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giovedì 11 giugno 2026

Poggioreale - città abbandonata in Sicilia.

Ho visitato la Sicilia nel maggio 2017, ho noleggiato un'auto, dormendo nel bagagliaio e girando per tutta l'isola. Insieme al mio partner, eravamo interessati principalmente alla storia, all'architettura, ma anche alla natura e alla geologia, e ragazzo... c'era molto da vedere! Il modo in cui viaggiamo dà libertà di spostarci e permette di visitare molti luoghi in breve tempo, e durante il nostro viaggio di 10days, Poggioreale e l'Etna famosi sono stati i luoghi più interessanti per me.

Nel 1968 il quartiere di Poggioreale fu colpito da un terremoto di 6.1 Richter che uccise 400 persone e altri 100000 persero le loro case, fu uno dei terremoti più forti della storia italiana. Poggioreale è stato demolito completamente, e tutti i suoi abitanti sono stati trasferiti circa 4 chilometri più in là, dove le condizioni tettoniche sono migliori e dovrebbero fornire sicurezza in futuro.

Siamo arrivati all'ingresso della città subito dopo le 5 del pomeriggio, due simpatici cani randagi ci hanno accolto calorosamente, recinzione e le informazioni sul monitoraggio erano meno amichevoli però. I cani stavano morendo di fame e, tranne loro, nessuno era lì, a quanto pare qualcuno li ha portati qui con la morte. I cani mangiavano affamatamente qualsiasi cosa avessimo dato allora, ceci, banane, mele, quella era la prima volta che vedevo animali così tanto affamati!

Dopo una breve incursione in città, abbiamo deciso di riportare i cani nella città più vicina e cercare un po 'di aiuto per loro. Dopo alcune chiamate, realizziamo che le organizzazioni per la cura degli animali sono praticamente inesistenti in Sicilia, il modo migliore per aiutare questi cani era solo nutrirli e portarli in giro per gli insediamenti umani. Abbiamo comprato del cibo per cani e dopo un po' siamo tornati a Poggioreale.

La maggior parte dell'edificio era accessibile facilmente, tuttavia molto spesso era inutile, tranne alcuni detriti non c'era nulla lì. Uno degli edifici ha attirato la nostra attenzione per un po 'più a lungo però. Era una specie di officina o di struttura industriale, ma non avevamo idea di cosa potesse essere prodotto in passato. Il proprietario è probabilmente morto durante il terremoto, perché tutto sembrava essere appena lasciato indietro.

In molti luoghi i vicoli e le scale sono stati completamente presi in consegna da erbacce e alberi giovani, mi ha portato alla mente visioni di futuro post-apocalittico nel mondo senza persone, l'atmosfera lì è davvero unica. In passato, ho visitato molti luoghi abbandonati, fabbriche, ospedali, magazzini, ma l'intera città è qualcosa di diverso. Il tessuto urbano modellato organicamente da molte generazioni diventa morto durante la notte, puoi davvero sentire il destino in questo posto.

Molti dei reinsediatori si rifiutarono di vivere nel Nuovo Poggioreale. La città è stata progettata in uno spirito post-moderno, gli edifici sono divisi più lontani l'uno dall'altro e costruiti in cemento. Il luogo manca di piazze e spazio per l'interazione sociale, a causa di questo Nuovo Poggiorealy sembra essere fantasma, i reinstatori sostengono di sentirsi lì come rifugiati spostati a 4km dalla loro casa. Poggioreale fu insediato nel 1642 e visse armoniosamente con i suoi abitanti, ma gli eventi improvvisi li costrinsero a trovarsi in un ambiente concreto artificiale. Si scopre che il terremoto ha distrutto molti edifici, ma ha lasciato il segno più grande nella comunità locale.

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mercoledì 23 settembre 2015

Una Gita Fuori Porta: i 10 post più cliccati nel mese di Agosto 2015.

1.- Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.
Procida bellezza arcaica sempre meravigliosamente uguale.
Il destino comune delle isole, Piccole. Qualunque lingua si parli, dovunque si abiti e da qualsiasi luogo si parta, una sola strada sarà quella per arrivare qui. L’ avere una unica rotta, una ed una sola prospettiva, una sorta di linea retta, come quella che tutti i giorni da Napoli o Pozzuoli disegnano i traghetti per Procida. E così questi diventano luoghi diventano ricordi che si rivivono
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martedì 29 aprile 2014

Marsala, su un promontorio esposto al mare e al vento, sorge la città che i Fenici chiamavano Lilybeo.

Là ad occidente, dove finisce la Sicilia, su un promontorio esposto al mare e al vento, sorge la città che i Fenici chiamavano Lilybeo e che gli Arabi vollero rinominare Marsa Ali.

Attorno ad un centro, piccolo ma intriso di arte e di storia, si apre un vasto territorio che comprende un’infinità di frazioni sparse, le cosiddette “contrade”. Nelle terre qui intorno, lontano dalla frenesia cittadina, si produce un vino dalla storia antica e gloriosa, con un gusto e un profumo inconfondibili: il Marsala.

Il lungomare, molto bello per le tante palme che si susseguono da un lato e dall’altro, vi porterà direttamente alla zona balneare dove si alternano spiagge libere e lidi attrezzati.

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Pantelleria, perla nera del Mediterraneo, è la più grande tra le isole che circondano la Sicilia

Pantelleria, perla nera del Mediterraneo, la più grande tra le isole che circondano la Sicilia, si trova al centro dell'omonimo canale, a circa metà strada tra questa e il continente africano.

Si estende per 83 kmq e raggiunge la sua altezza massima nella sua parte centrale, dove la Montagna Grande si innalza per 836 metri sopra il livello del mare. La morfologia del suo territorio è piuttosto complessa: l’isola infatti trae origine da diversi episodi vulcanici che si sono succeduti e sovrapposti nel tempo.

Tutta la parte che si allunga da nord-est a sud-ovest è piuttosto rocciosa e scende a picco sul mare. La parte nord-occidentale è invece più pianeggiante e collinare.


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lunedì 28 aprile 2014

Tra chiese e palazzi le cose da vedere a Trapani non mancano.

Le chiese in città sono moltissime. All'estremità est del centro città, in via Pepoli, sorge il grande complesso dell'Annunziata che è il principale monumento cittadino.

Alle spalle dell'altare principale si trova la Cappella della Madonna a cui si accede attraverso un bell'arco rinascimentale, chiuso da una grata in bronzo del 1591. Nei pressi si trova anche l’ex convento che oggi ospita il principale museo della città, il “Museo Pepoli”.

Nel centro storico si susseguono una serie di chiese di notevole interesse: la chiesa di San Francesco d’Assisi, la chiesa dei Cappuccini, la chiesa di San Pietro e quella del Purgatorio, sita nell’omonima piazzetta.

