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domenica 27 marzo 2011

Itinerario veneto, l'arte del saper vivere, prima parte.

Città-monumento, ricca e vivace, dove la gente sa prendere il meglio della vita. Questa è Vicenza, punto di partenza dell'itinerario.

Il piccolo capoluogo di provincia, infatti, racchiude nei suoi monumenti, per le sue strade, nella fiorente industria e nella ricca tradizione culinaria una storia e una cultura vecchie di secoli. Non è un caso che proprio qui, l'architetto Andrea di Pietro dalla Gondola, il Palladio (Padova 1508; Vicenza 1580), abbia lasciato la maggior parte dei suoi lavori.

Visitare Vicenza significa entrare continuamente in contatto con questo grande artista che iniziò come scalpellino proprio qui, iscritto nella "fraglia dei muratori, tagliapietre e scalpellini".

Dalla piazza dei Signori, dove l'artista progettò il restauro del Palazzo della Ragione, conosciuto anche come Basilica Palladiana, i porticati e la Loggia del Capitaniate, fino al museo civico e al Teatro Olimpico, tutto ricorda, nelle linee e nel geniale uso degli spazi, il grande architetto.

La Basilica, dal nome latino che significa tribunale, è stata pensata dal Palladio con un rivestimento esterno costituito da logge. Al suo interno si organizzano mostre ed esposizioni (telefono 0444 / 323681). Bella, negli ornamenti in stile gotico manuelino, la casa di Antonio Pigafetta (alle spalle della Basilica Palladiana), il navigatore che accompagnò Magellano nella circumnavigazione del globo.

La Basilica Palladiana, a Vicenza. In questa città molti edifici portano la firma del geniale architetto Andrea Palladio. Da Vicenza a Treviso, passando per Bassano, AsoloeMaser. Un viaggio alla scoperta di un Veneto monumentale è tutt'altro che monotono. Oltre alle ville del Palladio e agli affreschi del Veronese, infatti, questi luoghi conservano ancora tutto il fascino della tranquilla vita di provincia.

Il Teatro Olimpico iniziato un anno prima della sua morte, fu portato a termine secondo il progetto dal figlio e dall'architetto Vincenzo Scamozzi che lo ha abbellito con le scene fisse della città di Tebe, per la rappresentazione dell'Edipo Tiranno di Sofocle, il 3 marzo 1585. Dopo le visite artistiche si consiglia una sosta per provare la specialità di Vicenza: il baccalà.

Il piatto, famoso nel mondo, viene fatto usando ricette che variano di paese in paese. La Venerabile Confraternita del Bacala alla Vicentina, oltre a consigliare i ristoranti dove assaggiare il pesce, ha stilato anche una ricetta frutto di studi e comparazioni tra le numerose ricette.

Lungo la Statale 248 si arriva a Marostica, paesotto di circa 13mila abitanti caratterizzato da un grande castello. In realtà i manieri sono due, uno sulla cima del colle Pausolino e l'altro sulla piazza. Furono uniti nel 1372 da Cansignorio della Scala. Il paese è famoso per la storica partita a scacchi giocata con personaggi reali ogni due anni.

L'origine del gioco risale al 1454, quando due nobili guerrieri, Rinaldo d'Angarano e Vieri da Vallonara s'innamorarono di Lionora, figlia del signore di Marostica. Per evitare il duello, il castellano pensò di far decidere la sorte a una partita a scacchi, il più nobile dei giochi. Dopo la visita si consiglia una deviazione verso Breganze dove, preso il ristorante Al Toresan in un palazzo di stile palladiano, si gustano i colombi "toresani" (così chiamati perché vivono sulle torri) allo spiedo, serviti con polenta e il loro stesso sugo di cottura, raccolto da un piatto messo sotto lo spiedo, fatto addensare, accompagnati dal Groppello, robusto rosso locale.

Sul Ponte di Bassano. E la cartolina più famosa della città. E il simbolo degli Alpini, corpo di montagna in auge da queste parti. L'ultima versione del Ponte degli Alpini risale al 1948, quando fu ricostruito con il contributo dell'Associazione Nazionale Alpini, dopo che era stato Ponte degli Alpini, simbolo di Bassano.

L'itinerario consigliato: un circuito che tocca Vicenza, Bassano, Asolo, Treviso, Castelfranco
fatto saltare nel 1945. Eppure le sue origini sono molto più antiche: il disegno, infatti, è quello di Andrea Palladio (sempre lui!) e risale al 1569.

Nei dintorni, si visitano le distillerie e i negozi che vendono la grappa, gloria locale con gli asparagi, coltivati nelle campagne vicine e le maioliche (le più belle sono esposte a Palazzo Sturm). Bassano è una città dai ritmi lenti con visite interessanti. Come il Museo Civico, che conserva le opere di Jacopo.

