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venerdì 12 ottobre 2012

Conoscere e vivere la Calabria, il mare, la terra, la cultura: Cosenza.

calabria mapLa provincia di Cosenza occupa la parte centro settentrionale della Calabria. Con un territorio di 6.650 km2, e 732.869 abitanti è la quinta provincia più estesa d'Italia.

Cosenza, il capoluogo di provincia, si trova a 228 m tra la Sila Grande e la catena Costiera ed è l’unica città calabra ad aver mantenuto tracce dell’antichità. Fra vicoli e scorci medievali domina il castello. Cosenza fu nominata l’Atene della Calabria per l’impronta culturale che mantiene tutt’oggi.

La città fu fondata dai Bruzi, ma i vari ritrovamenti testimoniano la forte influenza che ebbe la Magna Grecia. Cosenza combattè a fianco di Annibale contro i Romani che la conquistarono nel 204 a.C. Dopo essere stata espugnata dai Visigoti nel 410 d.C. fu dominata da vari popoli invasori fra cui i Longobardi, i Bizantini, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi e gli Spagnoli.

La città cominciò a rifiorire sia dal punto di vista artistico che culturale nel sec. XVI quando fu fondata l’Accademia Cosentina. Nel sec. XVIIII insorse più volte contro il Regno di Napoli fino all’arrivo dei Garibaldini nel 1860. La provincia di Cosenza corrisponde grosso modo ai territori dell'antica provincia di Calabria Citeriore. Il gonfalone è stato approvato con deliberazione del Consiglio Provinciale n. 43 del 3 giugno 1991.

Cosenza-StemmaLo stemma condivide la presenza della croce con gli stemmi delle provincie di Reggio Calabria, Catanzaro e Vibo Valentia; la croce rappresenta il valore dei Crociati Calabresi che, sotto la guida di Boemondo Duca di Calabria, parteciparono alla liberazione di Gerusalemme

Da Vedere.
Il Duomo di Cosenza: Inaugurato da Federico II è caratterizzato dall facciata gotica del duecento anche se vi si sovrappongono elementi barocchi.

All’interno è ricco di opere d’arte fra cui il monumento funebre dedicato a Isabella d’Aragona, moglie di Federico III re di Francia. La Chiesa di san Francesco ed il chiostro adiacente:

La chiesa è del 1217 ma fu rimaneggiata nel ‘700. All’interno della chiesa di può ammirare un altare maggiore ligneo del ‘700, mentre il chiostro, distrutto in gran parte durante il terremoto del 1943, raccoglie una collezione di opere d’arte.
Duomo_cosenza
La Chiesa di S.Maria della Consolazione ad Altomonte: Costruita nel sec. XIV in stile gotico-francese è considerata uno degli esempi più esemplari del periodo angioino in Calabria. Gli interni conservano importanti sculture del ‘300 e del ‘400. Scalea: Cittadina balneare che si trova sulla costa tirrenica. Oltre ad essere un’importante località di mare, Scalea conserva nelle mura, nelle sue chiese e nei suoi palazzi, testimonianze del periodo medievale. Da segnalare come altre località di interesse artistico e paesaggistico della provincia di Cosenza sono Praia a Mare e Rossano.
calabria licurdia
Gastronomia e Vini.
Nella provincia di Cosenza si usano molto insaccati di maiale quali scervellate e capocolli da servire come antipasti. Il primo piatto tradizionale sono le sagne chine, simili alle lasagne e ripiene di formaggio; si usa ancora la pasta preparata a mano come i maccheroni conditi con un ragù a base di carne di maiale.

C’è poi la “licurdia”, una zuppa a base di cipolle e patate versata su pane tostato. Un secondo piatto tradizionale sono le “mazzacorde” budella di capretto ripiene di trippa, fegato e polmone di agnello o capretto, che vengono soffritte con cipolla e peperoncino. Nella preparazione dei secondi piatti si fa molto uso anche delle melanzane. La zona offre ottimi vini sia rossi che bianchi. Fra i rossi troviamo il “Savuto” ed il “Pollino”, mentre l’ “Esaro” può essere sia rosso che bianco.

Come Arrivare.
 In auto: Autostrada A/3 Salerno-Reggio Calabria uscita Cosenza / SS 107 – Statale Silvana Crotonese che va da Pàola a Crotone attrversando Cosenza.

