Sardegna, una vacanza diversa nell'isola per scoprire i segreti di un'antica terra.

Una vacanza diversa nell'isola: tra suggestivi itinerari per scoprire le tradizioni, la storia, le bellezze e i segreti di un'antica terra.

Inoltre l'estate, dentro la Sardegna", recitava un vecchio slogan pubbli­citario dell'Ente per il Turismo sardo, a significare un esplicito invito al vi­sitatori dev'isola a percorrere e vi­vere fa regione al di là della stagio­ne balneare.

La Sardegna, infatti, è capace di offrire al turista una serie di motivi che la rendono interes­sante come destinazione turistica per tutto l'arco dell'anno.

Anche il cosiddetto "vacanziere-balneare" può, comunque, fruire di questi motivi magari tra un tuffo e l'altro , per conoscere, così meglio le tra­dizioni e la storia della terra in cui trascorre le vacanze. I tre itinerarì che seguono si possono percorre­re in una giornata, ma è certo me­glio prevedere anche una sosta di una notte prima del rientro al pun­to di partenza.

DA CAGLIARI VERSO LA BARBAGIA DI ARITZO.
La città di Cagliari, capoluogo della Sardegna, per la sua fe­lice posizione al centro dell'ampio Golfo degli Angeli, è il punto di .arri­vo e partenza della maggior parte delle persone che arrivano in Sardegna.

Durante l'estate, inoltre, è anche il punto di riferimento dei molti, turisti che passano le vacanze lungo la costa sud da dove si può partire, attraverso strade di facile e comoda percorrenza, per andare verso l'interno dell'isola sarda.

La strada statale 131 (chiamata anche Carlo Felice), che unisce il sud al nord della regione, dopo so­li quaranta chilometri vi porta al vil­laggio di Sanluri. nel cuore del pae­se sorge il Castello dei Conti di Sorta che raccoglie, al suo interno, non solo quadri e armature defl'epoca ma anche un interes­sante museo con i più rari e singo­lari cimeli della Prima Guerra Mondiale.
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Lasciato Sanluri (prima di partire comprate una forma di "civraxiu", il pane speciale del luogo) si deve percorrere a ritroso, cioè verso Cagliari, la 131 per un brevissimo tratto per voltare, poi, a destra e prendere la provinciale per Furtei e Barum. La nostra nuova meta, in­fatti, è il villaggio nuragico "Su Mura»" che si raggiunge in meno di venti minuti su una strada che ta­glia fertili campi che producono te­neri e saporiti carciofi da acquista­re e mangiare per strada: l'impor­tante è passare da queste parti da ottobre ad aprile.
La fortezza nuragica di Barumini rappresenta il sito archeologico più importante dell'intera Sardegna sia come dimensioni sia come testimo­nianza di quella antica civiltà svi­luppatesi dal 1800 a.C. sino alla do­minazione romana. Visitando la parte alta del nuraghe e volgendo

10 sguardo verso nord si nota subito il grande altopiano della Giara: un'oasi naturalistica di rara bettezza che può essere attraversata su stra­de in terra battuta tra la folta ve­getazione mediterranea.

E la Giara ha un altro grande teso­ro: la presenza di oltre 500 cavallini selvaggi (possono essere visti, ma fuggono velocemente non appe­na avvertono la presenza dell'uo­mo) di colore prevalentemente scuro e con un'altezza al garrese di 120 centimetri. Sembra siano stati portati quassu dai Fenici, oltre 2000 anni fa, e da allora si riproducono e vivono in assoluta libertà.

Lasciato l'altipiano si corre (si fa per dire perché le molte curve con-sigliano prudenza) verso la Barbogia di Beivi e, quindi, la nostra destinazione finale. In meno di un'ora si è in vista di Aritzo: ridente villaggio collinare tra boschi di ca­stagni e noccioleti.

II centro urbano nasconde antiche case di pietra e ginepri, un museo etnografico e tante botteghe artigiane e dolcia­rie. Tra i dolci i delicati torroni al mie­le e "is caschettas".

