Cerca una GFP nel blog

sabato 4 maggio 2013

Escursionismo in Liguria: Monesi, Monte Saccarello e Monte Frontè.

La statua della Madonna sul Frontè - 17 giugno 2004

L'itinerario proposto si presta moltissimo in inverno per un'escursione con le ciaspole.

Attenzione: con particolari condizioni di neve dura potrebbero rendersi necessari i ramponi.

Si parte dal piazzale sotto la stazione della seggiovia (1376) e si segue fedelmente la rotabile ex-militare Monesi–Colle di Tenda che sale dapprima a tornanti sotto la seggiovia e poi piega decisamente ad occidente verso il vallone del Rio Bavera. Dopo aver passato il confine tra le province di Imperia e di Cuneo (1650, cartello stradale), si incrocia lo skilift Plateau poco sopra la sua partenza e si attraversa il muro terminale della pista da sci. Poco dopo ci si immette su una seconda pista, meno ripida della precedente, e la si segue lasciando a destra la strada che sale al Passo Tanarello. Questa pista si ricongiunge con la precedente all’uscita dai larici, con la grande statua del Redentore ormai in bella vista. Con faticosa salita si raggiunge il Redentore (2164) ed in breve, per cresta, la vetta del Saccarello (2200).

Al ritorno si consiglia di fare un anello passando per il bel Rifugio Sanremo (2078). Per raggiungerlo si cammina sempre sul fianco nord del crinale appena sotto il filo di cresta, facendo ben attenzione alle cornici e soprattutto ai buchi nella neve che talvolta si vengono a creare in corrispondenza di rocce o di arbusti sepolti.

Dal rifugio si scende verso est lungo un evidente canalone (molto frequentato anche dagli sciatori fuoripista) che sbocca nel grande vallone dominato dal Frontè. Prima di raggiungere il fondo del vallone si piega a sinistra ed in breve si raggiunge a mezzacosta la Margheria Panizzi. Da qui, lungo le piste da sci, si torna infine al parcheggio della seggiovia.

MONESI (1376) - MONTE SACCARELLO (2200) – Invernale con le ciaspole
Tempo di salita: ore 3.15
Tempo totale: ore 6

 

saccarello_sanremo_monesi_map

 

Si parte dal piazzale sotto la stazione della seggiovia (1376) e si sale tagliando i tornanti della rotabile ex-militare Monesi–Colle di Tenda. A quota 1550 mt circa, nel punto in cui la strada piega decisamente verso occidente, la si abbandona (fino a qui si può salire anche in auto) per imboccare sulla sinistra una mulattiera sterrata che sale al ripiano pascolivo della Margheria Panizzi (1656). Da qui una traccia prosegue a mezzacosta passando per la Margheria di Tanarello Sottana (1736) e per quella Soprana (1816). Infine rimonta la testata del vallone sbucando sul crinale di spartiacque al Passo di Garlenda (2021). Qui si incontra il tracciato dell'Alta Via dei Monti Liguri (segnavia ) e lo si percorre in direzione ovest. Dopo essere transitati per il Rifugio Sanremo (2078) e sotto la grande statua del Redentore (2164), si sale in vetta al Monte Saccarello (2200).
Al ritorno, dopo essere tornati al Passo di Garlenda, si prosegue fino al Monte Frontè (2153). La cima puo' essere raggiunta direttamente per cresta, oppure aggirandola per il Passo Frontè (2090): in questo caso occorre seguire la mulattiera di mezzacosta fino al passo (Alta Via) e da qui in breve si sale in vetta.
Dal Passo di Garlenda la discesa su Monesi avviene lungo lo stesso sentiero percorso all'andata.

