San Gimignano è incantevole anche sotto la pioggia, quando i suoi vicoli si riempiono di un fiume disordinato di ombrelli colorati. Quando il cielo prende il colore della pietra con la quale sono costruiti i palazzi, ma viene movimentato dalle variopinte bandiere delle sue contrade. Quando una certa bruma la avvolge, donandole quel fascino misterioso e schivo capace di trasportarti indietro nei secoli fino all’epoca medioevale. Quella delle lotta per le investiture, tra Guelfi e Ghibellini, qui rappresentati dagli Ardinghelli e dai Salvucci, quella delle botteghe e dei mercanti, quella delle famiglie benestanti che per ostentare al mondo il proprio potere economico e sociale ordinavano la costruzione di una torre. E se una avesse mai prevalso su un’altra, la rispettiva torre veniva rasa al suolo in segno di sconfitta.

Opere architettoniche che, non a caso, sono valse a definire questo borgo con l’appellativo di “città delle torri”. Nella San Gimignano del Trecento esse erano in numero assai maggiore rispetto ad oggi: 72 contro le attuali 15 (c’è chi indica anche 14 o addirittura 16). Sembra impossibile, ma all’interno di questi ambienti così ristretti un tempo ci si viveva. All’ombra di quei muri spessi ci si riparava dal caldo in inverno e dal freddo in estate. Al piano terra la bottega, in quello di mezzo le camere e la cucina, per mere motivazioni di sicurezza, era posta nella zona più alto.

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Oggi sono delle icone che caratterizzano fortemente l’orizzonte di questo borgo, dal 2011 parte del Patrimonio dell’Unesco, che catturano lo sguardo con le loro forme e altezze sempre diverse. Dovrai visitarlo a piedi, lasciando l’auto in uno dei numerosi posteggi che si trovano appena fuori le mura.

Iniziando il percorso da Porta San Giovanni giungerai alla magnifica piazza della Cisterna, un vero e proprio gioiello. Pianta a triangolo rovesciato, delimitata da una cortina di palazzi misti a torri nobiliari, prende il nome dal pozzo ottagonale in travertino posto al suo centro. A questo punto forse sarai pervaso da un timido desiderio di scattare una foto, ma dovrai fare i conti con millemila turisti, specie nel fine settimana.

Poco più avanti c’è piazza del Duomo. Ancora stupore, ancora geometria – la pianta è trapezoidale – ancora torri, come quelle Gemelle o la torre Grossa del palazzo del Podestà, e la Chiesa della Collegiata con affreschi e decorazioni che portano la firma di artisti come Domenico Ghirlandaio e Jacopo della Quercia. Di qui alla rocca di Montestaffoli, nelle cui vicinanze si trova anche il consorzio della denominazione San Gimignano, il passo è breve e il panorama incredibile.

E se, sulla via del ritorno, come per incanto spunterà il sole, proverai la voglia di ripetere l’itinerario per scoprirne le bellezze sotto una nuova prospettiva.

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Arrivare in auto.

Da Nord (Milano)
- Autostrada A1 Milano-Roma direzione sud
- Uscita FIRENZE IMPRUNETA
- Superstrada Firenze-Siena
- Uscita POGGIBONSI NORD
- Seguire indicazioni stradali per San Gimignano (Km.11)

Da Sud (Roma)
- Autostrada A1 Roma-Milano direzione nord
- Uscita VALDICHIANA
- Seguire indicazioni per Siena
- A Siena entrare nel raccordo autostradale direzione Firenze
- Uscita POGGIBONSI NORD
- Seguire indicazioni stradali per San Gimignano (Km.11)

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Arrivare in aereo.

- Aeroporto di Pisa (Galielo Galilei): www.pisa-airport.com
- Aeroporto di Firenze (Amerigo Vespucci): www.safnet.it
Collegamenti con stazione ferroviaria e autobus con servizi TAXI e autobus.

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Arrivare in treno e autobus.

