Lo storico dell'arte Cesare Brandi, in uno dei suoi articoli raccolti nel volume Terre d'Italia, scrisse che: «La cosa più straordinaria della Puglia, è il fatto di essere come un piccolo continente, che ha una struttura a sé e una storia propria, pur essendo sempre stata integrata, spinte o sponte, alla storia d'Italia».

Quello proposto da questa guida è appunto un viaggio attraverso le tante realtà del "continente" Puglia, regione che vive, ancora oggi, tra elementi arcaici ricchi di suggestione, tradizioni, creatività e apertura verso l'esterno. Apertura che viene dal passato ed è alla base della cultura popolare pugliese: per secoli, infatti, questa terra fu la porta verso l'Oriente.

Ai tempi dei Romani, a Brundisium, finiva la Via Appia e si partiva per la Grecia; dal porto di Brindisi, nel Medioevo, si salpava per le Crociate. In queste terre sono passati Greci, Longobardi, Bizantini, Normanni, Arabi, Svevi, Francesi e Spagnoli. Ognuno ha imposto il proprio potere. Ma ha anche lasciato operte d'arte, riti, stili architettonici e di vita, abitudini gastronomiche. Gli itinerari che proponiamo toccano il Romanico e il Barocco, l'enigmatica geometria di Castel del Monte e i misteriosi menhir del Salente.

E poi c'è la natura. Che non è solo un patrimonio da salvare e rispettare ma anche una riproposta in chiave moderna di antiche strade: come la nuova Ciclovia dei Borboni che collega Bari a Napoli, o le Vie dell'Acquedotto che che permettono agli amanti di bici e trekking di sfruttare i vecchi sentieri nel verde che costeggiano l'Acquedotto Pugliese. Con questa guida invitiamo i lettori a "non stancarsi mai di scoprire" la Puglia.

Nella chiesa di Mar di Tricase, nel Lee sentono rumori misteriosi. Gli scettici sostengono che sia il vento. Qualcuno giura invece che siano urla strazianti che si ripetono da secoli. Sarebbero quelle di Satana, murato vivo nella chiesa dai contadini, dopo che questi aveva stretto un patto scellerato con il Principe Vecchio: un despota che governava con crudeltà il territorio.

Quella di Tricase è solo una delle tante leggende che che rendono ancora più affascinanti e spesso misteriose, le bellezze della Puglia. Bellezze che in Capitanata e Terra di Bari hanno come denominatore comune l'architettura e l'arte Romanica, in Salente, invece, il Barocco. Itinerari ideali, quelli storico-artistici, per un turista che, viaggiando, voglia capire a fondo un territorio, il suo passato e il suo presente.


La parte più settentrionale della regione deve il suo sviluppo soprattutto a Federico II, lo Stupor mundi secondo il quale «se il Signore avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce dei miei occhi, si sarebbe fermato a vivere qui».

Alcuni degli esempi più interessanti di architettura romanica sono presenti nella zona di Foggia; tra questi, la Cattedrale di Santa Maria Assunta a Bovino, annoverato tra i borghi più belli d'Italia, e il Castello di Lucerà: fu proprio Federico U a farlo costruire sulla sommità piana del colle, per rinchiudervi negli anni Venti del 1200, i ribelli Saraceni di fede musulmana, deportati dalla Sicilia.

Affascinante anche la Chiesa di San Leonardo a Siponto, che durante il solstizio d'estate convoglia il raggio di sole più alto dell'anno in maniera spettacolare: nella spessa volta perforata della chiesa, il 21 giugno il sole proietta undici raggi dal piccolo rosone formando sul pavimento altrettanti petali di luce.

Satana, che compare continuamente nelle leggende di origine medioevale, torna, questa volta sul Gargano: se si imbocca la direzione per Monte Sant'Angelo, si incontrano due autentici capolavori, come l'Abbazia di Pulsano e la chiesa di Santa Maria Maggiore. Ma soprattutto la grotta dedicata allo "steiminatore celeste" di diavoli, l'Arcangelo San Michele. Lo spettacolo è unico nel suo genere: una caverna dall'irregolare volta rocciosa che nell'arco dei secoli ha accolto milioni di pellegrini devoti al culto del Santo.


