Puglia: antichi trulli e masserie per un nuovo turismo.

Sono tra le strutture tradizionali più belle della regione, Oggi, in molti casi, trasformate in alberghi e residenze raffinate.

Ai contadini di una volta sarebbe sembrato impensabile che le masserie, che per loro significavano sacrifici e fatica, fossero trasformate in alberghi.

La Puglia contadina s'è reinventata nel giro di pochi decenni. E se un tempo lo scenario si presentava come un'immutabile campagna color grano con costruzioni abbandonate, ora è tutto un fiorire di hotel. Una rinascita intelligente.

La regione, in molti casi, è riuscita a frenare la costruzione di nuove e ingombarnti strutture ricettive e ha favorito la rinascita di ciò che già esisteva.

Nel caso dei Trulli di Alberobello, come spesso succede, a capirne la bellezza sono stati per primi gli stranieri. A settembre i Trulli, Patrimonio Unesco dal 1996, hanno festeggiato i cento anni come Monumento nazionale.

Dei vecchi rifugi per pastori e contadini è rimasto poco: ora le costruzioni coniche di origine antica, sono simbolo di un turismo colto e raffinato. D'estate sono una residenza ideale perché non distano molto dal mare e perché restano freschi per i materiali usati.


La valorizzazione dell'entroterra è partita anche da questa realtà racchiusa tra le province di Brindisi, Bari e Taranto, nota come Valle d'Itria.Tra i tanti indirizzi di Alberobello, si segnalano: il Trullo Settimio, ex stalla del Seicento che, per la sua armonia, sembra un monumento;Trullo Aurelia, collocato nello storico Rione Monti; la Locanda Ventura, azienda agrituristica del XVII secolo che offre possibilità di alloggio.

Le Alcove, invece, si presentano come un luxury resort: nove suite affacciate sulla piazza principale di Alberobello. Spostandosi a Cisternino, c'è LAngoletto, due camere per un antico edificio fresco di restauro: nasce nell'agro di masseria Montanaro Molte delle e fa parte di un piccolo borgo "Riposo del vento", un bedGbreakfast in contrada Masseria Piccola. Nella stessa zona, altri trulli: quelli di Acquarossa, antico complesso trasformato in residenza.

A differenza dei trulli che si trovano solo nella Puglia centro-meridionale, le masserie sono un po' ovunque, dal Gargano al Salente, dalla Valle d'Itria al Tarantino. Anche queste costruzioni, negli ultimi anni, sono state investite da uno spirito di rinascita.

La formula è sempre la stessa: bellezza dei paesaggi, vicinanza con il mare e il pregio architettonico. Quelle che un tempo erano case di campagna con un ampio spazio per gli animali, ora sono dimore da sogno o alberghi raffinati.


Molti pensano che il Tavoliere delle Puglie prenda il nome dalla configurazione piatta del suo territorio. In realtà, il nome del Tavoliere, una delle più grandi pianure italiane, che si estende tra i Monti Danni, il Gargano e l'Adriatico, deriva dalle Tabulae censuaiiae, documenti catastali che i Romani usavano per catalogare i terreni.

Per secoli è stato utilizzato come pascolo; oggi è coltivato a grano e foraggio, vite e alberi da frutta. Agricoltura favorita qui, come in tutta la regione, dalla presenza dell'Acquedotto Pugliese, il più esteso d'Europa.

Il progetto nacque nel 1847 ma i lavori cominciarono solo all'inizio del Novecento; la sua storia si identifica con la storia sociale ed economica della regione. Molti condotti rurali dell'Acquedotto, nel Tavoliere, sono dotati di strade sterrate destinate alla manutenzione degli impianti, strade che vengono ora utilizzate come percorsi naturalistici.

Per gli amanti della bici e del trekking, i percorsi più belli e organizzati, sono però a sud del Tavoliere, tra Putignano, Noci ed Alberobello: un itinerario naturalistico punteggiato da masserie, trulli, campi coltivati, muretti a secco. Questo percorso, intitolato "Sulle vie dell'Acquedotto "è nato da un'idea delle associazioni La Chianciata, L'Isola che non c'è, l'Agesci, Verde Città-Legambiente.

Negli ultimi tempi, molte altre ciclovie che coniugano storia ed ambiente, sono state create. Tra queste, le più interessanti sono "La Ciclovia dei Borboni", che collega Bari a Napoli tra castelli, borghi, masserie, e il PIS 12, nel Brindisino, che tocca le testimonianze architettoniche normanne e angioine.

