Avegno.

Una scoperta nel verde entroterra

Dal 1594 opera qui una delle più antiche fonderie artigianali di campane

Oggi il turista consapevole si orienta sempre più a ricer­care e a godere di quelle bel­lezze che un tradizionale at­teggiamento riservato e schivo ha tenute nascoste. Avegno è una scoperta, per chi si sottrae, magari per un poco, all'affol­lamento costiero, e ha molto da offrire.

A cominciare da ciuci clima mitigato dal mare e dalla brezza, che fa più dolci le sere estive, e rende piacevoli le passeggiate all'ombra degli ulivi.

Gli amanti dell'arte avranno una autentica sorpresa nel­l'antica chiesa di Testami, e quelli della buona tavola tro­veranno soddisfazione nelle semplici trattorie della valle. L'animazione, poi. non manca, con un calendario molto ricco. Avegno può anche vantare, tra i suoi motivi di interesse, una tra le più antiche fonderie artigianali di campane, attiva qui, pensate, dal 1594. I con­certi di campane Picasso suo­nano in tutto il mondo.

A Testana un'opera d'arte venuta da lontano

Ai primi elei '500, uno scultore di Bruxelles realizzò un altorilievo ligneo rappresentante la Crocifissione, lavoro animato da un gran numero di personaggi, tra il realistico e il grottesco, secondo lo stile fiammingo. Come la scultura sia arrivata a Testana non si sa. Ma merita d'essere vista, così come la bella parrocchiale (secolo XVII) intitolata a Santa Margherita.

Recco: Qui vengono tutti a gustare sole, mare ...e focaccia

Sapori e aromi, olio d'oliva e basilico, sono alla base della cucina ligure; alto esempio di alimentazione mediterranea, da tutti oggi riconosciuta salutare.

S i capisce: le attrattive sono molte, per chi viaggia senza fretta. E chi è buongustaio scoprirà presto come e con quali... saporiti argomenti, Recco si è guadagnata il titolo di "capitale gastronomica della Liguria'1 Appellativo ben giustificato non solo sul piano della qualità, ma anche su quello numerico.

Pensate: 3.000 posti a tavola in ristoranti, trattorie e focac-cerie!
Il merito va in primo luogo alla celebre focaccia col formaggio, leggera e gustosa, che si è addirittura guadagnata una testa tutta per sé (insieme a quella con le cipolle), la quarta domenica di maggio. Se in primavera sette dei più noti ristoranti locali, riuniti in consorzio, celebrano per la gioia dei gourmet le "serate gastronomiche recchesi", non sono da meno i cuochi degli altri locali nel proporre i piatti tipici della cucina ligure: trion­fo di pesce, naturalmente, con la frittura e il raffinato cappon magro; del pesto, delle trofie e dei pansoli con la salsa di noci; delle torte pasqualina, di riso e di verdure, della cima ...
Leggi anche: Alla scoperta del Golfo Paradiso, Riviera di Genova: Sori, Uscio e Mulinetti.
È un uso secolare scendere dalla pianura lombarda al mare di Recco

Non è un modo di dire: sono almeno mille anni che gli abitanti del nord si affac­ciano oltre Appennino verso il sole di Recco. Magari per restarci. Tant'è che Recco fu per lungo tempo benefi­cio ecclesiastico dei vescovi ambrosiani, e poi si legò per cinque secoli ad altri "foresti", i genovesi, che la fecero Capitanato con giurisdizione sui centri vicini. Pressoché distrutta nei bom­bardamenti del '43-'44, che miravano al gran ponte ferro­viario, Recco, Medaglia d'oro al merito civile, rinacque nuo­va e moderna, mantenendo comunque le sue caratteristi­che marinaresche esaltate oggi dagli sport del mare e in par­ticolare dalla pallanuoto con la mitica Pro-Recco.

Cominciando dal "Natale a Recco", che per un mese coinvolge tutti in un'animazione festosa, una ricca serie di iniziative offre motivi d'interesse. Ricordiamo solo il corso del carnevale, detto qui "carossez/o", e, ogni terza domenica del mese, il mercatino di piccolo antiquariato e modernariato. Il culmine è l'8 settembre, con le sfilate processionali delle Casaccie e la grandiosa esplosione pirotecnica della Sgra del Fuoco, animata dai sette quartiere cittadini.

Per stimolare l'appetito,potete scegliere tra belle passeggiate nei dintorni.
In un'ora di cammino, si può arrivare alla cappella dell'Ascensione, per godere silenzio
e panorama tra cipressi e ulivi.

Oppure in auto, sulla strada per Uscio, al santuario della Madonna del Suffragio (detta, qui,
"Madonna dell'otto settembre").

Camogli, fascino di mare. E' dipinto a colori vivaci il borgo dei bianchi velieri.
Per chi ancora non l'ha vista, non servono parole. Il fascino di Camogli è da scoprire sul posto. La sua fa­ma, ben meritata, è dovuta sì all'angolo pittoresco del porticciolo con le sue barche va­riopinte strette una all'altra, ma anche alla posizione felice sul mare che rende dolce il clima.

La palazzata multicolore delle case arrampicate; il ricordo di una tradizione niat'inara (i mil­le bianchi velieri...) che si avverte ancora presente e viva; il richiamo di manifestazioni originali come la Sagra del Pesce o la processione in barca alla Stella Maris; una natura, intorno, fiorita, verde e insieme aspra nelle scogliere a picco: il gusto di una cucina ligure di grande qualità; sono tutti motivi di attrazione che invi­tano qui in ogni stagione del­l'anno.

Le case di Camogli, così alte e dipinte a colori vivaci, segnano la fisionomia del borgo. Gli abitanti, in buona parte marinai e pescatori, hanno in queste facciate un utile punto di riferimento dal mare.

Un borgo marinaro non poteva che costruire la pro­pria cattedrale ... sul mare. La basilica, le cui origini risalgono al XII secolo, è de­dicata a Santa Maria Assunta, con facciata neoclassica e in­terni barocchi.

Poco sopra, su una roccia a picco, il Castel Dragone, co­struito nel XII secolo a dife­sa della città e del porto, e più volte distrutto incendiato e ricostruito.

Museo Ferrari, la storia della marineria.

La lunga storia della tradi­zione marinara, che raggiunse momenti eli vero splendore con una flotta di settecento basti­menti, è qui raccontala con modellini. quadri, cimeli, strumenti di navigazione ed ex-voto.

Da Ruta a San Rocco la passeggiata delle quiete

Se non ve la sentite di af­frontare la salita, partite da Ruta: una sinuosa strada in piano (via Molfino) vi condurrà in breve a San Rocco e alla sua chiesina, dal cui sagrato si abbraccia con lo sguardo tutto il Gol­fo Paradiso.

Angolo romantico, focaccette e buona cucina, ma da qui si dipartono anche i sentieri che salgono alla vetta di Portofino o scen­dono fino a punta Chiappa e San Fruttuoso.