II genio del Palladio è chiuso nella Rotonda.


È considerato il massimo capolavoro di Andrea Palladio. Villa Almerico Capra, La Rotonda, sorge all'inizio delia riviera Berica. Stupisce per la perfetta armonia fra i volumi e l'am­biente circostante. Lo stesso Palladio nei suoi Qwaffro Libri dell'Architettura scriveva: "II sito è de gli ameni, e di­lettevoli che si possono ritrovare: per­ché è sopra un monticeli di ascesa facilissima  è da una parte bagnato dal Bacchiglione fiume navigabile, e dall'altra circondato da amenissimi colli, che rendono l'aspetto di un molto grande theatro".

Anche se oggi l'a­scesa al fiume è stata spezzata da u-na strada e un muro ha interrotto il naturale declivio del colle, la villa conserva intatta tutta la sua bellezza. Quattro facciate identiche, soffitto se­misferico, la costruzione fu iniziata tra il 1566 e il 1568 e portata al grezzo nel 1571. Alla morte del committente, il canonico Paolo Almerico, l'edificio venne rilevato da Mario e Oderico Capra. Era il 1591. Venne ultimata nel 1620.

A Mussolente, per una notte d'incanto.


Uscendo da Bassano, sempre ulla Statale 248, si arriva a Mussolente. Il paese ha una bella villa settecentesca, Negri Piovene, e un albergo, il Villa Palma cult dell'ospitalità veneta.

E un quattro stelle nascosto da un parco, vicino a una zòna industriale costruita troppo frettolosamente. Il palazzo in cui è ospitato risale al Seicento. Ventuno camere compresa una suite e otto junior suite, arredate con tappezzerie e mobili diversi, e attrezzate con un sofisticato sistema elettronico.




 
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sabato 19 febbraio 2011

Genova, dopo secoli di declino la Superba si è rifatta il trucco, scopriamo una delle cittè italiane più affascinanti.

Il 2004 é stato sicuramente l'anno della definitiva 'rinascita' di una delle città più affascinanti del Belpaese: dopo secoli di storia segnati da un lento declino, dopo la grande crescita industriale e demografica del '900, che aveva trasformato Genova in un caposaldo dello sviluppo industriale italiano, la 'Superba' si é rifatta il trucco riconciliandosi con la sua storia ed il suo mare.

Dopo le celebrazioni colombiane nel 1992 e la sorprendente rinascita del centro storico la città é arrivata all'appuntamento del 2004 con il vestito della festa: moltissimi ancora oggi gli eventi culturali e tanti i motivi per un soggiorno nel capoluogo ligure. Non sono tuttavia mancati in questi anni i momenti di tensione: il G8 del 2001 ha portato alla ribalta mondiale la città soprattutto per i gravi disordini causati da frange estreme dei movimenti antagonisti arrivati a Genova da tutto il mondo.

Oggi Genova scommette sul proprio 'appeal' turistico grazie ad iniziative continue e ad una ristrutturazione che ancora oggi continua inarrestabile: il waterfront cittadino sembra essere la nuova grande scommessa.



ITINERARIO 1


Piazza Banchi
Via S. Luca
via Fossatello
via Lomellini
Via del Campo
Porta dei Vacca
Via Prè
Commenda

ITINERARIO 2


via Orefici
via Soziglia
Le Vigne
Campetto
S. Matteo
San Lorenzo
Via San Lorenzo
Matteotti
Piazza Scuole Pie
De Ferrari

ITINERARIO 3


Palazzo Principe
via Balbi
Palazzo reale
Nunziata
Via Cairoli
Meridiana
Strada Nuova
Fontane Marose
Portello
Castelletto

ITINERARIO 4


Porto Antico
San Giorgio
Giustiniani
San Bernardo
San Donato
Piazza delle erbe
S. Agostino
Ravecca
Porta Soprana
Piazza Dante






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mercoledì 26 gennaio 2011

Puglia: antichi trulli e masserie per un nuovo turismo.

Sono tra le strutture tradizionali più belle della regione, Oggi, in molti casi, trasformate in alberghi e residenze raffinate.

Ai contadini di una volta sarebbe sembrato impensabile che le masserie, che per loro significavano sacrifici e fatica, fossero trasformate in alberghi.

La Puglia contadina s'è reinventata nel giro di pochi decenni. E se un tempo lo scenario si presentava come un'immutabile campagna color grano con costruzioni abbandonate, ora è tutto un fiorire di hotel. Una rinascita intelligente.