MONESI (1310) - MONTE SACCARELLO (2200) - MONTE FRONTE' (2153)
Tempo di salita: ore 3 al Monte Saccarello + ore 1.15 al Monte Fronte'
Tempo totale: ore 6

saccarello_fronte_monesi map

 

Dal Colle San Bernardo di Mendatica si imbocca il sentiero dell'Alta Via dei Monti Liguri (segnavia ) che si innalza a tornanti lungo la dorsale in direzione sud-ovest. Il tracciato si sposta successivamente nel versante settentrionale raggiungendo la Margheria Garlenda. Prima per prati e poi attraverso un fitto bosco, il sentiero riguadagna il crinale di spartiacque poco sotto la Cima Omo dell'Alpetta. Seguendo fedelmente la cresta si toccano in successione l'Omo dell'Alpetta (2034), la Cima Garlenda (2131) ed il Passo Frontè (2090). Dal passo si raggiunge in breve la Madonna in vetta al Monte

COLLE SAN BERNARDO DI MENDATICA (1262) - MONTE FRONTE' (2153)
Tempo di salita: ore 2.45
Tempo totale: ore 5

colla_s_bernardo map

Il Bric Mindino, l’Antoroto, il Pizzo d'Ormea, il Mongioie e il Bric di Conoia, la Cima delle Saline e la Cima Pian Ballaur si trovano su una catena delle Alpi Liguri che si innalza improvvisa dalla conca di Garessio per saldarsi a Punta Marguareis con la dorsale alpina proveniente da Ventimiglia. Questa catena è ben delimitata a sud dal profondo solco della Valle Tanaro che a Garessio piega verso ovest fino alle frazioni brigasche di Carnino e di Upega. A nord, invece, cinque dorsali parallele e perpendicolari ad essa digradano verso la pianura biforcandosi poi in altrettante dorsali separate tra loro dalle valli del Monregalese: Valle Mongia, Val Casotto, Valle Roburentello, Val Corsaglia, Val Maudagna, Valle Ellero, Valle del Lurisia e Valle Pesio. I versanti meridionali di questa catena delle Alpi sono rivolti alla Liguria e la Val Tanaro è vicina alla nostra regione per cultura e per storia tanto che liguri sono i dialetti che ancora vi si parlano. La Cima Bertrand e la Cima Missun si trovano a sud del Marguareis sul ramo della catena alpina che corre verso Ventimiglia e che entra in territorio ligure sulla vetta del Saccarello.


La Rocca dell'Abisso, prima cima delle Alpi Marittime, monta la guardia alla Valle Roia. Questa bellissima valle, lungamente contesa dai Savoia e dalla Repubblica di Genova, venne assegnata al Regno di Sardegna nel 1815 ed inglobata nella Contea di Nizza. Tipicamente liguri sono i paesi di Briga e di Tenda ed italiani i cognomi delle persone che ci vivono. Il percorso in cresta dal Colle di Tenda alla Rocca dell'Abisso ricalca il vero confine etnico e geografico della nostra regione.
I monti dell'Appennino Tosco-Emiliano tra il Passo del Cirone e il nodo orografico di Cima Belfiore (sul quale convergono i bacini della Magra, del Secchia e del Serchio) sono facilmente accessibili dallo spezzino e per storia e cultura sono anch'essi vicini alla nostra regione. La Nuda, l’Alpe di Succiso e il Casarola, il Sillara, il Losanna e il Bragalata, l'Orsaro e il Marmagna sono montagne appenniniche particolarmente elevate ed arcigne, sulle quali in inverno occorre prestare la massima attenzione



 
Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:

Read More

venerdì 3 maggio 2013

Escursionismo in Liguria: Cima Bertrand e Cima Missun.

La partenza è dall’area picnic presso il ponte della provinciale sul Rio Giairetto (1585), al confine tra le province di Cuneo e di Imperia. E’ raggiungibile in auto sia da Upega (3,5 km) sia da Monesi attraverso la Colletta delle Salse (1623).

Qui inizia una pista forestale che risale lo splendido bosco di larici delle Navette (un buon sentiero permette di tagliare alcuni tornanti). A quota 1900 mt circa si incontra la rotabile sterrata ex-militare di mezzacosta Monesi–Colle di Tenda.

