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sabato 13 agosto 2011

Riviera dei Fiori: un tratto così sottile di terra che non finirà di stupire.

Profumi e sapori di Riviera che si intrec­ciano con i colori dei fiori, con il verde della macchia mediterranea, con le tinte pastello delle case dei pescatori e con il grigio della pietra degli antichi borghi.

La Riviera: un tratto così sottile di terra che non finirà di stupire. Cosa ci offre da vedere? Tutto.

Dal mare alla montagna, verdi colline che dalle valli ricche di boschi dell'entroterra si srotolano fino in riva al mare, formando una serie di baie ed insenature, con rocce a picco alternate a spiagge di sabbia. Si passa dalla mondanità delle città costiere alla tranquillità quasi mistica di borghi medievali arroccati nell'immediato entroterra.

Questa terra traspira storia, come ci testimoniano i suoi reperti archeologici, dal periodo preistorico delle caverne dei Balzi Rossi, al teatro romano di Ventimiglia, agli innumerevoli paesini medievali conservati fino ai giorni nostri, per offrirci un viaggio indietro nel tempo.

Per soddisfare i più svariati interessi culturali non mancano teatri, musei, palazzi storici, chiese barocche, e per completare il ventaglio di interessi, vecchi frantoi e trattorie di campagna, dove si possono degustare le specialità della cucina ligure, una cucina di profumi, resa preziosa dai gusti delle sue erbe ed unica per i suoi prodotti, l'olio d'oliva extra vergine ed i vini doc dei suoi vigneti.

E per chi si vuole godere tutti gli aspetti di questa regione con calma, non manca la possibilità di trovare sentieri per trekking o mountain bike, dove sulla montagna, tra gli ulivi ed i vigneti, coltivati a fasce su terrazzamenti che discendono verso il mare, il tempo assume un altro valore.

La Riviera vive tutto l'anno ed offre intrattenimenti di ogni tipo, dagli interessi culturali a quelli più mondani nei centri lungo la costa, opere d'arte disseminate su tutto il territorio e, per chi vuole conoscerla più “a fondo”, tradizioni conservate e tramandate nell'arco dei secoli, che ci riportano in dietro nel passato, ad immergerci nella cultura e nella storia del luogo.

L'entroterra è ricco di tesori nascosti, cittadine medievali che conservano ancora tutto il loro fascino ed un patrimonio culturale millenario. Ma questo non è tutto: oggi abbiamo la possibilità di “partecipare” ad un pezzo di vita del passato, prendendo parte a manifestazioni e feste popolari che, con i loro attori vestiti con costumi d'epoca, ci riportano a vivere in prima persona un pezzo di quotidianità di alcuni secoli fa. La Festa di San Benedetto a Taggia ne è un esempio, una delle rievocazioni storiche più antiche della Liguria.

La città di Sanremo, sorta in epoca romana, in un'ampia insenatura della costa ligure di Ponente, è conosciuta come la Perla della Riviera dei Fiori e nota in tutto il mondo come stazione climatico-balneare.

Questo grazie al suo clima, mite tutto l'anno, dovuto alla privilegiata posizione geografica, protetta dai venti del nord, che influenza così il basso tasso di piovosità, caratteristico di questo tratto di costa, nonchè le temperature, a tal punto da permettere la crescita di piante tropicali nei rigogliosi giardini botanici che si estendono lungo tutta la Riviera dei Fiori.

Un altro elemento che ha favorito lo sviluppo di Sanremo è stata l'accoglienza di un turismo internazionale, che nell'ottocento trasformò la città ed i suoi dintorni addirittura in area residenziale per alcune famose personalità come la zarina Maria Alexandrovna e lo scienziato Alfred Nobel.

Il nome di Sanremo ha fatto il giro del mondo non solo per ragioni turistiche, ma anche per la sua produzione floreale. I fiori che vengono coltivati sulla collina di Sanremo sono poi esportati in tutto il mondo.


Ed accanto ai profumi della natura e la bellezza della città storica, non manca anche un tocco di mondanità, offerta dalle festose sale del celeberrimo Casinò, tutto l'anno, e dall'evento annuale di richiamo mondiale, il Festival della Canzone Italiana

La città di Ventimiglia, proprio al confine fra due territori meravigliosi quali la Costa Azzurra e la Riviera dei Fiori, presenta ogni anno all’inizio dell’estate (terzo fine settimana di giugno), un evento unico e ricco di storia e tradizione: la Battaglia di Fiori.



Un appuntamento che si rinnova da oltre 40 anni in cui si incontrano cultura, agricoltura, floricoltura, turismo, tradizione e tanto lavoro da parte dei volontari che creano per lunghi mesi delle vere e proprie opere d’arte, tanto suggestive quanto effimere, poiché fatte con i fiori. I carri fioriti sono i protagonisti dell’evento e della sfilata che si tiene la domenica per le vie della città.

Ogni anno i carri si ispirano ad un tema assegnato ed ognuno di loro è accompagnato da bande musicali, gruppi di majorettes, gruppi di ballo che rendono ancora più vivace e festosa l’atmosfera. I carri maestosi vengono creati con una tecnica particolarissima, prima si costruisce l’intelaiatura del soggetto con ferro e polistirolo, in un secondo momento, con milioni di teste di garofani di tutti i colori, si da vita alla parte colorata e “viva”della scultura. Si crea così un effetto mosaico che consente un risultato finale stupefacente.

Il secondo giro dei carri sul percorso da inizio alla vera e propria “battaglia” fra carristi e pubblico, si crea così un lancio profumato e coloratissimo di fiori distribuiti precedentemente dall’organizzazione. Una tradizione antica che saluta l’arrivo della bella stagione con un vivace e particolare scontro fiorito.

La città di Imperia è il capoluogo della Riviera di Ponente, divisa in due nuclei distinti Porto Maurizio e Oneglia racchiude aspetti interessanti per il paesaggio, le architetture, le strade, le atmosfere, i colori.... regnano su tutto però il mare e la cucina mediterranea che, nella patria dell’olio extravergine di oliva e della pasta, conquista sia i viaggiatori che i turisti.