La regione, in molti casi, è riuscita a frenare la costruzione di nuove e ingombarnti strutture ricettive e ha favorito la rinascita di ciò che già esisteva.

Nel caso dei Trulli di Alberobello, come spesso succede, a capirne la bellezza sono stati per primi gli stranieri. A settembre i Trulli, Patrimonio Unesco dal 1996, hanno festeggiato i cento anni come Monumento nazionale.

Dei vecchi rifugi per pastori e contadini è rimasto poco: ora le costruzioni coniche di origine antica, sono simbolo di un turismo colto e raffinato. D'estate sono una residenza ideale perché non distano molto dal mare e perché restano freschi per i materiali usati.


La valorizzazione dell'entroterra è partita anche da questa realtà racchiusa tra le province di Brindisi, Bari e Taranto, nota come Valle d'Itria.Tra i tanti indirizzi di Alberobello, si segnalano: il Trullo Settimio, ex stalla del Seicento che, per la sua armonia, sembra un monumento;Trullo Aurelia, collocato nello storico Rione Monti; la Locanda Ventura, azienda agrituristica del XVII secolo che offre possibilità di alloggio.

Le Alcove, invece, si presentano come un luxury resort: nove suite affacciate sulla piazza principale di Alberobello. Spostandosi a Cisternino, c'è LAngoletto, due camere per un antico edificio fresco di restauro: nasce nell'agro di masseria Montanaro Molte delle e fa parte di un piccolo borgo "Riposo del vento", un bedGbreakfast in contrada Masseria Piccola. Nella stessa zona, altri trulli: quelli di Acquarossa, antico complesso trasformato in residenza.

A differenza dei trulli che si trovano solo nella Puglia centro-meridionale, le masserie sono un po' ovunque, dal Gargano al Salente, dalla Valle d'Itria al Tarantino. Anche queste costruzioni, negli ultimi anni, sono state investite da uno spirito di rinascita.

La formula è sempre la stessa: bellezza dei paesaggi, vicinanza con il mare e il pregio architettonico. Quelle che un tempo erano case di campagna con un ampio spazio per gli animali, ora sono dimore da sogno o alberghi raffinati.


Molti pensano che il Tavoliere delle Puglie prenda il nome dalla configurazione piatta del suo territorio. In realtà, il nome del Tavoliere, una delle più grandi pianure italiane, che si estende tra i Monti Danni, il Gargano e l'Adriatico, deriva dalle Tabulae censuaiiae, documenti catastali che i Romani usavano per catalogare i terreni.

Per secoli è stato utilizzato come pascolo; oggi è coltivato a grano e foraggio, vite e alberi da frutta. Agricoltura favorita qui, come in tutta la regione, dalla presenza dell'Acquedotto Pugliese, il più esteso d'Europa.

Il progetto nacque nel 1847 ma i lavori cominciarono solo all'inizio del Novecento; la sua storia si identifica con la storia sociale ed economica della regione. Molti condotti rurali dell'Acquedotto, nel Tavoliere, sono dotati di strade sterrate destinate alla manutenzione degli impianti, strade che vengono ora utilizzate come percorsi naturalistici.

Per gli amanti della bici e del trekking, i percorsi più belli e organizzati, sono però a sud del Tavoliere, tra Putignano, Noci ed Alberobello: un itinerario naturalistico punteggiato da masserie, trulli, campi coltivati, muretti a secco. Questo percorso, intitolato "Sulle vie dell'Acquedotto "è nato da un'idea delle associazioni La Chianciata, L'Isola che non c'è, l'Agesci, Verde Città-Legambiente.

Negli ultimi tempi, molte altre ciclovie che coniugano storia ed ambiente, sono state create. Tra queste, le più interessanti sono "La Ciclovia dei Borboni", che collega Bari a Napoli tra castelli, borghi, masserie, e il PIS 12, nel Brindisino, che tocca le testimonianze architettoniche normanne e angioine.

Moltissimi, i percorsi di trekking, alcuni segnati dall'incontro tra natura e spiritualità, come quello nel Gargano che, lungo antichi tratturi, attraversa il Bosco di Vieste e arriva a Monte S.Angelo. Altro itinerario da non perdere, è quello che si sviluppa all'interno della Foresta Umbra, vera eccellenza del Parco Nazionale del Gargano. Il percorso, tra faggi, aceri e querce, parte dal Villaggio Umbra e teirnina alla Caserma di Caritate.

Il cicloturismo pugliese si è sviluppato grazie alla tenacia di varie associazioni. A Bari c'è Ruotalibera, attiva da 20 anni: abbina percorsi in bici e tratti in treno. Altra rete storica è Cicloamici, con sedi in varie località e cicloraduni lungo sentieri che costeggiano aree archeologiche del Salento.

