavano la costruzione di una torre. E se una avesse mai prevalso su un’altra, la rispettiva torre veniva rasa al suolo in segno di sconfitta.

7.- Capraia è un’isola di cui ci si innamora appena vi si poggiano gli occhi e si può iniziare a sognare.

capraia-03-620x462I greci la chiamarono Aigylion, poi i Romani Capraria, per la presenza di capre selvatiche, si dice, o per la sua roccia (Karpa) di origine vulcanica. Isola selvaggia, dove uomo e natura convivono in un equilibrio da copiare. Non è un’isola turistica, la stagione apre in primavera con il ‘Walking Festival’ e chiude a Novembre con la tradizionale ‘Sagra del Totano di Capraia’. In questi 5 mesi, tra un evento e l’altro, c’è da visitare. Escursioni a piedi, per i camminatori: un percorso ad anello di 10 km (impegnativo) che porta a Lo Stagnone, dove grazie a un microclima particolare diventa oasi naturale per molte specie di uccelli che vivono nell’isola.  L’occhio si perde tra le meraviglie della natura; mirto, elicriso, lentisco e rosmarino selvatico circondano i sentieri, macchia mediterranea su roccia vulcanica, quindi, niente ombra, niente alberi. Qualche muflone, qualche serpentello innocuo, nei pressi dello stagno. E poi mare. Mare di quel blu che sembra disegnato. Di quel blu che non è cielo, non è acqua, ma è mare, mare di Capraia.

8.- Escursioni di un giorno nell’area turistica Gran Paradiso: Jovençan - Col de Vertosan.

Cartina del percorsoDescrizione del percorso:

Raggiunta la località di Jovençan, nel comune di Avise, proseguire sulla strada poderale e, dopo aver superato l‘Alpe Tronchey, raggiungere l‘imbocco del sentiero n° 30 indicato in loco dalla segnaletica verticale. Risalendo il versante, tra pascoli alpini e falde detritiche, si supera l‘alpeggio di Méanaz e si raggiunge il Col di Vertosan.

Periodo Consigliato: 1 Luglio - 30 Settembre Difficoltà:
E – Escursionistico Partenza: Jovençan (1868 mt.) Arrivo: Col de Vertosan (2698 mt.)   Dislivello:  830 m

 

9.- Escursioni di un giorno nell’area turistica Gran Paradiso: Jovençan - Col de Citrin.

Gran Paradiso Jovençan - Col de Citrin

Descrizione del percorso:

Raggiunta la località di Jovençan, nel comune di Avise, proseguire sulla strada poderale fino a raggiungere, all‘altezza del tornante prima della località Rovine, l‘imbocco del sentiero n° 10 sulla destra della strada, indicato in loco dalla segnaletica verticale.

Risalendo la valle, tra pascoli alpini e falde detritiche, si giunge all‘alpe Sorace. Da qui seguendo il ramo di destra, con stessa numerazione, si perviene infine al Col de Flassin.

Periodo Consigliato: 1 Giugno - 30 Settembre  Difficoltà:  E – Escursionistico  Partenza:  Jovençan (1855 mt.)

 

10.- Escursioni di un giorno nell’area turistica Gran Paradiso: La Ravoire–Lolair.

Gran Paradiso La Ravoire–Lolair

Descrizione del percorso:

Dal parcheggio a lato della strada regionale, all‘imbocco della Valgrisenche in loc. La Ravoire salire la stradina n.3 ad attraversare il centro abitato, per uscire su una pista erbosa e trascurare la diramazione a destra per Rochefort. Si raggiunge una poderale, da abbandonare per la mulattiera a sinistra che ripida incrocia la strada tra muretti e cespugli e, in seguito, vi finisce dentro all‘altezza di un tornante a sinistra. Continuare in salita e riprendere l‘antica via a destra, prima di un muro di contenimento, nel bosco misto di frassino, sorbo montano pino silvestre e roverella.  Un ultimo attraversamento e si giunge ad un bivio, alla base di un pronunciato roccione. Si va a sinistra su un percorso lastricato, poi tra terrazzamenti incolti sino alla sterrata che seguiamo a sinistra sino al termine, nelle vicinanze di un oratorio. Tralasciare la mulattiera a destra e, dopo le belle case in pietra, attraversare l‘ameno pianoro sino a giungere al laghetto di Lolair, circondato da un canneto.