Uno degli appuntamenti più maestosi ed eleganti che caratterizzano Imperia è certamente il Raduno delle Vele d’epoca, nato nel 1986 è diventato di anno in anno uno degli appuntamenti rilevanti nel calendario delle manifestazioni dedicate alle imbarcazioni storiche. Dal 1992 l’evento ha assunto cadenza biennale e negli anni in cui non si tiene viene organizzato il raduno degli Yacht d’epoca ad Oneglia.


Il periodo prescelto è solitamente la seconda settimana di settembre, momento di fine estate in cui si può ancora godere di giornate magnifiche in Riviera. Dal 2000 la manifestazione è entrata a far parte del Prada Challenge for Classic Yachts, un circuito che comprende i maggiori porti turistici del Mediterraneo. Importante l’affluenza dei visitatori che ha toccato punte di centocinquantamila unità negli anni passati, il luogo privilegiato ove si possono ammirare le regine del mare è la marina di Porto Maurizio.

Il programma della manifestazione comprende innanzitutto le regate che si disputeranno fra le imbarcazioni tutte rigorosamente d’epoca, eventi collaterali di vario genere, spettacoli, concerti, sfilate di moda, esposizioni di articoli legati al mondo del mare, mostre fotografiche e altre novità che arricchiscono l’evento di edizione in edizione.


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giovedì 2 giugno 2011

Bocca di Magra piccolo centro in provincia di La Spezia, nota per essere stata luogo di ritrovo di scrittori e intellettuali.

Bocca di Magra è un piccolo centro in provincia di La Spezia, nato come villaggio di pescatori, adagiato sulla riva destra dell'omonimo fiume, di fronte a Fiumaretta.

Nel Borgo sono conservati tutt'oggi, resti architettonici di una villa considerata come un importante testimonianza storico artistica.

Bocca di Magra, nota per essere stata luogo di ritrovo di scrittori e intellettuali, quali Eugenio Montale, Giulio Einaudi, Cesare Pavese ed altri ancora, è stata inserita nei percorsi del Parco culturale della Val di Magra e della Terra di Luni.

Le risorse economiche di Bocca di Magra, sono rappresentate dalle attività tradizionali della pesca (sul molo, è possibile acquistare direttamente dai pescatori, che sostano nei pressi dei loro pescherecci, il pescato di giornata), dal turismo, nonché dalla presenza di diversi porticcioli per la nautica da diporto e servizi di motobarche comode per raggiungere le piccole insenature e spiaggette nascoste, situate nelle vicinanze (Punta Bianca con i suoi scogli bianchi e Punta Corvo) o nelle limitrofe località quali Lerici, Portovenere e le Cinque Terre.

Una spettacolare litoranea, che conduce a Lerici, attraversa come primo paese Montemarcello, che dall'alto, a pochi chilometri da Bocca di Magra, domina sia il Golfo di La Spezia che la Val di Magra, e consente di ammirare un panorama veramente bello della costa ligure, per poi presentare una ripida scalinata, che consente di raggiungere la famosa spiaggia di Punta Corvo.


Come si arriva.

Il Porticciolo di Bocca di Magra e' raggiungibile dall'autostrada A12 con le uscite di Carrara (venendo da Sud) e l'uscita di Sarzana (venendo da Nord), e seguendo rispettivamente le indicazioni per Ameglia e/o Lerici-La Spezia, oppure le indicazioni per Ameglia e/o Carrara-Pisa.

Raggiunto il paese di Ameglia seguire le indicazioni.

I visitatori apprezzano moltissimo la possibilità di acquistare direttamente dai pescatori il pesce fresco ma anche la presenza di diversi porticcioli per la nautica da diporto. Sono attivi nel porticciolo diversi charter nautici per visitare le più belle calette di Montemarcello e delle Cinque terre.

Il nucleo meglio conservato è relativo a un impianto termale, posto nell'ala orientale del complesso residenziale. è riconoscibile il locale del Caldarium, con il sistema di riscaldamento ottenuto mediante un forno a legna (Hypocausis) alimentato da un condotto (Praefurnium) per la circolazione dell'aria calda. Entrambi sono posizionati sotto il pavimento della vasca per il bagno (Alveus), che era sostenuta da pilastrini di mattoni (Pilae). Il fumo prodotto dalla combustione veniva ceduto alla vasca inoltre per mezzo di intercapedini l'aria calda circolava in condotti lungo le pareti garantendo il riscaldamento dell'intero locale. Il numeroso materiale rinvenuto (prevalentemente vasellame) è conservato al Museo Civico di La Spezia "U. Formentini".

Link Utili per ulteriori informazioni:

 
















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domenica 1 maggio 2011

Lago di Como, passeggiando o facendo un giro in battello è possibile godere di fantastici scorci e panorami.

lago di Como
Il lago di Como ha una superficie di 146 km quadrati e raggiunge 414 metri di profondità. E' il terzo lago italiano per estensione dopo quello di Garda e il Verbano.

E' un lago stretto e lungo, dalla forma di Y rovesciata, con i due rami che vanno a sud verso Lecco e a sud-ovest verso Como.

Nei Promessi Sposi il lago di Como viene decantato dal Manzoni con questi celebri versi: "Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno....".

Il bacino è composto da tre parti differenti: a sud-ovest il ramo di Como, a sud-est il ramo di Lecco e a nord il ramo di Colico (o "alto lago"), il più aperto dei tre. I fiordi meridionali rinserrano il montagnoso Triangolo Lariano. La divisione dei tre rami è ben visibile dal Sasso di San Martino, sopra Griante. Particolarmente tipica è la costa orientale del ramo comasco, impervia e ricoperta di boschi.

lago comoI paesi sono ancora costituiti da antiche case arroccate tra lago e montagna, con ripide scalinate rivierasche. Tutto il Lario, comunque, è caratterizzato da un paesaggio scosceso che forma un delicato equilibrio con la tipologia costruttiva dei paesi e delle grandi ville storiche, ben visibili da un punto all'altro della sponda grazie all'esigua larghezza del bacino (non più di un chilometro nei due rami meridionali).