Molto bella la Cattedrale, in corso Vittorio Emanuele, dedicata a S. Lorenzo ed edificata nel seicento su un precedente edificio trecentesco.

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sabato 1 marzo 2014

Lago Preola e Gorghi Tondi un tesoro nascosto da tutelare, valorizzare e promuovere.

Per trovare un tesoro bisogna cercarlo: se vuoi vedere la Riserva Naturale Integrale del Lago Preola e Gorghi Tondi, ti devi avvicinare.

Quando meno te lo aspetti, immersa in una vallata che la sottrae ad occhi indiscreti, eccola apparire: una serie di piccoli laghi che complessivamente ricoprono un’area di 335 ettari che da Mazara del Vallo si spinge verso Torretta Granitola rimanendo parallela alla costa per circa un 1 km.

Provenendo da Mazara, vedrai per primo il lago Murana, purtroppo asciutto da tempo, e solo dopo il lago Preola, il più grande, e i tre specchi d’acqua di forma circolare, i cosiddetti Gorghi (Alto, Medio e Basso) circondati da una fitta vegetazione palustre tipica degli stagni mediterranei costieri, debolmente salmastri, e sovrastati sul versante meridionale da costoni calcarei in parte ricoperti da macchia mediterranea. L’area infatti è una depressione di origine carsica dove le piogge e il tempo hanno eroso il terreno gessoso fino a formare questi laghetti naturali, ora circondati dalla fitta vegetazione palustre.

Lago_Preola mappaI sentieri - La riserva ti aspetta, previa prenotazione, in qualsiasi momento dell’anno ma il periodo migliore è, senza dubbio, la primavera. E’ allora che potrai vederla rifiorire dopo la pausa invernale mentre gli uccelli fendono l’aria. Il wwf, che la gestisce, ha creato un Centro Visitatori, con un’aula didattica multimediale, e due sentieri attrezzati con i relativi osservatori sul lago Preola e sul Gorgo basso.

L’osservatorio sul Gorgo Basso è raggiungibile anche da persone diversamente abili dopo circa 180 metri di un sentiero immerso nella rigogliosa macchia mediterranea. L’osservatorio sul Lago Preola rende agevole l’osservazione di diverse specie di avifauna acquatica, specie nel periodo primaverile, quando alcune di esse hanno nidificato fra i canneti che circondano le acque basse del Preola.

Il sentiero principale inizia nel punto in cui la strada provinciale Gorghi Tondi, attraverso un terrapieno, passa in mezzo ai tre laghetti rotondeggianti di origine carsica (due, l'alto ed il medio, alla sinistra ed uno, il basso, alla destra), e dai quali essa stessa prende il nome.

Ente Gestore: WWF Italia
Via Maccagnone 2/b Mazara del Vallo
Tel: 0923 934055
Per ulteriori informazioni:
www.wwfpreola.it

Come arrivare.
- Dalla A/29 Palermo-Mazara: uscire allo svincolo per Campobello di Mazara e percorrere la SS 115 in direzione Trapani fino al Km 57. Da li, immettersi sulla Strada Provinciale n.85 e seguire le indicazioni.

- Da Mazara del Vallo: alla fine di Via Castelvetrano imboccare la SS 115 in direzione Campobello di Mazara. Prima del viadotto autostradale, imboccare la Strada Provinciale n.85 e seguire le indicazioni.

La Fauna.
lago preola farfalla
Specie rare e nuovi avvistamenti…la riserva offre cibo e riparo a numerose specie di uccelli: il Cavaliere d’Italia che vola spingendo indietro le lunghe zampe, il Tarabusino, specie protetta dalle ali macchiate di nocciola chiaro, la Moretta tabaccata la cui sopravvivenza è sempre più a rischio e il Mignattaio dal becco lungo e ricurvo. Dovete cercare tra le canne se volete individuare gli splendidi e rari esemplari di Aironi rossi e dei più comuni Aironi cinerini, mentre tra le piante potrebbe saltellare l’Upupa con il suo becco ricurvo e la cresta a ventaglio. Il Falco di palude, la Poiana, il Gheppio sono i predatori che potreste vedere più facilmente.

Riconoscerete facilmente scivolare sull’acqua il maschio del Germano reale, per il caratteristico colore verde metallico della sua testa, la Folaga per il piumaggio nero e il becco bianco, il Tuffetto, che deve il suo nome all’abitudine di tuffarsi ripetutamente in acqua alla ricerca di cibo, il Fistione turco, il cui esemplare maschio ha il capo ricoperto da un bellissimo piumaggio oro-rossiccio e lo Svasso maggiore con la doppia cresta sul capo. Le acque del Preola confortano Spatole, Garzette e stormi di Gru che, lasciata l’Africa, si dirigono verso l’Europa per la nidificazione.

lago preola garza


Di notevole importanza è pure l’avvistamento sporadico ai Gorghi Medio e Basso della rarissima Anatra marmorizzata. A pelo d'acqua, sotto il caldo sole di primavera, è possibile intravedere le Tartarughe palustri, specie protetta a livello comunitario, ormai legata ai pochi ambienti di acqua dolce rimasti integri nelle regioni mediterranee. Proprio nella riserva del Lago Preola e dei Gorghi Tondi è stata individuata una nuova specie di Emys Orbicularis, la tartaruga palustre europea un tempo molto diffusa ma ora confinata in quelle poche zone umide che sono necessarie alla sua sopravvivenza.

Di recente, nei pressi del lago Murana le guardie della riserva hanno avvistato un esemplare di Pollo Sultano. Inconfondibile per il suo caratteristico piumaggio blu e violaceo, non si vedeva in questi luoghi dagli anni ‘50. La scoperta è notevole in quanto il Pollo sultano è stato oggetto di un progetto di reintroduzione in alcune aree protette della Sicilia orientale. L’osservazione di Mazara del Vallo rappresenta la segnalazione più lontana dall’areale di reintroduzione e permette così di studiarne, in modo inaspettato, il comportamento. Nel fitto della macchia mediterranea inoltre non mancano Volpi, Conigli e Istrici.

La Flora.
lago preola flora
La riserva del Lago Preola e dei Gorghi Tondi gode di una folta vegetazione. La macchia mediterranea si inerpica sui costoni calcarenitici: potete così vedere la Quercia calliprina, specie arbustiva endemica ormai rara, il Leccio, presente soprattutto nel bosco del Catarro, il Lentisco, sempreverde con i fiori raccolti in grappoli, e il Camedrio femmina, dai fiori blu pallido.