San Michele, vuole la leggenda, apparve nell'anno 490 a Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, rivelando di essere il custode della grotta dove i peccati degli uomini sarebbero stati perdonati. Procedendo in direzione sud, lungo l'Adriatica, si raggiunge l'ultima nata tra le province, quella di Barletta-Andria-Trani (BAT).

La prima tappa è Trani, dove incontriamo una delle perle del Romanico pugliese, la Cattedrale eretta in onore di San Nicola Pellegrino, dalla facciata di pietra calcarea che riflette in mille colori la luce, con il mare sullo sfondo come quinta. Altra tappa irrinunciabile del viaggio alla scoperta del Romanico pugliese è Ruvo di Puglia, con la splendida cattedrale costruita tra il XII e il XIII secolo: particolare è la facciata a capanna, con il rosone, i tre portali e la bifora che raffigura l'Arcangelo Michele che lotta e sconfigge il diavolo (di nuovo Satana!).

Da Trani, si lascia la Litoranea e, addentrandosi nell'entroterra, si raggiunge Andria, nei cui pressi c'è un'altra meraviglia, uno dei simboli architettonici e storici della Puglia: Castel del Monte.

L'ottagono perfetto, rigoroso, su cui è articolata la pianta, è una forma geometrica fortemente simbolica: è intermedia tra il quadrato, simbolo della Terra, e il cerchio, che rappresenta l'infinità del cielo. Segnerebbe quindi il passaggio dell'uno all'altro, dal finito all'infinito, n mistero è anche nella sua destinazione: non fu né maniero difensivo, né residenza di caccia. Un luogo di osservazione in armonia con il cosmo?

Un tempio laico dedicato all'uomo? L'intera costruzione è certamente intrisa di forti simboli astrologici, e la sua posizione è stata studiata in modo che nei giorni di solstizio ed equinozio le ombre gettate dalle pareti abbiano una particolare direzione. A mezzogiorno dell'equinozio di autunno, ad esempio, le ombre delle mura raggiungono perfettamente la lunghezza del cortile interno, ed esattamente un mese dopo, coprono anche l'intera lunghezza delle stanze.



Anche Bisceglie vanta una leggenda, quella che segna la presenza dei tre Santi patroni: la tradizione vuole che, mentre i resti dei Santi Patroni venivano trasportati su un carro dal Casale di Sagina al paese, uno dei buoi, scivolato a causa della forte pioggia, incespicasse in un sasso, lasciando impressa l'impronta dello zoccolo.

In tal modo, venne miracolosamente indicata la direzione da prendere per il trasporto dei Santi, che furono traslati a Bisceglie, invece che altrove. Il nostro itinerario ideale prosegue verso il capoluogo pugliese, terra d'incontro di popoli, di culture. Nel borgo antico di Bari troneggia il profilo della Basilica di San Nicola, costruita sul finire dell'XI secolo, sotto il dominio normanno, per accogliere il corpo del Santo taumaturgo sottratto dai marinai baresi, tra mille difficoltà, dalla città di Myra, in Turchia.

La chiesa è una delle più alte espressioni dell'architettura romanica pugliese e continua a essere meta di pellegrinaggi, come lo era ai tempi in cui venne edificata, di cattolici e ortodossi provenienti da ogni parte: con i loro doni al Santo, nei secoli, hanno contrubuito alla costituzione di un piccolo tesoro.

Spostandosi verso il Salente, inizia la Puglia barocca. Ecco dunque la "Firenze del Sud", com'è stata ribattezzata: Lecce, città ricca di gioielli artistici, a partire da Piazza Sant'Oronzo, nel centro cittadino, con la statua del Santo patrono e gli scavi che hanno riportato alla luce i resti dell'antico Anfiteatro romano di epoca augiistea; conteneva fino a ventimila spettatori.

Capolavoro del Barocco leccese è la chiesa di Santa Croce, progettata da Gabriele Riccardi con interventi di altri artisti (con l'attiguo Palazzo del Governo), costruita tra il XVI e il XVII secolo. Altra altissima espressione del Barocco leccese è la Piazza del Duomo (chiesa di impianto originale romanico che fu ridisegnata in uno stile barocco scarno ed essenziale da Giuseppe Zimbalo nella seconda metà del Seicento) che ospita il Palazzo Vescovile e Arcivescovile.