Anche a causa di questa severa conformazione fisica, il turismo lariano non ha conosciuto il fenomeno "di massa" tipico del Lago di Garda, riguardando esclusivamente i salotti dell'aristocrazia e gli artisti che spesso vi erano ospitati; un soggiorno di tipo meditativo che ancora oggi si riscontra nelle ville d'epoca (osservabili dal lago più che dalla strada) e - per contro - dall'antica semplicità dei borghi più umili (Pognana, Careno, Nesso, Brienno, Colonno, Corenno Plinio ecc.). Oggi, il paesaggio è seriamente minacciato dal recente fenomeno dell'incremento edilizio.

Passeggiando sul lungolago o facendo un giro in battello è possibile godere di fantastici scorci e panorami.

Le località sul lago di Como sono: Como, Tavernola, Cernobbio, Moltrasio, Torno, Urio, Pognana, Careno, Nesso, Brienno, Argegno, Isola Comacina, Lezzeno, Lenno, Tremezzo, Cadenabbia, Bellagio, Menaggio, Varenna, Bellano, Dervio, Dongo, Gravedona, Domaso, Piona, Colico, Lierna, Limonta, Vassena, Onno, Mandello, Abbadia L., Lecco

Isola Comacina sul lago di Como: per raggiungere la bellissima isola Comacina consigliamo di prendere un treno delle Ferrovie Nord Milano in partenza dalla Stazione Cadorna.

Una volta arrivati a Como si prende una barca organizzata che vi porterà direttamente all'Isola Comacina, un'isola davvero piccola ma con un passato grande. Se visitate l'isola in agosto sono da non perdere i suggestivi fuochi d'artificio.


Quando scoppiò la guerra tra il comune di Como e quello di Milano, gli abitanti delll'Isola Comacina si schierarono a fianco dei milanesi contro i comaschi. La vendetta dei Comaschi non si fece attendere e nel 1169 venne distrutto tutto sull'isola. Oggi si possono visitare i ruderi della basilica romanda di S. Eufemia.

Partendo da Como e risalendo lunga la sponda occidentale (la più frequentata), si incontra Cernobbio, sede di grandi ville signorili quali Villa d'Este, Villa Erba e Villa Pizzo, quest'ultima costruita nel XVI secolo.

A Moltrasio soggiornarono il musicista Vincenzo Bellini e il Primo Ministro inglese Winston Churchill. Dopo Laglio - il paese noto per Villa Oleandra e Villa Margherita, residenze dell'attore George Clooney - Brienno è uno dei borghi più suggestivi, rimasto praticamente intatto da oltre un secolo.

Qui il paesaggio si apre verso i monti del centro lago, particolarmente suggestivi se visti in una limpida giornata di vento: il Tivano, che spira alla mattina da nord, e la Breva, al pomeriggio, da sud. L'unica formazione insulare del lago è l'Isola Comacina, di modeste dimensioni ma carica di storia. Nel medioevo, infatti, l'isola era una roccaforte indipendente che subì ripetuti assedi e distruzioni. Durante la Guerra decennale (1118-1127) tra Como e Milano si schierò con Milano.

Per vendicare il tradimento subito, il Comune di Como con l'aiuto dell'Imperatore tedesco Federico Barbarossa assediò e distrusse definitivamente la fortezza degli isolani nel 1169. Da allora, l'isola è rimasta totalmente disabitata. Le uniche costruzioni superstiti sono la secentesca chiesetta di San Giovanni - unica rimasta delle nove presenti - la locanda con annesso ristorante (famosa per i soggiorni del regista Alfred Hitchcock) e le piccole costruzioni razionaliste opera dell'architetto Pietro Lingeri.




Le rovine dell'antica Basilica di Sant'Eufemia sono il simbolo della storia lariana, rievocata annualmente nella Sagra di San Giovanni. L'isola è delimitata da una baia detta "Zoca de l'oli" (luogo dell'olio), così chiamata per la tranquillità delle acque lacustri e per la crescita spontanea dell'ulivo. Il famoso campanile dello Xenodochio di Santa Maria Maddalena e il Sacro Monte di Ossuccio con il santuario della Madonna del Soccorso e la basilica di S.Benedetto sono stati inseriti dall'UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale. A nord dell'isola si protende il dosso del Lavedo, che delimita i golfi di Venere e Diana e che culmina nella stupenda Villa Balbianello, patrimonio del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano).

Qui sono state girate alcune scene dei film "Piccolo mondo antico" e, più recentemente, Guerre stellari e Agente 007 - Casinò Royale. Risalendo la sponda occidentale si incontrano i paesi di Tremezzo, Cadenabbia e Griante (quest'ultimo già luogo di villeggiatura del cancelliere tedesco Konrad Adenauer), meta del tradizionale turismo anglosassone. Sono obbligatorie una visita ai giardini di Villa Carlotta e una passeggiata alla panoramica chiesetta di San Martino. L'ampio paesaggio dell'alto lago è caratterizzato da un aspetto più solitario. Qua il lago è spesso mosso e la breva (vento regolare da sud) fa di questa zona un paradiso per i velisti.

Rezzonico sembra uno spaccato delle Cinque Terre adagiato su uno sperone battuto dal vento, mentre a Dongo si consumò l'ultimo atto della storia del Fascismo, con la cattura di Benito Mussolini e la sua fucilazione a Giulino di Mezzegra. Poco più avanti, Gravedona è sede di uno dei massimi esempi dell'architettura romanica lombarda: la Chiesa di Santa Maria del Tiglio. Al limite settentrionale del Lario, alla confluenza dei fiumi Mera e Adda, si stende l'oasi naturale del Pian di Spagna, area pianeggiante di grande interesse naturalistico. Tutt'intorno è il regno dei wind-surf e degli sport acquatici, che d'estate animano i numerosi campeggi della zona.

Si prosegue scendendo lungo la sponda orientale, oltre Colico, dove le montagne formano un'insenatura nominata laghetto di Piona e nelle cui vicinanze sorge l'omonima abbazia cistercense. Il monte Legnone domina la scena, alto 2609 metri. Poco più a sud, in un'atmosfera quasi fuori dal tempo, è il pittoresco borgo di Corenno Plinio frazione del Comune di Dervio dove oltre a poter visitare luoghi di interesse storico come il castello nella parte alta del paese, la chiesa di S. Quirico risalente al 814 d.C. e gli edifici risalenti al XIV sec. come Casa Magni in Villa, il paese offre anche l'opportunità di effettuare escursioni in montagna percorrendo il Sentiero del Viandante o visitanto le postazioni della famosa linea Cadorna.