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giovedì 2 maggio 2013

I 10 post più letti nel mese di Aprile 2013.

1.- Lago di Como, passeggiando o facendo un giro in battello è possibile godere di fantastici scorci e panorami.lago di Como
Il lago di Como ha una superficie di 146 km quadrati e raggiunge 414 metri di profondità. E' il terzo lago italiano per estensione dopo quello di Garda e il Verbano.
E' un lago stretto e lungo, dalla forma di Y rovesciata, con i due rami che vanno a sud verso Lecco e a sud-ovest verso Como.
Nei Promessi Sposi il lago di Como viene decantato dal Manzoni con questi celebri versi: "Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno....".

Il bacino è composto da tre parti differenti: a sud-ovest il ramo di Como, a sud-est il ramo di Lecco e a nord il ramo di Colico (o "alto lago"), il più aperto dei tre.
I fiordi meridionali rinserrano il montagnoso Triangolo Lariano. La divisione dei tre rami è ben visibile dal Sasso di San Martino, sopra Griante. Particolarmente tipica è la costa orientale del ramo comasco, impervia e ricoperta di boschi.

2.- Puglia: antichi trulli e masserie per un nuovo turismo.

Sono tra le strutture tradizionali più belle della regione, Oggi, in molti casi, trasformate in alberghi e residenze raffinate.
Ai contadini di una volta sarebbe sembrato impensabile che le masserie, che per loro significavano sacrifici e fatica, fossero trasformate in alberghi.
La Puglia contadina s'è reinventata nel giro di pochi decenni. E se un tempo lo scenario si presentava come un'immutabile campagna color grano con costruzioni abbandonate, ora è tutto un fiorire di hotel. Una rinascita intelligente.
La regione, in molti casi, è riuscita a frenare la costruzione di nuove e ingombarnti strutture ricettive e ha favorito la rinascita di ciò che già esisteva. Nel caso dei Trulli di Alberobello, come spesso succede, a capirne la bellezza sono stati per primi gli stranieri. A settembre i Trulli, Patrimonio Unesco dal 1996, hanno festeggiato i cento anni come Monumento nazionale.

3.- Il lago d'Orta o Cusio è un lago alpino del Piemonte collocato tra le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola.


Il Lago d'Orta, che si trova ad ovest del Lago Maggiore, lascia il turista con una sensazione unica ed indimenticabile grazie ai suoi panorami mozzafiato, le sue vie strette e ciotolate e la sua vegetazione.
Ad est il monte Mottarone separa il lago d'Orta dal Lago Maggiore, mentre a ovest monti alti fino a 1300 metri separano lo specchio acqueo dalla Valsesia. È il più occidentale fra i laghi prealpini, originato dal fronte meridionale del ghiacciaio del Sempione.
Contrariamente a quanto accade con molti laghi alpini, che hanno un emissario a sud, le acque del lago d'Orta escono dal lago a nord. Attraversano la città di Omegna dando vita al torrente Nigoglia che confluisce nello Strona che, a sua volta, sfocia nel Toce e quindi nel Lago Maggiore.
Al centro del lago si trova l'isola di San Giulio, di dimensioni assai contenute, che ospita nella Basilica le spoglie del santo omonimo.

4.- Bioparco di Roma, nel cuore di Villa Borghese, la natura vista da vicino.


Situato nel cuore di Villa Borghese, al centro di Roma, il Bioparco nasce nel 1911 ed è uno dei più antichi Giardini Zoologici d'Europa. Oggi ospita oltre 1.000 animali appartenenti a 200 specie tra mammiferi, rettili, uccelli e anfibi ed è inserito in un contesto botanico tra i più interessanti e suggestivi di Roma con più di 1.000 alberi, alcuni dei quali rari e centenari.

Qual è il ruolo di uno zoo? Negli ultimi decenni l'antico concetto di zoo è cambiato radicalmente, passando da un luogo in cui si collezionavano animali rari ad una struttura attiva:

- nella conservazione delle specie minacciate di estinzione attraverso la partecipazione ai programmi internazionali di riproduzione in cattività;
- nell'educazione ambientale attraverso mostre, convegni, attività di sensibilizzazione per il pubblico, eventi mediatici e progetti didattici per le scuole.