In treno da Nord
Linea: Milano-Bologna-Firenze
- Firenze-Empoli
- Empoli-Siena (scendere stazione Poggibonsi/San Gimignano)
- Autobus per San Gimignano
Linea: Genova-Pisa
- Pisa-Empoli
- Empoli-Siena (scendere stazione Poggibonsi/San Gimignano)
- Autobus per San Gimignano

In treno da Sud
Linea: Roma-Firenze (cambiare a Chiusi/Chianciano Terme)
- Chiusi/Chianciano Terme-Siena
- Siena-Empoli (scendere stazione Poggibonsi/San Gimignano)
- Autobus per San Gimignano
Linea: Roma-Pisa
- Pisa-Empoli
- Empoli-Siena (scendere stazione Poggibonsi/San Gimignano)
- Autobus per San Gimignano
- Trenitalia: www.trenitalia.com

In autobus
- Collegamenti da Firenze e da Siena
- Tiemme S.p.a: www.tiemmespa.it

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I greci la chiamarono Aigylion, poi i Romani Capraria, per la presenza di capre selvatiche, si dice, o per la sua roccia (Karpa) di origine vulcanica. Isola selvaggia, dove uomo e natura convivono in un equilibrio da copiare.

Non è un’isola turistica, la stagione apre in primavera con il ‘Walking Festival’ e chiude a Novembre con la tradizionale ‘Sagra del Totano di Capraia’. In questi 5 mesi, tra un evento e l’altro, c’è da visitare. Escursioni a piedi, per i camminatori: un percorso ad anello di 10 km (impegnativo) che porta a Lo Stagnone, dove grazie a un microclima particolare diventa oasi naturale per molte specie di uccelli che vivono nell’isola.  L’occhio si perde tra le meraviglie della natura; mirto, elicriso, lentisco e rosmarino selvatico circondano i sentieri, macchia mediterranea su roccia vulcanica, quindi, niente ombra, niente alberi. Qualche muflone, qualche serpentello innocuo, nei pressi dello stagno. E poi mare. Mare di quel blu che sembra disegnato. Di quel blu che non è cielo, non è acqua, ma è mare, mare di Capraia.

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Con un modico onere si può noleggiare la barca, un gozzetto di 3 metri, per girare un pochino: da visitare assolutamente, a sud, Cala Rossa e la Torre dello Zenobito, costruita dai Genovesi nel 1540 con laTorre del Porto e quella dei Barbici, insieme al Forte San Giorgio. Poi lo Scoglione, dove soggiornano il Gabbiano Reale ed il Gabbiano Corso. E ancora a Nord, una puntatina veloce per vedere l’unica spiaggia dell’isola, il Secchino, che si raggiunge con il servizio taxi boat. Una zona di secca di fronte al porto, ma soprattuto zona di pesca dei residenti. E infine Le Formiche, gli scogli affioranti a 500 metri dalla costa. Meravigliosi.

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La strada è una soltanto, circa un chilometro. Con il tram, che fa 4 fermate, 5 quando arriva o parte il traghetto. Le salite tirano, i polpacci riscoprono passi quasi dimenticati in città. Dal porto si può salire a piedi fino in paese con la strada vecchia, ripidissima, ma più rustica e tradizionale.

L’abitato si districa tra bouganvillee enormi e le casette tutte colorate. Pochi ristoranti e locali di nuova apertura, che offrono la specialità dell’isola, il cosiddetto ‘totano a muso duro’, dal sapore deciso, non indicato ai palati delicati. Totano pescato e cotto su brace con pelle ed interiora. Poi condito. Molto wild! C’è anche una braceria, il Barracuda, che offre piatti meno tipici e tanta carne. Al porto una Friggitoria e Carpacceria, il giusto connubio tra chiosco e ristorantino, con un fritto a regola d’arte e offerta di pesce crudo locale.

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La sera è d’obbligo la passeggiata lungo la banchina a rifarsi gli occhi con gli yacht ormeggiati, e tappa alla gelateria per finire a sentire musica dal vivo al Le Rive Droite, cocktail bar un po’ spartano di nuovissima apertura.