DALLA COSTA SMERALDA AL NUORESE, PASSANDO PER LA GALLURA.
La costa nordorientale della Sardegna, parte della quale ospita i 55 km. della celebre Costa Smeralda, costituisce una delle de­stinazioni turistiche più richieste nel Mediterraneo. Da questa costa, molti visitatori desiderosi di cono­scere le tradizioni della gente sar­da, lasciano il mare (magari appro­fittando di una giornata coperta o ventosa che non aiuta la tintarella) per andare a visitare le zone inter­ne della regione.
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Prima, comunque, di percorrere le strade scelte per questi itlnerari è obbligatorio trascorrere una matti­nata (nel pomeriggio la zona è chiusa al pubblico) sull'isola di Caprera, che si raggiunge percor­rendo un ponte che la collega con La Maddalena, L'Isola ospita la ca­sa e il museo di Giuseppe Garibaldi, dove è possibile vedere e ammirare oggetti, armi, mobili e vestiti dell'eroe dei due mondi.

Soddisfatta, quindi, questa esigen­za storico-culturale si può partire per l'itinerario che porterà a Nuoro, meta finale del viaggio, passando innanzitutto per Arzachena (capoluogo della Costa Smeralda, ribat­tezzata Arzakhan dai simpatizzanti del Principe Karim), per visitare l'interessante Nuraghe Albucciu, alle porte della cittadina, e la Tomba dei Giganti Coddu Ecchju che si trova molto vicina alla strada per Sant' Antonio di Gallura.

Questo paese, interamente formato da case costruite con il granito, si trova a pochissimi chilometri dal Lago del Liscia e rappresenta il tipico centro urbano gallurese inserito tra le colli­ne di sughere e cave di granito.

Proseguendo verso Tempio Pausania, ai piedi del Monte Limbara, una stradina porta verso l'Aguata dove vive da anni il can­tautore Fabrlzio De Andre e dove l'artista genovese ha realizzato un'azienda agriturìstica in cui è possibile fermarsi a pranzare (vi so­no anche quattro camere per la notte) e gustare specialità locali come gli arrosti di capretto e agnello e la "suppa cuatta".

Prima di lasciare Tempio fate visita ai negozi dell'artigianato locale che realizza oggetti in su­ghero: la grande ricchezza ricava­ta dalle querce dei boschi che cir­condano la zona.

Lasciata Tempio si corre, tutto d'un flato, verso Nuoro attraverso la ca­tena del Goceano e tanti villaggi arrampicati sulle colline: interessan­te la visita al Castello di Burgos pri­ma di prendere la strada che da Macomer porta a Nuoro.
Questa città, che ha dato i natali alla scrittrice Grazia Deledda, è la meta finale dell'itinerario: merita una sosta per la visita del Museo et­nografico che raccoglie antichi costumi e gioielli e da cui si parte per il Monte Ortobene, dominato da una gigantesca statua bronzea del Redentore. Dalla cima si gode un panorama a 360°, dalla vallata di Oliena alla costa orientale.

Prima di riprendere la strada del ri­torno (via Siniscola-Olbia) una sosta da Ignazio Corrias il quale,.nel suo locale "II Redentore" prepara una serie di piatti legati alla tradizione gastro­nomica barbaricina: "pani frattau", arrosti allo spiedo e le deliziose "seadas".

DA VILLASIMIUS A DORGALI ATTRA­VERSO L'OGLIASTRA.
Villasimius, nel­l'estremo sud-est dell'isola, un tem­po villaggio legato a una economi­ca agro-pastorale, in questi ultimi anni ha conosciuto un evidente svi­luppo turistico grazie, soprattutto, al suo bellissimo mare.

Dopo aver fatto il "pieno" di tuffi e immersioni nelle acque di Cala Giunco o dell'Isola dei Cavoli si può mettere in programma una gita più a nord, correndo lungo la costa orientale che porta prima nel Sarrabus, poi nell'Ogliastra per rag­giungere Dorgali e Cala Gonone destinazioni finali di questo terzo e ultimo itinerario nell'interno della Sardegna.