Da qui, i battelli per Pontofino e la visita del Golfo Paradiso
Al porticciolo, tra le pic­cole barche multicolori, fanno scalo le imbarcazioni che por­tano i turisti alla vicina mera­viglia di San Fruttuoso, o in giro per il golfo. Ma si può arrivare a Portofino, alle Cinqueterre, a Portovenere. E il sabato, d'estate, è romantico il viaggio notturno per Genova.

Cristo degli Abissi
La statua del "Cristo degli abissi", meta di tutti gli appas­sionati subacquei, e non, è posta sul fondale a 17 metri di pro­fondità, all'ingresso della baia. I barcaioli vi ci condurranno volentieri e grazie alla limpi­dezza dell'acqua e al batiscopio di cui sono dotati, chiun­que potrà ammirare la bellis­sima statua opera dello scul­tore Galletti.

Difesa della torre Doria contro le Incursioni dei pirati: Un gioiello d'architettura targato F.A.I.

C'è una cala, incuneata nel monte di Portofino, che racchiude il complesso abba-ziale di San Fruttuoso. I monaci benedettini che vis­sero qui nel 1200, nel periodo di massimo fulgore, ebbero potere, privilegi e proprietà di estensione oggi non imma­ginabile. Il nucleo benedettino era sorto nel 984, sulle rovine di un preesistente convento.

Con la protezione dei potenti Doria, che eressero nel Cinquecento la torre di difesa contro pirati e veneziani la potenza di San Fruttuoso durò a lungo. (Oggi abbazia, chiostro e chiesa (raggiungibili solò via mare o per sentiero) formano un complesso monumentale di eccezionale valore, restaurato e salvaguardato dal Fondo per l'Ambiente Italiano.

Un parco naturale del Golfo Paradiso. Lungo le vie della natura

Naturalmente è a piedi che occorre avviarsi alla sco­perta dell'area tutelata del Par­co regionale di Portofino sul promontorio, alto più di sei­cento metri e proteso sui mare per oltre tre chilometri. Sul monte la macchia mediterra­nea rulla la scena all'ulivo: qui si realizza l'incontro tra il bosco fresco e ombroso, tipico di climi più rigidi, e la vegetazio­ne spontanea dove si incon­trano l'erica, il mirto, la gine­stra, il timo profumato, la sassifraga annidata tra le rocce.

Da San Rocco scendete il bel sentiero che porta a punta Chiappa, enorme formazione di puddinga protesa in mare: lungo la via incontrerete la chiesa romanica di San Nicolò di Capodimonte, di grande interesse storico e architettonico. Una rete di sentieri ottimamen­te segnalati consente, ancora partendo da San Rocco, di conoscere l'ambiente del parco e di calarsi completamente nella natura protetta.

Alla scoperta di un patrimonio ambientale intatto, museo vivente della natura Itinurari a piedi
e in rnountain-bike sul monte di Potofino e nell'entroterra.

L'arco delle colline che racchiudono il Golfo e il pro­montorio di Portofino offrono una vasta e curata rete di sen­tieri caratterizzati. per la mag­gior parte, da un'ampia vista sul mare.
Gli escursionisti esperti trove­ranno percorsi anche impe­gnativi, in particolare nel ter­ritorio del Parco, mentre per le famiglie si raccomandano i riposanli itinerari a mezzacosta tra gli ulivi.

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Sori, in un'insenatura del Golfo, per soddisfare la voglia di mare.

Sori, angolo raccolto riel cuore del Golfo Paradiso, fac­ciate dipinte ad affresco che riprendono un'antica tradizione, spiaggia e scogliere a piccò, una corona di colline verdi alle spalle: chi ha voglia di godersi il mare è arrivato nel posto giusto.

Ma se non vi acconten­tate di bagni e barca, guardatevi attorno, e andate alla ricerca del passato. Non vi deluderà trovare, a Fulle, un mulino ad acqua ancora funzionante, te­stimone superstite di un sistema complesso di decine di mulini che servivano la zona.
O il cinquecentesco oratorio delle Grazie, che custodisce la tavola della Madonna Nera, o quello di Sant'Erasmo sul promonto­rio a ponente, che grazie ad un'acustica perfetta, ospita con­certi dì alto livello.

O, ancora, il bel sagrato in "risseu" bicolore della parrocchiale di Capreno. Intanto, giù nel borgo, circon­dato dalle sue frazioni (Lago, Canepa, Leva, Sant'Apollinare, San Bartolomeo, Sus.si.sa, Teria-sca) ci sono svaghi, sport e musica per tutti, in ogni stagio­ne, tra cui la nota Rassegna del Jazz Tradizionale, nata proprio qui e poi allargata a tutte le località del Golfo Paradiso.

A mezzacosta sulle alture, fate un salto ad ammirare un gioiello. Sant'Apollinare, già per l'eccezionale vista che offre, è da vedere. Merita comunque una visita la chiesina romanica (secolo XIII), che per la sua bellezza è tutelata come monumento nazionale.

Su su fino a Case Còrnua, il dolce entroterra di Sori con­serva tracce di una viabilità antica, di una civiltà fatta di case mastiche tipicamente ligu­ri, di mulini e frantoi, e testi monianze di vita contadina d'una volta.
Leggi anche: Alla scoperta del Golfo Paradiso, Riviera di Genova: Avegno, Recco e Camogli.
E ovunque un panorama moz­zafiato. Tranquillità e fascino d'altri tempi per l'ospite di oggi che qui potrà gustare, tra l'altro, in molti tipici ristorantini e trattorie, la cucina locale e in particolare le squisite "focaccette".

Uscio, un antico borgo longobardo, dove l'aria frizzante dei monti incontra il salmastro del Golfo.
Uscio viva, ridente, animata. Uscio in posizione felice, rivolta a quel mare del Golfo Paradiso che ne m.tiga d'inverno e d'estate gli estremi cel clima. Circondata dai boschi, offre ai suoi ospiti il piacere di un'aria frizzantina che anima e stuzzica.

Si torna volentieri. Non per niente, nel 1906, Carlo Arnaldi fondò da queste parti la sua Colonia. Uscio è fiera elei suo passalo, così antico da perdersi nelle tracce della preistoria, ma non si attarda. Già passaggio obbligato, nei tempi che furono, per i traffici tra Fontanabuona e la costa, oggi L'sc.o si trova su un percorso turistico che collega l'animazione della riviera con la quiete della collina, e offre facile accesso a soggiorni sereni e ai piaceri della buona cucina di tradizione. Caratteristiche sono le trofìe "malte", fatte con la farina di castagne.

L' importante Pieve romanica,risalente al XII secolo, testimonia, col suo stile lombardo e con la significativa intitolazione a San-t'Ambrogio, sia l'antica dipen­denza, sia la sua egemonia sul territorio. Da vedere, tra l'altro, una bella statua li­gnea policroma del '400. Sul monte Borgo vi sono tracce dei più antichi terrazzamenti con muri a secco (X secola AC) che caratterizzano poi il paesaggio ligure.

Orologi, campane campanili.

Si racconta che due secoli or sono in frazione Terrile (nella parrocchiale si conserva una splendida tela attribuita a Luca Cambiaso), due famiglie di qui avviassero la produzio­ne di orologi da torre, secondo tecniche apprese in Germania. Il seme ha dato buoni frutti.

