Castello De Cesaris a Spoltore, costruzione antica, la cui fondazione è avvolta nel mistero.

Quando il padre le donò l’antico e malandato fabbricato, noto a Spoltore come “il castello”, la signora Luciana De Cesaris era una giovane donna che svolgeva a Roma l’attività di arredatrice e lì coltivava i suoi interessi.

All’improvviso si ritrovò proprietaria del grande edificio che negli anni della sua infanzia aveva ospitato, oltre alla scuola e ad alcune botteghe di artigiani, anche la caserma dei carabinieri con le oscure prigioni, dove ancora ricorda di aver visto rinchiudere un ladro.

La famiglia De Cesaris lo aveva acquistato nel 1935 da un ricco possidente di Spoltore insieme ad alcuni terreni ma non si era mai interessata troppo alla cadente costruzione da tempo data in affitto ai carabinieri. Anzi quando questi ultimi la abbandonarono considerandola inagibile, ci fu un tentativo, non riuscito, di venderla al Comune, che già possedeva un terzo dell’intero fabbricato.

castello de cesaris

Non diverso era l’atteggiamento della giovane Luciana che, tuttavia, per non deludere le aspettative del padre, avviò l’opera di restauro all’inizio degli anni sessanta.

Visto dall’esterno del paese il castello si presentava come una fortezza dal muro perimetrale imponente ed omogeneo con qualche finestrella e una sola apertura in basso. Diversamente l’altra facciata, non modificata dai successivi lavori, guardava verso il centro storico della cittadina con le sue sobrie forme di settecentesco palazzo gentilizio, sovrastato, in modo originale, da una torretta di avvistamento. All’interno le grandi superfici del piano terra erano occupate dai magazzini, da sette cisterne per conservare acqua e grano e da una stalla per dodici cavalli. Al piano superiore varie sale comunicanti si rincorrevano attorno ad una piccola chiostrina.

La ristrutturazione, avvenuta in varie fasi, interessando all’inizio solo la facciata esterna e le stanze sul giardino, lo ha trasformato in una prestigiosa abitazione senza però stravolgerne l’originaria struttura. Sono, anzi, riaffiorate le tracce di antichi affreschi ed è tornata alla luce la pavimentazione di ciottoli di fiume dell’ampio corridoio, dove, con molta probabilità, passavano le carrozze ed i cavalli dei signori d’altri tempi.

Il grande magazzino cinquecentesco, dalle volte a crociera sorrette da colonne, è diventato il grande salone del piano terra, dal quale, però, attraverso due botole si può ancora accedere ad un’enorme cisterna e ad un piccolo rifugio, proprio quello in cui furono trovati fucili che risalgono al periodo risorgimentale. La suggestione del racconto fa subito pensare al periodo delle cospirazioni e dei moti carbonari, che coinvolsero marginalmente anche questi territori, e gli angoli più remoti dell’edificio appaiono luoghi ideali per incontri segreti.

Delle inquietanti atmosfere di quel passato non rimane che il sapore dei ricordi e delle fantasie mentre soltanto di recente la pubblicazione dei lunghi studi di Giustino Pace ha fatto piena luce sulle vicende storiche di Spoltore, alle quali la vita del castello, detto palazzo Castiglione, si intreccia profondamente (G. Pace, Spoltore. Dalle origini all’avvento del Fascismo, Libreria dell’Università Editrice).
Le zone buie non ci sono più e attraverso vetrate e finestre, sapientemente aperte sul muro della fortezza, il giardino e la verde campagna circostante entrano in casa e i vivaci occhi celesti della signora Luciana, che ci accompagna a visitarla, si illuminano quando guardano all’esterno e possono godere della bellezza del paesaggio nell’ora del tramonto.

Gli arredi e le suppellettili sono stati scelti con cura e rivelano il tocco esperto dell’arredatrice che, unendo al buon gusto una notevole inventiva, ha saputo conferire agli ambienti l’importanza e la preziosità che si addicono a ciò che è antico, ma anche la confortevolezza richiesta ad una moderna abitazione. La duplice identità che ne deriva, di palazzo di rappresentanza e di casa della nonna, ricca di calore e di ricordi, accresce il fascino dell’intero edificio e gli conferisce un carattere di unicità che lo fa sfuggire a precise classificazioni.

Dal momento in cui è tornato a vivere il castello è stato anche riaperto alla comunità spoltorese. Sin dall’inizio, infatti, la proprietaria aveva coltivato il sogno di rilanciare l’artigianato nel centro storico. Per questo spalancò le porte dei magazzini sulla piazza per ospitare, negli anni 1973-74 la grande mostra di mobili antichi, manifestazione che ebbe notevole successo anche grazie all’entusiasmo e alla disponibilità di alcuni antiquari romani, suoi amici.

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Gli stessi locali, sempre negli anni settanta, furono usati anche per le cinque edizioni della rassegna di artigianato femminile, ideata dalla signora De Cesaris per valorizzare il paziente e raffinato lavoro delle donne spoltoresi, che da generazioni si dedicano all’arte del ricamo e della tessitura. Inoltre, in tempo di vendemmia, la grande cantina diventava sede della mostra di vini, festosa ed importante manifestazione della quale rimane il ricordo nelle immagini giocose realizzate sulle pareti dei magazzini da un artista inglese.

Ormai le botti sono vuote e il castello è diventato “casa De Cesaris”. 

Non per questo i giovanili progetti sono sfumati, al contrario l’idea di avviare una scuola-bottega di ceramica, utilizzando gli ampi locali che aprono le loro porte sulla strada, ancora accende l’entusiasmo dell'intraprendente proprietaria che aspira a costituire un’associazione che coordini le proposte di quanti vogliono contribuire a salvare il centro storico di Spoltore facendo rifiorire le botteghe artigiane. Non c’é che da augurarsi che il sogno si tramuti in realtà.

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1 commento:

  1. It was wonderful to read this article. I have spent many days nel Castello. My mother is a first cousin to Luciana De Cesaris and I was invited often. Being an American I love the historical feel of the home and love to tell my family that I have a relative who lives in a real castle. Your article describes the castle accurately and the accomplishments of Luciana De Cesaris.

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