Quando gli stessi si gettano a strapiombo nei laghi, ecco apparire, senza soluzione di continuità, la tipica vegetazione palustre delle aree mediterranee: Cannuccia palustre, Scirpo e Tifa. La primavera esalta i colori molteplici della fioritura del prato: Orchidee selvatiche, Anemoni, Asfodeli, Margherite, Tarassaco e la bellissima Scabiosa Atropurpurea con i suoi colori vivaci.
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giovedì 27 febbraio 2014

Nei meandri di incavi e gallerie si trova la grotta di Santa Ninfa.

Alte e bianche rocce segnate da scanalature perpendicolari emergono tra il verde della valle adornata con le consuete culture di questo angolo di Sicilia: sono i karren, solchi modellati dalla lenta azione della pioggia.

E poi ancora un paesaggio carsico e gessoso, irregolare e scolpito dal tempo, fatto di doline e valli cieche: è la zona di preriserva, estesa per circa 150 ettari, che si diffonde intorno al torrente Biviere, quel piccolo corso d’acqua che parte dalla cima dell’altopiano, a 663 metri sopra il livello del mare, e che scende a valle per scomparire poi all’improvviso nel nulla, lasciando a noi solo la possibilità di seguirlo, se vogliamo, dove non arriva più il sole, nei meandri di incavi e gallerie della grotta di Santa Ninfa.
grotta di santa ninfa5
Quest’ultima rappresenta l’area di riserva vera a propria: una cavità estesa orizzontalmente per circa 1400 m e divisa fra una zona superiore, ormai asciutta, e una inferiore dove l’acqua fa ancora da padrona. Come abili e pazienti intagliatori, il tempo e la natura hanno seguito il loro corso e hanno saputo disegnare splendide incrostazioni minerali dai molteplici colori. I saloni e le pareti della grotta esibiscono orgogliosamente cortine, stalattiti, infiorescenze minerali dalle forme che si allungano eleganti e quelle che vengono chiamate “perle di grotta”, piccole sfere di calcite rare e bellissime. Sospese nel limbo, le gocce d’acqua sono lì immobili, fissate per sempre in quell’attimo di indecisione fra la possibilità di disperdersi anonime al suolo o di trasformarsi in immortali sculture.
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La riserva ricade nei comuni di Santa Ninfa e Gibellina ed è costituita da un altopiano di natura gessosa che si caratterizza per la presenza di numerose cavità sotterranee, tra cui la grotta di Santa Ninfa spicca per l’elevato interesse speleologico e geomorfologico. Il Monte Finestrelle, alle cui pendici nasce il Biviere, ospita una necropoli paleocristiana, risalente al tempo in cui nella zona abitavano gli Elimi. Sul versante meridionale si aprono una serie di tombe scavate nella roccia che hanno appunto la forma di tante “finestrelle”.
grotta di santa ninfa7
Le visite - Potete visitare la riserva tutto l’anno, in qualsiasi giorno vogliate. Legambiente organizza gratuitamente, previa prenotazione, visite guidate attraverso tutto il territorio della riserva. Ai confini della riserva, troverete anche il Museo agroforestale che celebra l’antica cultura contadina e il Bosco delle Finestrelle, l’area attrezzata per il vostro svago.
Grotta di Santa Ninfa.map
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sabato 25 gennaio 2014

Riserva Naturale Orientata del Monte Cofano, una ricca vegetazione e grotte di notevole interesse geologico e paleontologico.

La Riserva Naturale Orientata del Monte Cofano, nel territorio di Custonaci, copre un’area di 537 ettari in una posizione particolarissima. Dove i fianchi curvi del Golfo di Bonagia e del Golfo di Cofano si incontrano nasce un promontorio teso verso il mare e, su di esso, si erge, con i suoi 659 m d’altezza, il Monte Cofano.
Merita di fregiarsi del titolo di riserva naturale per il suo grande valore sotto tutti i punti di vista: naturalistico, speleologico, storico, folkloristico e, ovviamente, paesaggistico.
Una ricca vegetazione tipicamente mediterranea interrompe le forme aspre e selvagge dei massicci dolomitici mentre sui fianchi si aprono le grotte, abitate fin dal paleolitico e oggi teatro del grazioso Presepe Vivente di Custonaci.
Riserva_Naturale_Orientata_Monte_CofanoPiù a valle, le torri di avvistamento ricordano l’epoca in cui le coste dovevano essere difese dalle incursioni dei pirati e i resti di un’antica tonnara testimoniano, qui come in tutta la zona circostante, il rilievo che la pesca del tonno ha avuto in passato per la popolazione locale.
E infine, cosa che più di tutte forse tocca il cuore del visitatore, lo splendido paesaggio che si apre alla vista. Dalla cima del monte, per chi ha la pazienza e la voglia di raggiungerla, il mare, colto in tutta la sua immensità, sembra ancora più blu a confronto con il verde che lo chiude sul golfo.
Le Grotte Numerose e di notevole interesse geologico e paleontologico, le grotte sulle pareti del Monte Cofano hanno permesso il ritrovamento di fossili, utensili e graffiti che ne testimoniano la frequentazione umana fin dal Paleolitico Superiore.
riserva Monte_CofanoFra tutte, la più famosa è sicuramente la Grotta di Scurati, vicino l’omonimo paesino, che ospita il celebre Presepe Vivente dove ogni anno la popolazione locale fa rivivere l’atmosfera della Natività.
I sentieri
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Un gradevole sentiero che segue la costa vi permetterà una rilassante passeggiata lungo tutto il periplo del promontorio. Il percorso, che non deve necessariamente essere compiuto per intero, richiede in totale circa 2 ore di cammino.
- Un sentiero interno raggiunge la cima del monte. Da qui si gode di uno splendido panorama sul golfo. La salita però richiede agilità e buono stato fisico dato i necessari passaggi fra le rocce. Può richiedere circa 3 ore di cammino, a seconda del punto di partenza. Si consiglia di evitarlo nelle ore più calde della stagione estiva.
Ente Gestore: Azienda regionale Foreste Demaniali
Via Libertà 97 - Palermo
Tel: 091 7906811 - Fax: 091 7906801