Oggi gli orologi di qui (ma anche le campane, le strutture, e la tecnologia meccanica ed elettronica per i concerti di campane) sono sui campanili di tutto il mondo. Una visita allo stabilimento Trebino (con­tattare la Pro-Loco) è una pia­cevole sorpresa e si possono ammirare orologi antichissimi.

Percorso storico con vista.

L'Itinerario Storico Colom-biano (segnavia ISC, che ripercorre l'antica via da Terrarossa Colombo fino a Nervi e Quinto, fa cornice dall'alto per un buon tratto al Golfo. Superata la Sella di monte Rosso si incontra Colle Caprile e poi Calcinara, frazione di Uscio, situata sul crinale: da una parte si vede il mare e la valle del Recco e dall'altra parte la vai Fontanabuona. L'itinerario offre ampi scorci sugli spazi luminosi della valle di Avegno e sul ridente entroterra di Sori. Si raccon­ta che gli avi di Cristoforo Colombo si siano serviti di questo percorso per trasfe­rirsi a Quinto.

La Colonia del benessere: aria buona, buona salute

La formula, per un verso, è semplice: aria fina dei bo­schi, orari regolari, vita quieta, svago e riposo. Per altro verso, è gelosamente custodita: la famosa "pozione", messa a punto più di novantenni or sono dal fondatore della Co­lonia Arnaldi. Si aggiunga Lino stretto rapporto col medico, e un regime alimentare perso­nalizzato. Gli ospiti di oggi, in un ambiente dotato di ogni comfort e struttura, seguono la stessa "ricetta" dei loro non­ni: felici, contenli e in forma.

Mulinetti, giardini sul mare, tra le ville.


Così centrale e cosi appar­tato, l'angolo di Mulinetti a Recco può ben meritare, una tantum, il facile gioco di parole "àngolo di Paradiso", con l'esplosione dei fiori e dei profumi, il mare che si tocca dalle case, le quiete ville av­volte nei giardini discreti. È un incontro facile e "naturale" tra il mare, la scogliera acces­sibile e la collina verde a mon­te: qui si danno la mano e si sommano tante bellezze del Golfo. E vale proprio la pena di tuffarsi fra gli scogli nella limpida acqua del mare.

A Megli, a Polànesi: Santuario mariano con ex-voto e sagra della focaccette

Salite, magari a piedi: Nostra Signora delle Grazie, incan­tevole tra gli uliveti, esibirà per voi i suoi tesori: l'icona di scuola bizantina e la reliquia riportata dalle crociate nel 1216. Nella chiesa, edificata in fasi successive, è conservata una preziosa raccolta di ex-voto, recentemente restaurati, vero "romanzo popolare" di pericoli e grazie vissuti sul mare.

Ad aprile, qui. all'incanto del posto si aggiunge l'allegria della festa: arriva la Sagra delle focaccette. Se poi proseguite ancora un poco, trovate a Polànesi la chiesina di San Martino, che merita d'essere vista poiché conserva un'antica urna cineraria, figure da presepe del Maragliano e un organo del 700.


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Immersa nei vasti boschi di casta­gni dell'Appennino tra il Reno ed il Panare, si trova a 759 metri sul livello del mare, Zocca, un'ospitale ed allegra località in provincia di Modena e poco distante dal Parco Regionale dei Sassi di Roccamalatina.

Il suo toponimo si deve alla zoco, una ceppaia di castagno pres­so cui i mercanti s'incontravano per effettuare scambi commerciali o per parlare di affari.

Nel 1464 queste attività furono istituzionalizzate da Borso d'Este e la zoco divenne allora luogo di mercato il 25 luglio (San Giacomo) e il 26 luglio (Sant'Anna), giorni riservati alla fiera ancora oggi. Annoverata tra le Città del Casta­gno,

Zocca da 27 anni svolge nel mese di ottobre la rinomata Sagra della Castagna, in cui si possono gustare i deliziosi piatti tipici della tradizione montanara, tra cui spic­cano i borlenghi e le crescentine nelle tigelle servite coi gustosi salumi della zona.
Leggi anche: Vicino a Modena la cittadina di Carpi affascina con il suo borgo.
Per rendere omaggio tutto l'anno a questi importanti prodotti, in un antico Ospitale per pellegrini, loca­lità Monte San Giacomo, sono stati realizzati il Museo del Castagno e il Museo del Borlengo, mentre la Mostra permanente della Tigella si trova poco distante, in località Samone di Guiglia.
La vitalità di questo centro dell'Appennino modenese non è legata solo al castagno, ma anche ai tanti esercizi commerciali, alle strutture ricettive e ai numerosi impianti sportivi, tra cui un nuovis­simo palazzo dello sport.

Di grande interesse storico-natu­ralistico sono poi le frazioni circo­stanti il territorio di Zocca (Ciano, Montalbano, Missano, Montecoro­ne, Montetortore, Montombraro e Rosola) e l'importante rete sentie-ristica, percorribile a piedi, a caval­lo e in mountain-bike,che attraver­sa suggestivi borghi medievali ed incontra resti di torri, antichi castelli e chiese.



In estate, inoltre, un ricco e varie­gato programma di eventi e mani­festazioni anima la calda stagione. Vanno ricordate tra tutte la "Rievocazione storica" che si svol­ge ogni anno nel mese di agosto per valorizzare i borghi del territo­rio, con suggestivi spettacoli, ambientazioni e la rassegna "Giovani in musica" nei mesi di luglio e agosto, ma soprattutto "...2005 MINUTI DI SO­LIDARIETÀ".

Zocca vi invita, infatti, a prendere parte a questo evento che si articola in tre giorna­te: il 15-16-17 luglio. Una tre giorni, organizzata dalla Pubblica Assistenza di Zocca, all'in­segna del divertimento e della beneficenza a favore dei bambini della Bielorussia. Grazie all'ANPAS dell'Emilia Romagna, infatti, verran­no ospitati, per tutto il mese di luglio, da famiglie della regione bambini provenienti dalle zone col­pite dal disastro nucleare.
Montecorone, frazione del comune di Zocca (foto)

Conosciuta per aver dato i natali a Vasco Rossi, Zocca vi invita,nel verde dei suoi castaganeti, a scoprire le sue tradizioni gastronomico-culturali e le interessanti iniziative di solidarietà senza frontiere.
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Spettacolari uniformi colorate e insoliti strumenti musicali carat­terizzano la più antica banda milita­re del mondo.

Si chiama Mether, viene dalla Turchia e sarà il piatto forte della quattordicesima edizione del Festival Internazionale delle Bande Militari, in programma a Modena dal 4 al 9 luglio.

La manifestazione, unica nel suo genere in Italia e promossa dal Comune, dall'Accademia militare, dalla Fondazione Cassa di Rispar­mio di Modena e dalla Fondazione Teatro Comunale, si svolge sotto l'alto patronato del Presi­dente della Repubblica e del Presi­dente del Parlamento europeo.
L'Italia sarà rap­presentata dalla Banda centrale della Marina, dalla Banda della Brigata meccanizzata Aosta, dalla Fanfara dei bersaglieri della Brigata Garibaldi e dalla Banda della Scuola trasporti e materiali.