5.- Puglia, un piccolo continente che non stanca mai il viaggiatore.

Lo storico dell'arte Cesare Brandi, in uno dei suoi articoli raccolti nel volume Terre d'Italia, scrisse che: «La cosa più straordinaria della Puglia, è il fatto di essere come un piccolo continente, che ha una struttura a sé e una storia propria, pur essendo sempre stata integrata, spinte o sponte, alla storia d'Italia».
Quello proposto da questa guida è appunto un viaggio attraverso le tante realtà del "continente" Puglia, regione che vive, ancora oggi, tra elementi arcaici ricchi di suggestione, tradizioni, creatività e apertura verso l'esterno. Apertura che viene dal passato ed è alla base della cultura popolare pugliese: per secoli, infatti, questa terra fu la porta verso l'Oriente.
Ai tempi dei Romani, a Brundisium, finiva la Via Appia e si partiva per la Grecia; dal porto di Brindisi, nel Medioevo, si salpava per le Crociate. In queste terre sono passati Greci, Longobardi, Bizantini, Normanni, Arabi, Svevi, Francesi e Spagnoli. Ognuno ha imposto il proprio potere. Ma ha anche lasciato operte d'arte, riti, stili architettonici e di vita, abitudini gastronomiche. Gli itinerari che proponiamo toccano il Romanico e il Barocco, l'enigmatica geometria di Castel del Monte e i misteriosi menhir del Salente.

6.- I parchi divertimenti in provincia di Milano.

Play Planet
a Milano
Spazio di gioco al chiuso per i bambini: scivoli, ponti, piscine di pallini. In tutta sicurezza, quindi occasione di relax anche per l'adulto accompagnatore.
Cowboyland a Voghera (PV)
L'unico parco western dove Indiani e Cowboys, in un'atmosfera da vecchio West, saranno i vostri compagni per una giornata all'insegna della natura e dell'aria aperta.
Avrete la possibilità di conoscere e vedere gli animali dei ranch e delle praterie nord americane! Un luogo ideale per la famiglia dove trascorrere un intero giorno tra le divertenti attività dedicate soprattutto ai più piccoli.
7.- Un viaggio alla scoperta dei sapori, dei profumi e delle dolcezze della cucina marchigiana.

marche Preparati con grande sapienza e maestria, i dolci marchigiani sono un’autentica gioia per il palato, come le castagnole, palline di pasta dolce fritte in olio e strutto e spolverizzate di zucchero a velo, le beccute, pagnottine di pane dolce a base di farina e decorate con pinoli ed uva sultanina, i caciuni, ravioloni di pasta di pane riempiti con pecorino, uova, zucchero, e scorze di limone,le ciambelle al mosto, fatte con farina, semi d’anice, olio, zucchero e mosto d’uva appena spremuto, e la cicerchiata, dolce tipico del carnevale, pressoché simile ai più celebri struffoli napoletani. 
Le Marche sono il punto d’incontro tra le gastronomie del nord e del sud Italia. Il territorio piceno attinge a piene mani dalle materie prime di terra e di mare, aromatizzate dalle erbe odorose delle colline, dando vita così a piatti gustosi che fanno uso dei prodotti agricoli, del pesce, degli animali da cortile.
La cucina marchigiana tradizionale racchiude in sé una forte tradizione dolciaria. Gli scrocca fusi ne sono un esempio.

8.- Un viaggio alla scoperta dei sapori, dei profumi e delle dolcezze tipicamente umbre.