Monte_Cofano_Grotta_Scurati
Come arrivare:
da Palermo - imboccare la A/29 in direzione Trapani. Svoltare allo svincolo per Castellammare del Golfo e imboccare la SS 187 in direzione Trapani e svoltare al bivio per Custonaci. Da qui proseguire per Scurati.
da Trapani - dalla provinciale Torrebianca/Valderice imboccare la SS187 in direzione Trapani e svoltare al bivio per Custonaci. Da qui proseguire verso Scurati.
Riserva-Naturale-Orientata-Monte-Cofano-2La Fauna del Monte Cofano.
Uccelli - L'Avifauna è ricca e varia. Sono state contate più di 50 specie nidificanti sul monte tra cui spiccano specie rare come una coppia di Aquile del Bonelli, rapace schivo e solitario a rischio d’estinzione, e di l'Averla capirossa, riconoscibile per la striscia rossa sulla testa. Nelle imponenti pareti rocciose del monte vivono il Falco Pellegrino conosciuto per la velocità con cui si getta sulle prede, il Corvo imperiale, splendido con sue grandi ali, il Gabbiano reale, il Passero solitario, diversi Rondoni, il Cormorano e la Coturnice di Sicilia specie purtroppo sempre più rara che gode dello stato di riserva naturale di quest’area.
Sono comuni invece i rapaci notturni: la Civetta e l'Assiolo che nidificano soprattutto tra la vegetazione arborea, mentre il Barbagianni e l'Allocco preferiscono le cavità delle pareti rocciose. Una nota di merito si deve all’Allocco per il particolare adattamento che ha sviluppato. Qui, come in altre zone della Sicilia, è riuscito a sfruttare la nicchia ecologica costituita dall'ambiente roccioso piuttosto che cercare i boschi a lui più consueti.
Il birdwatching può riservare piacevoli esperienze data l'abbondanza di specie migratrici che, in primavera ed all'inizio dell'autunno, transitano e sostano negli ambienti della Riserva e negli specchi di mare antistanti. Tra questi ci sono, ad esempio, il Martin pescatore e i Trampolieri. La presenza di numerosi rapaci è determinata dalla ricchezza delle loro prede, invertebrati, insetti e soprattutto rettili e piccoli mammiferi.
Tra i mammiferi presenti prevale l' Istrice, fra gli insettivori il Mustiolo, che è il più piccolo mammifero d’Europa, e la Crocidura di Sicilia, un'altra specie endemica del complesso insulare siculo-maltese. Fra gli anfibi, merita una citazione particolare il Discoglosso, specie endemica siciliana anch’essa a rischio d’estinzione.
Monte_Cofano_Siciliaria_crassicostata
La Flora del Monte Cofano.
Grazie alla sua folta vegetazione, 325 specie di cui 19 endemiche, il promontorio di Monte Cofano costituisce un biotipo di grande interesse naturalistico-ambientale.
Il paesaggio é prevalentemente costituito da praterie di Disa, una delle erbacee più rappresentative del paesaggio mediterraneo, talvolta intervallata da macchia bassa o gariga a Palma nana, altra specie caratteristica di queste zone. Rimangono residui di macchia mediterranea preesistente costituiti da Lentisco con la sua fitta chioma irregolare, Terebinto, piccolo arbusto resinoso, Erica arborea e multiflora, Leccio, in grado di raggiungere anche i 20 m, e la Sughera dalla chioma ovale e folta.
Fra le specie endemiche troviamo l’Erica sicula, cespuglio dai rami legnosi e dai fiori di un rosa tenue ridotto ormai a pochi esemplari in tutta l’isola, l’Helichrysum rupestre var. cophanense, il Phagnalon metlesicsii, piccola pianta perenne dai fiori bianchi, il rarissimo Sparviere del Monte Cofano, una specie endemica localizzata solamente sulle rupi calcaree esposte a settentrione del Monte Passo del Lupo (Zingaro) e del Cofano; il Cavolo di Trapani, pianta endemica perenne che ha pochi esemplari qui e nelle Egadi , il Vilucchio turco. Il litorale è interessato da aspetti vegetazionali quali il Limonium bocconei, il Crithmum maritimum, l’Astericus maritimus, il Lotus cytisoides, la Silene sedoides, Ferula, Papavero cornuto dai grandi fiori gialli.
monte cofano Brassica_drepanensis
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Riserva naturale dello Zingaro, 7 Km di costa incontaminata tra San Vito Lo Capo e Scopello.

Il paesaggio - Tra Castellammare del Golfo e Trapani si nasconde uno degli angoli più magici della Sicilia: sentieri angusti e antichi ci guidano all’interno di un’oasi da sogno immersa nel tipico ambiente mediterraneo, tra alberi e arbusti sempreverdi che si inerpicano su un suolo roccioso.

L’unica cosa possibile di fronte allo splendido paesaggio dello Zingaro è stupirsi ad ogni passo per gli scorci mozzafiato: muraglioni di roccia calcarea si innalzano al di sopra di una ricca e florida vegetazione, finendo poi per gettarsi a capofitto in un mare cristallino.

Forse anch’essi intimamente incantati dalla bellezza di quelle acque che sfumano dall’azzurro chiarissimo al blu profondo e al verde.

Zingaro_mapUn mare di cui anche l’occhio nudo scorge i fondali senza difficoltà, un mare che accarezza dolcemente le spiagge bianche delle piccole calette, un mare che si insinua tra le grotte sommerse per nascondere e svelare la vita dei pesci e delle piante che lo animano.

La rigogliosa vegetazione della riserva è diventata il prediletto rifugio di uccelli e mammiferi di molte specie, alcune anche rare.

E le piccole insenature sparse su tutta la costa sono meta di pellegrinaggio estivo per tutti coloro che vogliono ritemprare corpo e mente in questo piccolo paradiso incontaminato e gelosamente protetto.

Una terra che da millenni è li, difesa e tormentata dalle rocce aspre e irte, colorata dal verde della caratteristica flora del luogo e dall’azzurro intenso delle acque, amata da uomini e animali.

riserva_naturale_dello_zingaroPer tanto tempo pastori e agricoltori l’hanno lavorata, l’hanno sfruttata ma mai distrutta. E questo ha fatto si che i suoi 1600 ettari di area protetta e i 7 km di costa siano ancora oggi un vero e proprio paradiso naturale.

Divertirsi allo Zingaro:

- i lunghi sentieri della riserva sono perfetti per escursioni e trekking
- le grotte sottomarine e i sorprendenti fondali fanno la gioia dei sub
- le aree attrezzate per i pic-nic sono perfette per godersi una giornata di totale relax
- il museo delle Attività marinare e quello della Civiltà contadine narrano la storia e gli antichi riti di questi luoghi
- il birdwatching per gli appassionati.

Ingresso

Gli ingressi alla riserva sono due:

a Sud, da Scopello: ingresso principale attrezzato con strutture ricettive; percorrere l’autostrada A29 Palermo-Mazara fino all’uscita per Castellammare del Golfo. Seguire la SS 187 in direzione Trapani fino allo svincolo per Scopello.

a Nord, da San Vito Lo Capo: arrivare alla SS 187 come sopra indicato e svoltare allo svincolo per San Vito.

In entrambi i casi è necessario lasciare il proprio mezzo di trasporto negli appositi parcheggi e proseguire a piedi.

