Guida turistica del Trentino: la montagna tutto l'anno.

“Non misurate di uomini di questa terra col metro delle vostre provenienze, dalle pianure, dalle città industriali, dall’abitudine alle preoccupazioni entro cui una vita troppo circoscritta e ansiosa vi ha imprigionato, sappiate che anche quando vi danno tutta la loro attenzione c’è un pezzo della loro anima che vaga lungo i torrenti, sui sentieri dei boschi, o che è rimasta appesa a qualche parete rocciosa da cui il corpo è disceso, ma su cui sventolano ancora il ricordo e la nostalgia. Saranno con voi, totalmente con voi, solo quando voi pure v’incamminerete sulla montagna, per dividerne la magia e i misteri, sia che essa vi dia da vicino la gioia delle conquiste, o da lontano il conforto della sua solennità”.
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Piazza del Duomo a Trento. Un salotto nel centro cittadino, sicuramente uno dei più suggestivi d’Italia, aperto sull’altrettanto notevole via Bellenzani, dove ogni ospite fa sosta d’obbligo. Il primo contatto con il Trentino avviene qui. L’ambiente è solenne, austero, composto, creato da un raffinato gusto italico che ha saputo armoniosamente sposare l’edilizia chiesastica a quella curiale e a quella privata. Poi, appena fuori, subentra il grande richiamo della natura: generosamente maestosa e talora imponente. Al di qua e al di là della cerchia che serra la conca ospitante la città i primi laghi (Caldonazzo, Levico, Terlano, Toblino, Molveno e, sovrano su tutti, il Garda) e le maggiori stazioni di cura (Levico-Vetriolo, Roncegno, Comano e Arco); alle medie altitudini le località di villeggiatura familiare e poi le più note stazioni sciistiche. E al di sopra di tutto questo sta il mondo dell’alpinista fatto di pallida roccia – che al calar del sole diventa fiamma -, di pareti, di spigoli, di appigli, di solitari rifugi, di echi lontani, di contemplazioni, di meditazioni.

La vocazione turistica del Trentino è emersa in chiare note da lunga data se si pensa ai grandi poli d’attrazione che hanno motivato le cronache di viaggio e  ispirate le note poetiche di tanti illustri turisti che hanno conosciuto il Garda o che si sono avventurati sugli aerei campanili delle Dolomiti oppure che hanno violato le argentee vedrette del ghiacciaio eterno. Una vocazione che ha spinto alla realizzazione delle prime stazioni di soggiorno già nell’Ottocento.

Una terra particolarmente eletta per il turismo. Dal “marino Benaco” che pulsa in una lussureggiante cornice di vegetazione mediterranea; attraverso le fughe delle pergole degli ordinati vigneti sul fondovalle e lungo i declivi e le balze solatie delle ultime propaggini dei monti; per prati tempestati di mille corolle e boschi profumati di resina, spesso specchiatisi nelle limpide acque di un discreto laghetto e talora baciati dallo spruzzo di una gioiosa cascata, si raggiunge l’alta vetta da dove si spazia con un’ottica diversa sul mondo che si è lasciato sotto.

Ognuno trova occasione in Trentino per appagare con pienezza le proprie, personali aspirazioni, scivolando sulle onde del Garda in windsurf, risalendo le suggestive mulattiere in mountain bike, camminando con le ciaspole tra boschi incantati, scivolando con gli sci lungo le fantastiche piste innevate, curandosi presso gli stabilimenti idrotermali o arrampicandosi su per le aspre pareti dolomitiche, pescando nei torrenti che scendono a centinaia lungo le valli laterali o nei trecento laghi che del Trentino fanno la “Finlandia italiana” oppure andando a funghi – appassionante pretesto per far moto e concreto passatempo che profumerà la mensa – o alla ricerca di quei prodotti del sottobosco che come sono gustosi così sono salutari.
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