L'attività sportiva principale resta comunque quella legata alla vela, Dervio infatti risulta il paese più ventoso del lago per questo si trovano ben 3 circoli velici ed una scuola di windsurf. Si ritorna quindi nel centro lago, a Varenna, con Villa Monastero e il castello di Vezio. A Varenna si può prendere il ferry-boat e sbarcare direttamente a Bellagio, lasciando sulla sinistra il ramo manzoniano che si allunga verso Lecco. Si tratta del ramo meno frequentato, caratterizzato da rocce a strapiombo e piccole spiagge di ghiaia. Da Varenna, passando da Perledo ci si può innerpicare sulla strada provinciale che percorre la Val d'Esino che, lasciando alle spalle il panorama del centro lago porta il visitatore a gustare i suggestivi scenari della conca di Esino Lario, tra verdi pascoli e infiorate praterie di essenze alpine.

Da qui sono innumerevoli i percorsi di montagna che si diramano verso il massiccio delle Grigne (Grigna ). Bellagio è la località più famosa. Situata sulla punta del promontorio che divide i tre rami del Lario, è nota per le sue grandi ville (Villa Melzi e Villa Serbelloni, sede della fondazione Rockfeller) e per la tipica scalinata dei negozi, sulla quale si affaccia la casa abitata da Franz Liszt. Vi trascorse una giornata il presidente Kennedy. Scendendo verso Como, nella zona del ponte del Diavolo - così chiamato per essere un leggendario luogo di raduno di maghi e streghe - è obbligatoria una fermata ai Sassi Grosgalli, che con la sottostante Villa Lucertola formano uno scorcio di incomparabile suggestione.

Più a sud, a Nesso, sono da segnalare l'imboccatura dell'orrido e il ponte della Civera. Una nota a parte merita la misteriosa villa Pliniana, a Torno, teatro di antiche leggende e simbolo del romanticismo letterario europeo. Nei suoi saloni furono ospiti Manzoni, Foscolo, Stendhal, Byron, Verdi, Bellini, Rossini. Vi soggiornò Napoleone. Leonardo da Vinci studiò la fonte intermittente che sgorga da una roccia, oggi racchiusa nella corte interna dell'edificio. Fogazzaro vi ambientò il romanzo Malombra, da cui le scene dell'omonimo film di Mario Soldati.

Dopo Blevio, il panorama di Como appare improvvisamente scendendo la provinciale "Lariana". La città gode del tipico tramonto sul lago, quando il Sole cala sui colli di Villa Olmo. Di notte, spicca illuminata la cupola azzurra del Duomo. È attivo sul lago un servizio di navigazione di linea. Le crociere più lunghe fanno capo a Como, con partenze alla mattina e rientro alla sera (possibilità di sosta nelle località prescelte). Il servizio è attivo da quasi due secoli ed è inserito a pieno titolo nella storia stessa del territorio. È ancora in funzione l'ultimo battello a vapore, il '"Concordia", orgoglio della flotta, dotato di grandi ruote a pale.


Nonostante la figura del pescatore professionista sia quasi praticamente scomparsa, il pesce di lago è comunemente servito nei ristoranti rivieraschi. Il piatto tipico è costituito dal Misultin (agone essiccato). Il clima è quello continentale della Lombardia, temperato dalla massa d'acqua lacustre.

Meno mite, comunque, del Lago di Garda, presenta piccole differenze da zona a zona. È più freddo nel ramo comasco (specialmente nella sponda interna), è più dolce nel centro lago e lungo la riviera orientale lecchese. Le precipitazioni sono maggiori a occidente e nel Triangolo Lariano.

La vegetazione è ripartita per zone altimetriche, con essenze mediterranee lungo la costa, querce e castagni nella zona collinare(500-800 metri), faggeti, abeti, larici e pini mughi in montagna. il piano più elevato (fino a 2000 metri) è caratterizzato da ginepri, rododendri, mirtilli e ontani verdi.



Come arrivare a Como.


Da Lugano (Svizzera Italiana)

  • FFS: Bus per la Stazione di Lugano
  • Treno per Como

Da Malpensa (Milano - Varese)

  • Ferrovie Nord: Malpensa Express diretto a Milano
  • Cambio alla Stazione di Saronno direzione Como
oppure
  • SS direzione Milano e poi A9 direzione Como Chiasso
  • Autostrada A8 direzione Milano e poi A9 direzione Como Chiasso

Da Linate (Milano)

  • FS: Bus 73 fino a Piazza San Babila - Metro fino a Centrale - Treno per Como
  • Ferrovie Nord: Bus 73 fino a Piazza San Babila - Metro fino a Cadorna - Treno per Como
  • In Auto: tangenziale est direzione A4 - A8 direzione Varese - A9 direzione Como Chiasso

Da Orio al Serio (Bergamo)

  • FS: Bus fino a Milano centrale - Treno per COmo
  • FS: Bus fino a Bergamo - Treno per Como (via Milano, Monza, Lecco)
  • in Auto: A4 direzione Torino, A8 direzione Varese, A9 per Como Chiasso

Link Utili per ulteriori informazioni:

Aeroporto di Milano - Malpensa

www.malpensa-airport.com
www.sea-aeroportimilano.it

Aeroporto di Milano - Linate

www.sea-aeroportimilano.it

Aeroporto di Bergamo - Orio al Serio

www.orioaeroporto.it


 
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domenica 27 marzo 2011

Itinerario veneto, l'arte del saper vivere, seconda parte.

Nel feudo della Regina.

La Rocca si scorge da lontano e copre la sommità di uno dei dolci colli che caratterizzano la regione. Asolo è adagiata sotto la roccaforte tardo romana che un tempo dominava la pianura con i suoi 15 metri di altezza e quattro di spessore.

È una città famosa che ha ospitato grandi nomi. Da Caterina Cornare, regina di Cipro sistemata dai veneziani in un feudo tatticamente tranquillo, al cugino di lei, il letterato Pietro Bembo, a Robert Browining, poeta romantico, a Eleonora Duse che qui pianse le pene d'amore per Gabriele d'Annunzio.