Tariffe e Apertura

- costo del biglietto: 3 euro
- ragazzi da 10 a 14 anni: 2 euro
- comitive: 0,50 euro
- visitatori al di sotto dei 10 anni: gratuito

Da Ottobre a Marzo: 8.00 /16.00
Da Aprile a Settembre: 7.00/20.00

Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale della Riserva Naturale Orientata della Zingaro: www.riservazingaro.it

riservazingaro

I percorsi

All’interno della riserva sono predisposti diversi itinerari percorribili. Alcuni costeggiano il litorale mentre altri permettono di ammirare le bellezze naturalistiche dell’interno. E’ possibile scegliere fra alternative di diversa difficoltà e durata.

I rifugi

In contrada Sughero, sempre all’interno della riserva, si trovano dei rifugi in cui, previa prenotazione, nel periodo fra ottobre e maggio, è possibile pernottare.
Per informazioni sulle possibili varianti consultare il sito ufficiale della Riserva Naturale Orientata della Zingaro: www.riservazingaro.it Tel. 0924.35108

La Fauna dello Zingaro.

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La riserva pullula di vita: prospera grazie ai suoi piccoli abitanti e permette a loro stessi di vivere. Durante una tranquilla passeggiata, potrebbe capitarvi di incontrarne qualcuno. L’ambiente della riserva infatti, con le sue pareti rocciose, le praterie, gli alberi, gli arbusti e una gran quantità di piante di ogni tipo, è il luogo ideale per molti animali che qui trovano cibo e protezione. Insieme a numerosi esemplari della fauna tipica del luogo, la riserva ha il vanto e l’onere di ospitare alcune specie a rischio di estinzione, a cui questo angolo inviolato di Sicilia permette ancora di sopravvivere.

Gli uccelli - Stabilmente nidificano all’interno della riserva circa 40 specie diversi di uccelli, senza contare quelle che lo attraversano nel corso delle loro migrazioni. Grande vanto della riserva è l’Aquila del Bonelli, la cui protezione è stata tra i principali motivi che hanno influito sull’istituzione stessa della riserva. La progressiva scomparsa del suo habitat naturale e la sempre più scarsa presenza di cibo ne hanno infatti messo in serio pericolo l’esistenza. Ma l’aquila del Bonelli ha trovato qui tutto ciò di cui ha bisogno: nidifica stabilmente nelle zone più alte della riserva, sui dirupi e sulle pareti rocciose, e soprattutto ha a disposizione il suo cibo preferito, il Coniglio selvatico di cui la riserva abbonda. Anche la Coturnice di Sicilia gode qui delle condizioni ideali per la sua sopravvivenza, mentre le attività venatorie e i cambiamenti ambientali ne stanno mettendo a rischio l’esistenza un po’ dappertutto. E’ un fasianide endemico della Sicilia, di piccole dimensioni, riconoscibile per il collare nero che la distingue dalla specie continentale. Vive nelle zone più nascoste, fra rocce scoscese e boscaglia.

Passeggiando per i sentieri della riserva è possibile, senza molte difficoltà, veder volare il Gheppio, quel piccolo rapace dalle ali appuntite e la coda stretta, il Falco Pellegrino che scende in picchiata sulla preda e i Rondoni dalle grandi ali, abilissimi in volo ma incapaci di posarsi a terra, o ancora gli acrobatici voli nuziali del Corvo Imperiale e della Poiana. Tutto questo mentre lo Scricciolo ci allieta con il suo canto energico e vivace o mentre l’Usignolo ci stupisce per la complessa melodia di cui solo lui è capace. E poggiato su un ramo potremo riconoscere il caratteristico piumaggio blu del Passero Solitario o lo Zigolo, piccolo passeriforme dal becco sottile. E poi ancora sentire muoversi intorno a noi cornacchie, gazze, gabbiani e colombi selvatici.

Durante la notte vigilano sullo Zingaro l’Allocco, con i grandi occhi neri e il piumaggio morbido, e la Civetta, con il suo piumaggio bruno-bianco e la caratteristica testa grande e appiattita. Nelle zone più aperte è facile trovare il Saltimpalo, piccolo passeriforme anch’esso drasticamente ridottosi a seguito dello stravolgimento del suo habitat naturale, il Cardellino, specie protetta dal canto gradevole e dal piumaggio allegro, il Culbianco, insettivoro dalla livrea variabile a seconda della stagione e del sesso, le Monachelle, piccoli passeriformi dal colore fulvo. Nelle aree arbustive è stanziale il piccolo Occhiocotto, un elegante insettivoro dal piumaggio grigio e la testa nera che si riconosce facilmente per il cerchio rosso intorno all’occhio.

I mammiferi - Se mentre percorrete i sentieri meno frequentati dello Zingaro vi capita di trovare degli aculei, sappiate che essi appartengono ad uno dei tanti Istrici che popolano la riserva: animale solitario e tranquillo, ama soprattutto gli angoli più silenziosi e cespugliosi. Altri abitanti della riserva sono la Volpe e la Donnola, specializzata nella caccia a piccoli mammiferi e roditori. Il ruolo di questi predatori è fondamentale per l’equilibrio della riserva: come del resto accade in natura, l’eccessiva riproduzione di alcune specie, specialmente del coniglio e dei serpenti, è frenata dalla corretta realizzazione della ben nota catena alimentare.

I rettili - Tra tutti spicca la Lucertola siciliana, una specie esclusiva dell'Isola, lunga circa 7 cm, dalla testa grande. Si riconosce per il dorso verde con striature laterali più chiare. Vive generalmente su un suolo erboso e non ha l’abitudine di arrampicarsi sui pendii, che sono invece prediletti dal Geco e dall’Emidattilo. I numerosi cuscinetti che il Geco ha sotto le zampe gli permettono di arrampicarsi facilmente dovunque, portandosi anche a testa in giù. Molto simile alla lucertola, se ne distingue per il corpo più pieno e il colore più scuro. Il Gongolo ocellato è un piccolo sauro insettivoro che si presenta con un corpo molto allungato da cui la testa si distingue a malapena. Il suo nome è dovuto alla bordura scura che circonda gli occhi. Gli anfibi Nell’ambiente umido dei piccole rivoli superficiali, vivono il raro granchio di fiume e il discoglosso dipinto. Il Granchio di Fiume è molto meno conosciuto rispetto al suo corrispondente marino, anche perché sta diventando sempre più raro a causa dell’inquinamento e della progressiva scomparsa dei piccoli corsi d’acqua in cui vive. E’ un crostaceo di notevoli dimensioni, con possenti chele e occhi grandi. Il Discolosso dipinto non si trova in nessun altra parte d’Italia. Simile ad una rana, ha una lunghezza media di 5 cm e una lingua arrotondata a margine libero posteriormente da cui ha tratto il nome. Fa parte delle specie che richiedono una protezione rigorosa, elencate nella Direttiva Europea 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali.

