Il Parco del Castello di Racconigi è “Il Parco più bello d’Italia 2010”: la giuria del famoso premio nazionale – giunto quest’anno all’ottava edizione – l’ha scelto in una rosa di dieci finalisti. La cerimonia di premiazione si svolgerà a fine settembre al Castello di Racconigi.

“Questo premio – ha detto il direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, Mario Turetta – è un riconoscimento al lavoro trentennale svolto dal Castello di Racconigi e dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici e alla grande attenzione che è stata riservata alla manutenzione del parco e alle attività di valorizzazione e promozione. Il premio, inoltre, è un riconoscimento alla memoria di Mirella Macera, lungimirante coordinatrice di tutti gli interventi che hanno permesso di creare una perfetta sinergia tra il parco e il territorio circostante”.

La giuria – come è stato scritto nella motivazione del premio – ha voluto premiare il Castello di Racconigi nel ricordo dell'eccezionale lavoro svolto dalla direttrice Macera, che ha dedicato la vita alla professione e in particolare a Racconigi, luogo per il quale ha sempre nutrito un amore infinito: “Sentiva, forte, l’esigenza di formare professionalità e di lasciare un’eredità gestionale in cui continuità e innovazione, rispetto e sfida, formassero un tutt’uno”, è stato scritto dalla giuria.

Gli esperti che hanno eletto vincitore il Parco del Castello di Racconigi sono sette specialisti del settore, membri di prestigiosi comitati nazionali e internazionali: Vincenzo Cazzato (presidente), Margherita Azzi Vicentini, Alberta Campitelli, Marcello Fagiolo, Ines Romitti, Rossella Sleiter e Luigi Zangheri.

I vincitori delle precedenti edizioni sono stati il Giardino di Valsanzibio di Galzignano Terme (2003), il Giardino La Mortella di Ischia (2004), i Giardini di Castel Trauttmansdorff di Merano (2005), Villa d’Este a Tivoli (2006), l’Isola Bella Borromeo di Stresa (2007), Villa Pisani a Strà (2008), e la Reggia di Caserta (2009).

Il concorso “Il Parco Più Bello” è un concorso dedicato a parchi e giardini, organizzato ogni anno da Briggs & Stratton, azienda produttrice di motori per macchine da giardino. È stato organizzato con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del FAI (Fondo Ambiente Italiano), e dell'AIAPP (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio).

Ulteriori informazioni sul concorso sul sito Internet: www.ilparcopiubello.it

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Vivere la vacanza nei Monti Dauni è vivere un’esperienza mai banale che sa regalare emozioni, far rilassare, ma anche educare e divertire. Si può apprezzare e respirare la cultura e la storia visitando fortificazioni, musei e siti archeologici.

Rimanere affascinati dalle bellezze artistiche e architettoniche che compongono i borghi storici. Percepire la spiritualità e devozione dei luoghi sacri, dei santuari e delle chiese.

Immergersi nella natura, deliziandosi con la visita a boschi, parchi eolici o avventurandosi lungo percorsi naturalistici. Imparare e divertirsi insieme ai propri bimbi partecipando ad attività didattiche o itinerari culturali.

Nutrire il fisico e lo spirito dedicandosi alle molteplici attività e sport all’aria aperta. Ci si può infine rilassare e concedersi qualche cura di benessere. Senza dimenticare le occasioni di intrattenimento. Il panorama di eventi, manifestazioni, fiere ed iniziative culturali è davvero ricchissimo, durante tutto il corso dell’anno.

In queste occasioni si può assaporare l’identità del luogo attraverso la degustazione dei suoi prodotti eno-gastronomici, apprezzando l’artigianato locale, o ancora partecipando ad un evento religioso, teatrale o musicale. In questa sezione troverete le descrizioni e tutti i riferimenti per vivere il territorio in tutte le sue espressioni.

Il territorio dei Monti Dauni è caratterizzato da diverse zone di alto valore naturalistico e paesaggistico. Si trovano bellissimi specchi d’acqua naturali o artificiali, giardini e orti botanici, aree faunistiche e tante altre zone naturali dove è possibile effettuare meravigliose escursioni.

Numerosi sono anche i parchi eolici.

Tutte queste zone possono essere visitate percorrendo i vari sentieri tracciati nei secoli dal passaggio degli animali e poi sfruttati dall’uomo o realizzati dall’uomo stesso. Molte di queste zone hanno anche aree pic-nic o aree ristoro dove è possibile effettuare piacevoli soste.