La si percorre in direzione nord (destra) per poche centinaia di metri fino al punto in cui interseca un evidente costone. Si abbandona la strada e si sale a sinistra lungo una traccia (non segnata) che segue il filo di questa dorsale a cavallo tra i valloni del Rio Giairetto (a sud) e del Rio Corvo (a nord).

Con percorso agevole si guadagna il crinale di spartiacque Roia-Tanaro (linea di confine con la Francia) poco a sud della Colla Rossa. Qui si inconta una buona mulattiera e la si percorre in direzione sud (tacche gialle) fin sotto la Cima Missun dove si stacca un sentierino che conduce in breve alla croce di vetta (2356).

Dalla Missun si segue a ritroso la mulattiera proseguendo poi su quest’ultima fino alla Colla Rossa (2179) ai piedi della Bertrand. Da qui parte un’esile traccia (non segnata) che risale inizialmente il filo del crinale per spostarsi successivamente sull’erto versante prativo che precipita in Valle Roia. Per ripide chine erbose e roccette si raggiunge infine la vetta della Cima Bertrand (2481).

Al ritorno si prosegue in direzione nord lungo il crinale fino a raggiungere in pochi minuti la comoda mulattiera che scende sulla destra tagliando a mezzacosta tutto il versante orientale della montagna (tacche gialle) fino alla Colla Rossa. Alla Colla si imbocca sulla sinistra un sentiero (non segnato) che scende verso est. Il sentiero passa accanto ad una malga diroccata, entra nel lariceto e sbuca sulla rotabile Monesi-Colle di Tenda al Poggio del Lagone (1897). Si svolta a destra e si segue la sterrata per 1,5 km fino all’imbocco della pista forestale che riporta all’area picnic del Giairetto.

Tempo di salita: ore 2.15 alla Cima Missun + ore 1.30 alla Cima Bertrand
Tempo totale: ore 5.45

cima bertrand_missun_giairetto

La Cima Bertrand e la Cima Missun si trovano a sud del Marguareis sul ramo della catena alpina che corre verso Ventimiglia e che entra in territorio ligure sulla vetta del Saccarello.

L'itinerario proposto si presta moltissimo in inverno per un'escursione con le ciaspole.

Da Upega (1261) si percorre la strada innevata per la Colletta delle Salse fino al ponte sul Rio Giairetto (3,5 km): in inverno infatti la provinciale 154 non viene sgomberata dalla neve nel tratto Upega-Colletta delle Salse–Le Salse. Dal ponte sul Giairetto inizia una pista forestale che risale lo splendido bosco di larici delle Navette. A quota 1900 mt circa si incontra la rotabile ex-militare di mezzacosta Monesi–Colle di Tenda.

La si percorre in direzione nord (destra) per poche centinaia di metri fino al punto in cui interseca un evidente costone. Si abbandona la strada e si sale a sinistra seguendo fedelmente il filo di questa dorsale a cavallo tra i valloni del Rio Giairetto (a sud) e del Rio Corvo (a nord). Con percorso agevole si guadagna il crinale di spartiacque Roia-Tanaro (linea di confine con la Francia) poco a sud della Colla Rossa. Una volta giunti sul crinale, lo si percorre in direzione sud tenendosi appena sotto il filo di cresta (sul versante italiano) ed in breve si perviene in vetta alla Cima Missun (2356).

Attenzione: con particolari condizioni di neve dura, negli ultimi metri di salita potrebbero rendersi necessari i ramponi.

Al ritorno, in presenza di un buono e consolidato manto nevoso, si può anche scendere direttamente verso est nel Vallone del Giairetto. Occorre in tal caso inventarsi la traccia, prima sugli aperti campi innevati sotto la cima e poi tra gli splendidi larici del vallone (qui si possono incontrare tratti di discreta pendenza anche se mai eccessiva). Al termine di questa discesa si perviene ad un bel ripiano ed in breve si sbuca sulla rotabile Monesi–Colle di Tenda proprio nel punto in cui si stacca la pista forestale che riporta al ponte sul Giairetto.