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Le grotte di Toirano, in provincia di Savona, sono un complesso di cavità carsiche di rilevanza turistica, particolarmente note per la varietà di forme di stalattiti e stalagmiti, per la loro estensione, per la perizia con cui le guide illustrano il percorso turistico lungo oltre un chilometro, per il ritrovamento di tracce dell'homo sapiens di oltre 12.000 anni fa e resti di ursus spelaeus di circa 25.000 anni di età. Il complesso delle grotte di Toirano è gestito direttamente dal Comune.

Risalendo la Val Varatella, poco oltre Toirano, si incontrano i contrafforti di un massiccio calcareo di dolomiti grigie, solcato da una serie di valloni, in cui si aprono oltre 150 caverne naturali, tutt’oggi oggetto di ricerca da parte di studiosi internazionali.

Il complesso delle grotte di Toirano, aperto al pubblico nel 1953, dopo le opportune opere di sistemazione, è gestito direttamente dal Comune e costituisce oggi una delle maggiori attrattive che l'entroterra della Riviera Ligure di Ponente offre al turismo italiano, con un numero di visitatori superiore alle 110.000 unità all'anno.

Adiacente al complesso delle grotte di Toirano, si trova la grotta del Colombo, estremamente interessante per le tracce lasciate dagli uomini preistorici che la abitavano.

Come arrivare.

In Treno:

Discesa, da qualsiasi città si provenga, alla stazione di Loano. Da qui, con mezzi pubblici, imboccare la S.S. 1 Aurelia fino a Borghetto e proseguire sulla strada provinciale per Toirano.

In Autobus:

C
on i mezzi pubblici di linea partenze da Pietra Ligure, Loano e Borghetto S.S.

_______


Il territorio toiranese e dell'intera val Varatella è ricco di circa trecento cavità naturali. Alcune di esse, come la grotta del Colombo (non aperta al pubblico), contengono testimonianze del Paleolitico inferiore e medio e hanno conservato tracce di presenze umane (Uomo di Neandertal) e animali (Ursus spelaeus).

Altri reperti sono stati rinvenuti in una delle due grotte intitolate a Santa Lucia, occupata a partire dal periodo Musteriano, e in molte altre cavità, frequentate fino alla romanità.

Tra le cavità più famose in abito nazionale ed internazionale vi è sicuramente la grotta della Bàsura o della Strega, la prima a cui si accede durante la visita guidata. Scoperta nel 1950 da alcuni ragazzi di Toirano, è ricca di importanti e pregiate testimonianze dell'uomo primitivo di epoca epigravettiana.

In alcune sale e corridoi sono stati rinvenuti un cimitero di orsi delle caverne e segni carboniosi sulle pareti provocati delle torce usate dagli uomini-cacciatori.
Targa che ricorda la scoperta della grotta della Bàsura

Diverse impronte di mani e ginocchia impresse nell'argilla sono visibili lungo il percorso, ma la parte più interessante è la cosiddetta Sala dei Misteri (non aperta al pubblico per motivi di preservazione), che è anche la parte terminale della grotta.

Qui si trovano sette impronte di piedi, ricoperte da un velo calcareo, tra cui quella di un fanciullo. Sulla parete di fondo si notano conficcate pallottole di argilla scagliate probabilmente contro gli autori delle impronte, a scopo iniziatico per i giovani cacciatori.

Qualcosa di simile sopravviveva ancora tra i Lapponi del XVII secolo che usavano gettare palle di fango contro una pelle d'orso come rituale magico. Un'altra ipotesi vuole che i riti fossero legati alla sopravvivenza, come possibile "esultanza" per essere rimasti incolumi dall'esplorazione della grotta; ma una risposta chiara e definitiva, probabilmente, non si saprà mai.

La grotta è importante anche per la presenza, in un laghetto al suo interno, di un minuscolo crostaceo preistorico sopravvissuto all'estinzione: il Niphargus, simile ad un gambero e quasi trasparente, che raggiunge una lunghezza massima di 7 mm. La grotta è collegata, tramite un tunnel artificiale, con la vicina grotta di Santa Lucia Inferiore. L'itinerario, lungo poco più di 800 metri, è perfettamente attrezzato per ospitare presenze turistiche e registra annualmente una media di poco meno di 100.000 visitatori.
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