La varietà naturalistica della Puglia è testimoniata dall'alto numero di Parchi e Riserve.


Tra gli ambienti più preservati vanno segnalate le Oasi Wwf, in tutto sei. Nate per proteggere il territorio dalla speculazione edilizia, coprono circa tremila ettari e hanno garantito la sopravvivenza di specie animali e vegetali rare. La prima a nascere è stata Le Cesine, in Salento, riconosciuta nel 1979: ambiente umido tra i meglio conservati del Sud, ultimo frammento dell'habitat che una volta si estendeva da Brindisi a Otranto, permette birdwatching ed è aperto tutto l'anno. A Nord incontriamo Torre Guaceto: il suo fulcro è una torre saracena.


I trulli sono antiche costruzioni in pietra a secco, coniche, di origini protostoriche tipiche ed esclusive della Puglia centro-meridionale. Nonostante nelle zone di sviluppo dei trulli si rinvengano reperti archeologici di epoca preistorica, o fondazioni di capanne in pietra risalenti all'età del bronzo, non esistono trulli particolarmente antichi: questo sarebbe giustificato dal fatto secondo cui piuttosto che provvedere alla riparazione dello stesso in caso di dissesto, si preferiva abbatterlo e ricostruirlo per motivi economici, riutilizzandone il materiale.
I trulli più antichi di cui ci resti traccia oggigiorno sono stati costruiti nel XVI secolo a ridosso dell'altopiano pugliese della Murgia.
I Trulli di Alberobello sono stati dichiarati Patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO.
I trulli possono essere annoverati tra gli esempi ancestrali di prototipo delle costruzioni modulari che nel XX secolo, con l'affermazione dell'architettura razionalista, avrebbero avuto il loro exploit.
Essi possono essere composti da un vano semplice (modulo unitario), oppure dall'accostamento di più ambienti (moduli), che in genere vengono aggiunti per gemmazione attorno al vano centrale.
L'unità costruttiva modulare del trullo presenta una pianta di forma approssimativamente circolare, sul cui perimetro si imposta la muratura a secco di spessore molto elevato. Questa soluzione, da un lato restringe enormemente gli spazi interni, ma dall'altro, unita alla quasi totale assenza di aperture ad esclusione della porta d'ingresso e, raramente, di un piccolissimo foro in alto dotato di finestrino per garantire un minimo ricambio di aria all'interno, ne fa un interessantissimo esempio "ante-litteram" di bioedilizia passiva.
Il grande spessore delle murature, unito al ridottissimo numero e dimensionamento delle aperture (spesso solo la porta di ingresso e al massimo il piccolissimo finestrino quadrato che fa da sfiato ai ridottissimi WC ricavati all'interno per esigenze igieniche nel secondo dopoguerra) ne assicura una elevatissima inerzia termica, il che garantisce una buona conservazione del calore all’interno durante l'inverno e le giornate più fredde, così come in estate conserva il fresco che le murature stesse hanno accumulato durante la stagione fredda e che cederanno a poco a poco fino alla seconda metà del mese di agosto, quando, per effetto dell'inversione termica, si verifica una sensazione di maggior calore all'interno che non all'esterno.
Le murature portanti, edificate così come descritto, vengono completate da una pseudo-cupola che ne costituisce la copertura. Questa consiste in una struttura autoportante – nel senso che non necessita di centinatura – costituita da una serie concentrica di lastre orizzontali disposte a gradini rientranti sempre più, man mano che si va verso l'alto, in cui ogni giro completo è staticamente in equilibrio con quelli inferiori. Questo strato interno di lastre calcaree di maggiore spessore, dette chianche, è completato da quello esterno, costituente il vero e proprio tetto, in lastre più sottili, dette chiancarelle, terminante in una chiave di volta frequentemente scolpita con elementi lapidei decorativi a carattere esoterico, spirituale o scaramantico, sporgenti al vertice del conoide di copertura.
Si pensa che inizialmente l'intera costruzione fosse costituita dalla sola cupola, ma oggigiorno non si hanno conferme né smentite in tal senso.

fonte: Wikipedia


 
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martedì 16 novembre 2010

I sapori pugliesi, tradizioni di una terra dove si incontrano culture diverse.

Nel 2008 l'Italia ha presentato all'Unesco una nuova candidatura da inserire nel Patrimonio dell'Umanità: la Dieta Mediterranea.