In fondo al mar - Lo sguardo rimane incantato davanti un’acqua che non nasconde ma che si lascia attraversare dai riflessi del sole per poi svelare tutti i segreti del mare di Sicilia. E così si perde, in questo fondale intricato, tra anemoni, madrepore e spugne alla ricerca dei pesci coloratissimi, delle piccole formazioni di corallo rosso e delle mille, piccole altre indescrivibili meraviglie.
Per ulteriori informazioni:

www.riservazingaro.it
www.regione.sicilia.it/agricolturaeforeste/azforeste/Riserve/

La Flora dello Zingaro.

riserva naturale Chamaerops_humilis

La riserva ha l’aspetto tipico di un paesaggio mediterraneo, inorgoglito dalla presenza di numerose specie e di importanti endemismi. Vi consigliamo la visita nel periodo primaverile, quando si può godere dello spettacolo multicolore delle piante in fiore: quando Giaggioli, Zafferani, Papaveri, Ranuncoli, Garofanini, Fiordalisi di Sicilia, Bocche di Leone e Stelline Rupestri incantano con la loro bellezza. Costruzioni sparse, antiche case coloniche oggi trasformate in musei, si nascondono tra olivi, frassini, mandorli e carrubi. Sono state individuate circa 40 specie endemiche, fra cui è d’obbligo ricordare il Limonio di Todaro.

Esclusivo dello Zingaro, è arroccato nelle parte più scoscesa, sulle rupi di Monte Passo del Lupo, a circa 700 m d’altezza. La stessa zona è di grande rilievo per essere uno degli ultimi stralci dei boschi di Leccio e sughereta, un tempo molto estesi in Sicilia ma ormai una rarità. L'inaccessibilità dei luoghi fa si che vi crescano indisturbate l'Erba Perla, il Vilucchio Turco, la Perlina di Boccone. Qui trovano ospitalità anche piccole Felci, Ciclamini e cespugli di Pungitopo, insieme ad esemplari di macchia bassa come Timo e Ginestra.

Nella riserva sono presenti molte specie tipiche del bacino mediterraneo che hanno in Sicilia ampia diffusione: il Ficodindia, albero da frutto che conta diverse varietà, il Cappero, il Finocchio marino, l’Oleandro, l’Alloro e la Malva. Nella parte alta, il paesaggio assume per ampi tratti l’aspetto di una prateria in cui è forte la presenza di erbacee che vivono bene anche in ambienti aridi. Si tratta probabilmente di una formazione che segnala la precedente esistenza della macchia mediterranea. Vi troviamo il Barboncino mediterraneo, con i suoi fiori rosso vivo, e la Disa, un'erbacea di alto sviluppo a portamento cespuglioso. Inoltre si possono ammirare numerose orchidee terricole come l’Ofride e l’Orchidea di Branciforti.

A valle di Monte Acci, si trova una zona dominata da Giunchi e Carici, i quali creano un ambiente ideale per il Discoglosso, piccolo anfibio siciliano simile alla rana, ed il Granchio di fiume. Sono infatti ambienti molto simili a quelli delle rive dei corsi d’acqua e ospitano pertanto la loro flora tipica: Salice pedicellato, Olmo canescente e Trifoglino palustre. Signora indiscussa della riserva è la Palma Nana che ne domina tutto il paesaggio con i suoi numerosi e solenni esemplari. In genere si presenta come arbusto. Ma allo Zingaro ha trovato delle condizioni particolarmente favorevoli che l’hanno fatta crescere con portamento arboreo. Unica palma che nasce spontaneamente nell’isola, risale ad un’epoca antecedente all’ultima glaciazione, quando il clima era tropicale. Nel passato era spesso usata dalla popolazione locale per produrre oggetti d’uso quotidiano come scope, cestini, stuoie. Questo spiega il perché dei suoi nomi dialettali: Giummara, Scupazzu e Scuparina.

Chi fosse interessato a conoscere a fondo la flora della Riserva dello Zingaro può consultare l’erbario che è conservato presso il Centro Visitatori all’interno della riserva.

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Arcipelago delle Egadi, la Riserva Naturale Marina più grande del Mediterraneo.

Davanti la costa trapanese si apre l’arcipelago delle Egadi, la Riserva Naturale Marina più grande del Mediterraneo per i suoi ben 524 Kmq. Ne fanno parte tre isole maggiori - Levanzo, Favignana e Marettimo – e due isolotti disabitati, Formica e Maraone.

Tre isole, un mare dal colore incantevole, spiagge e coste frastagliate. Pochi abitanti e l’atmosfera di posti in cui il tempo scorre in un modo tutto suo. Ma soprattutto le profondità del mare: fissarlo per ore non servirebbe probabilmente a smorzare lo stupore del primo sguardo. Una ricca varietà d’ambienti diversi, nati per l’azione congiunta di vento, caratteri geologici, condizioni idrodinamiche e morfologiche, dove la vita ha assunto molte forme.

Un paradiso per chi il mare se lo gode dalla superficie e, ancor di più, per chi ne vuole esplorare i segreti grovigli che si celano in profondità. Piccole insenature dove c’è spazio solo per pochi e un’infinità di grotte, alcune dove è possibile arrivare in barca e altre che solo ai sub è concesso indagare. Colori, odori, sapori e suoni che non sanno parlare la stessa lingua della gente di città. Luoghi dove ti svegli e la prima cosa che ti chiedi è “da che parte soffia oggi il vento ? Come sarà il mare ?”.

egadi mappaMarettimo - E’ la più lontana dalla costa. Appena sbarcate sull’isola, prima ancora di rendervi conto che l’intero paese è concentrato su l’unico punto in cui la montagna si immerge in mare senza eccessiva foga, incontrerete i pescatori. Vi stanno aspettando, già pronti con le loro barche, per offrirvi il giro dell’isola.

E’ un’esperienza che vale la pena fare!!. Vi porteranno a vedere le grotte intorno all’isola e vi racconteranno la storia e le particolarità di ognuna. Guardate l’acqua: ad ogni metro vedrete il mare sotto di voi cambiare sfumature e sopra di voi le pareti della montagna a strapiombo sul mare. In un solo punto di quell’isola l’uomo poteva vivere: proprio li dove c’è il paese.

egadiIl resto è montagna. Montagna e mare, le due anime dell’isola, le due parole che le danno il nome: mare-timo. Forse farete una sosta a cala Bianca e sicuramente passerete accanto al Castello.

Vi racconteranno di Marettimo con la semplicità di chi ci vive e vi chiederanno dove volete fermarvi: qui non esistono spiagge che potete raggiungere da voi. Qui c’è la montagna e solo tante piccole calette dove approdare dal mare. Non aspettatevi di trovare, per il vostro divertimento, niente di più di qualche bar o qualche ristorantino. Qui si vive di sola natura.