Le strutture ricettive non sono molte, si conta un albergo, un residence ed un campeggio, in compenso ci sono due aziende agricole una anche opificio dove fare incetta dei prodotti locali: cera d’api, miele, vino e grappa. Da trattare con un occhio di riguardo la birra locale, del Piccolo Birrifcio Clandestino, che si chiama come l’isola, Karpa, fatta con infusione di elicriso. Particolare, da meditazione.

Capraia è questo e molto di più. È un’isola di cui ci si innamora appena vi si poggiano gli occhi e si può iniziare a sognare.

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Periodo Consigliato:

1 Luglio - 30 Settembre

Difficoltà:
E - Escursionistico

Partenza:

Jovençan (1868 mt.)

Arrivo:

Col de Vertosan (2698 mt.)

Dislivello:

830 m

Lunghezza

3.728 m

Durata andata:

2h30

Durata ritorno:

h00

Segnavia

30

tracciati GPS

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Gran Paradiso Jovençan - Col de Vertosan

Descrizione del percorso:

Raggiunta la località di Jovençan, nel comune di Avise, proseguire sulla strada poderale e, dopo aver superato l‘Alpe Tronchey, raggiungere l‘imbocco del sentiero n° 30 indicato in loco dalla segnaletica verticale. Risalendo il versante, tra pascoli alpini e falde detritiche, si supera l‘alpeggio di Méanaz e si raggiunge il Col di Vertosan.

Cartina del percorso

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Periodo Consigliato:

1 Giugno - 30 Settembre

Difficoltà:
E - Escursionistico

Partenza:

Jovençan (1855 mt.)

Arrivo:

Col de Citrin (2487 mt.)

Dislivello:

632 m

Lunghezza

4.862

Durata andata:

2h15

Durata ritorno:

h00

Segnavia

10

tracciati GPS

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Gran Paradiso Jovençan - Col de Citrin

Descrizione del percorso:

Raggiunta la località di Jovençan, nel comune di Avise, proseguire sulla strada poderale fino a raggiungere, all‘altezza del tornante prima della località Rovine, l‘imbocco del sentiero n° 10 sulla destra della strada, indicato in loco dalla segnaletica verticale.

Risalendo la valle, tra pascoli alpini e falde detritiche, si giunge all‘alpe Sorace. Da qui seguendo il ramo di destra, con stessa numerazione, si perviene infine al Col de Flassin.

Cartina del percorso
Ufficio del turismo - Aosta
Piazza Porta Praetoria, 3
11100 AOSTA (AO)
Telefono:(+39) 0165.236627
Fax:(+39) 0165.235462
E-mail: aosta@turismo.vda.it

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Periodo Consigliato:

1 Aprile - 31 Ottobre

Difficoltà:
E - Escursionistico

Partenza:

La Ravoire (957 mt.)

Arrivo:

Lolair (1192 mt.)

Dislivello:

235 m

Lunghezza

1.500 m

Durata andata:

h50

Durata ritorno:

h00

Segnavia

3 - 20

tracciati GPS

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Gran Paradiso La Ravoire–Lolair Descrizione del percorso:

Dal parcheggio a lato della strada regionale, all‘imbocco della Valgrisenche in loc. La Ravoire salire la stradina n.3 ad attraversare il centro abitato, per uscire su una pista erbosa e trascurare la diramazione a destra per Rochefort.

Si raggiunge una poderale, da abbandonare per la mulattiera a sinistra che ripida incrocia la strada tra muretti e cespugli e, in seguito, vi finisce dentro all‘altezza di un tornante a sinistra.

Continuare in salita e riprendere l‘antica via a destra, prima di un muro di contenimento, nel bosco misto di frassino, sorbo montano pino silvestre e roverella.

Un ultimo attraversamento e si giunge ad un bivio, alla base di un pronunciato roccione.

Si va a sinistra su un percorso lastricato, poi tra terrazzamenti incolti sino alla sterrata che seguiamo a sinistra sino al termine, nelle vicinanze di un oratorio.