La dieta mediterranea è un modello nutrizionale ispirato ai modelli alimentari tradizionali dei paesi europei del bacino mediterraneo, in particolare Italia, regioni peninsulari ed insulari, Francia meridionale (specialmente Provenza e Linguadoca), Grecia e Spagna; tale dieta ha avuto grande diffusione, specie dopo gli anni novanta, in alcuni paesi americani fra cui l'Argentina, l'Uruguay e alcune zone degli Stati Uniti d'America.

Questa dieta è stata abbandonata nel periodo del boom economico degli anni sessanta e settanta perché ritenuta troppo povera e poco attraente rispetto ad altre modalità alimentari provenienti in particolare dalla ricca America, ma ora la dieta mediterranea sta sicuramente riconquistando, tra i modelli nutrizionali, l'interesse dei consumatori.

Nella lista, entrerebbero pasta, frutta, verdura, cereali, olio d'oliva, pesce e vino, ma anche lo stile di vita e la storia dei prodotti. E se ci fosse una gara per la regione più rappresentativa della Dieta Mediterranea, questa, sarebbe vinta dalla Puglia.

Quale altro territorio esprime tanti prodotti mediterranei? Quale altra cucina ha visto tante influenze di popoli e culture? Un viaggio nella ricchezza enogastronomica pugliese non solo deve tenere conto di Normanni, Arabi, Spagnoli e Francesi che passarono per questa terra, ma anche della povertà che per secoli ha afflitto le campagne costringendo i contadini a creare piatti a base di prodotti semplici e nutrienti come olio d'oliva, vino, grano, verdure.

Gastronomia pugliese significa storia e tradizione, ma oggi anche innovazione e creatività: nel viaggio attraverso i sapori di questa terra ci accompagnano alcuni chef tra i più rispettosi della tradizione, e insieme innovativi.

Inizia Rosalba De Carlo, del ristorante Alle due Corti di Lecce. «Ho sempre avuto un sogno, riproporre i piatti della cucina salentina che vedevo preparare dai contadini. Tutto il giorno lavoravano nei campi e alle cinque del pomeriggio mangiavano un piatto unico, spezzature cu lipasuli: diversi tipi di pasta», ricorda Rosalba, «con i fagioli e con muersi, il pane fritto. Attingevano tutti da un unico grande piatto; il primo a servirsi era il capofamiglia che prima di mangiare si faceva il segno della croce». E il pane della tradizione pugliese? «Un tempo i contadini mettevano nella farina il lievito madre, lu liatu. Quel lievito passava da famiglia in famiglia e il pane veniva cotto nel forno comune del paese».

Secondo Beppe Zullo, del ristorante Villa Jamele a Orsara vicino Foggia, «I sapori del mio territorio sono quelli d'entroterra, forti, a base di maiale e cinghiale. La carne di vacca compariva un tempo solo sulle tavole dei nobili». Poi ci sono sempre stati i prodotti spontanei della natura: «le foglie misck, le foglie miste che ancora uso nella mia cucina che raccolgo nei campi», ricorda Zullo mostrando mazzetti di borragine, marasciuolo, rucola, finocchietto selvatico. «Ieri come oggi, la pasta, veniva fatta con la farina di grano arso, di scarto e senza uova.

Le uova erano un privilegio riservato ai ricchi», ricorda Pasquale Fatalino, dell'Antica Locanda di Noci, vicino Bari, che invita ad andare a vedere le'donne nei vicoli della vecchia Bari che fanno ancora la pasta a mano e la vendono: «Tipiche nostre, sono le orecchiette, i fricelli, i cavatelli». Pierluca Ardito, della Tenuta Monacelle di Monopoli, parla dei formaggi: «La tradizione casearia pugliese è antica; la Ricotta di latte vaccino, chiamata azzisa, seduta, viene condita con i prodotti della terra più semplici: olio e cipolla.

Poi c'è il Canestrato, preparato nella zona di Bari e Foggia con il latte di pecora. Il nome deriva dai canestri di giunco nei quali si fa stagionare. Ma non possiamo dimenticare la Burraia», conclude Ardito.

Il formaggio più celebre della Puglia viene, secondo la tradizione, da una vecchia abitudine dei contadini pugliesi: quella di non sprecare nulla. Sembra infatti che, all'inizio del Novecento, in un caseificio artigianale della zona di Andria, furono messi insieme avanzi di produzione: pasta filata e panna.

Vengono invece da antiche influenze straniere altri piatti della cucina pugliese, come la taiedda, o tiella, preparata con riso, patate e cozze: deriva dalla presenza spagnola; evidente è la somiglianza con la paella. E purè di fave secche del Salente, che si mangia accompagnato dalla cicoria, viene invece dalla cucina araba. Altro capitolo importante è il pesce. Celebre e antica è la coltivazione di mitili e ostriche a Taranto, ma Rosalba de Carlo ricorda anche il polpo come lo preparano a Lecce: (do purpu appignatu, messo nella pignata, la pentola di coccio. Va cotto molto lentamente. Le donne lo preparavano dalla mattina alla sera».

