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martedì 19 marzo 2013

Un viaggio alla scoperta dei sapori, dei profumi e delle dolcezze tipicamente umbre.


La tradizione è alla base della Cucina umbra, con piatti non sempre poveri o popolari. Poco influenzata dalle regioni vicine, si basa essenzialmente sulla carne e sui prodotti della terra, che vengono usati sia nelle grandi occasioni sia nel pasto quotidiano. 

È una cucina semplice, con lavorazioni in genere non troppo elaborate, che esaltano i sapori delle materie prime. Le radici della cucina umbra affondano nella civiltà degli Umbri prima (Etruschi per la zona tra Perugia e Orvieto) e dei Romani poi, con frequente uso di legumi e cereali. La tipologia può essere divisa in tre grandi aree che, grossomodo, corrispondono a quelle culturali e dialettali in cui si divide la regione. 


Nel Medioevo, viene recuperato l’esempio fornito dai monasteri, capaci di preparare piatti sostanziosi e saporiti, sfruttando i prodotti locali, senza sprechi e senza abbondare. Il rispetto dei periodi di vigilia, i pasti privi di carne imposti dalla Chiesa, ha sicuramente tramandato il largo uso di verdure, erbe aromatiche e piatti a base di pesce, pur essendo l’Umbria priva di diretto sbocco sul mare, ma ricca di generosi torrenti.

  • Castagnole, preparate a Carnevale.

  • Ciambelle Dolci di Patate.
Preparate tipicamente nella zona di Colfiorito con le locali patate rosse lessate e schiacciate. Si tratta di una ricetta con una tradizione piuttosto recente.


  • Ciaramicola tipico dolce pasquale di Perugia.
Classico torcolo che si prepara durante la settimana di Pasqua.
All'impasto tipico del torcolo si aggiunge anche dell'alchermes, che produce il caratteristico colore purpureo delle fette. Il dolce viene normalmente ricoperto da una meringa dolce, cosparsa di sferette argentee e bastoncini colorati di zucchero.


La Ricetta
 
  • Cicerchiata (montagna folignate) - Il dolce è a base di pasta di farina, uova, burro e zucchero. Da questa si ricavano palline di circa un centimetro di diametro che vengono fritte nell'olio d'oliva o nello strutto. Scolate, vengono disposte "a mucchio" e ricoperte di miele.

  • La Crescionda è un dolce di origini molto antiche caratteristico di Spoleto

Un dolce di origini molto antiche caratteristico di Spoleto, città umbra in provincia di Perugia, è la Crescionda, dolce basso di consistenza morbida costituito da tre strati: il fondo formato da amaretti e farina, la parte centrale chiara e morbida come un budino, e lo strato superficiale di colore marrone scuro costituito dal cioccolato. 

Le sue origini risalgono al medioevo, quando si prediligevano le pietanze agrodolci: la ricetta originaria prevedeva ingredienti come il formaggio pecorino, le uova, il brodo di gallina, pane grattugiato, la buccia di un limone, zucchero, cioccolato fondente o cacao amaro. 


La versione odierna della Crescionda è costituita da latte, uova, zucchero, amaretti sbriciolati, limone grattugiato, cioccolata fondente grattugiata, e consiste in un dolce, fresco, molto buono e delicato, che va conservato in frigorifero per 1 o 2 giorni al massimo. 

  • Fave dei morti, biscottini di forma ellittica preparati con un impasto di mandorle finemente triturate.
Sono dei biscottini di forma ellittica preparati con un impasto di mandorle finemente triturate, zucchero ed uova. Si consumano in occasione delle festività dei primi giorni di novembre.

  • Fichi girotti, il dolce tipico di Amelia.
I fichi vengono essiccati, selezionati, tagliati e disposti in particolari stampi circolari ("rotelle"), assieme a mandorle, noci canditi, cacao. Il nome proviene dalla famiglia che li produce, sin dal 1830; sono stati molto popolari in passato, agli albori della pubblicità negli anni '30, con grandi insegne artstiche poste nelle principali stazioni ferroviarie italiane.