UPEGA (1291) – CIMA MISSUN (2356) – Invernale con le ciaspole
Tempo di salita: ore 3.30
Tempo totale: ore 6

cima missun_upega

Il Bric Mindino, l’Antoroto, il Pizzo d'Ormea, il Mongioie e il Bric di Conoia, la Cima delle Saline e la Cima Pian Ballaur si trovano su una catena delle Alpi Liguri che si innalza improvvisa dalla conca di Garessio per saldarsi a Punta Marguareis con la dorsale alpina proveniente da Ventimiglia. Questa catena è ben delimitata a sud dal profondo solco della Valle Tanaro che a Garessio piega verso ovest fino alle frazioni brigasche di Carnino e di Upega.

A nord, invece, cinque dorsali parallele e perpendicolari ad essa digradano verso la pianura biforcandosi poi in altrettante dorsali separate tra loro dalle valli del Monregalese: Valle Mongia, Val Casotto, Valle Roburentello, Val Corsaglia, Val Maudagna, Valle Ellero, Valle del Lurisia e Valle Pesio. I versanti meridionali di questa catena delle Alpi sono rivolti alla Liguria e la Val Tanaro è vicina alla nostra regione per cultura e per storia tanto che liguri sono i dialetti che ancora vi si parlano.

La Rocca dell'Abisso, prima cima delle Alpi Marittime, monta la guardia alla Valle Roia. Questa bellissima valle, lungamente contesa dai Savoia e dalla Repubblica di Genova, venne assegnata al Regno di Sardegna nel 1815 ed inglobata nella Contea di Nizza. Tipicamente liguri sono i paesi di Briga e di Tenda ed italiani i cognomi delle persone che ci vivono. Il percorso in cresta dal Colle di Tenda alla Rocca dell'Abisso ricalca il vero confine etnico e geografico della nostra regione.


I monti dell'Appennino Tosco-Emiliano tra il Passo del Cirone e il nodo orografico di Cima Belfiore (sul quale convergono i bacini della Magra, del Secchia e del Serchio) sono facilmente accessibili dallo spezzino e per storia e cultura sono anch'essi vicini alla nostra regione. La Nuda, l’Alpe di Succiso e il Casarola, il Sillara, il Losanna e il Bragalata, l'Orsaro e il Marmagna sono montagne appenniniche particolarmente elevate ed arcigne, sulle quali in inverno occorre prestare la massima attenzione.



 
Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:

Read More

giovedì 2 maggio 2013

I 10 post più letti nel mese di Aprile 2013.

1.- Lago di Como, passeggiando o facendo un giro in battello è possibile godere di fantastici scorci e panorami.lago di Como
Il lago di Como ha una superficie di 146 km quadrati e raggiunge 414 metri di profondità. E' il terzo lago italiano per estensione dopo quello di Garda e il Verbano.
E' un lago stretto e lungo, dalla forma di Y rovesciata, con i due rami che vanno a sud verso Lecco e a sud-ovest verso Como.
Nei Promessi Sposi il lago di Como viene decantato dal Manzoni con questi celebri versi: "Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno....".

Il bacino è composto da tre parti differenti: a sud-ovest il ramo di Como, a sud-est il ramo di Lecco e a nord il ramo di Colico (o "alto lago"), il più aperto dei tre.
I fiordi meridionali rinserrano il montagnoso Triangolo Lariano. La divisione dei tre rami è ben visibile dal Sasso di San Martino, sopra Griante. Particolarmente tipica è la costa orientale del ramo comasco, impervia e ricoperta di boschi.

2.- Puglia: antichi trulli e masserie per un nuovo turismo.