Beppe Zullo ricorda che in Puglia si è sempre usato il pesce azzurro, «perché povero; quando avanzava veniva fatto a scapece, fritto e collocato nella teglia a strati, con pane grattugiato, aglio e aceto, così si manteneva a lungo». I quattro chef concordano su un'altra tradizione pugliese, diffusa un po' ovunque, quella del fornello che si prepara nelle macellerie. Sono spedini di carne alla brace che vanno mangiati in piedi, accompagnati una fetta di pane e da un buon bicchiere di Nero di Troia o Primitivo di Manduria. Un pasto rapido che avrebbe molto da insegnare al fast food moderno.




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sabato 30 ottobre 2010

Puglia, un piccolo continente che non stanca mai il viaggiatore.

Lo storico dell'arte Cesare Brandi, in uno dei suoi articoli raccolti nel volume Terre d'Italia, scrisse che: «La cosa più straordinaria della Puglia, è il fatto di essere come un piccolo continente, che ha una struttura a sé e una storia propria, pur essendo sempre stata integrata, spinte o sponte, alla storia d'Italia».

Quello proposto da questa guida è appunto un viaggio attraverso le tante realtà del "continente" Puglia, regione che vive, ancora oggi, tra elementi arcaici ricchi di suggestione, tradizioni, creatività e apertura verso l'esterno. Apertura che viene dal passato ed è alla base della cultura popolare pugliese: per secoli, infatti, questa terra fu la porta verso l'Oriente.

Ai tempi dei Romani, a Brundisium, finiva la Via Appia e si partiva per la Grecia; dal porto di Brindisi, nel Medioevo, si salpava per le Crociate. In queste terre sono passati Greci, Longobardi, Bizantini, Normanni, Arabi, Svevi, Francesi e Spagnoli. Ognuno ha imposto il proprio potere. Ma ha anche lasciato operte d'arte, riti, stili architettonici e di vita, abitudini gastronomiche. Gli itinerari che proponiamo toccano il Romanico e il Barocco, l'enigmatica geometria di Castel del Monte e i misteriosi menhir del Salente.

E poi c'è la natura. Che non è solo un patrimonio da salvare e rispettare ma anche una riproposta in chiave moderna di antiche strade: come la nuova Ciclovia dei Borboni che collega Bari a Napoli, o le Vie dell'Acquedotto che che permettono agli amanti di bici e trekking di sfruttare i vecchi sentieri nel verde che costeggiano l'Acquedotto Pugliese. Con questa guida invitiamo i lettori a "non stancarsi mai di scoprire" la Puglia.

Nella chiesa di Mar di Tricase, nel Lee sentono rumori misteriosi. Gli scettici sostengono che sia il vento. Qualcuno giura invece che siano urla strazianti che si ripetono da secoli. Sarebbero quelle di Satana, murato vivo nella chiesa dai contadini, dopo che questi aveva stretto un patto scellerato con il Principe Vecchio: un despota che governava con crudeltà il territorio.

Quella di Tricase è solo una delle tante leggende che che rendono ancora più affascinanti e spesso misteriose, le bellezze della Puglia. Bellezze che in Capitanata e Terra di Bari hanno come denominatore comune l'architettura e l'arte Romanica, in Salente, invece, il Barocco. Itinerari ideali, quelli storico-artistici, per un turista che, viaggiando, voglia capire a fondo un territorio, il suo passato e il suo presente.


La parte più settentrionale della regione deve il suo sviluppo soprattutto a Federico II, lo Stupor mundi secondo il quale «se il Signore avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce dei miei occhi, si sarebbe fermato a vivere qui».

Alcuni degli esempi più interessanti di architettura romanica sono presenti nella zona di Foggia; tra questi, la Cattedrale di Santa Maria Assunta a Bovino, annoverato tra i borghi più belli d'Italia, e il Castello di Lucerà: fu proprio Federico U a farlo costruire sulla sommità piana del colle, per rinchiudervi negli anni Venti del 1200, i ribelli Saraceni di fede musulmana, deportati dalla Sicilia.

Affascinante anche la Chiesa di San Leonardo a Siponto, che durante il solstizio d'estate convoglia il raggio di sole più alto dell'anno in maniera spettacolare: nella spessa volta perforata della chiesa, il 21 giugno il sole proietta undici raggi dal piccolo rosone formando sul pavimento altrettanti petali di luce.