Tralasciare la mulattiera a destra e, dopo le belle case in pietra, attraversare l‘ameno pianoro sino a giungere al laghetto di Lolair, circondato da un canneto.

testo tratto da “Le valli del Gran paradiso e la Valgrisenche” di Luca Zavatta Collana Guide dell‘escursionista

Cartina del percorso

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Periodo Consigliato:

1 Luglio - 30 Settembre

Difficoltà:
E - Escursionistico

Partenza:

La Clusaz (1560 mt.)

Arrivo:

Col de La Crosatie (2829 mt.)

Dislivello:

1.269 m

Lunghezza

5.992 m

Durata andata:

4h00

Durata ritorno:

h00

Segnavia

AV2 - 21

tracciati GPS

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Gran Paradiso La Clusaz - Col de la Crosatie Descrizione del percorso:

Dall‘abitato di Planaval, in comune di Arvier, si segue la strada asfaltata in direzione La Clusaz e, raggiunto il villaggio, si prosegue verso sinistra fino ad oltrepassare un tornante dopo il quale si trova l‘imbocco del sentiero (a monte della strada).

Questo sale attraverso un rado bosco, dapprima di latifoglie inseguito di conifere, toccando i ruderi dell‘alpeggio Bénévy, uscendo poi nei pascoli nei pressi di una vasca dell‘acquedotto.

Salendo ancora, si raggiunge un pianoro cosparso di grandi massi; si prosegue ora su sentiero immerso nel verde dei pascoli, si costeggia per un tratto il torrente e lo si attraversa verso sinistra, per salire poi un costone che porta ad un altro pianoro.

Riattraversato il torrente verso destra, si prosegue su percorso pianeggiante fino a raggiungere i resti dell‘alpeggio Baraques du Fond. Poco dopo l‘alpeggio, il sentiero svolta sulla destra e sale al lago du Fond da dove, attraversato il ruscello di uscita, si costeggia la sponda, per un breve tratto, fino a trovare sulla destra il sentiero che, fra pascoli, ricomincia a salire.

Oltrepassate alcune balze erbose, si percorre verso destra una lunga diagonale in mezzacosta, fino a raggiungere gli ultimi salti rocciosi che precedono il colle della Crosatie.

Cartina del percorso

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Monte_Toraggio_DadoneSi parte dal Rifugio Allavena al Colle della Melosa (1540) raggiungibile in 40 km da Arma di Taggia.

Si segue la strada sterrata ex-militare fino al primo tornante dove si imbocca la mulattiera che si stacca sulla sinistra e che conduce all'inizio del "Sentiero degli Alpini".

Il Sentiero degli Alpini, in alcuni tratti scavato nella roccia, costeggia le pareti orientali del Monte Pietravecchia e raggiunge con un ripido zig-zag la Gola dell'Incisa (1685), stretto intaglio sullo spartiacque Roia-Nervia al confine tra Italia e Francia. Dopodichè prosegue a mezzacosta sotto il Toraggio fino ad incontrare l'Alta Via dei Monti Liguri (segnavia ) risalente dalla Gola di Gouta.

Si svolta a destra e con una breve salita si guadagna il crinale al Passo di Fonte Dragurina (1810) alle pendici meridionali del Toraggio. Da qui si segue una labile traccia (EE, alcuni bolli rossi) fino in vetta al Monte Toraggio (1973).
In discesa si torna alla Fonte Dragurina dove si imbocca, sulla destra, la bellissima mulattiera (segnavia ) che risale a mezzacosta i versanti occidentali del Toraggio e del Pietravecchia all'interno di splendidi lariceti.

toraggio mappaIn alternativa dalla cima si può scendere all'Alta Via percorrendo un divertente e ripidissimo tracciato sul versante della Roia denominato "Passaggio di Nord-Ovest" attrezzato con corde di canapa (segnavia ).
Attenzione: il Passaggio di Nord Ovest è da evitarsi in caso di pioggia o di erba bagnata; in ogni caso occorre prima accertarsi, per quanto possibile, del buono stato delle corde.