Ad Asolo arrivò e visse fino alla morte anche Freya Stark, la grande esploratrice. Una visita al Duomo è d'obbligo, soprattutto per i dipinti di Pietro Lotto e Jacopo da Bassano. Vicino al municipio due indirizzi: il primo, culinario, è la Locanda Due Mori, la cui specialità sono i galletti ai ferri e la pasta e fagioli: per la scelta dei vini c'è il simpatico e preparato Alessandro Zavattiero. Il secondo, è una cartoleria, strana persino nel nome: è Tecnogotica.

L'interno della Gypsoteca Canoviana a Possagno. Conserva i gessi delle opere del Canova.
(telefono 524155), che propone oggetti per cancelleria, poster, rilegature, timbri, penne, ceralacca. Anche qui, meglio lasciarsi consigliare da Gigi Gobbato, il proprietario, vero pozzo di scienza in materia. Per uno splendido sorbetto al limone si consiglia il Caffè Centrale, punto nevralgico della cittadina. Quanto all'ospitalità, si consigliano l'Albergo al Sole quattro stelle da poco restaurato, e l'Hotel Cipriani.

L'albergo affascina per l'atmosfera e per la cucina . A pochi chilometri da Asolo, nel paese di Maser, vale una visita Villa Barbaro. Opera del Palladio, si può visitare solo il martedì, sabato, domenica e nei giorni festivi dalle 15 alle 18 . Oltre al genio palladiano, l'edificio vanta gli affreschi prospettici di Paolo Veronese. A Villa Barbaro si acquistano anche i vini che i coniugi Dalle Ore, i proprietari, producono nei possedimenti di famiglia e che vendono nell'attiguo negozio La Cantina.
Possagno, regno del Canova.



Da Maser si ritorna ad Asolo e da qui si scende, attraverso il Foresto di Pagnano (da vedere la duecentesca chiesa di Sant'Anna e la tomba di Eleonora Duse nell'attiguo cimitero), dall'altra parte del colle, a Pagnano, frazione di Asolo. In questo piccolo borgo il possagnese Antonio Canova, protagonista della scultura neoclassica, iniziò a lavorare di martello e scalpello nella bottega di Giuseppe Bernardi.

Cucinare il vero baccalà.


Nonostante esistano decine di ri­cette diverse per cucinare lo stoc­cafisso, la Confraternita del Bacala alla Vicentina ne ha messo a punto una "ufficiale". Per un chilogram­mo di stoccafisso servono mezzo chilo di cipolle, un litro d'olio extra vergine, 3 o 4 acciughe, mezzo li­tro di latte, farina bianca, 50 grammi di parmigiano, prezzemo­lo, sale e pepe. Il segreto della riu­scita di questo piatto sta nell'am­mollo dello stoccafisso (tre giorni in acqua fredda cambiata ogni quat­tro ore) e nella cottura: 4 ore e mezza a fuoco lentissimo muoven­do la pentola in senso rotatorio senza mai girare il composto direttamente (pipare, in vicentino).

Lasciate le delizie della tavola si ritorna sulla strada che porta a Possagno, passando per Castelcucco e la Val Organa. Il paesaggio lunare dovuto all'estrazione dell'argilla per la costruzione dei laterizi disturba non poco la bellezza del tempio canoviano e del massiccio del Grappa che domina il paese pedemontano. Prima di salire al tempio si fa una sosta alla Gypsoteca canoviana, l'antica casa di Antonio Canova trasformata in museo.

Le opere esposte sono per lo più i gessi e i calchi fatti dall'artista prima di eseguire l'opera in marmo. Usciti dalla Gypsoteca, basta guardare in alto e il Tempio appare in tutta la sua grandezza. All'interno dell'edificio religioso si ammira la Pietà in bronzo, opera dell'artista, e la sua tomba, nell'altare opposto. Lasciato Possagno si prende la Statale Feltrina dirczione Treviso, prossima tappa dell'itinerario.
La dolce provinciale.

Città d'acqua e di belle donne, vivace e pettegola, ricca e ordinata, Treviso racchiude in sé tutto il meglio e il peggio della provincia. Comunque, una visita nel capoluogo che, per molti versi e in molti scorci assomiglia a Venezia

Dormire in villa.

La cornice è affascinante e l'atmo­sfera pure. Otto camere e tre suite distribuite nel primo piano delle barchesse, in una dimora straordi­naria, Villa Emo di Fanzolo, picco­lo borgo a due passi da Castel-franco, sulla vecchia strada che porta a Treviso. La villa, disegnata nel 1536 dal Palladio per Lunardo Emo e affrescata dallo Zelotti, è u-na delle più belle concepite dal­l'architetto vicentino. Menu ricercato per il ristorante che propone specialità venete rivisitate.

Piazza dei Signori a Treviso. 


Da qui parte Colmeggiare, la via principale della città.

Treviso è appartenuta alla Serenissima per molti anni), deve iniziare proprio da qui, dalla piazza dei Signori e dal Palazzo dei Trecento, sede del Comune. Quindi si prende Calmaggiore, la strada che unisce la piazza del comune al Duomo, sede dello "struscio" quotidiano, una delle più suggestive dell'intera città. Il Duomo fu fondato nel XII secolo ma ha avuto rimaneggiamenti nel XV, XVI e XVIII secolo. Al suo interno, l'Annunciazione di Tiziano (1520), l'Adorazione dei pastori di Paris Bordone.

Vicino al Duomo sorge il Battistero, della metà del XII secolo. La visita prosegue nel Museo Civico (borgo Cavour 24, telefono 0422/51337, orari: 9-12.30; 14.30-17 da martedì a venerdì; la domenica 9-12; lunedì chiuso).

Nella sala XI, le opere migliori: il Ritratto di monaco domenicano di Lorenzo Lotto (1526), il Ritratto di Sperone Speroni di Tiziano (1544) e la Crocefissione di Jacopo da Bassano. Da vedere anche la chiesa di San Nicolo (nello spiazzo antistante si può lasciare la macchina, il parcheggio è a pagamento). La chiesa domenicana del XVI secolo conserva dei ritratti di monaci di Tomaso da Modena. Una curiosità: nel dipingere i frati l'artista ne ha ironizzato i caratteri e, per la prima volta nella storia della pittura, compaiono anche gli occhiali (1352).