Satana, che compare continuamente nelle leggende di origine medioevale, torna, questa volta sul Gargano: se si imbocca la direzione per Monte Sant'Angelo, si incontrano due autentici capolavori, come l'Abbazia di Pulsano e la chiesa di Santa Maria Maggiore. Ma soprattutto la grotta dedicata allo "steiminatore celeste" di diavoli, l'Arcangelo San Michele. Lo spettacolo è unico nel suo genere: una caverna dall'irregolare volta rocciosa che nell'arco dei secoli ha accolto milioni di pellegrini devoti al culto del Santo.


San Michele, vuole la leggenda, apparve nell'anno 490 a Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, rivelando di essere il custode della grotta dove i peccati degli uomini sarebbero stati perdonati. Procedendo in direzione sud, lungo l'Adriatica, si raggiunge l'ultima nata tra le province, quella di Barletta-Andria-Trani (BAT).

La prima tappa è Trani, dove incontriamo una delle perle del Romanico pugliese, la Cattedrale eretta in onore di San Nicola Pellegrino, dalla facciata di pietra calcarea che riflette in mille colori la luce, con il mare sullo sfondo come quinta. Altra tappa irrinunciabile del viaggio alla scoperta del Romanico pugliese è Ruvo di Puglia, con la splendida cattedrale costruita tra il XII e il XIII secolo: particolare è la facciata a capanna, con il rosone, i tre portali e la bifora che raffigura l'Arcangelo Michele che lotta e sconfigge il diavolo (di nuovo Satana!).

Da Trani, si lascia la Litoranea e, addentrandosi nell'entroterra, si raggiunge Andria, nei cui pressi c'è un'altra meraviglia, uno dei simboli architettonici e storici della Puglia: Castel del Monte.

L'ottagono perfetto, rigoroso, su cui è articolata la pianta, è una forma geometrica fortemente simbolica: è intermedia tra il quadrato, simbolo della Terra, e il cerchio, che rappresenta l'infinità del cielo. Segnerebbe quindi il passaggio dell'uno all'altro, dal finito all'infinito, n mistero è anche nella sua destinazione: non fu né maniero difensivo, né residenza di caccia. Un luogo di osservazione in armonia con il cosmo?

Un tempio laico dedicato all'uomo? L'intera costruzione è certamente intrisa di forti simboli astrologici, e la sua posizione è stata studiata in modo che nei giorni di solstizio ed equinozio le ombre gettate dalle pareti abbiano una particolare direzione. A mezzogiorno dell'equinozio di autunno, ad esempio, le ombre delle mura raggiungono perfettamente la lunghezza del cortile interno, ed esattamente un mese dopo, coprono anche l'intera lunghezza delle stanze.



Anche Bisceglie vanta una leggenda, quella che segna la presenza dei tre Santi patroni: la tradizione vuole che, mentre i resti dei Santi Patroni venivano trasportati su un carro dal Casale di Sagina al paese, uno dei buoi, scivolato a causa della forte pioggia, incespicasse in un sasso, lasciando impressa l'impronta dello zoccolo.

In tal modo, venne miracolosamente indicata la direzione da prendere per il trasporto dei Santi, che furono traslati a Bisceglie, invece che altrove. Il nostro itinerario ideale prosegue verso il capoluogo pugliese, terra d'incontro di popoli, di culture. Nel borgo antico di Bari troneggia il profilo della Basilica di San Nicola, costruita sul finire dell'XI secolo, sotto il dominio normanno, per accogliere il corpo del Santo taumaturgo sottratto dai marinai baresi, tra mille difficoltà, dalla città di Myra, in Turchia.

La chiesa è una delle più alte espressioni dell'architettura romanica pugliese e continua a essere meta di pellegrinaggi, come lo era ai tempi in cui venne edificata, di cattolici e ortodossi provenienti da ogni parte: con i loro doni al Santo, nei secoli, hanno contrubuito alla costituzione di un piccolo tesoro.

Spostandosi verso il Salente, inizia la Puglia barocca. Ecco dunque la "Firenze del Sud", com'è stata ribattezzata: Lecce, città ricca di gioielli artistici, a partire da Piazza Sant'Oronzo, nel centro cittadino, con la statua del Santo patrono e gli scavi che hanno riportato alla luce i resti dell'antico Anfiteatro romano di epoca augiistea; conteneva fino a ventimila spettatori.

Capolavoro del Barocco leccese è la chiesa di Santa Croce, progettata da Gabriele Riccardi con interventi di altri artisti (con l'attiguo Palazzo del Governo), costruita tra il XVI e il XVII secolo. Altra altissima espressione del Barocco leccese è la Piazza del Duomo (chiesa di impianto originale romanico che fu ridisegnata in uno stile barocco scarno ed essenziale da Giuseppe Zimbalo nella seconda metà del Seicento) che ospita il Palazzo Vescovile e Arcivescovile.