La tradizione è alla base della Cucina umbra, con piatti non sempre poveri o popolari. Poco influenzata dalle regioni vicine, si basa essenzialmente sulla carne e sui prodotti della terra, che vengono usati sia nelle grandi occasioni sia nel pasto quotidiano. 
È una cucina semplice, con lavorazioni in genere non troppo elaborate, che esaltano i sapori delle materie prime. Le radici della cucina umbra affondano nella civiltà degli Umbri prima (Etruschi per la zona tra Perugia e Orvieto) e dei Romani poi, con frequente uso di legumi e cereali.
La tipologia può essere divisa in tre grandi aree che, grossomodo, corrispondono a quelle culturali e dialettali in cui si divide la regione. 
Nel Medioevo, viene recuperato l’esempio fornito dai monasteri, capaci di preparare piatti sostanziosi e saporiti, sfruttando i prodotti locali, senza sprechi e senza abbondare. Il rispetto dei periodi di vigilia, i pasti privi di carne imposti dalla Chiesa, ha sicuramente tramandato il largo uso di verdure, erbe aromatiche e piatti a base di pesce, pur essendo l’Umbria priva di diretto sbocco sul mare, ma ricca di generosi torrenti.
9.- Parco degli aironi cinerini, il coraggioso recupero ambientale di una vasta area precedentemente adibita a discarica.


Parlare di ecologia e di recupero ambientale è diventato un po' lo sport nazionale ma passare dalle idee ai fatti è cosa più difficile: eppure, per quanto è dato da vedere, realizzabile. Lo ha dimostrato il Comune di Gerenzano che, dopo anni di impegno, ha raggiunto un ambizioso obiettivo e, infatti, adesso questo piccolo comune della Lombardia ha un parco invidiabile.
La storia del Parco degli Aironi cinerini ha una precisa data di inizio: 1994. In quell'anno, cambiata l'amministrazione, la nuova Giunta decise di interrompere l'utilizzo, da parte dell'Azienda Municipalizzata di Milano (Amsa), dell'area del proprio comune adibita a discarica a partire dal 1963. Si aprì un contenzioso giudiziario che, dopo molti anni, si concluse con la vittoria del Comune proprietario del suolo.
Il progetto si articolava su un'area di 45 ettari di superficie che configurano l'attuale parco piantumato, mentre altri 45 ettari sono quelli che, in futuro, si aggiungeranno per crearne uno ancora più grande che sarà, per tutti, un esempio tangibile di recupero ambientale. La discarica, dopo aspre e continue sollecitazioni e dimostrazioni pubbliche da parte dei cittadini gerenzanesi, fu chiusa con provvedimento del tribunale e l'area venne messa in sicurezza.

10.- Itinerario veneto, l'arte del saper vivere, prima parte.

Città-monumento, ricca e vivace, dove la gente sa prendere il meglio della vita. Questa è Vicenza, punto di partenza dell'itinerario.
Il piccolo capoluogo di provincia, infatti, racchiude nei suoi monumenti, per le sue strade, nella fiorente industria e nella ricca tradizione culinaria una storia e una cultura vecchie di secoli. Non è un caso che proprio qui, l'architetto Andrea di Pietro dalla Gondola, il Palladio (Padova 1508; Vicenza 1580), abbia lasciato la maggior parte dei suoi lavori.
Visitare Vicenza significa entrare continuamente in contatto con questo grande artista che iniziò come scalpellino proprio qui, iscritto nella "fraglia dei muratori, tagliapietre e scalpellini".
Dalla piazza dei Signori, dove l'artista progettò il restauro del Palazzo della Ragione, conosciuto anche come Basilica Palladiana, i porticati e la Loggia del Capitaniate, fino al museo civico e al Teatro Olimpico, tutto ricorda, nelle linee e nel geniale uso degli spazi, il grande architetto.
La Basilica, dal nome latino che significa tribunale, è stata pensata dal Palladio con un rivestimento esterno costituito da logge. Al suo interno si organizzano mostre ed esposizioni (telefono 0444 / 323681). Bella, negli ornamenti in stile gotico manuelino, la casa di Antonio Pigafetta (alle spalle della Basilica Palladiana), il navigatore che accompagnò Magellano nella circumnavigazione del globo.


 
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mercoledì 20 marzo 2013

Un viaggio alla scoperta dei sapori, dei profumi e delle dolcezze della cucina marchigiana.

marche Preparati con grande sapienza e maestria, i dolci marchigiani sono un’autentica gioia per il palato, come le castagnole, palline di pasta dolce fritte in olio e strutto e spolverizzate di zucchero a velo, le beccute, pagnottine di pane dolce a base di farina e decorate con pinoli ed uva sultanina, i caciuni, ravioloni di pasta di pane riempiti con pecorino, uova, zucchero, e scorze di limone,le ciambelle al mosto, fatte con farina, semi d’anice, olio, zucchero e mosto d’uva appena spremuto, e la cicerchiata, dolce tipico del carnevale, pressoché simile ai più celebri struffoli napoletani. 