Si percorre l'Alta Via fino al Passo della Valletta (1909) sulla dorsale a nord del Pietravecchia. Da qui si raggiunge in una trentina di minuti la vetta del Monte Pietravecchia (2038).

Infine dal Passo della Valletta si scende per sentiero fino a sbucare sulla mulattiera percorsa all'andata. Si volge quindi a sinistra ed in breve tempo si ritorna alla sterrata e al Colle della Melosa.

Tempo di salita: ore 3.30 al Monte Toraggio + ore 2 al Monte Pietravecchia
Tempo totale: ore 6.45

Paline segnaletiche sotto il Passo dell'Incisa

Sul versante della Roia tra Fonte Dragurina e l'Incisa

La bellissima mulattiera del versante francese in prossimità del Passo della Valletta, tra splendidi larici e tappeti di rododendri

Tappeti di rododendri sul versante occidentale del Pietravecchia

Il Lago della Tenarda visto dal Colle della Melosa - 21 giugno 2006Image 5 of 40

Il Passo della Valletta sul crinale di confine, poco a nord del Pietravecchia-

Il Monte Pietravecchia fotografato dalla mulattiera tra Fonte Dragurina e il Passo dell'Incisa (Alta Via, versante della Roia) -

Salendo dal Passo di Fonte Dragurina al Monte Toraggio

In vetta al Monte Toraggio

I primi raggi del sole illuminano il monte Grai

Il monte Grai

Il Sentiero degli Alpini

Il Sentiero degli Alpini

Il Toraggio

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1.- Lago di Como, passeggiando o facendo un giro in battello è possibile godere di fantastici scorci e panorami.

lago di Como

Il lago di Como ha una superficie di 146 km quadrati e raggiunge 414 metri di profondità. E' il terzo lago italiano per estensione dopo quello di Garda e il Verbano. E' un lago stretto e lungo, dalla forma di Y rovesciata, con i due rami che vanno a sud verso Lecco e a sud-ovest verso Como. Nei Promessi Sposi il lago di Como viene decantato dal Manzoni con questi celebri versi: "Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno....".
Il bacino è composto da tre parti differenti: a sud-ovest il ramo di Como, a sud-est il ramo di Lecco e a nord il ramo di Colico (o "alto lago"), il più aperto dei tre. I fiordi meridionali rinserrano il montagnoso Triangolo Lariano. La divisione dei tre rami è ben visibile dal Sasso di San Martino, sopra Griante. Particolarmente tipica è la costa orientale del ramo comasco, impervia e ricoperta di boschi.

 

2.- Portofino è da sempre soprannominata la "Piazzetta" più bella del mondo.

Portofino è senza dubbio uno dei borghi marinari più belli e famosi del mondo. Negli anni 60' e 70', star come Ava Gardner, Frank Sinatra, Brigitte Bardot e Lauren Bacall, Humphrey Bogart, Elizabeth Taylor e Richard Burton, Clark Gable, Catherine Deneuve, Liza Minelli e Rex Harrison, frequentavano l'Italia per appassionanti incontri mondani pieni di suggestione.
I giornali di quell'epoca che si occupavano di mondanità, facevano a gara per raccontare nel mondo queste storie piene di fascino e di mistero che hanno reso celebre l'Italia, come simbolo della "Dolce Vita" Internazionale quando si animava in Via Veneto e Piazza di Spagna a Roma. Oggi è ancora luogo d’incontro del jet-set e turismo internazionale.

 

3.- Gli Itinerari nel Parco della Lessinia: percorsi di tipo naturalistico - ambientale, strutture museali e importanti siti archeologici.

lessinia parco fioreIl Parco Naturale della Lessinia occupa la parte sommitale dei Monti Lessini. Ha nelle particolarità geologiche e nei paesaggi che da esse conseguono la sua più forte connotazione: doline, grotte, ponti naturali, sono fenomeni di grande interesse scientifico che offrono al visitatore incantevoli visioni. Famosi sono i giacimenti fossiliferi di Bolca - Pesciara e Monte Postale, che hanno fornito reperti di specie vegetali ed animali degli ambienti lagunari e oceanici, oggi apprezzabili nel locale Museo dei Fossili. Di notevole interesse sono anche gli aspetti vegetazionali e faunistici visitabili nei Musei della Lessinia e nel Centro di educazione Ambientale di Malga Derocon.