  • Frittelle di San Giuseppe - sono frittelle preparate con la mollica di pane oppure con il riso, impastate con del liquore e fritte in olio bollente. Si consumano fredde e cosparse di zucchero, generalmente nel giorno di S. Giuseppe (19 marzo).

  • Maccheroni con le noci (tutta la regione) - è un piatto freddo che viene preparato condendo la pasta (strangozzi) con un macinato dolce a base di gherigli di noci, zucchero, pangrattato e cannella. È consumato durante il periodo natalizio.

  • Mostaccioli - in periodo di vendemmia, vengono preparati aggiungendo all'impasto del pane anice, mosto e zucchero. Si fa un piccolo filoncino, che viene cotto una prima volta, affettato, e biscottato.

  • Nociata - un dolce simile al torrone che viene preparato con un impasto di miele, noci, uova e zucchero: è diffuso nella zona di Massa Martana.
  • Pampepato (Terni e Valnerina) - è fatto da un impasto a base di cacao, nocciole, zucchero e pepe.

La Ricetta.
  • Pinocchiate o Pinoccate (Perugia) - si tratta di un impasto a base di zucchero fuso e pinoli, che viene fatto raffreddare in tipiche forme romboidali della dimensione di un biscotto. Possono essere sia bianche (solo zucchero) che marroni (con cacao). Vengono consumate nel periodo natalizio.

  • Pizza dolce di Pasqua - di forma ed impasto molto simili a quello del panettone, tipica del periodo pasquale. Nota anche con il nome di torta dolce.

  • Rocciata (Assisi, Foligno, Spoleto) - è un dolce che per aspetto e ingredienti è vagamente simile allo strudel. Detta attorta (cioè attorcigliata) nello zona di Spoleto.

  • Sfrappe o Frappe - preparate a Carnevale, sono sottili strisce rettangolari di pasta frolla che vengono fatte friggere nell'olio e servite cosparse di alchermes e zucchero vanigliato.

  • Strufoli (da non confondere con gli struffoli napoletani, che sono simili alla cicerchiata).

Preparati a Carnevale, sono dei bignè fatti friggere nell'olio e serviti cosparsi di abbondante miele sciolto.

La Ricetta.
  • Torciglione (Perugia) - caratteristica ciambella aperta (cioè non chiusa su sé stessa) preparata con un impasto a base di mandorle dolci, pinoli e zucchero. Viene tradizionalmente preparata in forma di serpe, avvolta su sé stessa, con una mandorla sporgente a disegnare la lingua.

  • Torcolo - ciambella rotonda a base di farina, zucchero, latte e lievito.

  • Torcolo di San Costanzo (Perugia) - si tratta di una ciambella che viene preparata in occasione della festività di San Costanzo (29 gennaio), patrono della città di Perugia. L'impasto è arricchito da canditi e uva passa.

  • Zuppa inglese (varianti in tutta la regione) - si prepara il torcolo a fettine molto fini, lo si bagna nell'alchermes e lo si dispone a strati in una teglia in ceramica. Gli strati di torcolo sono alternati a strati di crema pasticciera, che costituisce anche l'ultimo strato. Il tutto viene decorato con cioccolato e perline argentee zuccherate. Il dolce va servito freddo.

  • Salame del Re - dolce di forma cilindrica (salame) ottenuto arrotolando una base simile al pan di spagna (farina, zucchero, lievito e uova), bagnato con alchermes e caffè, ripieno di cioccolata e crema pasticcera. Il dolce va servito freddo. 



 
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lunedì 18 marzo 2013

Immergersi nel Parco Naturale Adamello Brenta

Dolomiti_di_Brenta_-_Sfulmini_e_Campanile_BassoSituato su un esteso e soleggiato pianoro, Andalo è un'incantevole località turistica.

L’abitato sorge in posizione centrale sull’altopiano, a 1040 metri s.l.m., ed è circondato da splendidi boschi di conifere, tra la Paganella e le pendici orientali del gruppo delle Dolomiti di Brenta. 