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lunedì 4 ottobre 2010

Le grotte di Toirano sono un complesso di cavità carsiche di rilevanza turistica, note per la varietà di forme di stalattiti e stalagmiti.

Le grotte di Toirano, in provincia di Savona, sono un complesso di cavità carsiche di rilevanza turistica, particolarmente note per la varietà di forme di stalattiti e stalagmiti, per la loro estensione, per la perizia con cui le guide illustrano il percorso turistico lungo oltre un chilometro, per il ritrovamento di tracce dell'homo sapiens di oltre 12.000 anni fa e resti di ursus spelaeus di circa 25.000 anni di età. Il complesso delle grotte di Toirano è gestito direttamente dal Comune.

Risalendo la Val Varatella, poco oltre Toirano, si incontrano i contrafforti di un massiccio calcareo di dolomiti grigie, solcato da una serie di valloni, in cui si aprono oltre 150 caverne naturali, tutt’oggi oggetto di ricerca da parte di studiosi internazionali.

Il complesso delle grotte di Toirano, aperto al pubblico nel 1953, dopo le opportune opere di sistemazione, è gestito direttamente dal Comune e costituisce oggi una delle maggiori attrattive che l'entroterra della Riviera Ligure di Ponente offre al turismo italiano, con un numero di visitatori superiore alle 110.000 unità all'anno.

Adiacente al complesso delle grotte di Toirano, si trova la grotta del Colombo, estremamente interessante per le tracce lasciate dagli uomini preistorici che la abitavano.

Come arrivare.

In Treno:

Discesa, da qualsiasi città si provenga, alla stazione di Loano. Da qui, con mezzi pubblici, imboccare la S.S. 1 Aurelia fino a Borghetto e proseguire sulla strada provinciale per Toirano.

In Autobus:

C
on i mezzi pubblici di linea partenze da Pietra Ligure, Loano e Borghetto S.S.

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Il territorio toiranese e dell'intera val Varatella è ricco di circa trecento cavità naturali. Alcune di esse, come la grotta del Colombo (non aperta al pubblico), contengono testimonianze del Paleolitico inferiore e medio e hanno conservato tracce di presenze umane (Uomo di Neandertal) e animali (Ursus spelaeus).

Altri reperti sono stati rinvenuti in una delle due grotte intitolate a Santa Lucia, occupata a partire dal periodo Musteriano, e in molte altre cavità, frequentate fino alla romanità.

Tra le cavità più famose in abito nazionale ed internazionale vi è sicuramente la grotta della Bàsura o della Strega, la prima a cui si accede durante la visita guidata. Scoperta nel 1950 da alcuni ragazzi di Toirano, è ricca di importanti e pregiate testimonianze dell'uomo primitivo di epoca epigravettiana.

In alcune sale e corridoi sono stati rinvenuti un cimitero di orsi delle caverne e segni carboniosi sulle pareti provocati delle torce usate dagli uomini-cacciatori.
Targa che ricorda la scoperta della grotta della Bàsura

Diverse impronte di mani e ginocchia impresse nell'argilla sono visibili lungo il percorso, ma la parte più interessante è la cosiddetta Sala dei Misteri (non aperta al pubblico per motivi di preservazione), che è anche la parte terminale della grotta.

Qui si trovano sette impronte di piedi, ricoperte da un velo calcareo, tra cui quella di un fanciullo. Sulla parete di fondo si notano conficcate pallottole di argilla scagliate probabilmente contro gli autori delle impronte, a scopo iniziatico per i giovani cacciatori.

Qualcosa di simile sopravviveva ancora tra i Lapponi del XVII secolo che usavano gettare palle di fango contro una pelle d'orso come rituale magico. Un'altra ipotesi vuole che i riti fossero legati alla sopravvivenza, come possibile "esultanza" per essere rimasti incolumi dall'esplorazione della grotta; ma una risposta chiara e definitiva, probabilmente, non si saprà mai.

La grotta è importante anche per la presenza, in un laghetto al suo interno, di un minuscolo crostaceo preistorico sopravvissuto all'estinzione: il Niphargus, simile ad un gambero e quasi trasparente, che raggiunge una lunghezza massima di 7 mm. La grotta è collegata, tramite un tunnel artificiale, con la vicina grotta di Santa Lucia Inferiore. L'itinerario, lungo poco più di 800 metri, è perfettamente attrezzato per ospitare presenze turistiche e registra annualmente una media di poco meno di 100.000 visitatori.
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