Valle Isarco: la valle dei percorsi.

Che sia sul versante di Novacella, con le vigne pettinate a festa, che sia sul versante di Barbiano, dove caparbi agricoltori artigiani recuperano antiche sementi per le moderne cucine della valle negli orti a quasi mille metri d’altitudine, la Valle Isarco è un colossale diorama verde in continua mutazione. Le stagioni passano come velature di colore mutando le sfumature, ma il dinamismo della natura e dei coltivi risalta nelle giornate di sole abbagliante come una miniera di smeraldo.

La naturale prosperità di queste terre scomode ma ubertose, unita alla notoria operosità dei valligiani, offre una scelta infinita di prodotti enogastronomici, che solo nominare richiederebbe intere pagine. Segnaliamo allora alcuni interessanti percorsi che possono offrire momenti di svago e pause di ristoro in egual misura, approfondendo la conoscenza di questo fortunato territorio.


La valle produce eccezionali vini bianchi. Sfruttando le differenze altimetriche e i particolari microclimi i vignaiuoli ottengono una grande varietà di prodotti che sanno incontrare l’appassionato e il curioso ma anche il consumatore attento. E’ in Valle Isarco il vigneto più a Nord d’Italia. Vale la pena di ricordare tra i tanti non meno interessanti produttori la millenaria Abbazia di Novacella, che produce vini accurati con i vitigni tradizionali: Mueller Thurgau, Kerner, Sylvaner, Gewürztraminer, meta interessante anche per una gita. Non meno vasta la produzione della Cantina Valle Isarco, formidabile esempio di enologia cooperativa, mentre si potranno risalire i fianchi opposti della montagna per assaggiare i Sylvaner d’alta quota di Taschlerhof o gli eleganti, espressivi bianchi di Peter Pliger dalle cantine Kuenhof.

Due passi in città, per le meraviglie vescovili di Bressanone, oppure nella “via città nuova” di Vipiteno, capitale dello yoghurt. Non si perderà l’occasione per cercare anche l’aromatico, profondo Graukäse, il “formaggio grigio” della Valle Isarco, un prodotto antico di poverissima origine. Si tratta di un formaggio molto magro, non cagliato ma inacidito e affinato grazie al lavoro di muffe nobili che lo rendono particolarmente seducente al sapore. Ne esistono infinite versioni anche perché viene prodotto a mano nelle malghe d’alpeggio, e quindi subisce l’influenza dell’alimentazione delle vacche e della zona di pascolo.

Il figlio prediletto di queste valli è l’agnello Brillenschaf: quasi perduto per la sua rusticità e per la micragnosità riproduttiva, è stato ora recuperato per la qualità della sua lana e delle carni, delicate e nello stesso tempo decise, con un non celato aspetto silvestre che dona carattere ai piatti.

Si può terminare con una sosta nelle gastronomie del centro di Chiusa, dove al risuonare delle acqua dell’Isarco che lambiscono la città si possono esaudire le più diverse ricerche di golosità tipiche.

In Valle Isarco si unisce la cultura del benessere dello spirito con la cura della forma fisica: passeggiate interessanti alla portata di tutti, ma con importanti spunti storici e gastronomici attorno a due dei prodotti fondamentali della valle: il sentiero delle mele, un percorso di poco più di sette chilometri attorno a Naz-Sciaves, ricca di segnalazioni sulle coltivazioni e sui luoghi attraversati. Più impegnativo, 60km da percorrere in più giorni, il sentiero delle castagne – il “Kastanienweg” -  dedicato all’economia strettamente montana di questo prodotto che nei secoli è stato fonte di vita e di salvezza e che è usato anche per la produzione di alcune birre artigianali particolarissime; sentiero che conduce da Bolzano a Bressanone attraverso i boschi a stretto contatto con la natura e le storie dell’uomo che ne fa parte.

Più arcano il sentiero delle castagne, dedicato all’economia strettamente montana di questo prodotto che nei secoli è stato fonte di vita e di salvezza. Oltre che in gastronomia è usato anche per la produzione di alcune birre artigianali particolarissime.

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