Per questa sua particolare collocazione geografica Andalo è l'ideale per chi vuole immergersi nel Parco Naturale Adamello Brenta, o praticare sport all'aria pura.

Il paese infatti, grazie alle ottime strutture turistiche, vanta una fama di vera e propria cittadella sportiva: su di un'area di oltre 100.000 mq, comprende la piscina coperta, il palacongressi, il centro di fondo, il tennis, le bocce, il minigolf, il campo da calcio, il centro equitazione, la palestra di roccia, e il modernissimo stadio del ghiaccio coperto.

parco naturale adamello brentaAndalo ospita numerose ed importanti manifestazioni sportive e di svago e numerosi appuntamenti per il turista, come le Serate di benvenuto e la Festa dell'Ospite.

Il Parco Naturale Adamello Brenta è la più vasta area protetta del Trentino, situato nel Trentino occidentale, con i suoi 620,51 kmq comprende i gruppi montuosi dell'Adamello e del Brenta, separati dalla Val Rendena e compresi tra le valli di Non, di Sole e Giudicarie. E' interessato dalla presenza di 48 laghi e dal ghiacciaio dell'Adamello, uno dei più estesi d'Europa.

L’ambiente.

L’ambiente del Parco è quello tipico dell’Arco alpino centro-meridionale, caratterizzato da boschi prevalentemente di aghifoglie che ricoprono le pendici dei monti fino a 1800m di altitudine. Al di sopra di questa quota le foreste, che occupano un terzo della superficie del Parco, lasciano il posto alle praterie alpine e alla vegetazione rupestre che si spinge fin oltre i 2500m. 

Il territorio del Parco è estremamente articolato e diversificato: foreste di abeti, di faggi e di larici, prati trapuntati di fiori, praterie, pascoli, torrenti, torbiere e rupi inaccessibili. Alle alte quote i paesaggi sono spettacolari e unici, dominati dalla marcata diversità geologica e geomorfologica dei due massicci montuosi.


La fauna.
adamello brenta orsi
Sulle montagne che ancora ospitano l’orso bruno, non può sorprendere che la fauna sia straordinaria: camosci, cervi, caprioli, aquile. E poi stambecchi, volpi, tassi, martore, galli forcelli e cedroni, marmotte, pernici bianche e molti altri animali grandi e piccoli.

La flora.

adamello brenta flora.

Dalle assolate pendici dei monti meridionali del Parco fino alle vette sferzate dai gelidi ghiacciai non sfugge all’attento visitatore del Parco la varietà degli ambienti vegetali: dalle foreste sconfinate alle piantine che sfidano l’asprezza delle altissime creste rocciose. La flora del Parco conta circa 1.500 specie.

Le valli alpine.
adamello brenta valli alpine
Numerose valli laterali, tra le più belle delle Alpi, costituiscono la via di accesso agli ambienti più selvaggi e remoti del Parco. Ognuna con propri caratteri distintivi, ribadiscono l’indissolubile legame tra le azioni dell’uomo e il contesto geologico-ambientale in cui esse si inseriscono. 

Gruppo dell’Adamello:

    Val di Fumo, Val di Daone
    Val di Breguzzo
    Valbona
    Val di San Valentino
    Val di Borzago
    Val Genova

presanella
Gruppo della Presanella:
    Val Nambrone
    Cinque laghi
    Val Meledrio


Gruppo delle Dolomiti di Brenta:
dolomiti brenta
    Vallesinella
    Valagola
    Val Brenta
    Val Manez
    Val d'Algone
    Val d'Ambiez
    Val delle Seghe
    Val dello Sporeggio e Gruppo della Campa
    Val di Tovel

 
Acqua e ghiacciai.
adamello brenta sci
Dai ghiacciai del Gruppo Adamello-Presanella, riserva preziosa di acque purissime,  discendono impetuosi e numerosi corsi d’acqua, creando spettacolari cascate, tra le quali le più note sono quelle della Val Genova.