In programma anche parate pomeridiane e notturne nelle vie del centro storico e concerti di mezzanotte.

La 18a edizione del Festival Internazionale delle Bande Militari avrà luogo dal 7 all'11 luglio 2009.



La manifestazione, unica nel suo genere in Italia, è promossa da Comune, Accademia militare, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Fondazione Teatro Comunale. Accanto alle sonorità della Mehter, il pubblico potrà ascoltare in piazza Roma, nel cortile d'onore del Palazzo ducale e nelle piazze di Modena anche la Banda reale del Corpo delle trasmissioni (Gran Bretagna), la Banda militare del Festival di Veliko Tarnovo (Bulgaria) e la Banda centrale del Ministero della Difesa dell'Ucraina. L'Italia sarà rappresentata dalla Banda del 1° Reggimento Granatieri di Sardegna e dalla Fanfara ariete dell'11° Reggimento Bersaglieri.

Rispetto al passato, il programma non prevede quest'anno il concerto con le corali nel cortile del Palazzo ducale, ma aumentano le parate pomeridiane e i concerti di mezzanotte in vari luoghi della città. Il programma prevede spettacoli con evoluzioni e caroselli in piazza Roma mercoledì 9, giovedì 10 e sabato 12 luglio alle 21 e un concerto di gala nel cortile d'onore del Palazzo ducale venerdì 11 alle 21.
Leggi anche: Vicino a Modena la cittadina di Carpi affascina con il suo borgo.
I biglietti in vendita su internet con carta di credito da giovedì 12 giugno (www.modenafestivalbande.it) e dal 18 giugno alla biglietteria del Teatro Comunale di Modena Luciano Pavarotti - costano 10 euro.

I giovani dai 3 ai 15 anni e gli anziani oltre i 65 anni pagano un solo euro, i gruppi di almeno 10 persone 5 euro e i possessori di Carta Insieme Conad, Assicurati Unipol e Carta Socio Coop spendono 7 euro.
Le Bande
ITALIA
Banda del 1° Reggimento Granatieri di Sardegna
Direttore Domenico Morlungo

Le prime notizie sull'esistenza della Musica d'ordinanza dei Granatieri di Sardegna risalgono al 1786 e si intrecciano con le vicende storiche del più antico Reggimento di fanteria dell'Esercito italiano, costituito a Torino nel 1659 (e che ha avuto sede a Modena dal 1882 al 1884).

La Fanfara, già ospite del Festival di Modena nel 1994, oggi costituita in gran parte da giovani volontari in ferma annuale sotto la direzione di Domenico Morlungo, svolge compiti di rappresentanza e di onore come il cambio della Guardia al Palazzo del Quirinale, visite in Italia dei capi di Stato stranieri e molteplici manifestazioni militari e civili.

Un colonnello dei Granatieri di Sardegna, Alessandro Argiolas, invalido della grande guerra, insegnante all'Accademia militare di Modena e comandante delle attività logistiche delle formazioni partigiane modenesi, venne fucilato per rappresaglia a Portile nel 1945 dai nazifascisti. In quel momento era l'intendente generale del Comitato di liberazione nazionale di Modena.
Fanfara Ariete dell'11° Reggimento Bersaglieri
Direttore Antonio Miele

Formata esclusivamente da ottoni, che per potenza di suono, brio e maneggevolezza sono adatti ad essere suonati al passo di corsa, la Fanfara è nata nel 1883 con la costituzione dell'11esimo Reggimento Bersaglieri.

Riorganizzata nel 1992, era composta in passato solo da militari in servizio di leva, mentre oggi è formata da volontari agli ordini del 1° Maresciallo Luogotenente Antonio Miele, che a Modena indosserò l'uniforme storica del Reggimento. Il repertorio è composto da marce militari e da altri generi musicali.

Antonio Miele, laureato in Scienze organizzative e gestionali, ha diretto la Fanfara in numerosi festival in Italia e all'estero, per esempio a Mosca su invito dell'Ambasciata italiana in occasione della Festa della Repubblica il 2 giugno 1998, e al Columbus Day a New York nell'ottobre 1999.

BULGARIA
Banda militare del Festival di Veliko Tarnovo
Direttori Nikolay Kossev e Tsvetomir Vassilev

Nata nel 2006, la Banda è la principale compagine bulgara che ogni anno partecipa al Festival internazionale di bande militari di Veliko Tarnovo. Composta da strumentisti dell'Università militare Vassil Levski e da musicisti della brigata di fanteria leggera Stara Zagora, la Banda suona regolarmente in manifestazioni pubbliche e ha inciso numerose composizioni.
Il direttore, maggiore Nikolay Kossev, ha studiato musica a Sofia e a Veliko Tarnovo ed è coadiuvato dal tenente Tsvetomir Vassilev.

GRAN BRETAGNA
Banda reale del corpo delle trasmissioni
Direttore Guy Booth

Costituita nel 1921 da alcuni ex membri della banda reale del genio di Bedford, la Banda del Corpo reale delle trasmissioni è stata diretta dal 1926 da Randolph Ricketts, più noto come Leo Stanley, autore di numerose composizioni per banda, tra cui la marcia del Corpo, adottata nel 1952. Dopo la guerra, la direzione è stata affidata per la prima volta ad un militare, il tenente colonnello Judd.
Nei primi anni Settanta la Banda si è spostata da Catterick Garrison alla Scuola delle trasmissioni di Blandford Forum, sede attuale. Il gruppo, che ha suonato anche negli Stati Uniti, in Canada, a Cipro e nei principali Paesi europei sotto la direzione del capitano Guy Booth, si esibisce in formazione da concerto e da parata. Al suo interno sono presenti anche gruppi di Big Band, Soul, fanfara da cerimonia e gruppi da camera.

TURCHIA
Banda Mehter
Direttore Celaleddin Altuntas

Mehter, la più antica banda militare del mondo, è nata a Bursa nel 1326 e per secoli ha accompagnato in guerra l'esercito ottomano utilizzando strumenti della tradizione turca, come tamburi, zurne (una specie di oboe), pifferi acuti, corni, timpani, grancasse, cimbali e cevgen (bastoni con estremità a due punte e piccoli campanelli). I componenti della Mehter indossano uniformi storiche, tuniche e armature spettacolari. Nel passato, la strumentazione e il colore esotico della Banda turca furono evocati in Europa da numerose formazioni bandistiche militari così come, più in generale, la musica turca influenzò largamente la musica europea come testimoniano numerosi compositori tra cui Rossini, Mozart, Beethoven, Haydn.



Sciolta nel 1826 dal sultano Mahmud II, la Banda è rinata nel 1963 come istituzione di interesse storico collegata al Museo di storia militare di Istanbul. Oggi, assieme alla Compagnia storica Janissary, si esibisce ogni settimana al Museo o in occasione di cerimonie ufficiali e festival musicali Il direttore Celaleddin Altuntas conduce la banda dal 1992. Fa parte della Mehter anche un gruppo di danzatori che mima un ballo con spade e scimitarre.