 

4.- Bioparco di Roma, nel cuore di Villa Borghese, la natura vista da vicino.

Situato nel cuore di Villa Borghese, al centro di Roma, il Bioparco nasce nel 1911 ed è uno dei più antichi Giardini Zoologici d'Europa. Oggi ospita oltre 1.000 animali appartenenti a 200 specie tra mammiferi, rettili, uccelli e anfibi ed è inserito in un contesto botanico tra i più interessanti e suggestivi di Roma con più di 1.000 alberi, alcuni dei quali rari e centenari. Qual è il ruolo di uno zoo? Negli ultimi decenni l'antico concetto di zoo è cambiato radicalmente, passando da un luogo in cui si collezionavano animali rari ad una struttura attiva:
- nella conservazione delle specie minacciate di estinzione attraverso la partecipazione ai programmi internazionali di riproduzione in cattività;
- nell'educazione ambientale attraverso mostre, convegni, attività di sensibilizzazione per il pubblico, eventi mediatici e progetti didattici per le scuole.

 

5.- Il lago d'Orta o Cusio è un lago alpino del Piemonte collocato tra le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola.

Il Lago d'Orta, che si trova ad ovest del Lago Maggiore, lascia il turista con una sensazione unica ed indimenticabile grazie ai suoi panorami mozzafiato, le sue vie strette e ciotolate e la sua vegetazione.
Ad est il monte Mottarone separa il lago d'Orta dal Lago Maggiore, mentre a ovest monti alti fino a 1300 metri separano lo specchio acqueo dalla Valsesia. È il più occidentale fra i laghi prealpini, originato dal fronte meridionale del ghiacciaio del Sempione. Contrariamente a quanto accade con molti laghi alpini, che hanno un emissario a sud, le acque del lago d'Orta escono dal lago a nord. Attraversano la città di Omegna dando vita al torrente Nigoglia che confluisce nello Strona che, a sua volta, sfocia nel Toce e quindi nel Lago Maggiore.

 

6.- Bocca di Magra piccolo centro in provincia di La Spezia, nota per essere stata luogo di ritrovo di scrittori e intellettuali.

Bocca di Magra è un piccolo centro in provincia di La Spezia, nato come villaggio di pescatori, adagiato sulla riva destra dell'omonimo fiume, di fronte a Fiumaretta.
Nel Borgo sono conservati tutt'oggi, resti architettonici di una villa considerata come un importante testimonianza storico artistica. Bocca di Magra, nota per essere stata luogo di ritrovo di scrittori e intellettuali, quali Eugenio Montale, Giulio Einaudi, Cesare Pavese ed altri ancora, è stata inserita nei percorsi del Parco culturale della Val di Magra e della Terra di Luni. Le risorse economiche di Bocca di Magra, sono rappresentate dalle attività tradizionali della pesca (sul molo, è possibile acquistare direttamente dai pescatori, che sostano nei pressi dei loro pescherecci, il pescato di giornata), dal turismo, nonché dalla presenza di diversi porticcioli per la nautica da diporto e servizi di moto barche comode per raggiungere le piccole insenature e spiaggette nascoste, situate nelle vicinanze (Punta Bianca con i suoi scogli bianchi e Punta Corvo) o nelle limitrofe località quali Lerici, Portovenere e le Cinque Terre.

 

7.- Itinerari in Toscana, dalla costa degli etruschi alla campagna e ai declivi collinari dolcissimi.