Un’ulteriore riserva idrica è costituita dai 51 laghi alpini presenti nel territorio del Parco. Tra essi, dai colori intensi e dalle acque limpide, troviamo il più celebre lago di Tóvel, nell’omonima valle, e quelli di origine glaciale che sono presenti nel massiccio dell’Adamello-Presanella.

Dai ghiacciai i fiumi.

Dai due massicci montuosi nasce il fiume Sarca, dato dall’unione dei rami di Nambrone, Genova, Nambino alimentati dai ghiacciai dell’Adamello-Presanella e dal ramo di Vallesinella, che sgorga dalle sorgenti carsiche del Brenta.

Il Sarca, immissario del Lago di Garda, prima di immettersi nel più grande specchio d’acqua italiano, percorre l’intera Val Rendena e, giunto in corrispondenza della conca di Tione, devia verso est scorrendo in una profonda e sinuosa forra. Allo sbocco della forra prosegue il suo corso verso sud, nella Valle che prende il suo nome e infine termina il suo corso nei pressi di Torbole sul Garda. 

Dal ghiacciaio della Lobbia nasce il fiume Chiese, il secondo principale corso d’acqua della zona, che prima di immettersi nel Lago d’Idro attraversa la Val di Fumo e la Val Daone. 


La storia dell’alpinismo.

Le pareti del Brenta ed i ghiacci perenni del massiccio dell’Adamello-Presanella furono oggetto di esplorazione e di conquista fin dalla metà del secolo scorso da parte dei primi alpinisti, inglesi e austriaci: John Ball, Julius Payer, Douglas W. Freshfield, in seguito imitati dalle prime guide, quindi da tutti i principali protagonisti dell’avvincente storia dell’alpinismo.
Brenta_1


 
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giovedì 14 marzo 2013

Itinerari in Toscana, dalla costa degli etruschi alla campagna e ai declivi collinari dolcissimi.

Siena_CathedraOvunque andiate in Toscana, la regione vi circonda e vi abbraccia con la sua ricchezza: oasi biogenetiche e parchi naturali, dalla Costa degli Etruschi che lambisce il mare, alla campagna e ai declivi collinari dolcissimi, segnati dalla tradizione vinicola celeberrima come quella delle Colline del Chianti. 

Il gioco cromatico dei campi, dei casali e dei cipressi degrada verso i boschi delle più aspre Colline Metallifere che separano l’entroterra meridionale pisano dal cuore selvaggio della Maremma fino all'incanto di vette innevate, di stagni e lagune, degli Appennini e delle Alpi Apuane.

Il Monte Amiata, antico vulcano spento, svetta tra le province di Siena e Grosseto, mentre i Monti Pisani si stagliano tra Pisa e Lucca. Il Pratomagno, quasi completamente circondato dall'Arno, divide la parte appenninica dell'aretino, dalle Foreste Sacre del Casentino, dal Valdarno superiore fiorentino. Il Monte Cetona, infine, si innalza all'estremità sud-orientale della provincia di Siena, separando la Val d'Orcia dalla Val di Chiana.

tuscany-map-of-italy-powerpoint-presentationTerritori autentici, dove sentire il profumo della tradizione nel paesaggio tra borghi e castelli, strade punteggiate di macchia mediterranea sulla costa e di leccete e castagni all'interno. Territori ad alto tasso artistico: Firenze è tra le mete più amate dai turisti di tutto il mondo, a cui si aggiunge Siena con piazza del Campo e il suo mitico Palio; Pisa con la Torre pendente e il Battistero; Arezzo con la Pieve di Santa Maria; Livorno con la Fortezza vecchia; Lucca con le sue mura.

Di totale fascino la cosiddetta Toscana minore, costellata di piccoli borghi medievali perfettamente conservati: San Gimignano, Fiesole, Volterra e Montepulciano.

Ricche di storia anche le spiagge mondane della Versilia, meraviglie naturali l’Isola d’Elba, tutto l’arcipelago toscano e le coste dell’Argentario.