All’interno del territorio dei Monti Dauni diverse sono le aree di interesse naturalistico di rilevante importanza, come le aree SIC (Siti di Interesse Comunitario), i giardini, gli orti botanici e le aree faunistiche.

Le aree SIC presenti nel territorio sono: la Valle del Cervaro, Bosco dell’Incoronata caratterizzata dalla presenza del corso Cervaro, con formazioni di vegetazione ripariale di notevole importanza; l’area del Monte Sambuco che presenta un esteso bosco mesofilio; la Valle del Fortore – Lago di Occhito, area protetta con un invaso di origine artificiale in fase di lenta naturalizzazione, e il fiume Fortore, caratterizzato da una interessante vegetazione arborea ripariale, e dal piccolo e pregevole bosco Dragonara, importante dal punto di vista avifaunistico.

L’area di Accadia – Deliceto ricca di boschi caducifogli e caratterizzata dalla presenza, lungo il torrente Frugno, di una caratteristica foresta a galleria di Salice e Pioppo; il Monte Cornacchia - Bosco di Faeto dove il monte Cornacchia (1100 m s.l.m.) costituisce la vetta più alta della Puglia; la Valle Ofanto, sito di elevato valore paesaggistico, archeologico e naturalistico, dove è stato possibile avvistare la lontra.
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Come arrivare.

Il territorio dei Monti Dauni è posto geograficamente al confine della Puglia con la Basilicata a sud-ovest, con la Campania ad ovest e nord-ovest, del Molise a nord-ovest e nord e ad est con la pianura del Tavoliere.

IN AUTO

Da est:

percorrendo la S.S. 17 da Foggia in direzione di Campobasso, si entra nei territori dei Monti Dauni passando da Lucera.
Sempre da Foggia, si attraversa la parte centrale dei Monti Dauni con la S.S.90 in direzione Benevento.
Arrivando da Bari, si percorre l’A16 Napoli-Canosa uscita per Candela.

Da ovest:

provenendo da Campobasso si percorre la S.S.17 in direzione Foggia, entrando nei territori dei Monti Dauni passando nei pressi del lago di Occhito.
Da Benevento si percorre la S.S. 90 in direzione Foggia per attraversare la parte centrale dei Monti Dauni.
Da Napoli si percorre l’A16 Napoli-Canosa in direzione di Bari uscita per Lucera (o Candela).

Da nord:

Arrivando da nord con l’A14 uscire a San Severo e prendere la S.P. 109 in direzione Lucera, di seguito la S.S. 17 in direzione Campobasso.
Alternativamente proseguire sull’A14 ed uscire al casello di Foggia e prendere la S.S.90 in direzione Benevento, altrimenti la S.S. 655 in direzione di Candela.

Da sud:
Provenendo da sud, si può prendere la S.S.658 da Potenza in direzione di Melfi-Foggia.

IN AEREO

L’aeroporto Gino Lisa di Foggia è il più vicino ai Monti Dauni ed è collegato a molte città italiane tra cui Milano, Palermo, Roma e Torino.

In alternativa, vi sono l’aeroporto di Capodichino di Napoli o il Karol Wojtyla di Bari.

IN TRENO

Da Roma:
tratta per Foggia o per Benevento.

Dalla costa adriatica:
tratta per Foggia e da Foggia regionale per Benevento.

Da Napoli:
tratta per Benevento e da Benevento regionale per Foggia.
Il regionale Foggia - Benevento ferma nelle stazioni di Panni, Orsara di Puglia e Bovino.

IN BUS

I comuni dei Monti Dauni sono collegati alle stazioni di Foggia e Benevento. I servizi di autolinee sono: Ferrovie del Gargano, Sitabus, Acapt e Clp Bus.

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Durante le escursioni in montagna può capitare di imbattersi in serpenti. In Italia vivono rappresentanti di due famiglie: i colubridi e i viperidi.

I primi sono totalmente innocui, i secondi, rappresentati da quattro specie - Vipera aspis, V. ursinii, V. berus, V. ammodite - sono invece velenosi.

L'immaginario collettivo ha probabilmente ingigantito i rischi derivanti dalla vipera italiana, che raramente è mortale: la possibilità di essere morsi è infatti piuttosto remota, soprattutto se si adottano norme di cautela come indossare scarponcini alti e calzettoni, fare attenzione quando si raccolgono funghi o erbe, usare un bastone per allontanare rami e foglie.

L'aspide o vipera (Vipera aspis (Linnaeus, 1758) è un serpente della famiglia Viperidae, diffuso in Europa occidentale. È famosa per essere stata scelta da Cleopatra come serpente per il suo suicidio.