Le Marche sono il punto d’incontro tra le gastronomie del nord e del sud Italia. Il territorio piceno attinge a piene mani dalle materie prime di terra e di mare, aromatizzate dalle erbe odorose delle colline, dando vita così a piatti gustosi che fanno uso dei prodotti agricoli, del pesce, degli animali da cortile.

Sfrappe

Conosciute in tutta sotto diversi nomi, le sfrappe sono il tipico dolce di carnevale, da tempo immemore parte della tradizione culinaria marchigiana.
Scroccafusi

La cucina marchigiana tradizionale racchiude in sé una forte tradizione dolciaria. Gli scrocca fusi ne sono un esempio.
Preparati con grande sapienza e maestria, i dolci marchigiani sono un’autentica gioia per il palato, come le castagnole, palline di pasta dolce fritte in olio e strutto e spolverizzate di zucchero a velo, le beccute, pagnottine di pane dolce a base di farina e decorate con pinoli ed uva sultanina, i caciuni, ravioloni di pasta di pane riempiti con pecorino, uova, zucchero, e scorze di limone,le ciambelle al mosto, fatte con farina, semi d’anice, olio, zucchero e mosto d’uva appena spremuto, e la cicerchiata, dolce tipico del carnevale, pressoché simile ai più celebri struffoli napoletani. 
 Le Marche sono il punto d’incontro tra le gastronomie del nord e del sud Italia. Il territorio piceno attinge a piene mani dalle materie prime di terra e di mare, aromatizzate dalle erbe odorose delle colline, dando vita così a piatti gustosi che fanno uso dei prodotti agricoli, del pesce, degli animali da cortile.
Sfrappe

Conosciute in tutta sotto diversi nomi, le sfrappe sono il tipico dolce di carnevale, da tempo immemore parte della tradizione culinaria marchigiana.
Scroccafusi

La cucina marchigiana tradizionale racchiude in sé una forte tradizione dolciaria. Gli scrocca fusi ne sono un esempio.
Pizza di Pasqua

Un dolce tipico della tradizione culinaria marchigiana. La pizza di pasqua è da decenni una delle preparazioni più apprezzate.
 
Pizza di Natale

Un dolce natalizio decisamente adatto alla degustazione anche nel resto dell’anno. Un gusto speciale per un dolce adatto a grandi e piccini: la pizza di natale.
La cicerchiata

Dolce tipico delle Marche dal forte contenuto calorico ma al contempo dal gusto estremamente piacevole e intenso. Un dolce adatto a grandi e piccini: la cicerchiata.
Ciambellone alla marchigiana

Un dolce semplice e gradevole. Di semplice preparazione e apprezzato protagonista della tradizione dolciaria regionale: il ciambellone alla marchigiana.
Ciambelle di Pasqua

Il nome suggerisce un dolce tipicamente pasquale, apprezzato generalmente sia dai grandi che dai piccini, immancabile nelle case marchigiane: le ciambelle di pasqua.
Bostrengo

Questo dolce, per la grande quantità di ingredienti in esso contenuto viene chiamato tradizionalmente “il  pulisci-credenza”, e viene solitamente preparato nel periodo natalizio: parliamo del Bostrengo.


 
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domenica 10 giugno 2012

Percorsi naturalistici nel Piceno.

ascoli_piceno mapLa bellezza dei paesaggi del Piceno si apprezza dal vero ancora di più se ci si immerge completamente nella natura.

L’idea è sfruttare gli itinerari già tracciati, sia che si voglia rimanere verso la costa, approfittando del parco fluviale o del parco naturalistico presenti a Cupra Marittima, oppure avventurarsi nell’entroterra dove, nel territorio di Acquasanta Terme, nota fin dall’antichità per le sue sorgenti termali, si può accedere a percorsi dedicati al trekking o al biking all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, seguendo le tracce di antichissimi insediamenti o le strade dedicate alla transumanza, oppure scegliere una delle tante frazioni di Acquasanta per una sosta rigenerante all’insegna della tranquillità.