UCRAINA
Banda centrale del Ministero della Difesa
Direttore Dmytro Antonyuk

La Banda centrale delle Forze armate d'Ucraina, principale compagine militare del Paese, si è costituita nel 1945, ha ricevuto nel corso della sua carriera numerosi riconoscimenti e nel 1965 è stata insignita del Premio speciale per la cultura musicale. Con un repertorio che comprende musica ucraina tradizionale, musica classica, canzoni e marce, la Banda ha partecipato, sotto la direzione del tenente colonnello Dmytro Antonyuk, a numerosi Festival internazionali e ha suonato in Svezia, Olanda, Norvegia, Polonia e Francia. Al suo interno sono presenti gruppi dixieland, un gruppo di ottoni e numerosi solisti. A Modena la Banda sarà accompagnata da un gruppo di danzatori.
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Una vacanza diversa nell'isola: tra suggestivi itinerari per scoprire le tradizioni, la storia, le bellezze e i segreti di un'antica terra.

Inoltre l'estate, dentro la Sardegna", recitava un vecchio slogan pubbli­citario dell'Ente per il Turismo sardo, a significare un esplicito invito al vi­sitatori dev'isola a percorrere e vi­vere fa regione al di là della stagio­ne balneare.

La Sardegna, infatti, è capace di offrire al turista una serie di motivi che la rendono interes­sante come destinazione turistica per tutto l'arco dell'anno.

Anche il cosiddetto "vacanziere-balneare" può, comunque, fruire di questi motivi magari tra un tuffo e l'altro , per conoscere, così meglio le tra­dizioni e la storia della terra in cui trascorre le vacanze. I tre itinerarì che seguono si possono percorre­re in una giornata, ma è certo me­glio prevedere anche una sosta di una notte prima del rientro al pun­to di partenza.

DA CAGLIARI VERSO LA BARBAGIA DI ARITZO.
La città di Cagliari, capoluogo della Sardegna, per la sua fe­lice posizione al centro dell'ampio Golfo degli Angeli, è il punto di .arri­vo e partenza della maggior parte delle persone che arrivano in Sardegna.

Durante l'estate, inoltre, è anche il punto di riferimento dei molti, turisti che passano le vacanze lungo la costa sud da dove si può partire, attraverso strade di facile e comoda percorrenza, per andare verso l'interno dell'isola sarda.

La strada statale 131 (chiamata anche Carlo Felice), che unisce il sud al nord della regione, dopo so­li quaranta chilometri vi porta al vil­laggio di Sanluri. nel cuore del pae­se sorge il Castello dei Conti di Sorta che raccoglie, al suo interno, non solo quadri e armature defl'epoca ma anche un interes­sante museo con i più rari e singo­lari cimeli della Prima Guerra Mondiale.
Leggi anche: Itinerari in Sardegna: escursionismo e sicurezza in montagna.
Lasciato Sanluri (prima di partire comprate una forma di "civraxiu", il pane speciale del luogo) si deve percorrere a ritroso, cioè verso Cagliari, la 131 per un brevissimo tratto per voltare, poi, a destra e prendere la provinciale per Furtei e Barum. La nostra nuova meta, in­fatti, è il villaggio nuragico "Su Mura»" che si raggiunge in meno di venti minuti su una strada che ta­glia fertili campi che producono te­neri e saporiti carciofi da acquista­re e mangiare per strada: l'impor­tante è passare da queste parti da ottobre ad aprile.
La fortezza nuragica di Barumini rappresenta il sito archeologico più importante dell'intera Sardegna sia come dimensioni sia come testimo­nianza di quella antica civiltà svi­luppatesi dal 1800 a.C. sino alla do­minazione romana. Visitando la parte alta del nuraghe e volgendo

10 sguardo verso nord si nota subito il grande altopiano della Giara: un'oasi naturalistica di rara bettezza che può essere attraversata su stra­de in terra battuta tra la folta ve­getazione mediterranea.

E la Giara ha un altro grande teso­ro: la presenza di oltre 500 cavallini selvaggi (possono essere visti, ma fuggono velocemente non appe­na avvertono la presenza dell'uo­mo) di colore prevalentemente scuro e con un'altezza al garrese di 120 centimetri. Sembra siano stati portati quassu dai Fenici, oltre 2000 anni fa, e da allora si riproducono e vivono in assoluta libertà.

Lasciato l'altipiano si corre (si fa per dire perché le molte curve con-sigliano prudenza) verso la Barbogia di Beivi e, quindi, la nostra destinazione finale. In meno di un'ora si è in vista di Aritzo: ridente villaggio collinare tra boschi di ca­stagni e noccioleti.



II centro urbano nasconde antiche case di pietra e ginepri, un museo etnografico e tante botteghe artigiane e dolcia­rie. Tra i dolci i delicati torroni al mie­le e "is caschettas".

DALLA COSTA SMERALDA AL NUORESE, PASSANDO PER LA GALLURA.
La costa nordorientale della Sardegna, parte della quale ospita i 55 km. della celebre Costa Smeralda, costituisce una delle de­stinazioni turistiche più richieste nel Mediterraneo. Da questa costa, molti visitatori desiderosi di cono­scere le tradizioni della gente sar­da, lasciano il mare (magari appro­fittando di una giornata coperta o ventosa che non aiuta la tintarella) per andare a visitare le zone inter­ne della regione.
Leggi anche: IItinerari in Sardegna: il canyoning, o torrentismo, consiste nella discesa di strette gole, cascate o torrenti utilizzando le tecniche alpinistiche.
Prima, comunque, di percorrere le strade scelte per questi itlnerari è obbligatorio trascorrere una matti­nata (nel pomeriggio la zona è chiusa al pubblico) sull'isola di Caprera, che si raggiunge percor­rendo un ponte che la collega con La Maddalena, L'Isola ospita la ca­sa e il museo di Giuseppe Garibaldi, dove è possibile vedere e ammirare oggetti, armi, mobili e vestiti dell'eroe dei due mondi.

Soddisfatta, quindi, questa esigen­za storico-culturale si può partire per l'itinerario che porterà a Nuoro, meta finale del viaggio, passando innanzitutto per Arzachena (capoluogo della Costa Smeralda, ribat­tezzata Arzakhan dai simpatizzanti del Principe Karim), per visitare l'interessante Nuraghe Albucciu, alle porte della cittadina, e la Tomba dei Giganti Coddu Ecchju che si trova molto vicina alla strada per Sant' Antonio di Gallura.

Questo paese, interamente formato da case costruite con il granito, si trova a pochissimi chilometri dal Lago del Liscia e rappresenta il tipico centro urbano gallurese inserito tra le colli­ne di sughere e cave di granito.

Proseguendo verso Tempio Pausania, ai piedi del Monte Limbara, una stradina porta verso l'Aguata dove vive da anni il can­tautore Fabrlzio De Andre e dove l'artista genovese ha realizzato un'azienda agriturìstica in cui è possibile fermarsi a pranzare (vi so­no anche quattro camere per la notte) e gustare specialità locali come gli arrosti di capretto e agnello e la "suppa cuatta".