In treno: Stazione di Pàola che si trova a ca 23 km da Cosenza. Frequenti i collegamenti con il capoluogo

In aereo: Aereopoerto di Lamezia Terme – servito dalla A/3
 
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Conoscere e vivere la Calabria, il mare, la terra, la cultura: Catanzaro.

calabria mapA pochi chilometri dalla costa ionica e dalla Sila piccola sorge il capoluogo di regione Catanzaro. Le origine del nome sono controverse: secondo una teoria deriva dal bizantino Catafioron, l’altra sostiene che provenga dal nome di due militari greci Katà e Zaro.

Catanzaro fu fondata dai Bizantini nei sec. IX-X e subì una forte impronta da parte dei greci. Divenne feudo nel periodo medievale e conobbe un periodo di grande splendore nel Rinascimento grazie alla lavorazione artigianale della seta e del velluto.

La peste del 1668 fu causa del decadimento che ebbe fine con l’epoca napoleonica. A causa dei terremoti la città conserva poche testimonianze dei tempi antichi.

Da Vedere: Il Duomo di Catanzaro : La prima costruzione risale al sec. XII , fu riedificata nel sec. XVI per poi essere ristrutturata nel 1600. Dopo la distruzione del terremoto del sec. XVII fu rifatta nel sec.XIX. Da vedere all’interno è la Madonna col Bambino un dipinto del sec. XVI opera di Antonello Gagini da Messina. La Torre Normanna:

Catanzaro-StemmaLa torre, quadrata e merlata è quanto rimane dei resti di un castello normanno. La Villa Trieste: Una costruzione circondata da splendidi giardini con piante rare. All’interno si possono ammirare busti di marmo di personaggi famosi della regione. Il Belvedere:

Punto panoramico in fondo corso Mazzini da cui si gode una vista stupenda sulla valle della Fiumarella e sul Golfo di Squillace. Il Museo Provinciale: Situato nella Villa Comunale raccoglie reperti preistorici e valide collezioni di monete antiche.

Gastronomia e Vini.
Alla base della cucina di Catanzaro troviamo elementi semplici e genuini come l’olio d’oliva, il peperoncino e il pane integrale. Le specialità locali sono la pasta chjna, una pasta ripiena con provola, uova sode, soppressata e condita cona ragù di carne e formaggio grattugiato; la ciambrotta, una pietanza vegetariana a base di pasta asciutta con un condimento di uova fritte e pecorino.
Il piatto più famoso fra i secondi è u murseddu, una focaccia (la pitta) ripienda di sugo di maiale, vitello o frattaglie cucinate con pomodoro e peperoncino abbondante.
calabria murseddu
Ci sono poi le stigghiole, interiora di capretto, vitello o maiale cucinate con pomodoro, verdure e peperoncino. Da segnalare sono gli insaccati come la “soppressata” ed formaggi fra cui “i butirri” cacio cavallo con l’interno di burro. Dolci caratteristici sono le “crocette”: fichi secchi ripieni di noci, cannella, cedro candito e cotti al forno. I dolci vengono accompagnati dal vino Malvasia locale, mentre fra i vini da pasto segnaliamo i vari vini prodotti nelle colline circostanti.

Come Arrivare.
 In auto: Dal versante tirrenico: Autostrada A/3 Salerno-Reggio Calabria fino a Lamezia Terme,poi prendere la “strada dei due mari” per Catanzaro Dal versante Jonico: SS 106 “Jonica”

In treno: Linea Ferroviaria di Lamezia Terme. In aereo: Catanzaro si appoggia agli aeroporti di Lamezia Terme e di Crotone.
 
calabria come arrivare
catanzaro basilica
catanzaro night
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Catanzaro
funivia catanzaro
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domenica 2 settembre 2012

Escursione del Passo del Bracco tranquilla passeggiata nella vegetazione tipica della Liguria.

bracco portaIl passo del Bracco è un valico posto a 615 m s.l.m. sulla Strada Statale Aurelia (SS1) fra la Provincia di Genova e la Provincia della Spezia. È fin dall'epoca romana un passo importante perché collega le Cinque Terre e l'entroterra spezzino con il Tigullio.

Questa tratto della SS1 Aurelia non ha bisogno di molti commenti, e' difficile trovare motociclisti del nord-centro che non sanno cosa sia il Bracco.