Itinerari suggestivi per le vie della Toscana, come quello della Via dei Cavalleggeri: seguendo l’ippovia si costeggeranno tutte le torri di avvistamento costiere delle province di Pisa, Livorno e Grosseto. Partendo dalla Maremma, attraverseremo i Parchi Regionali di Maremma, di San Rossore e delle Alpi Apuane, per incontrare la Via Francigena in Lunigiana. Splendida e isolata l'Ippovia delle Terre di Siena con i suoi paesaggi apparentemente remoti e con la sorpresa del deserto di Accona con le sue crete gialle e la sua arida e sconfinata bellezza lunare.

Itinerari mistici: le strade toscane trasudano di storia e di ascetismo. Castelli, abbazie, monasteri  come la Pieve di Romena, i castelli di Porciano, Montemignaio e San Niccolò, l'abbazia di Vallombrosa e l'Eremo di Camaldoli.
toscana ponte
Itinerari di benessere: gli stabilimenti termali sono i più numerosi d'Italia. Saturnia, Montecatini e Chianciano, ma anche Gambassi Terme in provincia di Pisa e Casciana Terme in provincia di Firenze e tanti altri ancora. Acque calde ricche di elementi naturali, sorgenti spontanee, piscine e grotte termali millenarie come il complesso di Grotta Giusti, costituiscono luoghi di grande bellezza naturale, a cui si aggiungono strutture rinnovate e modernissime.
 
Itinerari deliziosi per il palato e lo spirito: un menu costellato di sapori perduti come la soppressata, il prosciutto crudo, la ribollita, il minestrone di fagioli e lardo o la zuppa di farro. Cacciagione a go-go nelle pappardelle al sugo di lepre o di cinghiale. Classica la bistecca alla fiorentina, mentre, tra i dolci chi non ha mai mangiato il panforte e i cantucci? La cucina toscana spazia dalla Finocchiona fino ai piatti di mare come il caciucco alla livornese e le cee (anguille neonate) alla pisana.
Toscana Le_Balze_con_vista_sulla_Valdera
Estate come inverno, la Toscana ti aspetta. Cosa aspetti a partire? 

Itinerari turistici: percorsi consigliati in Toscana.


    I musei della Valdera
    Vacanze termali: Gambassi Terme, Monsummano Terme e Casciana Terme
    Valdarno
    Val di Cecina e Volterra
    I musei di Volterra
    Parco Preistorico di Peccioli
    Costa degli Etruschi
    Itinerari naturalistici a Pisa e dintorni
    Le colline toscane
    Chianciano Terme
    Crete Senesi
    La Garfagnana
    La Maremma Toscana
    Montecatini Terme
    Parco dell'Uccellina
    Parco di Pinocchio e la Butterfly House
Toscana Serra_pistoiese
Toscana Cala_Grande_Argentario
Toscana Pisanino_da_Tambura
Toscana Monteriggioni
Leonardo


 
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mercoledì 13 marzo 2013

Scoprire il lato mistico delle Cinque Terre liguri lungo la Via dei Santuari.

cinqueterreCinque borghi marinari diventati il simbolo stesso della Liguria, le celebri Cinque Terre, e cinque santuari mariani che rappresentano il loro lato più mistico e segreto.

La Via dei Santuari è un sentiero a mezzacosta che collega cinque antichi luoghi di culto posti ciascuno a proteggere e quasi sorvegliare dall'alto i paesi gioiello della costiera ligure: Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore.
Dall'antichità la Liguria nasce come terra di contadini e marinai, i primi impegnati in un'agricoltura "eroica" lungo terreni scoscesi, gli altri in mezzo al mare per pescare. In entrambi i casi i santuari dedicati a Maria erano un punto di riferimento fisico e spirituale per chi rimaneva sulla terra ferma e anche per chi andava per mare e poteva vederli da lontano. 