Prima di lasciare Tempio fate visita ai negozi dell'artigianato locale che realizza oggetti in su­ghero: la grande ricchezza ricava­ta dalle querce dei boschi che cir­condano la zona.

Lasciata Tempio si corre, tutto d'un flato, verso Nuoro attraverso la ca­tena del Goceano e tanti villaggi arrampicati sulle colline: interessan­te la visita al Castello di Burgos pri­ma di prendere la strada che da Macomer porta a Nuoro.
Questa città, che ha dato i natali alla scrittrice Grazia Deledda, è la meta finale dell'itinerario: merita una sosta per la visita del Museo et­nografico che raccoglie antichi costumi e gioielli e da cui si parte per il Monte Ortobene, dominato da una gigantesca statua bronzea del Redentore. Dalla cima si gode un panorama a 360°, dalla vallata di Oliena alla costa orientale.

Prima di riprendere la strada del ri­torno (via Siniscola-Olbia) una sosta da Ignazio Corrias il quale,.nel suo locale "II Redentore" prepara una serie di piatti legati alla tradizione gastro­nomica barbaricina: "pani frattau", arrosti allo spiedo e le deliziose "seadas".

DA VILLASIMIUS A DORGALI ATTRA­VERSO L'OGLIASTRA.
Villasimius, nel­l'estremo sud-est dell'isola, un tem­po villaggio legato a una economi­ca agro-pastorale, in questi ultimi anni ha conosciuto un evidente svi­luppo turistico grazie, soprattutto, al suo bellissimo mare.

Dopo aver fatto il "pieno" di tuffi e immersioni nelle acque di Cala Giunco o dell'Isola dei Cavoli si può mettere in programma una gita più a nord, correndo lungo la costa orientale che porta prima nel Sarrabus, poi nell'Ogliastra per rag­giungere Dorgali e Cala Gonone destinazioni finali di questo terzo e ultimo itinerario nell'interno della Sardegna.



Prima di giungere a Muravera (uno dei "giardini" dell'isola per la pre­senza di agrumeti che ne caratte­rizzano il paesaggio) si incontra la zona umida dello Stagno di Colostro!. Qui svernano e nidificano specie rare come l'orco marino e l'airone bianco, ma anche il cava­liere d'Italia e il fenicottero rosa che si possono vedere dalla strada.

Muravera (che merita una sosta per il suo arrigianato: tappeti, araz­zi e ceramiche), assieme ai vicini centri di San VTto e Viltaputzu, è uno dei punti di riferimento per quanto riguarda l'uso delle "Launeddas", il più antico strumento musicale a fiato di tutta l'area mediterranea.
Proseguendo verso nord, dopo 15 km da Villaputzu, si trova la chieset-ta romanica di San Nicola e, anco­ra più avanti, si notano nel vicino colle i resti del Castello di Quirra; ora la strada si allontana dalla co­sta e il paesaggio si fa sempre più solitario e selvaggio.

Si arriva, così, in Ogliastra: l'isola nell'isola, a significare quanto que­sta regione (per motivi legati al tipo di territorio, ma anche alle scarse vie di comunicazione) sia separata dalle altre zone della Sardegna.

Questa situazione, contro la quale da anni si battono le popolazioni ogliastrine, ha pure qualche van­taggio, perché ha determinato la conservazione della natura e delle tradizioni locali.

Passato il centro di Tortolì la strada si arrampica sulla montagna sino a Baunei, per poi infiltrarsi (fra tante curve) all'interno di uno dei pae­saggi più singolari e rari della Sardegna.

Uno dei modi migliori per ammirare queste zone è quel­lo di visitare l'Ogliastra con il Trenino Verde (informazioni presso le agenzie di viaggio): una vecchia locomotiva a vapore che si arram­pica a Lanusei, il centro più impor­tante di questa regione.

Sino a Dorgali saremo accompa­gnati da una natura ancora intatta e dal silenzio delle foreste di lecci e querce. La bellezza di questi luoghi e le cose che si ammirano a Dorgali ripagano ampiamente la fatica di tante curve. Prima di arrivare al paese, infatti, soprattutto per chi non riesce a dimenticare il mare, un tunnel buca la montagna e ci por­ta a Cala Gonone da dove si parte in battello per la visita delle famose Grotte del Bue Marino: ultimo rifugio nel Mediterraneo della foca mona­ca.

Ma torniamo a Dorgali, nostra de­stinazione finale. Interessante e ob­bligatoria la visita delle botteghe artigiane, dove mani veloci tessono tappeti, arazzi e ricamano pizzi, mentre un'antica tradizione di ore­ficeria realizza raffinati gioielli in grana d'oro e argento come quel­li de "La Butega de Oro" di Dino Mele (tei. 0784/95133), nei corso principale di Dorgali.

Non meno importante la gastrono­mia locale che punta su specialità come il "pane carasau", le "casadi-nas" (tortine di formaggio e menta), i "culurgiones" di ricotta, gli arrosti al­lo spiedo, il tutto accompagnati dai vini della locale cantina sociale.

Prima di ripartire un suggerimento: visitate le Grotte di Ispinigoli (poco distanti dal paese) per ammirare la più alta stalattite d'Europa: ben 38 metri di altezza.

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Il Salento va vissuto con tutti i sensi. Dalla luce della costa tra Otranto e Leuca al gusto di una frisella.

Magnifiche masserie ristrutturate con cura, arredate con mobili di antiquariato locale, hanno aperto le loro porte ai turisti nei pae­si, nelle campagne, sulle coste, nei più bei luoghi del Salento.

E bisogna riconoscere ai proprietari il merito di aver saputo organizzarsi in poco tempo per garantire, con cordialità e fantasia, servizi e attività di sicuro interesse.

Una vacanza nel Salento è anonimo di un'esperienza ricca, a tutto tondo, che permette di accostarsi con consapevolezza alle bellezze naturali, alla cucina, alla cultura.
Sulla bellezza straordinaria del posto non ci sono dubbi. Ampie coste sabbiose, scogliere a picco sul mare, grotte carsiche. esempi di architettura barocca e romanica e distese di uliveti nelle campagne. Poesia e lirismo. Suggestioni che toccano l'animo di chi si immerge nella natura del Salento.

IN GIRO.
La costa adriatica. Il Salento inizia da qui, dalla marina di Casalabate. Sorta da pochi anni, d'inver­no è quasi del tutto disabitata. Proseguendo si arriva, attraverso una costa che alterna lunghi arenili a tratti di scogliera bassa, a Torre Rinalda, Torre Chianca e Frigole. Continuando tra le lussureggianti pinete, si arriva fino a San Cataldo, la spiaggia dei leccesi, a soli 11 Km dalla città. Passata l'oasi delle Cesine, si pro­segue verso San Foca.