Non bisogna andarsene da Treviso senza aver visitato il Mercato del Pesce: sorge su un'isola del fiume Sile, nel cuore della città, collegato da ponti. Qui si vende pesce sin dal Medioevo. Treviso, oltre che per i monumenti, è famosa anche per il radicchio coltivato nelle campagne circostanti. Rosso porpora venato di bianco, gambo sottile e croccante, sapore amarognolo o dolce: queste le caratteristiche della verdura usata in cucina come base di svariati piatti. Dal risotto, ormai un'istituzione, alla grigliata, dalle salse ai ripieni per arrosti e cacciagione. Tra i secondi, la specialità della casa è la faraona al pepe. Il ristorante si trova in un antico edificio costruito in stile veneziano.


 
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Itinerario veneto, l'arte del saper vivere, prima parte.

Città-monumento, ricca e vivace, dove la gente sa prendere il meglio della vita. Questa è Vicenza, punto di partenza dell'itinerario.

Il piccolo capoluogo di provincia, infatti, racchiude nei suoi monumenti, per le sue strade, nella fiorente industria e nella ricca tradizione culinaria una storia e una cultura vecchie di secoli. Non è un caso che proprio qui, l'architetto Andrea di Pietro dalla Gondola, il Palladio (Padova 1508; Vicenza 1580), abbia lasciato la maggior parte dei suoi lavori.

Visitare Vicenza significa entrare continuamente in contatto con questo grande artista che iniziò come scalpellino proprio qui, iscritto nella "fraglia dei muratori, tagliapietre e scalpellini".

Dalla piazza dei Signori, dove l'artista progettò il restauro del Palazzo della Ragione, conosciuto anche come Basilica Palladiana, i porticati e la Loggia del Capitaniate, fino al museo civico e al Teatro Olimpico, tutto ricorda, nelle linee e nel geniale uso degli spazi, il grande architetto.

La Basilica, dal nome latino che significa tribunale, è stata pensata dal Palladio con un rivestimento esterno costituito da logge. Al suo interno si organizzano mostre ed esposizioni (telefono 0444 / 323681). Bella, negli ornamenti in stile gotico manuelino, la casa di Antonio Pigafetta (alle spalle della Basilica Palladiana), il navigatore che accompagnò Magellano nella circumnavigazione del globo.

La Basilica Palladiana, a Vicenza. In questa città molti edifici portano la firma del geniale architetto Andrea Palladio. Da Vicenza a Treviso, passando per Bassano, AsoloeMaser. Un viaggio alla scoperta di un Veneto monumentale è tutt'altro che monotono. Oltre alle ville del Palladio e agli affreschi del Veronese, infatti, questi luoghi conservano ancora tutto il fascino della tranquilla vita di provincia.

Il Teatro Olimpico iniziato un anno prima della sua morte, fu portato a termine secondo il progetto dal figlio e dall'architetto Vincenzo Scamozzi che lo ha abbellito con le scene fisse della città di Tebe, per la rappresentazione dell'Edipo Tiranno di Sofocle, il 3 marzo 1585. Dopo le visite artistiche si consiglia una sosta per provare la specialità di Vicenza: il baccalà.

Il piatto, famoso nel mondo, viene fatto usando ricette che variano di paese in paese. La Venerabile Confraternita del Bacala alla Vicentina, oltre a consigliare i ristoranti dove assaggiare il pesce, ha stilato anche una ricetta frutto di studi e comparazioni tra le numerose ricette.

Lungo la Statale 248 si arriva a Marostica, paesotto di circa 13mila abitanti caratterizzato da un grande castello. In realtà i manieri sono due, uno sulla cima del colle Pausolino e l'altro sulla piazza. Furono uniti nel 1372 da Cansignorio della Scala. Il paese è famoso per la storica partita a scacchi giocata con personaggi reali ogni due anni.

L'origine del gioco risale al 1454, quando due nobili guerrieri, Rinaldo d'Angarano e Vieri da Vallonara s'innamorarono di Lionora, figlia del signore di Marostica. Per evitare il duello, il castellano pensò di far decidere la sorte a una partita a scacchi, il più nobile dei giochi. Dopo la visita si consiglia una deviazione verso Breganze dove, preso il ristorante Al Toresan in un palazzo di stile palladiano, si gustano i colombi "toresani" (così chiamati perché vivono sulle torri) allo spiedo, serviti con polenta e il loro stesso sugo di cottura, raccolto da un piatto messo sotto lo spiedo, fatto addensare, accompagnati dal Groppello, robusto rosso locale.

Sul Ponte di Bassano. E la cartolina più famosa della città. E il simbolo degli Alpini, corpo di montagna in auge da queste parti. L'ultima versione del Ponte degli Alpini risale al 1948, quando fu ricostruito con il contributo dell'Associazione Nazionale Alpini, dopo che era stato Ponte degli Alpini, simbolo di Bassano.

L'itinerario consigliato: un circuito che tocca Vicenza, Bassano, Asolo, Treviso, Castelfranco
fatto saltare nel 1945. Eppure le sue origini sono molto più antiche: il disegno, infatti, è quello di Andrea Palladio (sempre lui!) e risale al 1569.

Nei dintorni, si visitano le distillerie e i negozi che vendono la grappa, gloria locale con gli asparagi, coltivati nelle campagne vicine e le maioliche (le più belle sono esposte a Palazzo Sturm). Bassano è una città dai ritmi lenti con visite interessanti. Come il Museo Civico, che conserva le opere di Jacopo.

II genio del Palladio è chiuso nella Rotonda.


È considerato il massimo capolavoro di Andrea Palladio. Villa Almerico Capra, La Rotonda, sorge all'inizio delia riviera Berica. Stupisce per la perfetta armonia fra i volumi e l'am­biente circostante. Lo stesso Palladio nei suoi Qwaffro Libri dell'Architettura scriveva: "II sito è de gli ameni, e di­lettevoli che si possono ritrovare: per­ché è sopra un monticeli di ascesa facilissima  è da una parte bagnato dal Bacchiglione fiume navigabile, e dall'altra circondato da amenissimi colli, che rendono l'aspetto di un molto grande theatro".