Sono tra le strutture tradizionali più belle della regione, Oggi, in molti casi, trasformate in alberghi e residenze raffinate.
Ai contadini di una volta sarebbe sembrato impensabile che le masserie, che per loro significavano sacrifici e fatica, fossero trasformate in alberghi.
La Puglia contadina s'è reinventata nel giro di pochi decenni. E se un tempo lo scenario si presentava come un'immutabile campagna color grano con costruzioni abbandonate, ora è tutto un fiorire di hotel. Una rinascita intelligente.
La regione, in molti casi, è riuscita a frenare la costruzione di nuove e ingombarnti strutture ricettive e ha favorito la rinascita di ciò che già esisteva. Nel caso dei Trulli di Alberobello, come spesso succede, a capirne la bellezza sono stati per primi gli stranieri. A settembre i Trulli, Patrimonio Unesco dal 1996, hanno festeggiato i cento anni come Monumento nazionale.

3.- Il lago d'Orta o Cusio è un lago alpino del Piemonte collocato tra le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola.


Il Lago d'Orta, che si trova ad ovest del Lago Maggiore, lascia il turista con una sensazione unica ed indimenticabile grazie ai suoi panorami mozzafiato, le sue vie strette e ciotolate e la sua vegetazione.
Ad est il monte Mottarone separa il lago d'Orta dal Lago Maggiore, mentre a ovest monti alti fino a 1300 metri separano lo specchio acqueo dalla Valsesia. È il più occidentale fra i laghi prealpini, originato dal fronte meridionale del ghiacciaio del Sempione.
Contrariamente a quanto accade con molti laghi alpini, che hanno un emissario a sud, le acque del lago d'Orta escono dal lago a nord. Attraversano la città di Omegna dando vita al torrente Nigoglia che confluisce nello Strona che, a sua volta, sfocia nel Toce e quindi nel Lago Maggiore.
Al centro del lago si trova l'isola di San Giulio, di dimensioni assai contenute, che ospita nella Basilica le spoglie del santo omonimo.

4.- Bioparco di Roma, nel cuore di Villa Borghese, la natura vista da vicino.


Situato nel cuore di Villa Borghese, al centro di Roma, il Bioparco nasce nel 1911 ed è uno dei più antichi Giardini Zoologici d'Europa. Oggi ospita oltre 1.000 animali appartenenti a 200 specie tra mammiferi, rettili, uccelli e anfibi ed è inserito in un contesto botanico tra i più interessanti e suggestivi di Roma con più di 1.000 alberi, alcuni dei quali rari e centenari.

Qual è il ruolo di uno zoo? Negli ultimi decenni l'antico concetto di zoo è cambiato radicalmente, passando da un luogo in cui si collezionavano animali rari ad una struttura attiva:

- nella conservazione delle specie minacciate di estinzione attraverso la partecipazione ai programmi internazionali di riproduzione in cattività;
- nell'educazione ambientale attraverso mostre, convegni, attività di sensibilizzazione per il pubblico, eventi mediatici e progetti didattici per le scuole.

5.- Puglia, un piccolo continente che non stanca mai il viaggiatore.

Lo storico dell'arte Cesare Brandi, in uno dei suoi articoli raccolti nel volume Terre d'Italia, scrisse che: «La cosa più straordinaria della Puglia, è il fatto di essere come un piccolo continente, che ha una struttura a sé e una storia propria, pur essendo sempre stata integrata, spinte o sponte, alla storia d'Italia».
Quello proposto da questa guida è appunto un viaggio attraverso le tante realtà del "continente" Puglia, regione che vive, ancora oggi, tra elementi arcaici ricchi di suggestione, tradizioni, creatività e apertura verso l'esterno. Apertura che viene dal passato ed è alla base della cultura popolare pugliese: per secoli, infatti, questa terra fu la porta verso l'Oriente.
Ai tempi dei Romani, a Brundisium, finiva la Via Appia e si partiva per la Grecia; dal porto di Brindisi, nel Medioevo, si salpava per le Crociate. In queste terre sono passati Greci, Longobardi, Bizantini, Normanni, Arabi, Svevi, Francesi e Spagnoli. Ognuno ha imposto il proprio potere. Ma ha anche lasciato operte d'arte, riti, stili architettonici e di vita, abitudini gastronomiche. Gli itinerari che proponiamo toccano il Romanico e il Barocco, l'enigmatica geometria di Castel del Monte e i misteriosi menhir del Salente.