Moltissimi, i percorsi di trekking, alcuni segnati dall'incontro tra natura e spiritualità, come quello nel Gargano che, lungo antichi tratturi, attraversa il Bosco di Vieste e arriva a Monte S.Angelo. Altro itinerario da non perdere, è quello che si sviluppa all'interno della Foresta Umbra, vera eccellenza del Parco Nazionale del Gargano. Il percorso, tra faggi, aceri e querce, parte dal Villaggio Umbra e teirnina alla Caserma di Caritate.

Il cicloturismo pugliese si è sviluppato grazie alla tenacia di varie associazioni. A Bari c'è Ruotalibera, attiva da 20 anni: abbina percorsi in bici e tratti in treno. Altra rete storica è Cicloamici, con sedi in varie località e cicloraduni lungo sentieri che costeggiano aree archeologiche del Salento.

La varietà naturalistica della Puglia è testimoniata dall'alto numero di Parchi e Riserve.


Tra gli ambienti più preservati vanno segnalate le Oasi Wwf, in tutto sei. Nate per proteggere il territorio dalla speculazione edilizia, coprono circa tremila ettari e hanno garantito la sopravvivenza di specie animali e vegetali rare. La prima a nascere è stata Le Cesine, in Salento, riconosciuta nel 1979: ambiente umido tra i meglio conservati del Sud, ultimo frammento dell'habitat che una volta si estendeva da Brindisi a Otranto, permette birdwatching ed è aperto tutto l'anno. A Nord incontriamo Torre Guaceto: il suo fulcro è una torre saracena.


I trulli sono antiche costruzioni in pietra a secco, coniche, di origini protostoriche tipiche ed esclusive della Puglia centro-meridionale. Nonostante nelle zone di sviluppo dei trulli si rinvengano reperti archeologici di epoca preistorica, o fondazioni di capanne in pietra risalenti all'età del bronzo, non esistono trulli particolarmente antichi: questo sarebbe giustificato dal fatto secondo cui piuttosto che provvedere alla riparazione dello stesso in caso di dissesto, si preferiva abbatterlo e ricostruirlo per motivi economici, riutilizzandone il materiale.
I trulli più antichi di cui ci resti traccia oggigiorno sono stati costruiti nel XVI secolo a ridosso dell'altopiano pugliese della Murgia.
I Trulli di Alberobello sono stati dichiarati Patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO.
I trulli possono essere annoverati tra gli esempi ancestrali di prototipo delle costruzioni modulari che nel XX secolo, con l'affermazione dell'architettura razionalista, avrebbero avuto il loro exploit.
Essi possono essere composti da un vano semplice (modulo unitario), oppure dall'accostamento di più ambienti (moduli), che in genere vengono aggiunti per gemmazione attorno al vano centrale.
L'unità costruttiva modulare del trullo presenta una pianta di forma approssimativamente circolare, sul cui perimetro si imposta la muratura a secco di spessore molto elevato. Questa soluzione, da un lato restringe enormemente gli spazi interni, ma dall'altro, unita alla quasi totale assenza di aperture ad esclusione della porta d'ingresso e, raramente, di un piccolissimo foro in alto dotato di finestrino per garantire un minimo ricambio di aria all'interno, ne fa un interessantissimo esempio "ante-litteram" di bioedilizia passiva.
Il grande spessore delle murature, unito al ridottissimo numero e dimensionamento delle aperture (spesso solo la porta di ingresso e al massimo il piccolissimo finestrino quadrato che fa da sfiato ai ridottissimi WC ricavati all'interno per esigenze igieniche nel secondo dopoguerra) ne assicura una elevatissima inerzia termica, il che garantisce una buona conservazione del calore all’interno durante l'inverno e le giornate più fredde, così come in estate conserva il fresco che le murature stesse hanno accumulato durante la stagione fredda e che cederanno a poco a poco fino alla seconda metà del mese di agosto, quando, per effetto dell'inversione termica, si verifica una sensazione di maggior calore all'interno che non all'esterno.
Le murature portanti, edificate così come descritto, vengono completate da una pseudo-cupola che ne costituisce la copertura. Questa consiste in una struttura autoportante – nel senso che non necessita di centinatura – costituita da una serie concentrica di lastre orizzontali disposte a gradini rientranti sempre più, man mano che si va verso l'alto, in cui ogni giro completo è staticamente in equilibrio con quelli inferiori. Questo strato interno di lastre calcaree di maggiore spessore, dette chianche, è completato da quello esterno, costituente il vero e proprio tetto, in lastre più sottili, dette chiancarelle, terminante in una chiave di volta frequentemente scolpita con elementi lapidei decorativi a carattere esoterico, spirituale o scaramantico, sporgenti al vertice del conoide di copertura.
Si pensa che inizialmente l'intera costruzione fosse costituita dalla sola cupola, ma oggigiorno non si hanno conferme né smentite in tal senso.

fonte: Wikipedia


 
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