Un sentiero tra terra, mare e cielo.
cinque-terre mappaAl di fuori dai flussi turistici, percorrere questo itinerario nato nel segno della fede vuole dire immergersi in una Liguria autentica e segreta, quella delle vigne affacciate sul mare, dei terrazzamenti delimitati dai 7000 muretti a secco che l'Unesco ha dichiarato Patrimonio dell'Umanità.

Il cammino a piedi lungo la Via dei Santuari dura nel complesso almeno 9 ore , per un camminatore allenato, ma può essere suddiviso in quattro tappe che consentono di godersi on più calma la bellezza del territorio.

In alternativa, da ciascuna delle Cinque Terre si può raggiungere il corrispondente santuario camminando in salita lungo alcuni sentieri che si snoda attraverso uliveti e vigne da cui proviene il profumato vino bianco "Cinque Terre Doc" o il passito "Sciacchetrà".
1° tappa: il Santuario di Santa Maria di Soviore.
Santuario di Santa Maria di Soviore
La prima tappa di questo trekking tra arte, storia e natura può iniziare dal paese di Monterosso fino al Santuario di Santa Maria di Soviore, uno dei più antichi della Liguria. Si parte dalla fine di via Roma e lungo il sentiero 9 si arriva dopo circa 2,5 km a questa chiesa circondata dal verde.
    La leggenda dice che questo luogo fu fondato quando durante le persecuzioni longobarde del VII fu nascosta qui una statua della madonna che venne miracolosamente ritrovata un secolo dopo e diventò l'origine del fervido culto mariano di questa zona.
Dal santuario della Madonna di Soviore proseguendo lungo il sentiero B8 si arriva al Santuario della Madonna di Reggio posto sopra il borgo di Vernazza.
2° trappa: dalla Madonna di Reggio al Santuario di Nostra Signora delle Grazie.
Madonna di Reggio al Santuario di Nostra Signora delle Grazie
La seconda tappa è quella che unisce la Madonna di Reggio, detta l'Africana per la sua effigie di colore nero, al Santuario di Nostra Signora delle Grazie e di San Bernardino che sovrasta il paese di Corniglia. La chiesa è una testimonianza della presenza in questa zona del francescano Bernardino da Siena che qui predicò la riforma nel XV sec.
 
 
3° tappa: verso il Santuario di Nostra Signora della Salute.
La terza tappa conduce al Santuario di Nostra Signora della Salute in località Volastra sopra Manarola. Si raggiunge partendo dal precedente santuario di Nostra Signora delle Grazie e imboccando il sentiero 7 fino all'abitato di Case Fornacchi. Da qui si prende la carrozzabile verso Riomaggiore fino al bivio di Case Pianca dove si procede per il sentiero 6d che attraverso terrazzamenti, boschi e ruscelli arriva prima al piccolo borgo di Porciana e poi a Volastra. Il Santuario di Nostra Signora della Salute risale al 1240 ed è stato rimaneggiato nel '600.
4° tappa: arrivo a Rio Maggiore.
La quarta tappa congiunge Volastra a Manarola attraverso un'antica scala di pietra che scende verso il paese. In alternativa si può compiere una deviazione verso Groppo per visitare la Cantina Sociale Cinque Terre e poi continuare lungo il sentiero 2 fino a Manarola. Da Manarola si arriva all'ultimo paese, 

Riomaggiore, attraverso la celebre Via dell'Amore che si snoda a picco sul mare.
Dal parcheggio di Riomaggiore parte una mulattiera che procede in salita fino al Santuario di Nostra Signora di Montenero da cui si gode uno spettacolare panorama sul mare tra Punta Mesco e le isole Palmaria, Tino e Tinetto.
Vicino al santuario si può fare una sosta anche al Centro Visite del Parco Nazionale delle Cinque Terre per un momento di ristoro oppure per affittare una mountain bike con cui ritornare a Monterosso lungo lo splendido sentiero 1.


 
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Albenga, capitale della Liguria romana e medievale: visita del centro storico.

albenga mapAlbenga, località della Riviera di Ponente, è situata sulla più vasta piana della Liguria marittima, alla foce del fiume Centa.