6.- I parchi divertimenti in provincia di Milano.

Play Planet
a Milano
Spazio di gioco al chiuso per i bambini: scivoli, ponti, piscine di pallini. In tutta sicurezza, quindi occasione di relax anche per l'adulto accompagnatore.
Cowboyland a Voghera (PV)
L'unico parco western dove Indiani e Cowboys, in un'atmosfera da vecchio West, saranno i vostri compagni per una giornata all'insegna della natura e dell'aria aperta.
Avrete la possibilità di conoscere e vedere gli animali dei ranch e delle praterie nord americane! Un luogo ideale per la famiglia dove trascorrere un intero giorno tra le divertenti attività dedicate soprattutto ai più piccoli.
7.- Un viaggio alla scoperta dei sapori, dei profumi e delle dolcezze della cucina marchigiana.

marche Preparati con grande sapienza e maestria, i dolci marchigiani sono un’autentica gioia per il palato, come le castagnole, palline di pasta dolce fritte in olio e strutto e spolverizzate di zucchero a velo, le beccute, pagnottine di pane dolce a base di farina e decorate con pinoli ed uva sultanina, i caciuni, ravioloni di pasta di pane riempiti con pecorino, uova, zucchero, e scorze di limone,le ciambelle al mosto, fatte con farina, semi d’anice, olio, zucchero e mosto d’uva appena spremuto, e la cicerchiata, dolce tipico del carnevale, pressoché simile ai più celebri struffoli napoletani. 
Le Marche sono il punto d’incontro tra le gastronomie del nord e del sud Italia. Il territorio piceno attinge a piene mani dalle materie prime di terra e di mare, aromatizzate dalle erbe odorose delle colline, dando vita così a piatti gustosi che fanno uso dei prodotti agricoli, del pesce, degli animali da cortile.
La cucina marchigiana tradizionale racchiude in sé una forte tradizione dolciaria. Gli scrocca fusi ne sono un esempio.

8.- Un viaggio alla scoperta dei sapori, dei profumi e delle dolcezze tipicamente umbre.


La tradizione è alla base della Cucina umbra, con piatti non sempre poveri o popolari. Poco influenzata dalle regioni vicine, si basa essenzialmente sulla carne e sui prodotti della terra, che vengono usati sia nelle grandi occasioni sia nel pasto quotidiano. 
È una cucina semplice, con lavorazioni in genere non troppo elaborate, che esaltano i sapori delle materie prime. Le radici della cucina umbra affondano nella civiltà degli Umbri prima (Etruschi per la zona tra Perugia e Orvieto) e dei Romani poi, con frequente uso di legumi e cereali.
La tipologia può essere divisa in tre grandi aree che, grossomodo, corrispondono a quelle culturali e dialettali in cui si divide la regione. 
Nel Medioevo, viene recuperato l’esempio fornito dai monasteri, capaci di preparare piatti sostanziosi e saporiti, sfruttando i prodotti locali, senza sprechi e senza abbondare. Il rispetto dei periodi di vigilia, i pasti privi di carne imposti dalla Chiesa, ha sicuramente tramandato il largo uso di verdure, erbe aromatiche e piatti a base di pesce, pur essendo l’Umbria priva di diretto sbocco sul mare, ma ricca di generosi torrenti.
9.- Parco degli aironi cinerini, il coraggioso recupero ambientale di una vasta area precedentemente adibita a discarica.