Fino a 40 anni fa era un borgo di pochi pescatori, oggi invece è un frequentatissimo centro balneare. Proseguendo verso sud, si incontra Roca Vecchia con la sua costa alta e frastagliata, le grotte, e il mare trasparente. A Roca Nuova sono imperdibili il castello a due piani e la chiesetta dedi­cata a S.Vtto.
Leggi anche: Puglia: antichi trulli e masserie per un nuovo turismo.
Si prosegue poi per Torre del­l'Orso dove si trovano la Grotta di San Cristoforo e i due faraglioni chiamati "le due sorelle" che fanno la guardia all'insenatura. Poco più avanti si trova il territorio di Otranto, con la sua costa alta, con calette e arenili molto suggestivi. La macchia mediterranea e una fitta pineta conduco­no all'area dei Laghi Alimini.

Otranto dista sola­mente 10 Km. È soprannominata "città dei martiri" per gli 800 otrantini che furono decapitati sul colle della Minerva dai turchi nel 1480. Otranto è il cuore bizantino del Salento. Proseguendo verso Sud si arriva a Punta Palasela - il punto più orientale d'Italia, a 82 metri sul livello del mare - e a Porto Badisco, dove si dice sia approdato Enea.

Proseguendo ancora si incontra Santa Cesarea Terme, rinomata per le sorgenti idroterapiche delle sue quattro grotte. Poi c'è Castro, con la città vecchia, il castello, il porto e una delle insenature più affascinanti della regione, splendida al punto di meritarsi la Bandiera Blu della Comunità Europea per la purezza del mare.
È qui che si trova la grande grotta Zinzulusa, lunga quasi un chilometro, con stalattiti e stalagmiti, colo­nia di molti pipistrelli. Ancora mare cristallino lungo la costa di Andrano. di Tricase, di Marina Serra e Novaglie.

La costa jonica. Santa Maria di Leuca si trova pro­prio tra i due mari, a 800 Km dall'Africa. Doppiata Punta Ristola, il paesaggio cambia sensibilmente. Alla costa alta e selvaggia subentrano scogliere più basse e distese di sabbia, terre rosse e vigne, interrotte da torri cinquecentesche: Torre S. Gregorio, Torre Vado Torre Pali, Torre Mozza e Torre San Giovanni, Torre Suda, e Torre Pizzo. Da una fortificazione all'altra si arriva a Gallipoli, con il Castello circondato da alte mura, la Cattedrale dedicata a S. Agata con la facciata barocca, la fontana greco-romana e i palazzi signorili. Di fronte si staglia l'isola S. Andrea, con il suo faro.
Leggi anche: Alla scoperta dei piatti tipici salentini [Infografica].
Lasciando Gallipoli e superate altre splendide località si incontra Santa Maria al Bagno - famosa per le sue terme e per il porto romano - e Santa Caterina, pro­tetta dalla Torre dell'Alto che la domina dal Dirupo della Dannata e dall'omonima torre del XVII secolo. È notevole in questa zona il Parco naturalistico di Porto Selvaggio, con la Grotta del Capelvenere e la Grotta di Uluzzo. Si arriva cosi a Porto Cesareo, ai confini del Salente, con i suoi 17 chilometri di spiagge affacciate su un arcipelago di isolotti, tra cui il più noto è l'Isola dei Conigli.

mezzo di trasporto fino a quando, diventati troppo vecchi per lavorare, servivano come alimento. Nonostante la povertà di ingredienti la cucina salen-tina è ricca di fantasia. Con le interiora di agnello, ad esempio, si realizzano involtini dal sapore deciso e prelibato. Una parte della pasta cucinata con i legumi viene fritta in olio d'oliva per dare al piatto un gusto più accattivante e una consistenza croccante.

Le spezie della macchia mediterranea sono molto uti­lizzate per insaporire le preparazioni: salvia, rosma­rino, timo, maggiorana e menta. La fantasia domina soprattutto nei dolci che risentono del­l'influenza del mondo orientale, bizantina e araba. Mandorle, miele e cannella ne sono la testimonianza.

NEL PIATTO.
La cucina salentina si basa su ingredienti poveri. Farine poco raffinate e d'orzo. Verdure colti­vate e selvatiche e altri prodotti della terra, come le lumache. Pesce azzurro, oggi rivalutato ma un tempo l'unico che la popolazione poteva permet­tersi. Tradizionalmente sono scarsi i piatti a base di carne, troppo costosa per i contadini.
Leggi anche: Il Salento è una penisola ricca non soltanto di bellezze naturali, di splendidi mari e di cultura, ma anche di una lunga tradizione culinaria.
La carne di cavallo un tempo era l'unica diffusa in quanto questi animali erano usati per i lavori nei campi e come mezzo di trasporto fino a quando, diventati troppo vecchi per lavorare, servivano come alimento. Nonostante la povertà di ingredienti la cucina salentina è ricca di fantasia. Con le interiora di agnello, ad esempio, si realizzano involtini dal sapore deciso e prelibato. Una parte della pasta cucinata con i legumi viene fritta in olio d'oliva per dare al piatto un gusto più accattivante e una consistenza croccante.

Le spezie della macchia mediterranea sono molto uti­lizzate per insaporire le preparazioni: salvia, rosma­rino, timo, maggiorana e menta. La fantasia domina soprattutto nei dolci che risentono dell'influenza del mondo orientale, bizantina e araba.Mandorle, miele e cannella ne sono la testimonianza.



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Arrivata la Pasqua ogni occasione è buona per fare una gita fuori porta.  Dozza, Dalla forma a carena di nave domina le verdi onde emiliane

Il dima è più dolce e le giornate, più lunghe, permettono di godere il più possibile della suggestione che solo borghi come questi possono offrire.

Dalla forma a carena di nave domina le verdi onde emiliane

Adagiato sulle prime colline che sovrastano la via Emilia, fra Bologna e lmola.il borgo di Dozza è uno dei centri storici più interessanti e tra i meglio conser­vati della zona. Furono i Bolognesi a cingerlo di mura nel 1086 e.circa due secoli dopo.a costruire la racchet­ta con il rivellino a difesa dell'entrata del borgo.


Per antiche mura: Dozza.

Oggi, l'originale impianto urbanistico medioevale è lo stesso, con le strade che convergono alla Rocca cinquecente­sca (a pianta esagonale con due torrioni e un perimetro di 530 m), antica dimora di Caterina Sforza e succes­sivamente oggetto di contese fino a divenire nel set­tecento di proprietà della famiglia Malvezzi-Campeggi.

Per antiche mura: Dozza, dalla forma a carena di nave domina le verdi onde emiliane.Twitta
All'ingresso delle mura si aprono suggestivi scorci su vicoli e piazzette. Meritano una visita la chiesa di Santa Maria Assunta in Piscina, edificata nel XII secolo sui resti di una precedente chiesa romanica, il Rivellino dentro il quale è ricavata la porta settecentesca di ac­cesso al borgo e la Rocchetta di origine trecentesca. Ad aggiungere al centro storico colore ed atmosfera sono i suggestivi muri delle case, i quali riportano af­freschi e rilievi d'autore.
Leggi anche: Per antiche mura: Ceriana, Un paese nella roccia tra ulivi e frantoi.

Dozza moderna.

