Nel feudo della Regina.

La Rocca si scorge da lontano e copre la sommità di uno dei dolci colli che caratterizzano la regione. Asolo è adagiata sotto la roccaforte tardo romana che un tempo dominava la pianura con i suoi 15 metri di altezza e quattro di spessore.

È una città famosa che ha ospitato grandi nomi. Da Caterina Cornare, regina di Cipro sistemata dai veneziani in un feudo tatticamente tranquillo, al cugino di lei, il letterato Pietro Bembo, a Robert Browining, poeta romantico, a Eleonora Duse che qui pianse le pene d'amore per Gabriele d'Annunzio.

Ad Asolo arrivò e visse fino alla morte anche Freya Stark, la grande esploratrice. Una visita al Duomo è d'obbligo, soprattutto per i dipinti di Pietro Lotto e Jacopo da Bassano. Vicino al municipio due indirizzi: il primo, culinario, è la Locanda Due Mori, la cui specialità sono i galletti ai ferri e la pasta e fagioli: per la scelta dei vini c'è il simpatico e preparato Alessandro Zavattiero. Il secondo, è una cartoleria, strana persino nel nome: è Tecnogotica.

L'interno della Gypsoteca Canoviana a Possagno. Conserva i gessi delle opere del Canova.
(telefono 524155), che propone oggetti per cancelleria, poster, rilegature, timbri, penne, ceralacca. Anche qui, meglio lasciarsi consigliare da Gigi Gobbato, il proprietario, vero pozzo di scienza in materia. Per uno splendido sorbetto al limone si consiglia il Caffè Centrale, punto nevralgico della cittadina. Quanto all'ospitalità, si consigliano l'Albergo al Sole quattro stelle da poco restaurato, e l'Hotel Cipriani.

L'albergo affascina per l'atmosfera e per la cucina . A pochi chilometri da Asolo, nel paese di Maser, vale una visita Villa Barbaro. Opera del Palladio, si può visitare solo il martedì, sabato, domenica e nei giorni festivi dalle 15 alle 18 . Oltre al genio palladiano, l'edificio vanta gli affreschi prospettici di Paolo Veronese. A Villa Barbaro si acquistano anche i vini che i coniugi Dalle Ore, i proprietari, producono nei possedimenti di famiglia e che vendono nell'attiguo negozio La Cantina.
Possagno, regno del Canova.



Da Maser si ritorna ad Asolo e da qui si scende, attraverso il Foresto di Pagnano (da vedere la duecentesca chiesa di Sant'Anna e la tomba di Eleonora Duse nell'attiguo cimitero), dall'altra parte del colle, a Pagnano, frazione di Asolo. In questo piccolo borgo il possagnese Antonio Canova, protagonista della scultura neoclassica, iniziò a lavorare di martello e scalpello nella bottega di Giuseppe Bernardi.

Cucinare il vero baccalà.


Nonostante esistano decine di ri­cette diverse per cucinare lo stoc­cafisso, la Confraternita del Bacala alla Vicentina ne ha messo a punto una "ufficiale". Per un chilogram­mo di stoccafisso servono mezzo chilo di cipolle, un litro d'olio extra vergine, 3 o 4 acciughe, mezzo li­tro di latte, farina bianca, 50 grammi di parmigiano, prezzemo­lo, sale e pepe. Il segreto della riu­scita di questo piatto sta nell'am­mollo dello stoccafisso (tre giorni in acqua fredda cambiata ogni quat­tro ore) e nella cottura: 4 ore e mezza a fuoco lentissimo muoven­do la pentola in senso rotatorio senza mai girare il composto direttamente (pipare, in vicentino).

Lasciate le delizie della tavola si ritorna sulla strada che porta a Possagno, passando per Castelcucco e la Val Organa. Il paesaggio lunare dovuto all'estrazione dell'argilla per la costruzione dei laterizi disturba non poco la bellezza del tempio canoviano e del massiccio del Grappa che domina il paese pedemontano. Prima di salire al tempio si fa una sosta alla Gypsoteca canoviana, l'antica casa di Antonio Canova trasformata in museo.

Le opere esposte sono per lo più i gessi e i calchi fatti dall'artista prima di eseguire l'opera in marmo. Usciti dalla Gypsoteca, basta guardare in alto e il Tempio appare in tutta la sua grandezza. All'interno dell'edificio religioso si ammira la Pietà in bronzo, opera dell'artista, e la sua tomba, nell'altare opposto. Lasciato Possagno si prende la Statale Feltrina dirczione Treviso, prossima tappa dell'itinerario.
La dolce provinciale.

Città d'acqua e di belle donne, vivace e pettegola, ricca e ordinata, Treviso racchiude in sé tutto il meglio e il peggio della provincia. Comunque, una visita nel capoluogo che, per molti versi e in molti scorci assomiglia a Venezia

Dormire in villa.