Parlare di ecologia e di recupero ambientale è diventato un po' lo sport nazionale ma passare dalle idee ai fatti è cosa più difficile: eppure, per quanto è dato da vedere, realizzabile. Lo ha dimostrato il Comune di Gerenzano che, dopo anni di impegno, ha raggiunto un ambizioso obiettivo e, infatti, adesso questo piccolo comune della Lombardia ha un parco invidiabile.
La storia del Parco degli Aironi cinerini ha una precisa data di inizio: 1994. In quell'anno, cambiata l'amministrazione, la nuova Giunta decise di interrompere l'utilizzo, da parte dell'Azienda Municipalizzata di Milano (Amsa), dell'area del proprio comune adibita a discarica a partire dal 1963. Si aprì un contenzioso giudiziario che, dopo molti anni, si concluse con la vittoria del Comune proprietario del suolo.
Il progetto si articolava su un'area di 45 ettari di superficie che configurano l'attuale parco piantumato, mentre altri 45 ettari sono quelli che, in futuro, si aggiungeranno per crearne uno ancora più grande che sarà, per tutti, un esempio tangibile di recupero ambientale. La discarica, dopo aspre e continue sollecitazioni e dimostrazioni pubbliche da parte dei cittadini gerenzanesi, fu chiusa con provvedimento del tribunale e l'area venne messa in sicurezza.

10.- Itinerario veneto, l'arte del saper vivere, prima parte.

Città-monumento, ricca e vivace, dove la gente sa prendere il meglio della vita. Questa è Vicenza, punto di partenza dell'itinerario.
Il piccolo capoluogo di provincia, infatti, racchiude nei suoi monumenti, per le sue strade, nella fiorente industria e nella ricca tradizione culinaria una storia e una cultura vecchie di secoli. Non è un caso che proprio qui, l'architetto Andrea di Pietro dalla Gondola, il Palladio (Padova 1508; Vicenza 1580), abbia lasciato la maggior parte dei suoi lavori.
Visitare Vicenza significa entrare continuamente in contatto con questo grande artista che iniziò come scalpellino proprio qui, iscritto nella "fraglia dei muratori, tagliapietre e scalpellini".
Dalla piazza dei Signori, dove l'artista progettò il restauro del Palazzo della Ragione, conosciuto anche come Basilica Palladiana, i porticati e la Loggia del Capitaniate, fino al museo civico e al Teatro Olimpico, tutto ricorda, nelle linee e nel geniale uso degli spazi, il grande architetto.
La Basilica, dal nome latino che significa tribunale, è stata pensata dal Palladio con un rivestimento esterno costituito da logge. Al suo interno si organizzano mostre ed esposizioni (telefono 0444 / 323681). Bella, negli ornamenti in stile gotico manuelino, la casa di Antonio Pigafetta (alle spalle della Basilica Palladiana), il navigatore che accompagnò Magellano nella circumnavigazione del globo.


 
Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:

Read More

Escursionismo in Liguria: Punta Marguareis.

Da Carnino Superiore (1397) si imbocca la comoda mulattiera diretta al Rifugio Don Barbera e la si segue fin poco oltre il Pian Ciucchea (1656). A quota 1724 si stacca sulla destra il sentiero per il Colle del Pas (palina indicatrice).

La traccia sale molto ripidamente e con numerose svolte raggiunge il Passo delle Mastrelle (2023), porta d’accesso alla Conca di Piaggia Bella sotto la quale si sviluppa uno dei sistemi carsici più estesi d’Italia. In vista della Capanna Saracco-Volante si abbandona l’itinerario diretto al Colle del Pas e si imbocca sulla sinistra il sentiero che rimonta, in direzione ovest, la ripida gola fino al valico tra la Cima Palù e la Cima Bozano (Colle Palù o Passo delle Capre, 2520).

Dopo aver superato un breve tratto leggermente esposto (EE), si taglia a mezzacosta il versante meridionale della Cima Bozano pervenendo ad una grande dolina carsica nei pressi dell’ampio Colle dei Torinesi (2450). Dal colle si sale inizialmente verso sinistra, poi si piega a destra e si rimontano le ultime balze che conducono in vetta alla Punta Marguareis (2651).