L'areale della specie va dai Pirenei alla Germania. È il più comune viperide italiano. È presente su tutto il territorio nazionale, ad eccezione della Sardegna.

La Vipera aspis vive in luoghi freschi ed assolati, prediligendo ambienti poveri di vegetazione, prati, pascoli e soprattutto pietraie.

In pericolo più dell'uomo è invece proprio la vipera. Come emerge da uno studio condotto da studiosi italiani, inglesi, francesi, nigeriani eaustraliani, pubblicato sulla rivista della Royal Society di Londra, su 17 popolazioni di serpenti monitorate dagli anni '80, 11 sono diminuite tra il 1997 e il 2000.



La vipera dell'Orsini è la vipera di più piccole dimensioni e possiamo trovarla in buona parte del centro Asia e in Europa. In Italia è presente in alcune aree dell’Appennino centrale ma è specie rara a causa dell’alterazione del suo habitat naturale da parte dell’uomo e per questo è considerata specie protetta da varie convenzioni internazionali tra cui il CITES. Il nome le proviene dal naturalista ascolano Antonio Orsini (1788-1870) che per primo la descrisse.


La vipera dell'Orsini abita esclusivamente le praterie di alta quota e conduce vita solitaria eccetto nel periodo riproduttivo quando la si vede in coppia o in gruppi di maschi nell'atto del combattimento per conquistare la femmina.

È dotata di un apparato velenifero funzionante, ma assai debole, anche per le dimensioni ridotte delle zanne; morde rarissimamente ed ha un carattere molto mansueto: un suo eventuale morso non comporta in genere danni rilevanti. Vive dai 7 ai 10 anni.


Tra queste, la vipera dell'Orsini (V. ursinii), una timida e piccola vipera, lunga 40-50 cm, poco velenosa, che vive nelle praterie erbose di altitudine tra 1.400 e 2.400 m s.l.m., dove sono presenti i pulvini di ginepro prostrato (Juniperus communis nana), quali alcuni massicci montuosi dell'Italia centrale come il Gran Sasso d'Italia, il Monte Velino, il Monte Marsicano.

"Questa specie è in estinzione a livello globale - poche popolazioni si trovano in Francia, Balcani e Ungheria - tanto da essere catalogata come specie ‘minacciata' dall'Uicn (Unione internazionale conservazione della natura)", spiega Giovanni Amori dell'Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise) del Cnr, uno degli autori dello studio. "La riduzione della popolazione di questa vipera montana potrebbe essere strettamente legata alla diminuzione della densità dei roditori di cui si nutre", tra cui, in Italia, l'arvicola delle nevi (Chionomys nivalis).


La Vipera berus, noto anche con il nome di marasso, è un viperide molto comune nell'Italia settentrionale. Il suo morso può essere molto doloroso, ma non è considerato molto pericoloso per l'uomo; pur richiedendo soccorso immediato, raramente si configura mortale. A rischio sono prevalentemente i soggetti esposti alle reazioni allergiche, quelli emotivi, gli anziani ed i malati affetti da patologie croniche, nonché i bambini.

È presente nelle regioni dell'Italia settentrionale, a nord del fiume Po, che oltrepassa solo nella zona di Ferrara e in alcune zone dell'appennino nord-occidentale, è altresì presente anche nelle regioni dell'Italia centrale.

Questa specie è inclusa tra le specie protette (Appendice III) nella convenzione di Berna.

In natura esistono serpenti dotati di strutture simili a corna, seppure molto semplici. Uno di questi è la famosa vipera dal corno o vipera ammodite, il cui areale di distribuzione interessa principalmente l’Europa sud-orientale, ma che si rinviene anche in diverse zone del nostro paese. Questa vipera è dotata di una struttura verticale composta da squame embricate, posta all’estremità anteriore del muso. Tale struttura può arrivare a misurare fino ad 1 centimetro.
"Il declino dei roditori su vasta scala, e quindi anche in montagna", aggiunge il ricercatore, "sembra essere collegato agli eventi di El Niño/La Niña del 1997-1998. Questi fenomeni meteorologici - i più intensi finora registrati - producono variazioni climatiche repentine e violente di segno opposto: periodi molto piovosi per il Niño seguiti da fasi molto aride per gli effetti della Niña e viceversa.

Queste oscillazioni hanno effetti nefasti sui roditori, particolarmente sensibili a variazioni di umidità e aridità, e indirettamente sui loro predatori, i serpenti".
 

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