Favignana - La più grande e la più famosa delle tre isole, quella che si avvicina di più ad una vera e propria città. La farfalla che si posò sul mare e la regina delle tonnare ai tempi in cui la mattanza faceva la fortuna dei Florio. Isola dalle acque limpidissime, in cui ogni angolo è un paesaggio nuovo da scoprire: Cala Azzurra, Cala Rossa, Cala Rotonda e tutte quelle piccole insenature senza nome. Il vostro compito è solo di scoprire quale vi piace di più. Spiagge bianche o piccole cale circondate da rocce, scogli da cui i bambini si tuffano con capriole da maestro e fondali che sembrano fatti proprio per la gioia dei sub.

Levanzo - Verde e montuosa, la più piccola delle Egadi è conosciuta in tutto il mondo perché ha l’onore di conservare, nella Grotta del Genovese, pitture e graffiti della fase finale del Paleolitico. Le visite guidate vi permetteranno di ammirare figure di uomini, animali e pesci risalenti anche a 10.000 – 15.000 anni fa.

egadi1

Ente Gestore: Comune di Favignana
Piazza Europa – Favignana

Come arrivare

Le isole sono raggiungibili da:

- Trapani www.usticalines.it
- Marsala www.usticalines.it e www.siremar.it

La Fauna delle Isole Egadi.

egadi fauna marina

L’arcipelago delle Egadi, pur essendo una Riserva Marina, riveste una notevole importanza anche per la fauna presente all’interno delle isole, soprattutto quella migratoria. Da qui passano regolarmente il Grifone, bellissimo con le sue ali ampie, il Canovaccio, il Biancone, rapace di grosse dimensioni dalle ali sfrangiate, la Berta, che ama soprattutto mantenersi in volo ma abile anche nel nuoto, e il Cormorano a cui il corpo affusolato e le zampe palmate permettono di nuotare velocemente sott’acqua. A volte può anche capitare anche di scorgere esemplari di Cicogna, Gru, Fenicottero e Pellicano. In queste montagne vivono stabilmente il Falco Pellegrino, il Rondone maggiore, il Barbagianni, il Passero solitario, la Cappellaccia e, cosa degna di merito, l’Aquila del Bonelli, specie a rischio d’estinzione.

In mare - La prateria a Posidonia oceanica forma una copertura continua fra Favignana e Levanzo. Essa costituisce un vero e proprio ecosistema, rappresentando un habitat perfetto per la riproduzione di numerosissime specie di organismi che vi trovano riparo e nutrimento. Qui vivono numerose specie di pesci come la Donzella, riconoscibile per la livrea striata di rosso e fasce più scure, la Castagnola rossa, bella proprio per il colore rosso acceso, il Sarago sparaglione e cefalopodi come la Seppia, predati da specie più grandi quali lo Scorfano, il Sarago e il Polpo.

Oltre i 30-40 metri di profondità, l’ambiente è semibuio e la superficie delle rocce è ricoperta da organismi incrostanti e dalle coloratissime Gorgonie, rosse e gialle, e dalle splendide Paramuricee purpuree. A queste profondità, tra le fessure delle rocce, trovano un ambiente ideale l’Aragosta, la Cernia, il Gronco, con esemplari di notevoli dimensioni, e la Murena.

La Flora delle Isole Egadi.

egadi flora

Le montagne - Levanzo e Marettimo, grazie alla loro natura montuosa e alla minor presenza umana, godono di una folta vegetazione. Marettimo, in particolare, essendosi staccata dal resto della Sicilia in un epoca antecedente alle altre, ha sviluppato numerosi endemismi propri, alcuni molto rari nel resto del territorio siciliano e altri totalmente inesistenti. Marettimo quindi è un vero e proprio orto botanico creatosi naturalmente su uno scoglio staccatosi 600.000 anni fa dalla Sicilia. La flora qui è così ricca che elencare tutte le più di 500 specie riconosciute sarebbe impossibile. Basti ricordare che la zona vicina all’abitato è ricoperta da una folta macchia mediterranea composta in prevalenza da Erica multiflora, pianta legnosa dal bel colorito rosato, Elichrysum pendulum, Rosmarino, Satureja fruticulosa, Euphorbia dendroides, che colora l’ambiente con i suoi toni vivaci, i piccoli arbusti sempreverdi di Cisto, la Ruta chalepensis con il suo fusto legnoso e i petali gialli, e la Daphne oleifolia, specie presente soltanto qui, insieme a qualche esemplare di Leccio e Pino d’Aleppo.

Sulle pareti che scendono verticali verso le profondità del mare invece si è sviluppata una ricchissima vegetazione fatta di adattamenti rarissimi e consociazioni uniche al mondo: ci sono i cespugli di Bupleurum, paleoendemismo dai delicati rametti, i caratteristici cuscini di Locinera implexa, la Brassica macrocarpa, endemismo tipico di questi dirupi dalle infiorescenze gialle. La stessa cosa si può dire per Levanzo. Favignana invece è quella più pianeggiante e anche quella più sfruttata dall’uomo. E’ più brulla anche se persistono tracce di gariga, di macchia mediterranea, soprattutto Lentisco, Carrubo, Euphorbia e Sommacco, e di vegetazione rupestre tra cui spicca il Cavolo marino, specie endemica esclusiva delle Egadi.

Il mare - Le rocce più compatte di Levanzo e Marettimo favoriscono, non troppo in profondità, lo sviluppo di una vegetazione amante della luce. Tra questa, spicca la Cystoseira sp., che attecchisce meglio in fondali poco pendenti. Il fondale più morbido di Favignana è invece un’ ottima sede per la crescita delle angiosperme marine come la Posidonia oceanica, endemica del Mediterraneo, e la Cymodocea nodosa che si riconosce per il fusto tendente al rosso e le foglie allungate. Nei primi metri di profondità, sono presenti delle alghe tipiche degli ambienti ben illuminati come la Padina pavonia, alga bruna dalla forma a ventaglio, e Acetabularia acetabulum, dalla caratteristica forma ad ombrellino. In ambienti meno illuminati, è possibile ammirare le Spugne incrostanti e numerose colonie di Antozoi, animali acquatici a forma di polipo, come l’Astroides calycularis (la madrepora che crea incrostazioni rosse tondeggianti), la Margherita di mare, esacorallo dai polpi gialli, e il Falso corallo.

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Saline di Trapani e Paceco: uomini e natura finalmente insieme.

La Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco copre il territorio compreso fra le città di Trapani e Paceco e, più precisamente, l’area che va dalla zona sud del capoluogo fino alla frazione di Salina Grande.

Qui le strutture create secoli fa per la lavorazione del sale si sono fuse armoniosamente con il paesaggio naturale per dare vita ad un ambiente unico e profondamente suggestivo.

Forse è uno dei pochi esempi del nostro mondo civilizzato in cui le attività produttive umane non solo non hanno distrutto l’ambiente originario ma che, al contrario, lo hanno impreziosito con un tocco tutto particolare.