Acquasanta Terme fonde la sua storia con quella delle sue terme, ma è nel suo territorio, compreso per buona parte all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, che bisogna inoltrarsi per scoprire piccoli tesori, preziosi come perle: sono le oltre 50 frazioni di cui si compone il comune di Acquasanta.

cupra_marittimaSuggestive come il maniero di Castel di Luco, a pianta circolare, costruito scavando il rilievo di travertino su cui sorge, da cui si gode di uno spettacolare panorama sui monti e le colline circostant,i o silenziose come l’abbazia farfense di Valledacqua, luogo di riposo e preghiera.

Tutte, comunque, da scoprire in un itinerario in cui la natura, con i suoi colori dirompenti, la fà da padrona, regalando scorci e panorami mozzafiato in cui la storia dell’uomo appare, magari in sordina, a ricordare la tenacia che è servita nei secoli per lasciare un segno in queste terre.
Cupra Marittima è una località turistica di mare nota per il suo lungomare sabbioso punteggiato da palme e oleandri, ma gli amanti della natura troveranno un angolo incantevole anche intorno alle colline San Basso dove si trova l’unica area di tutta la regione in cui crescono ancora lecci.
L’altra tappa è la zona protetta della pineta: fitta macchia mediterranea e pini d’Aleppo che, soprattutto nella stagione estiva, fanno sentire il loro aroma resinoso.
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Da ultimo va ricordato il tratto di spiaggia a nord di Cupra che presenta le caratteristiche tipiche della duna marittima. Tutti questi tre scenari, particolarmente interessanti dal punto di vista botanico per gli esperti, restano in ogni caso la cornice ideale per una passeggiata all’aria aperta a contatto con gli aspetti più autentici della natura.
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Castel di Luco è una costruzione fortificata situata nel Comune di Acquasanta Terme, che sorge sulla sommità di uno sperone roccioso di travertino, questa privilegiata posizione strategica rende il castello isolato sull'altura che lo ospita, idonea a sfruttare la naturale difendibilità del luogo. Situato vicino al borgo di Paggese, domina l'antica Consolare Salaria che costeggia il corso del fiume Tronto.

La fortezza conserva intatto il suo aspetto medievale, particolarmente originale per la sua insolita forma ellittica. Le fonti documentali non si esprimono univocamente sulle origini della costruzione, l'ipotesi sulla nascita di Castel di Luco riportata da Giuseppe Colucci, abate e storico ascolano del 1700, il quale descrive il sito come un luogo di culto italico-romano. Quest’autore riteneva che sull'area, dove oggi sorge la fortezza vi fosse un bosco sacro in cui si celebravano riti pagani e che il castello sarebbe stato costruito al centro del bosco, sull'altura di travertino in cui, probabilmente, si trovavano gli altari dei sacrifici.
Lo storico Bernardo Carfagna invece sostiene che il castello potrebbe affondare le sue origini nella riorganizzazione militare-territoriale dell'Italia bizantina che determinò la creazione di nuovi presidi castrensi creando a una vera "rivoluzione" dei distretti municipali romani. Nei tempi antecedenti all'affermarsi del Comune Ascolano, Castel di Luco deve aver svolto, quasi sicuramente, una sorta di ruolo di "corte di giustizia". Superò l'attacco di Carlo D'Angiò e delle milizie di Galeotto I Malatesta. Nel XIII secolo fu proprietà degli Sforza.
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Dal 1400 al 1800 appartenne alla famiglia Ciucci. Pietro di Vanne Ciucci, signore di Luco, capeggiando un gruppo di montanari partì il 10 agosto 1445 dalla residenza fortificata, per liberare Ascoli Piceno dal potere di Rinaldo di Folignano, fratello uterino di Francesco Sforza. Giunto nella città, dopo aver occupato il palazzo di Rinaldo, proclamò la sovranità pontificia.Negli anni che seguirono il castello, da fortezza, si trasformò in residenza gentilizia della casata Ciucci che ne fu proprietaria fino al 1800. Ora l'antico fortilizio è sede di una struttura ricettiva.
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