Prima di giungere a Muravera (uno dei "giardini" dell'isola per la pre­senza di agrumeti che ne caratte­rizzano il paesaggio) si incontra la zona umida dello Stagno di Colostro!. Qui svernano e nidificano specie rare come l'orco marino e l'airone bianco, ma anche il cava­liere d'Italia e il fenicottero rosa che si possono vedere dalla strada.

Muravera (che merita una sosta per il suo arrigianato: tappeti, araz­zi e ceramiche), assieme ai vicini centri di San VTto e Viltaputzu, è uno dei punti di riferimento per quanto riguarda l'uso delle "Launeddas", il più antico strumento musicale a fiato di tutta l'area mediterranea.
Proseguendo verso nord, dopo 15 km da Villaputzu, si trova la chieset-ta romanica di San Nicola e, anco­ra più avanti, si notano nel vicino colle i resti del Castello di Quirra; ora la strada si allontana dalla co­sta e il paesaggio si fa sempre più solitario e selvaggio.

Si arriva, così, in Ogliastra: l'isola nell'isola, a significare quanto que­sta regione (per motivi legati al tipo di territorio, ma anche alle scarse vie di comunicazione) sia separata dalle altre zone della Sardegna.

Questa situazione, contro la quale da anni si battono le popolazioni ogliastrine, ha pure qualche van­taggio, perché ha determinato la conservazione della natura e delle tradizioni locali.

Passato il centro di Tortolì la strada si arrampica sulla montagna sino a Baunei, per poi infiltrarsi (fra tante curve) all'interno di uno dei pae­saggi più singolari e rari della Sardegna.

Uno dei modi migliori per ammirare queste zone è quel­lo di visitare l'Ogliastra con il Trenino Verde (informazioni presso le agenzie di viaggio): una vecchia locomotiva a vapore che si arram­pica a Lanusei, il centro più impor­tante di questa regione.

Sino a Dorgali saremo accompa­gnati da una natura ancora intatta e dal silenzio delle foreste di lecci e querce. La bellezza di questi luoghi e le cose che si ammirano a Dorgali ripagano ampiamente la fatica di tante curve. Prima di arrivare al paese, infatti, soprattutto per chi non riesce a dimenticare il mare, un tunnel buca la montagna e ci por­ta a Cala Gonone da dove si parte in battello per la visita delle famose Grotte del Bue Marino: ultimo rifugio nel Mediterraneo della foca mona­ca.

Ma torniamo a Dorgali, nostra de­stinazione finale. Interessante e ob­bligatoria la visita delle botteghe artigiane, dove mani veloci tessono tappeti, arazzi e ricamano pizzi, mentre un'antica tradizione di ore­ficeria realizza raffinati gioielli in grana d'oro e argento come quel­li de "La Butega de Oro" di Dino Mele (tei. 0784/95133), nei corso principale di Dorgali.

Non meno importante la gastrono­mia locale che punta su specialità come il "pane carasau", le "casadi-nas" (tortine di formaggio e menta), i "culurgiones" di ricotta, gli arrosti al­lo spiedo, il tutto accompagnati dai vini della locale cantina sociale.

Prima di ripartire un suggerimento: visitate le Grotte di Ispinigoli (poco distanti dal paese) per ammirare la più alta stalattite d'Europa: ben 38 metri di altezza.

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2 commenti:

  1. Puoi togliere un Sardo dalla Sardegna, ma non toglierai mai la Sardegna da dentro un sardo….
    Ho trovato interessante questo pensiero su Facebook ….. tratto dal profilo di Laura Laccabadora …si senza “apostrofo” mi….. e anche io molte volte mi sono chiesto, perché sento forte la sardegna dentro di me….. ecco che questi pensieri di Laura sintetizzano quello che anche il mio pensiero……

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    1. Fantastico, è tutto vero! Grazie dal tuo commento.

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