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mercoledì 22 dicembre 2021

Il Parco del Ticino e Lago Maggiore, aree prottete di un parco in soccorso della biodiversità.

Il Parco del Ticino e Lago Maggiore.

Che cosa hanno in comune le pecore Saltasassi e Savoiarda con le capre Sempione e Vallesana? E cosa c'entra con loro il Parco del Ticino e Lago Maggiore? Andiamo alla scoperta di un ambizioso progetto ideato dall'Ente parco che si propone di salvaguardare la sopravvivenza delle razze autoctone altrimenti minacciate di estinzion.

Lo scorso 5 agosto l'Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore ha pubblicato un avviso per la ricerca di un potenziale gestore di aree e immobili presso la tenuta Montelame, sita nel Comune di Pombia (NO). Obiettivo principale dell'Ente Parco è la creazione di un centro per la conservazione della biodiversità e la salvaguardia di razze italiane rare in via di estinzione, il primo in Italia all'interno di un Parco Naturale Regionale.

Salvare le razze in pericolo tutelando il territorio.

 La salvaguardia della biodiversità genetica è uno degli scopi istitutivi delle aree protette. In Italia l'esempio realizzato più noto è quello del Parco Nazionale dell'Asinara, che ha tra i suoi obiettivi la salvaguardia della locale razza di Asino albino. Attraverso progetti specifici i parchi possono dunque contribuire a salvare le razze locali a limitata diffusione e, contemporaneamente, possono gestire ambienti naturali di grande interesse grazie al pascolamento degli animali domestici. Le strategie di conservazione messe in atto sinora non sono però risultate sempre efficaci nel rallentare l'estinzione delle razze autoctone che, a livello mondiale, stanno scomparendo al ritmo di due alla settimana (dati FAO 2011). 

Le tecniche di conservazione delle razze a rischio possono essere in situ (allevamento di una razza a fini produttivi nel suo agro-ecosistema di origine) ed ex situ (gli animali sono allevati in aree diverse da quelle tipiche). Le tecniche ex situ sono uno strumento potente e sicuro soprattutto per la salvaguardia delle risorse genetiche animali a forte rischio di estinzione, o per le quali non sussistono momentaneamente le condizioni per una loro salvaguardia nell'area di origine.
Il progetto Centro Razze

"In Italia esistono allevamenti di razze autoctone che hanno finalità sia produttive che di salvaguardia ma non esistono ancora strutture pubbliche con finalità assimilabili a quelle del Centro Razze che si vorrebbe creare presso la Cascina Montelame, cioè dedicate esclusivamente alla selezione, riproduzione e restituzione agli allevatori di animali appartenenti a razze autoctone italiane a rischio di estinzione" spiega Riccardo Fortina, Professore presso il DISAFA (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell'Università degli Studi di Torino) e Consigliere dell'Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore. 

Il progetto.

"Il progetto – prosegue Fortina - intende contemperare la conservazione della biodiversità zootecnica con la ricerca scientifica e le finalità educative, ed era già stato oggetto di un avviso pubblicato dalla precedente amministrazione che non aveva però trovato grande riscontro, forse anche per via delle condizioni inizialmente richieste."

"L'avviso attuale sta invece avendo positivi riscontri" conferma Monica Perroni, responsabile del Settore Tecnico dell'Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore. "Ad oggi sono diverse le manifestazioni di interesse, pervenute prevalentemente da aziende ed associazioni: un ottimo risultato se si pensa che la scadenza ultima era stata fissata al 1° ottobre, tanto che  l'Ente è intenzionato a prorogare il termine al fine di poter coordinare e meglio organizzare i sopralluoghi, le cui richieste ad oggi superano la trentina, e che riguardano tutta la zona oggetto dell'avviso, vale a dire - oltre alla Cascina Montelame - anche 200 ettari circa di terreni a carattere boschivo e agricolo. Inoltre ci piacerebbe recuperare in futuro altri due immobili, la Cascina Casone e il Mulino Simonetta, che versano però in condizioni degradate e dunque richiedono importanti lavori di ripristino".

"Tra gli aspetti del progetto che sono stati approfonditi c'è quello della autosostenibilità finanziaria" prosegue ancora Fortina. "E' previsto che i futuri gestori potranno svolgere altre attività che producano utili, come un maneggio ippico o l'allevamento di bestiame a scopo commerciale. La finalità principale del Centro Razze, è bene specificarlo, non è infatti quella di generare guadagni ma piuttosto di garantire la conservazione del germoplasma animale. In quest'ottica è ipotizzabile, ad esempio, che la restituzione agli allevatori dei riproduttori delle razze conservate potrà avvenire a titolo gratuito" .

I gestori.