Una particolarità di Dozza moderna è, infatti, la pre­senza di oltre novanta affreschi dipinti sui muri del­le case del borgo. Tali opere vengono realizzate durante la Biennale d'Arte del Muro Dipinto che, attiva senza interruzioni fin dal I960, offre ai visi­tatori una vera e propria esposizione en plein air, unica nel suo genere in Italia - che raccoglie le ope­re di artisti diversi per nazionalità tecniche e stili.
Più di duecento sono i pittori che hanno scelto di parte­cipare negli anni e, all'interno della Rocca, nella Pinaco­teca del"Muro Dipinto",si conservano.di tutte le opere realizzate fino ad oggi, il materiale preparatorio ammi­rabile tutto l'anno e ad ogni ora del giorno da chiun­que salga lungo le dolci e antiche strade del paese.

Come arrivarci.

IN AUTO
Dozza è a 3 km dalla SS9 Via Emilia, nel tratto com­preso tra Bologna e (mola, da cui dista rispettivamente 29e9km.
Dall'autostrada (Al 4 Bologna-Ancona), uscire da nord a Costei San Pietro Terme, da sud a Imolo; prendere la Via Emilia fino al bivio per Dozza.

IN TRENO
Stazioni di Imolo o Costei S.Pietro Terme,
poi bus per Dozza.
Leggi anche: Per antiche mura: Candelo, un rifugio sicuro che resiste anche al tempo.
INFORMAZIONI MISTICHE 
Rocca Malvezzi Campeggi: tei. 0542678240, www.stai.it • www.murodipinto.it www.comune.dozza.bo.it • info@comune.dozza.bo.it

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Arrivata la Pasqua ogni occasione è buona per fare una gita fuori porta. Per antiche mura: Ceriana, Un paese nella roccia tra ulivi e frantoi.

Il dima è più dolce e le giornate, più lunghe, permettono di godere il più possibile della suggestione che solo borghi come questi possono offrire

Un paese nella roccia tra ulivi e frantoi.

Nell'isolato entroterra ligure,questo piccolo paese, appare come appoggiato sulla roccia, pietra che ancora affiora tra i muri delle case, su incroci di archi e possenti contrafforti. La sua fondazione si colloca, tra il X e il XII secolo, sulla sommità di una collina, ma parte del borgo è cresciuto anche lungo le sponde dell'Armea per sfruttarne la corrente per i frantoi ad acqua.

Uno sviluppo an­cora oggi visibile attraverso le ca­scine dotate delle caratteristiche macchine idrauliche che sono nate dall'esigenza di lavorare le olive sul posto e che costituiscono un ar­monioso esempio di sfruttamento apportato dall'uomo sull'ambiente.


Per antiche mura: Ceriana.

Attualmente ancora in funzione, chi si trova a visitare Ceriana ha infatti l'occasione di osservare numerosi piccoli edifìci in pietra che pur es­sendo d'uso familiare hanno reso celebre nel mondo l'olio di oliva ligure.

Il Borgo.

Tornando verso il borgo ci si accorge che il nucleo abita­tivo vero e proprio prende forma attraverso numerose stradine che si aprono tra le case in pietra a vista che, alte, strette e ognuna diversa, formano tutte insieme un complesso architettonico unitario che offre allo sguardo una suggestiva atmosfera medievale.
Leggi anche: Per antiche mura: Candelo, un rifugio sicuro che resiste anche al tempo.
Tor­nando tra le vie, tra fontane scavate in monoliti di arenaria e portali scolpiti, spiccano poi edifici su cui vale la pena soffermarsi: la torre civica di San-t'Andrea, la suggestiva Chiesa di Santo Spirito in stile romanico, la monumentale facciata secentesca della Parrocchiale di San Pietro e Paolo e l'imponente set­tecentesco Palazzo dei Conti Roverizio. Un piccolo gioiello dal grande valore artistico.

Come arrivarci.

COME ARRIVARCI. IN AUTO. Per arrivare a Ceriana è necessario arrivare come pri­ma cosa a Sanremo, o per autostrada (AIO) o seguen­do l'Aurelio (SS1). Da qui passando per il Poggio, è sufficiente seguire le indicazioni stradali per Boiardo.
Per antiche mura: Ceriana, Un paese nella roccia tra ulivi e frantoi.Twitta
INFORMAZIONI.  Municipio Corso Italia, 141 td.01§4551017.fax0184 551017
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Arrivata la Pasqua ogni occasione è buona per fare una gita fuori porta.

Il dima è più dolce e le giornate, più lunghe, permettono di godere il più possibile della suggestione che solo borghi come questi possono offrire.

Un rifugio sicuro che resiste anche al tempo.

Sulla strada che collega Biella a Santhià si trova Candelo, un'incantevole cittadina che da alcuni anni è diventata meta turistica a livello nazionale ed europeo grazie alla presenza di un unicum di impor­tanza storico-culturale.

Si tratta del Ricetto, una struttura fortificata cardo-medievale (databile ai se­coli XIII e XIV) realizzata dalla comunità contadina locale, senza alcun intervento feudale, su un fondo di proprietà dei nobili Vialardi diVillanova.

Per antiche mura: Candelo.

L'intero complesso, che occupa circa 13.000 metri quadrati ed ha una forma che ricorda un pentagono con quattro torri tonde agli angoli e merlature di tipo guelfo, in tempo di guerra o pericolo, servi­va come rifugio temporaneo (receptum) per tutta la popolazione con i suoi beni primari, mentre in tempo di pace veniva utilizza­to come magazzino-deposito o come cantina per la produzione e conservazione del vino.
Leggi anche: Per antiche mura: Ceriana, un paese nella roccia tra ulivi e frantoi.

Cinta muraria.

La cinta muraria segue tutto il perimetro del complesso tranne il lato sud occupato dal neoclas­sico palazzo comunale. Il rilievo storico-artistico del Ricetto di Candelo si lega principalmente al suo perfetto stato di conser­vazione. E' stato proprio l'uso pressoché esclusivo di depo­sito-magazzino che gli ha permesso di preservarsi intatto nel corso dei secoli e di regalarci anno dopo anno la magia del tempo passato.

Atmosfera magica.

Magica è l'atmo­sfera che si respirerà dal I ° al 4 giugno 2006 al Ri­cetto di Candelo in occasione della manifestazione Candele in fiore.

Tra fiori, giardini, musica, sapori, cultura e turi­smo un'immagi­ne della provin­cia di Biella che va oltre confine.

Come arrivarci.


Per antiche mura: Candelo, un rifugio sicuro che resiste anche al tempo.Twitta
IN AUTO.
Da Milano-Torino, Autostrada A4 uscita Carisio,
poi SS230, bivio per Benno-Condelo.
Da Genova, A26 uscita Vercelli, poi SS230.

IN TRENO.
Linea TbrinoMilano-Vercelli- Santfiio, stazione
di Candeb.
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Informazioni.

Pro Loco: tei. 0152536728, fax 0152538957,
orario 9-12. 15-18 (no festivi e prefestivi).
Comune: tei. 0152534118
www.candeloinfiore.it - www.comune.candeio.bi.it
www.prolococandeb.it
cultura.canaeio@ptb.provincia.biella.it
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