La cornice è affascinante e l'atmo­sfera pure. Otto camere e tre suite distribuite nel primo piano delle barchesse, in una dimora straordi­naria, Villa Emo di Fanzolo, picco­lo borgo a due passi da Castel-franco, sulla vecchia strada che porta a Treviso. La villa, disegnata nel 1536 dal Palladio per Lunardo Emo e affrescata dallo Zelotti, è u-na delle più belle concepite dal­l'architetto vicentino. Menu ricercato per il ristorante che propone specialità venete rivisitate.

Piazza dei Signori a Treviso. 


Da qui parte Colmeggiare, la via principale della città.

Treviso è appartenuta alla Serenissima per molti anni), deve iniziare proprio da qui, dalla piazza dei Signori e dal Palazzo dei Trecento, sede del Comune. Quindi si prende Calmaggiore, la strada che unisce la piazza del comune al Duomo, sede dello "struscio" quotidiano, una delle più suggestive dell'intera città. Il Duomo fu fondato nel XII secolo ma ha avuto rimaneggiamenti nel XV, XVI e XVIII secolo. Al suo interno, l'Annunciazione di Tiziano (1520), l'Adorazione dei pastori di Paris Bordone.

Vicino al Duomo sorge il Battistero, della metà del XII secolo. La visita prosegue nel Museo Civico (borgo Cavour 24, telefono 0422/51337, orari: 9-12.30; 14.30-17 da martedì a venerdì; la domenica 9-12; lunedì chiuso).

Nella sala XI, le opere migliori: il Ritratto di monaco domenicano di Lorenzo Lotto (1526), il Ritratto di Sperone Speroni di Tiziano (1544) e la Crocefissione di Jacopo da Bassano. Da vedere anche la chiesa di San Nicolo (nello spiazzo antistante si può lasciare la macchina, il parcheggio è a pagamento). La chiesa domenicana del XVI secolo conserva dei ritratti di monaci di Tomaso da Modena. Una curiosità: nel dipingere i frati l'artista ne ha ironizzato i caratteri e, per la prima volta nella storia della pittura, compaiono anche gli occhiali (1352).


Non bisogna andarsene da Treviso senza aver visitato il Mercato del Pesce: sorge su un'isola del fiume Sile, nel cuore della città, collegato da ponti. Qui si vende pesce sin dal Medioevo. Treviso, oltre che per i monumenti, è famosa anche per il radicchio coltivato nelle campagne circostanti. Rosso porpora venato di bianco, gambo sottile e croccante, sapore amarognolo o dolce: queste le caratteristiche della verdura usata in cucina come base di svariati piatti. Dal risotto, ormai un'istituzione, alla grigliata, dalle salse ai ripieni per arrosti e cacciagione. Tra i secondi, la specialità della casa è la faraona al pepe. Il ristorante si trova in un antico edificio costruito in stile veneziano.


 
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Città-monumento, ricca e vivace, dove la gente sa prendere il meglio della vita. Questa è Vicenza, punto di partenza dell'itinerario.

Il piccolo capoluogo di provincia, infatti, racchiude nei suoi monumenti, per le sue strade, nella fiorente industria e nella ricca tradizione culinaria una storia e una cultura vecchie di secoli. Non è un caso che proprio qui, l'architetto Andrea di Pietro dalla Gondola, il Palladio (Padova 1508; Vicenza 1580), abbia lasciato la maggior parte dei suoi lavori.

Visitare Vicenza significa entrare continuamente in contatto con questo grande artista che iniziò come scalpellino proprio qui, iscritto nella "fraglia dei muratori, tagliapietre e scalpellini".

Dalla piazza dei Signori, dove l'artista progettò il restauro del Palazzo della Ragione, conosciuto anche come Basilica Palladiana, i porticati e la Loggia del Capitaniate, fino al museo civico e al Teatro Olimpico, tutto ricorda, nelle linee e nel geniale uso degli spazi, il grande architetto.

La Basilica, dal nome latino che significa tribunale, è stata pensata dal Palladio con un rivestimento esterno costituito da logge. Al suo interno si organizzano mostre ed esposizioni (telefono 0444 / 323681). Bella, negli ornamenti in stile gotico manuelino, la casa di Antonio Pigafetta (alle spalle della Basilica Palladiana), il navigatore che accompagnò Magellano nella circumnavigazione del globo.

La Basilica Palladiana, a Vicenza. In questa città molti edifici portano la firma del geniale architetto Andrea Palladio. Da Vicenza a Treviso, passando per Bassano, AsoloeMaser. Un viaggio alla scoperta di un Veneto monumentale è tutt'altro che monotono. Oltre alle ville del Palladio e agli affreschi del Veronese, infatti, questi luoghi conservano ancora tutto il fascino della tranquilla vita di provincia.