Anche se oggi l'a­scesa al fiume è stata spezzata da u-na strada e un muro ha interrotto il naturale declivio del colle, la villa conserva intatta tutta la sua bellezza. Quattro facciate identiche, soffitto se­misferico, la costruzione fu iniziata tra il 1566 e il 1568 e portata al grezzo nel 1571. Alla morte del committente, il canonico Paolo Almerico, l'edificio venne rilevato da Mario e Oderico Capra. Era il 1591. Venne ultimata nel 1620.

A Mussolente, per una notte d'incanto.


Uscendo da Bassano, sempre ulla Statale 248, si arriva a Mussolente. Il paese ha una bella villa settecentesca, Negri Piovene, e un albergo, il Villa Palma cult dell'ospitalità veneta.

E un quattro stelle nascosto da un parco, vicino a una zòna industriale costruita troppo frettolosamente. Il palazzo in cui è ospitato risale al Seicento. Ventuno camere compresa una suite e otto junior suite, arredate con tappezzerie e mobili diversi, e attrezzate con un sofisticato sistema elettronico.




 
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sabato 19 febbraio 2011

Genova, dopo secoli di declino la Superba si è rifatta il trucco, scopriamo una delle cittè italiane più affascinanti.

Il 2004 é stato sicuramente l'anno della definitiva 'rinascita' di una delle città più affascinanti del Belpaese: dopo secoli di storia segnati da un lento declino, dopo la grande crescita industriale e demografica del '900, che aveva trasformato Genova in un caposaldo dello sviluppo industriale italiano, la 'Superba' si é rifatta il trucco riconciliandosi con la sua storia ed il suo mare.

Dopo le celebrazioni colombiane nel 1992 e la sorprendente rinascita del centro storico la città é arrivata all'appuntamento del 2004 con il vestito della festa: moltissimi ancora oggi gli eventi culturali e tanti i motivi per un soggiorno nel capoluogo ligure. Non sono tuttavia mancati in questi anni i momenti di tensione: il G8 del 2001 ha portato alla ribalta mondiale la città soprattutto per i gravi disordini causati da frange estreme dei movimenti antagonisti arrivati a Genova da tutto il mondo.

Oggi Genova scommette sul proprio 'appeal' turistico grazie ad iniziative continue e ad una ristrutturazione che ancora oggi continua inarrestabile: il waterfront cittadino sembra essere la nuova grande scommessa.



ITINERARIO 1


Piazza Banchi
Via S. Luca
via Fossatello
via Lomellini
Via del Campo
Porta dei Vacca
Via Prè
Commenda

ITINERARIO 2


via Orefici
via Soziglia
Le Vigne
Campetto
S. Matteo
San Lorenzo
Via San Lorenzo
Matteotti
Piazza Scuole Pie
De Ferrari

ITINERARIO 3


Palazzo Principe
via Balbi
Palazzo reale
Nunziata
Via Cairoli
Meridiana
Strada Nuova
Fontane Marose
Portello
Castelletto

ITINERARIO 4


Porto Antico
San Giorgio
Giustiniani
San Bernardo
San Donato
Piazza delle erbe
S. Agostino
Ravecca
Porta Soprana
Piazza Dante






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mercoledì 26 gennaio 2011

Puglia: antichi trulli e masserie per un nuovo turismo.

Sono tra le strutture tradizionali più belle della regione, Oggi, in molti casi, trasformate in alberghi e residenze raffinate.

Ai contadini di una volta sarebbe sembrato impensabile che le masserie, che per loro significavano sacrifici e fatica, fossero trasformate in alberghi.

La Puglia contadina s'è reinventata nel giro di pochi decenni. E se un tempo lo scenario si presentava come un'immutabile campagna color grano con costruzioni abbandonate, ora è tutto un fiorire di hotel. Una rinascita intelligente.

La regione, in molti casi, è riuscita a frenare la costruzione di nuove e ingombarnti strutture ricettive e ha favorito la rinascita di ciò che già esisteva.

Nel caso dei Trulli di Alberobello, come spesso succede, a capirne la bellezza sono stati per primi gli stranieri. A settembre i Trulli, Patrimonio Unesco dal 1996, hanno festeggiato i cento anni come Monumento nazionale.

Dei vecchi rifugi per pastori e contadini è rimasto poco: ora le costruzioni coniche di origine antica, sono simbolo di un turismo colto e raffinato. D'estate sono una residenza ideale perché non distano molto dal mare e perché restano freschi per i materiali usati.


La valorizzazione dell'entroterra è partita anche da questa realtà racchiusa tra le province di Brindisi, Bari e Taranto, nota come Valle d'Itria.Tra i tanti indirizzi di Alberobello, si segnalano: il Trullo Settimio, ex stalla del Seicento che, per la sua armonia, sembra un monumento;Trullo Aurelia, collocato nello storico Rione Monti; la Locanda Ventura, azienda agrituristica del XVII secolo che offre possibilità di alloggio.

Le Alcove, invece, si presentano come un luxury resort: nove suite affacciate sulla piazza principale di Alberobello. Spostandosi a Cisternino, c'è LAngoletto, due camere per un antico edificio fresco di restauro: nasce nell'agro di masseria Montanaro Molte delle e fa parte di un piccolo borgo "Riposo del vento", un bedGbreakfast in contrada Masseria Piccola. Nella stessa zona, altri trulli: quelli di Acquarossa, antico complesso trasformato in residenza.

A differenza dei trulli che si trovano solo nella Puglia centro-meridionale, le masserie sono un po' ovunque, dal Gargano al Salente, dalla Valle d'Itria al Tarantino. Anche queste costruzioni, negli ultimi anni, sono state investite da uno spirito di rinascita.

La formula è sempre la stessa: bellezza dei paesaggi, vicinanza con il mare e il pregio architettonico. Quelle che un tempo erano case di campagna con un ampio spazio per gli animali, ora sono dimore da sogno o alberghi raffinati.


Molti pensano che il Tavoliere delle Puglie prenda il nome dalla configurazione piatta del suo territorio. In realtà, il nome del Tavoliere, una delle più grandi pianure italiane, che si estende tra i Monti Danni, il Gargano e l'Adriatico, deriva dalle Tabulae censuaiiae, documenti catastali che i Romani usavano per catalogare i terreni.