L'abitato conserva al centro la sua compatta costruzione medievale sulla pianta del nucleo romano originario, con case addossate e torri, ed è collegato mediante il viale alberato alla zona balneare, che la linea ferroviaria separa dal centro.

Alleata dei Cartaginesi durante la Seconda Guerra Punica e poi conquistata da Roma, nel 181 a.C., divenne ai tempi dell'impero, un florido municipio romano. Distrutta all'inizio del V secolo dai barbari e quindi ricostruita e cinta di mura, potè resistere a nuove invasioni e rimanere a lungo indipendente con tutto il suo territorio che si estendeva da Finale a Sanremo.

albengaDopo il Mille fu tra i primi liberi Comuni marinari. Partecipò poi alle Crociate e alle lotte per il predominio nel Tirreno. Entrata a far parte, nel XII secolo, della Repubblica di Genova, ne seguì le vicende godendo ancora periodi di grande prosperità. Albenga è  il maggior centro storico della Liguria Occidentale e conserva ancora quasi intatto il suo aspetto di città medievale.
Piazza San Michele.

Piazza San Michele è il cuore del centro storico (punto C ), su cui si affaccia la cattedrale di San Michele, nobile e antica costruzione la cui facciata risale, nella parte inferiore, al lontano secolo XI. Molto bella è l'originaria parte absidale, fronteggiata dalla Torre Costa. L'interno, rimaneggiato in epoca barocca, è stato riportato all'originale stile romanico, tranne il soffitto ricoperto da pregevoli affreschi barocchi. Fronteggia la Cattedrale la Torre del Municipio, mentre di fianco alla chiesa si trovano il Palazzo Vecchio del Comune anche sede del Museo Ingauno e il Battistero.
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Torre Civica di Palazzo Vecchio (Torre dell'Orologio) A sinistra della Cattedrale vi sono la Torre e il Palazzo Vecchio del Comune, sede del Museo civico ingauno (materiale di scavo della zona e oggetti medievali; sezione preistorica al piano superiore).

Il Palazzo Vecchio del Comune risale ai primi decenni del XIV secolo, fu continuamente rimaneggiato sino alla fine del XVI secolo quando assunse la forma che ha attualmente; ospitava la sala del Consiglio Cittadino (ancora oggi la grande campana chiama a raccolta i cittadini in occasione delle sedute del consiglio comunale, sebbene si svolga nella nuova sede) e le carceri.

Dopo le cure ed i restauri che si sono prodotti per circa mezzo secolo è stato restituito alla cittadinanza, adibendo il piano terreno (adicente al Battistero) ad esposizione di alcuni dei reperti del Museo Archeologico, la grande sala superiore (si possono apprezzare sia alcuni affreschi che il pregevolissimo soffitto a cassettoni entrambi del XVI secolo) a mostre d'arte, e la torre duecentesca a luogo d'elezione per poter ammirare dall'alto l'incantevole panorama di tutta la piana, sino all'Isola Gallinara.

Aperto tutto l'anno, da martedì a domenica.
Orario invernale: 10.30-12.30/15.30-18.30
chiuso lunedì.
Orario estivo: dal lunedì pomeriggio a domenica
10.30-12.30/16.30-18.30, chiuso il lunedì mattina.
Per informazioni: 0182 571443
civico museo ingauno albenga
Civico Museo Ingauno e Battistero - Palazzo Vecchio del Comune Il primo viene ospitato nel Palazzo Vecchio del Comune. Nell'esposizione vi sono contenuti molti documenti che possono risalire all'epoca Romana e Tardo Antica. La visita guidata è estesa anche al Battistero, del V secolo, monumento di pianta intera ottogonale ha 8 nicchie che volgono all'esterno attraverso delle finestre molto rialzate. E' un raro esempio di architettura Paleocristiana con prezioso mosaico in stile bizantino e fonte battesimale ad immersione.
albenga affresco
Albenga1
Albenga San_Michele_Arcangelo
Albenga torre
Albenga-Museo Arte Sacra


 
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