In discesa si segue l’itinerario che percorre fedelmente la cresta meridionale della montagna (alcuni tratti EE) fino al Passo della Gaina (2357). Da qui scende in breve al nuovo Rifugio Don Barbera (2070) ubicato poco sotto il Colle dei Signori (2112). Infine si imbocca l'ottima mulattiera che, passando per l'alpeggio delle Selle di Carnino e per la Gola della Chiusetta (1815), riconduce a Carnino Superiore.

punta marguareis_carninoIl Bric Mindino, l’Antoroto, il Pizzo d'Ormea, il Mongioie e il Bric di Conoia, la Cima delle Saline e la Cima Pian Ballaur si trovano su una catena delle Alpi Liguri che si innalza improvvisa dalla conca di Garessio per saldarsi a Punta Marguareis con la dorsale alpina proveniente da Ventimiglia. Questa catena è ben delimitata a sud dal profondo solco della Valle Tanaro che a Garessio piega verso ovest fino alle frazioni brigasche di Carnino e di Upega. A nord, invece, cinque dorsali parallele e perpendicolari ad essa digradano verso la pianura biforcandosi poi in altrettante dorsali separate tra loro dalle valli del Monregalese: Valle Mongia, Val Casotto, Valle Roburentello, Val Corsaglia, Val Maudagna, Valle Ellero, Valle del Lurisia e Valle Pesio. I versanti meridionali di questa catena delle Alpi sono rivolti alla Liguria e la Val Tanaro è vicina alla nostra regione per cultura e per storia tanto che liguri sono i dialetti che ancora vi si parlano. La Cima Bertrand e la Cima Missun si trovano a sud del Marguareis sul ramo della catena alpina che corre verso Ventimiglia e che entra in territorio ligure sulla vetta del Saccarello.


La Rocca dell'Abisso, prima cima delle Alpi Marittime, monta la guardia alla Valle Roia. Questa bellissima valle, lungamente contesa dai Savoia e dalla Repubblica di Genova, venne assegnata al Regno di Sardegna nel 1815 ed inglobata nella Contea di Nizza. Tipicamente liguri sono i paesi di Briga e di Tenda ed italiani i cognomi delle persone che ci vivono. Il percorso in cresta dal Colle di Tenda alla Rocca dell'Abisso ricalca il vero confine etnico e geografico della nostra regione.
I monti dell'Appennino Tosco-Emiliano tra il Passo del Cirone e il nodo orografico di Cima Belfiore (sul quale convergono i bacini della Magra, del Secchia e del Serchio) sono facilmente accessibili dallo spezzino e per storia e cultura sono anch'essi vicini alla nostra regione. La Nuda, l’Alpe di Succiso e il Casarola, il Sillara, il Losanna e il Bragalata, l'Orsaro e il Marmagna sono montagne appenniniche particolarmente elevate ed arcigne, sulle quali in inverno occorre prestare la massima attenzione.

CARNINO SUPERIORE (1397) - PUNTA MARGUAREIS (2651)
Tempo di salita: ore 4
Tempo totale: ore 7.30

Crocevia di itinerari nella Conca di Piaggia Bella

Al Passo delle Mastrelle

Il Marguareis dalla Cima Cars

I prati sopra la Gola della Chiusetta

La grande croce sul Marguareis

La gola che conduce al valico tra Cima Palù e Cima Bozano (Colle Palù o Passo delle Capre)

Il vecchio Rifugio Don Barbera. Il nuovo verrà costruito nel 2005 e aperto nel 2006

Il Lago Biecai dal Colle del Pas

Salendo al Passo delle Mastrelle

Al Passo delle Mastrelle

Il Marguareis fotografato dal Colle Palù (o Passo delle Capre)

Il Colle Palù (o Passo delle Capre) e la Cima Pian Ballaur dalla sommità del Marguareis

Poco sopra la Gola della Chiusetta in località Selle di Carnino

A Carnino Superiore

Il Canalone dei Torinesi



 
Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:

Read More

Ultimi posts pubblicati

Recent Posts Widget