Il Teatro Olimpico iniziato un anno prima della sua morte, fu portato a termine secondo il progetto dal figlio e dall'architetto Vincenzo Scamozzi che lo ha abbellito con le scene fisse della città di Tebe, per la rappresentazione dell'Edipo Tiranno di Sofocle, il 3 marzo 1585. Dopo le visite artistiche si consiglia una sosta per provare la specialità di Vicenza: il baccalà.

Il piatto, famoso nel mondo, viene fatto usando ricette che variano di paese in paese. La Venerabile Confraternita del Bacala alla Vicentina, oltre a consigliare i ristoranti dove assaggiare il pesce, ha stilato anche una ricetta frutto di studi e comparazioni tra le numerose ricette.

Lungo la Statale 248 si arriva a Marostica, paesotto di circa 13mila abitanti caratterizzato da un grande castello. In realtà i manieri sono due, uno sulla cima del colle Pausolino e l'altro sulla piazza. Furono uniti nel 1372 da Cansignorio della Scala. Il paese è famoso per la storica partita a scacchi giocata con personaggi reali ogni due anni.

L'origine del gioco risale al 1454, quando due nobili guerrieri, Rinaldo d'Angarano e Vieri da Vallonara s'innamorarono di Lionora, figlia del signore di Marostica. Per evitare il duello, il castellano pensò di far decidere la sorte a una partita a scacchi, il più nobile dei giochi. Dopo la visita si consiglia una deviazione verso Breganze dove, preso il ristorante Al Toresan in un palazzo di stile palladiano, si gustano i colombi "toresani" (così chiamati perché vivono sulle torri) allo spiedo, serviti con polenta e il loro stesso sugo di cottura, raccolto da un piatto messo sotto lo spiedo, fatto addensare, accompagnati dal Groppello, robusto rosso locale.

Sul Ponte di Bassano. E la cartolina più famosa della città. E il simbolo degli Alpini, corpo di montagna in auge da queste parti. L'ultima versione del Ponte degli Alpini risale al 1948, quando fu ricostruito con il contributo dell'Associazione Nazionale Alpini, dopo che era stato Ponte degli Alpini, simbolo di Bassano.

L'itinerario consigliato: un circuito che tocca Vicenza, Bassano, Asolo, Treviso, Castelfranco
fatto saltare nel 1945. Eppure le sue origini sono molto più antiche: il disegno, infatti, è quello di Andrea Palladio (sempre lui!) e risale al 1569.

Nei dintorni, si visitano le distillerie e i negozi che vendono la grappa, gloria locale con gli asparagi, coltivati nelle campagne vicine e le maioliche (le più belle sono esposte a Palazzo Sturm). Bassano è una città dai ritmi lenti con visite interessanti. Come il Museo Civico, che conserva le opere di Jacopo.

II genio del Palladio è chiuso nella Rotonda.


È considerato il massimo capolavoro di Andrea Palladio. Villa Almerico Capra, La Rotonda, sorge all'inizio delia riviera Berica. Stupisce per la perfetta armonia fra i volumi e l'am­biente circostante. Lo stesso Palladio nei suoi Qwaffro Libri dell'Architettura scriveva: "II sito è de gli ameni, e di­lettevoli che si possono ritrovare: per­ché è sopra un monticeli di ascesa facilissima  è da una parte bagnato dal Bacchiglione fiume navigabile, e dall'altra circondato da amenissimi colli, che rendono l'aspetto di un molto grande theatro".

Anche se oggi l'a­scesa al fiume è stata spezzata da u-na strada e un muro ha interrotto il naturale declivio del colle, la villa conserva intatta tutta la sua bellezza. Quattro facciate identiche, soffitto se­misferico, la costruzione fu iniziata tra il 1566 e il 1568 e portata al grezzo nel 1571. Alla morte del committente, il canonico Paolo Almerico, l'edificio venne rilevato da Mario e Oderico Capra. Era il 1591. Venne ultimata nel 1620.

A Mussolente, per una notte d'incanto.


Uscendo da Bassano, sempre ulla Statale 248, si arriva a Mussolente. Il paese ha una bella villa settecentesca, Negri Piovene, e un albergo, il Villa Palma cult dell'ospitalità veneta.

E un quattro stelle nascosto da un parco, vicino a una zòna industriale costruita troppo frettolosamente. Il palazzo in cui è ospitato risale al Seicento. Ventuno camere compresa una suite e otto junior suite, arredate con tappezzerie e mobili diversi, e attrezzate con un sofisticato sistema elettronico.




 
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