Per secoli è stato utilizzato come pascolo; oggi è coltivato a grano e foraggio, vite e alberi da frutta. Agricoltura favorita qui, come in tutta la regione, dalla presenza dell'Acquedotto Pugliese, il più esteso d'Europa.

Il progetto nacque nel 1847 ma i lavori cominciarono solo all'inizio del Novecento; la sua storia si identifica con la storia sociale ed economica della regione. Molti condotti rurali dell'Acquedotto, nel Tavoliere, sono dotati di strade sterrate destinate alla manutenzione degli impianti, strade che vengono ora utilizzate come percorsi naturalistici.

Per gli amanti della bici e del trekking, i percorsi più belli e organizzati, sono però a sud del Tavoliere, tra Putignano, Noci ed Alberobello: un itinerario naturalistico punteggiato da masserie, trulli, campi coltivati, muretti a secco. Questo percorso, intitolato "Sulle vie dell'Acquedotto "è nato da un'idea delle associazioni La Chianciata, L'Isola che non c'è, l'Agesci, Verde Città-Legambiente.

Negli ultimi tempi, molte altre ciclovie che coniugano storia ed ambiente, sono state create. Tra queste, le più interessanti sono "La Ciclovia dei Borboni", che collega Bari a Napoli tra castelli, borghi, masserie, e il PIS 12, nel Brindisino, che tocca le testimonianze architettoniche normanne e angioine.

Moltissimi, i percorsi di trekking, alcuni segnati dall'incontro tra natura e spiritualità, come quello nel Gargano che, lungo antichi tratturi, attraversa il Bosco di Vieste e arriva a Monte S.Angelo. Altro itinerario da non perdere, è quello che si sviluppa all'interno della Foresta Umbra, vera eccellenza del Parco Nazionale del Gargano. Il percorso, tra faggi, aceri e querce, parte dal Villaggio Umbra e teirnina alla Caserma di Caritate.

Il cicloturismo pugliese si è sviluppato grazie alla tenacia di varie associazioni. A Bari c'è Ruotalibera, attiva da 20 anni: abbina percorsi in bici e tratti in treno. Altra rete storica è Cicloamici, con sedi in varie località e cicloraduni lungo sentieri che costeggiano aree archeologiche del Salento.

La varietà naturalistica della Puglia è testimoniata dall'alto numero di Parchi e Riserve.


Tra gli ambienti più preservati vanno segnalate le Oasi Wwf, in tutto sei. Nate per proteggere il territorio dalla speculazione edilizia, coprono circa tremila ettari e hanno garantito la sopravvivenza di specie animali e vegetali rare. La prima a nascere è stata Le Cesine, in Salento, riconosciuta nel 1979: ambiente umido tra i meglio conservati del Sud, ultimo frammento dell'habitat che una volta si estendeva da Brindisi a Otranto, permette birdwatching ed è aperto tutto l'anno. A Nord incontriamo Torre Guaceto: il suo fulcro è una torre saracena.


I trulli sono antiche costruzioni in pietra a secco, coniche, di origini protostoriche tipiche ed esclusive della Puglia centro-meridionale. Nonostante nelle zone di sviluppo dei trulli si rinvengano reperti archeologici di epoca preistorica, o fondazioni di capanne in pietra risalenti all'età del bronzo, non esistono trulli particolarmente antichi: questo sarebbe giustificato dal fatto secondo cui piuttosto che provvedere alla riparazione dello stesso in caso di dissesto, si preferiva abbatterlo e ricostruirlo per motivi economici, riutilizzandone il materiale.
I trulli più antichi di cui ci resti traccia oggigiorno sono stati costruiti nel XVI secolo a ridosso dell'altopiano pugliese della Murgia.
I Trulli di Alberobello sono stati dichiarati Patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO.
I trulli possono essere annoverati tra gli esempi ancestrali di prototipo delle costruzioni modulari che nel XX secolo, con l'affermazione dell'architettura razionalista, avrebbero avuto il loro exploit.
Essi possono essere composti da un vano semplice (modulo unitario), oppure dall'accostamento di più ambienti (moduli), che in genere vengono aggiunti per gemmazione attorno al vano centrale.
L'unità costruttiva modulare del trullo presenta una pianta di forma approssimativamente circolare, sul cui perimetro si imposta la muratura a secco di spessore molto elevato. Questa soluzione, da un lato restringe enormemente gli spazi interni, ma dall'altro, unita alla quasi totale assenza di aperture ad esclusione della porta d'ingresso e, raramente, di un piccolissimo foro in alto dotato di finestrino per garantire un minimo ricambio di aria all'interno, ne fa un interessantissimo esempio "ante-litteram" di bioedilizia passiva.
Il grande spessore delle murature, unito al ridottissimo numero e dimensionamento delle aperture (spesso solo la porta di ingresso e al massimo il piccolissimo finestrino quadrato che fa da sfiato ai ridottissimi WC ricavati all'interno per esigenze igieniche nel secondo dopoguerra) ne assicura una elevatissima inerzia termica, il che garantisce una buona conservazione del calore all’interno durante l'inverno e le giornate più fredde, così come in estate conserva il fresco che le murature stesse hanno accumulato durante la stagione fredda e che cederanno a poco a poco fino alla seconda metà del mese di agosto, quando, per effetto dell'inversione termica, si verifica una sensazione di maggior calore all'interno che non all'esterno.
Le murature portanti, edificate così come descritto, vengono completate da una pseudo-cupola che ne costituisce la copertura. Questa consiste in una struttura autoportante – nel senso che non necessita di centinatura – costituita da una serie concentrica di lastre orizzontali disposte a gradini rientranti sempre più, man mano che si va verso l'alto, in cui ogni giro completo è staticamente in equilibrio con quelli inferiori. Questo strato interno di lastre calcaree di maggiore spessore, dette chianche, è completato da quello esterno, costituente il vero e proprio tetto, in lastre più sottili, dette chiancarelle, terminante in una chiave di volta frequentemente scolpita con elementi lapidei decorativi a carattere esoterico, spirituale o scaramantico, sporgenti al vertice del conoide di copertura.
Si pensa che inizialmente l'intera costruzione fosse costituita dalla sola cupola, ma oggigiorno non si hanno conferme né smentite in tal senso.

fonte: Wikipedia


 
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