I gestori avranno inoltre la possibilità di svolgere attività agricola, coltivando e conducendo i terreni in conformità alle regole del Parco, utilizzando le materie prime del luogo, anche per prodotti tipici dell'area, con la possibilità di mettere in campo buone pratiche agricole e modelli virtuosi. L'area è particolarmente adatta all'allevamento di cavalli e asini - può contare su alcune strutture già esistenti e destinabili a scuderie, maneggio e ricovero - e alla promozione di attività educative e di ippoterapia.

Sul sito del parco, oltre al testo dell'avviso e ai relativi allegati - come cartografie e foto della zona in oggetto – è disponibile un dettagliatissimo studio di prefattibilità realizzato dalla Cooperativa Eliante Onlus con cui si prefigurano gli scenari futuri, gli aspetti economici e il cronoprogramma, e si fornisce ogni altra indicazione utile per lo sviluppo del progetto.
Le razze a rischio che potranno essere ospitate

Nella fase di avviamento del Centro Razze, a seconda delle caratteristiche del conduttore che si aggiudicherà l'incarico, si prevede l'allevamento di piccoli ruminanti (capre e pecore), che sono di più facile gestione rispetto ai bovini e ai suini, oppure di asini e cavalli. I terreni e le strutture, tuttavia, potranno essere destinate in futuro anche ad altre specie, adottando idonee tecniche di allevamento nel rispetto dei limiti e dei vincoli imposti dalla normativa vigente e dagli obiettivi di conservazione dell'Ente Parco.

"Inizialmente il progetto ipotizza l'allevamento di 4/5 razze italiane di asini o cavalli a limitata diffiusione, o il recupero di un 5/6 razze ovi-caprine che abbiano una consistenza numerica critica o minacciata secondo la classificazione FAO e che provengano dal Piemonte o da altre regioni del Nord Italia" spiega ancora Fortina. "Tra quelle piemontesi ci sono la pecora Savoiarda camera-2112207 960 720 con circa 100 capi superstiti - e la Saltasassi camera-2112207 960 720, di cui restano circa 30 capi nelle province di Novara e Verbania. Fra le capre, la Sempione camera-2112207 960 720, con una trentina di esemplari, e la Vallesana camera-2112207 960 720, di cui vivono ancora poche decine di capi. Fra quelle di altre regioni vi sono la pecora lombarda Ciuta camera-2112207 960 720, che costituisce la più piccola razza ovina dell'arco alpino, e la Capra Orobica camera-2112207 960 720, proveniente dalle Alpi Orobiche, dove ne vivono ancora poche centinaia di capi" conclude Fortina.

A Cascina Montelame verranno ospitati, nel caso dei piccoli ruminanti, fino a 10 capi per ciascuna razza (possibilmente 2 maschi e 8 femmine). OItre a preservare e a incrementare il numero di riproduttori puri, il Centro Razze svogerà anche il compito di fare attività di selezione e di recupero delle caratteristiche originarie delle popolazioni meticciate, grazie al sostegno e al supporto scientifico e tecnico di ricercatori universitari e di personale specializzato.

In futuro potranno essere ospitate anche altre razze autoctone, come il Cavallino di Monterufoli, il Bardigiano, il Murgese o il Pony di Esperia, o razze di asini come l'Amiatino e il Ragusano, o altre pecore, come la rarissima Garessina, o le capre Fiurinà, Frisa e Bionda dell'Adamello.
 
Per quanto riguarda il futuro maneggio, infine, lo studio di prefattibilità immagina che possa ospitare cavalli sportivi "non DPA" (cioè non Destinati alla Produzione di Alimenti), vale a dire animali al termine della loro carriera agonistica. La loro gestione, infatti, è uno dei maggiori problemi che investe i proprietari, che devono farsi carico degli animali garantendo loro una dignitosa pensione. Anche in questo caso, quindi il parco svolgerebbe una funzione utile che ben si inserisce nelle sue finalità.

2 commenti:

  1. Un parco da visitare in ogni stagione. Ogni periodo mostra un lato diverso che sorprende e riempie. Colori, profumi, vegetazione, animali .... tutto da gustare con assoluta tranquillità. Forse da evitare i mesi più caldi a causa dei fastidiosi insetti presenti.

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    1. E' il Parco Regionale d'Italia più antico ed è un'area protetta. E' affascinante in ogni stagione, d'estate è molto fresco perché è riparato dall'ombra della boscaglia, in primavera e in autunno è un turbinio di colori, ma è bello anche in inverno con la neve. Ideale per fare escursioni sia a piedi che con la bicicletta, lungo i numerosi percorsi all'interno del parco, tra boschi di querce, ontani e carpini. E' bello trascorrere qualche ora in mezzo alla natura, lungo il fiume tra alberi e uccelli, è un'esperienza rilassante e rigenerante, consigliata a tutti.

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