Siena_CathedraOvunque andiate in Toscana, la regione vi circonda e vi abbraccia con la sua ricchezza: oasi biogenetiche e parchi naturali, dalla Costa degli Etruschi che lambisce il mare, alla campagna e ai declivi collinari dolcissimi, segnati dalla tradizione vinicola celeberrima come quella delle Colline del Chianti. Il gioco cromatico dei campi, dei casali e dei cipressi degrada verso i boschi delle più aspre Colline Metallifere che separano l’entroterra meridionale pisano dal cuore selvaggio della Maremma fino all'incanto di vette innevate, di stagni e lagune, degli Appennini e delle Alpi Apuane.
Il Monte Amiata, antico vulcano spento, svetta tra le province di Siena e Grosseto, mentre i Monti Pisani si stagliano tra Pisa e Lucca. Il Pratomagno, quasi completamente circondato dall'Arno, divide la parte appenninica dell'aretino, dalle Foreste Sacre del Casentino, dal Valdarno superiore fiorentino. Il Monte Cetona, infine, si innalza all'estremità sud-orientale della provincia di Siena, separando la Val d'Orcia dalla Val di Chiana.

 

8.- Escursioni in montagna: attenzione, (in) pericolo vipere.

Durante le escursioni in montagna può capitare di imbattersi in serpenti. In Italia vivono rappresentanti di due famiglie: i colubridi e i viperidi.
I primi sono totalmente innocui, i secondi, rappresentati da quattro specie - Vipera aspis, V. ursinii, V. berus, V. ammodite - sono invece velenosi.
L'immaginario collettivo ha probabilmente ingigantito i rischi derivanti dalla vipera italiana, che raramente è mortale: la possibilità di essere morsi è infatti piuttosto remota, soprattutto se si adottano norme di cautela come indossare scarponcini alti e calzettoni, fare attenzione quando si raccolgono funghi o erbe, usare un bastone per allontanare rami e foglie.

 

9.- Vacanze in Toscana tra natura e sapori della tradizione.

toscana mappa-strade-del-vinoTra le regioni più belle d’Italia, la Toscana ha sempre avuto, non solo a livello nazionale, un grande appeal turistico e questo grazie alla sua “completezza”, al suo essere una terra ricca di bellezze e di spunti per vacanze di diverse tipologie. i perché la Toscana è destinazione di mare, ma è anche la regione delle città culturali, senza contare il verde e la campagna, le antiche tradizioni e gli eccezionali prodotti regionali che, dall’artigianato all’enogastronomia, hanno ormai conquistato i mercati di tutto il mondo con la loro ricercatezza e unicità. Negli ultimi anni, proprio le cosiddette “vacanze green”, cioè quelle a contatto con il verde e la natura, hanno conosciuto una grande crescita, non solo in termini di richieste da parte dei turisti, ma anche in relazione all’offerta, con un più capillare sviluppo delle strutture e dei servizi dedicati. Non è quindi un caso che oggi gli agriturismi in Toscana sono, non solo numerosi, ma anche considerati tra i migliori di tutt’Italia per i servizi offerti, per lo standard di accoglienza e per la capacità di saper coniugare moderne strutture con il rispetto delle tradizioni e dell’ambiente.

 

10.- I siti archeologici dell'isola di Sant'Antioco, terra di bellezza.

Sant'Antioco, terra di bellezza.
Sbarcare a Sant'Antioco è un'appagante sensazione di gioia che si rinnova da oltre due Millenni. Testimonianze nuragiche, fenicie, romane e persino sabaude si susseguono in un territorio ancora tutto da esplorare. Audaci, straordinari navigatori quei fenici, ma anche scopritori di bellezze, da loro puntualmente segnate come "capisaldi" della loro "via del sole". Non c'e luogo da loro svelato che non sembri -ancor oggi- un lembo di cielo tirato giù sulla Terra per esser poi bagnato dal mare. Come l'isola di Sant'Antioco in Sardegna.
"Su Para e sa Mongia"
Si tratta di due menhirs (pietre messoe verticalmente piantate nel terre­no) ovvero simboli aniconici (cioè sim­boli che non ammettono immagini) connessi con la religione della fertilità delle popolazioni prenuragiche (3000 a.C. circa).

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