Se ne coglie appieno la bellezza soprattutto al tramonto: quando cala il sole, ognuna delle vasche assume una tonalità diversa, dal rosa intenso al rosso e al dorato. Guardandole, in quei pochi attimi prima che tutto finisca, vedrete, come per magia, colori e sfumature che inseguono l’un l’altro.

cartina_provincia_di_TrapaniLa riserva è stata istituita nel 1995 per proteggere una delle ultima zone umide ancora presenti nella Sicilia occidentale.

Da allora i suoi 986 ettari, divisi fra riserva e pre-riserva, sono affidati alla cura del Wwf Italia.

Di origine fenicia, il geografo arabo al-Idrīsī documenta la presenza delle saline già nel periodo della dominazione normanna in Sicilia.

Sotto il regno di Federico di Svevia fu istituito il monopolio di Stato sulla produzione del sale, che si protrasse anche durante la dominazione angioina.

Furono in seguito gli aragonesi a sancire il ritorno alla proprietà privata, ma fu sotto la corona spagnola che l'attività di produzione del sale raggiunse la sua acme, trasformando il porto di Trapani nel più importante centro europeo di commercio del prezioso elemento.

Trapani Mulini_del_SaleDal 1861 con l'Unità d'Italia queste saline non furono nazionalizzate, e furono le uniche a superare il monopolio del sale da parte dello Stato, esportandolo in diversi paesi.

Dopo la prima guerra mondiale con la concorrenza delle saline industrializzate di Cagliari iniziò la decadenza delle saline trapanesi, accentuata dallo scoppio della Seconda guerra mondiale e dalla concorrenza straniera con il salgemma.

Molte delle saline furono dismesse o abbandonate.

Restano i caratteristici mulini a vento, utilizzati nel tempo, per una duplice funzione: alcuni per la macinazione del sale, altri per il pompaggio dell'acqua salata da una vasca all'altra.

Saline_di_Trapani_-_raccolta_del_sale

Ma dopo la istituzione della Riserva, avvenuta con decreto dell’Assessore al Territorio e Ambiente della Regione siciliana n.257 dell’11 maggio 1995, ed il suo affidamento in gestione al WWF Italia, si è assistito ad un nuovo rilancio delle attività produttive e della lavorazione del sale, da parte della Sosalt, che è il principale produttore, con l'approvazione di interventi di restauro e recupero degli impianti abbandonati.

Il sale marino trapanese è oggi inserito nell'elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che nell'aprile 2011 ne ha anche riconosciuto la IGP con la denominazione "Sale marino di Trapani".

Nel 2011 le saline di Trapani hanno ottenuto il riconoscimento di zona umida Ramsar, con decreto del ministero dell'Ambiente.

Saline_di_Trapani

Per maggiori informazioni, visitate il sito www.salineditrapani.it
Ente gestore: W.W.F. for Nature - O.N.L.U.S.
Via G. Garibaldi n.138, c.da Nubia Paceco
tel-fax +39 0923 867700

Come arrivare.

In aereo.

Aeroporto Trapani/Birgi “Vincenzo Florio”: seguire la SP 21 in direzione Trapani sino ad arrivare al mulino Maria Stella

Saline_trapani_-_il_vecchio_stabilimento

In auto.

- Da Trapani: seguire la SP 21 in direzione Marsala fino al mulino Maria Stella
- Da Palermo: seguire l’ A/29 Palermo-Mazara in direzione Trapani. Seguire poi le indicazioni per il porto. Imboccare la SP 21 fino al mulino Maria Stella.

La Flora delle Saline di Trapani e Paceco.

saline trapani flora

Fin da tempo immemorabile, tutta questa zona è stata dedicata all’estrazione di sale dal mare. Come è facile capire, dunque, stiamo parlando di un territorio caratterizzato da un’altissima concentrazione di cloruro di sodio che non è certo la condizione ideale per il fiorire di una estesa vegetazione. E’ tuttavia straordinario come alcune specie riescano ad adattarsi anche a terreni così ostici sviluppando, con il tempo, degli appositi meccanismi di sopravvivenza. Così hanno fatto la Salicornia, l’Halimione portulacoides dalla colorazione grigio-argentea, la Suaeda, l’Atriplex alimus, la Frankenia pulverulenta, il Limonium avei e il Bupleuro che s’ incontrano lungo tutto il bordo delle vasche per la raccolta del sale.

Lungo i sentieri, si può anche trovare il Fungo di Malta, pianta priva di clorofilla che si trova soltanto in poche altre località del Mediterraneo. La zona costiera tra le saline Ronciglio e il canale Baiata è dominio di specie tipiche di tali ambienti: Mattiola, Gramigna delle spiagge, Inula crithmoides e il Limonium serotinum. Accanto ad esse crescono anche alcune rare specie l’endemiche come la Calendula maritima, il Limoniastrum monopetalum e il Limonium densiflorum.

La Fauna delle Saline di Trapani e Paceco.

saline trapani fauna

Gli uccelli - Essendo una delle ultime poche zone umide sulla rotta degli uccelli migratori che si spostano da e verso l’Africa, le Saline di Trapani e Paceco rappresentano per molti di essi un importante punto di sosta e di ristoro. Il raro Tarabuso, protetto a livello internazionale, le bianche Garzette, il Pignattaio con il suo becco ricurvo, la Sgarza ciuffetto, la Spatola riconoscibile con facilità per il suo strano becco, la Moretta tabaccata e il Falco Pellegrino trovano qui cibo e riparo.

Spesso, come in posa per una foto, Aironi e Fenicotteri rimangono per lungo tempo immobili sulle sottili zampe con la testa piegata in giù, cercando cibo nel fondo delle vasche. Né mancano gli esemplari di fauna palustre come il Falco e il Gufo di palude. Spettacolari sono gli slanci del Martin Pescatore e del Falco pescatore quando dall’alto avvistano le prede e vi si gettano addosso. Ad alcune specie questo luogo piace così tanto che esse decidono di fermarsi qui a nidificare. Stiamo parlando del Cavaliere d’Italia, del Fratino e del Fraticello, dell’Avocetta e della Volpaca. Sui cespugli di Salicornia trova riparo e nutrimento la rara Teia Dubia , piccola farfalla presente solo nelle Saline di Trapani e Paceco e nello Stagnone di Marsala. Lo spostamento e la diffusione altrove di questa specie è praticamente impossibile dato che la femmina è priva di ali.

I mammiferi - Ma non pensate che queste saline siano accoglienti solo per gli uccelli. Qui vivono infatti anche Volpi, Donnole, Ricci e Conigli.

I pesci - Nei canali ed in alcune vasche nuota il Nono (Aphanius fasciatus), un piccolo pesce che la Comunità Europea ha dichiarato a rischio

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