Durata del cammino con passo lento, andata e ritorno, ore 2.
La passeggiata è una tranquilla escursione nella vegetazione tipica della Liguria: dalla macchia mediterranea al bosco di castagni e alla pineta. E’ una escursione facile.

Periodo consigliato: ogni stagione

Iniziamo il sentiero nei pressi della Baracca un piccolo locale in prossimità del passo del Bracco, dal bivio che conduce allo svincolo autostradale per Deiva Marina.

Si tratta di un pezzo dell’antica strada del Bracco  che collegava la Liguria all’Emilia e alla Toscana. Trattasi di strada romea ovvero di una via che conduceva a Roma i pellegrini.
passo del Bracco mapIl percorso più noto è quello che parte dalla salita San Lazzaro presso Casarza ligure e con salite si inerpicava fino al monte San Nicolao per poi discendere a Lucca e di lì sino a Roma.

Questa strada era molto frequentata nel medioevo e  a causa del numero di poveri che si assiepavano sul percorso per chiedere carità ai viandanti fu detta “Muntà di Povei” ovvero la salita dei poveri.

La strada favoriva  gli scambi fra i mercanti di Insula (l’attuale Sestri levante) e la Toscana e fra i mercanti toscani e Ianua (Genova).
Oltre ai pellegrini un gran numero di animali da soma (muli e asini) con lunghe carovane passavano nel percorso che andiamo a fare. Erano i vetturiali pagati dai mercanti di Parma e Piacenza o Lucca e Pisa che trasportavano le merci.
passo del bracco4
Spesso la via era la zona più amata dai briganti tanto che la Repubblica di Genova dovette istituire un servizio di guardie.

Nel 1688 la strada del Bracco iniziò a cadere in disuso a causa della costruzione della strada costiera molto più veloce  e comoda anche per i “corrieri” che dovevano portare notizie e preziosi.
Resistette sino al 1800 un uso parziale e si dice che anche il Papa Pio VII sia passato per di qua.
Accanto al bar , raduno di motociclisti pazzi e non, sulla destra parte un attacco di tale via, si tratta di un pezzo di antica mulattiera di grande interesse e bellezza. Una piccola salita ci conduce in un fitto boschetto di cerri, il buio ci stupisce anche in pieno sole.
passo del bracco5
All’uscita del bosco eccoci in una zona aperta e lo sguardo può spaziare sulla valle (a sinistra) di Velva di cui si scorge il santuario. Di nuovo entriamo nel bosco ora di castagni , qualche ginepro compare nelle zone più rocciose.

Giungiamo ad un bivio dove non c’è nessuna indicazione, ci teniamo a destra e ben presto il paesaggio cambia totalmente: iniziamo ad entrare nella zona soleggiata ed a picco sul mare. In …punta di mare.
La macchia mediterranea è qui rappresentata e i corbezzoli in autunno-inverno sono addobbati di frutti che in dialetto vengono detti “armotti”.
 
  
Timo ed elicriso la fanno da padroni.
passo del bracco3
Arriviamo ad un passaggio di vero interesse una porta di pietra che pare richiamare a viaggi esotici ed invece è qui a portata di…piede.

Si vede il monte Nicolao, purtroppo selva di antenne per questo vi  consigliamo di non salirvi anche se dall’ospitale è un attimo.

Il sentiero ora scende ed entra nel bosco di castagni, la mulattiera antica è coperta di foglie secche che vi rallegrano il cammino consentendovi di tornare bambini e spostarle con il passo.

Tracce di cinghiali e tane di volpi sono di facile individuazione.
Passo_del_Bracco sentiero
Il falco non manca mai di fare capolino nel cielo con il suo volo maestoso.

Un quarto d’ora ed ecco siamo all’antico Ospitale di san Nicolao.

Esso era con grande probabilità una stazione stradale dei romani, in mezzo ad uno stupendo bosco di castagni.

L’ Hospitale era un luogo di riposo e rifugio per i viandanti in caso di intemperie. L’edificio è databile fra il 1100 e il 1200 d.c. Si dice vi sia la tomba di un monaco che qui visse.
Era il luogo di sosta dei pellegrini che scendevano ad attaccarsi alla via francigena, altre notizie le potrete visionare sull’interessante cartello esplicativo accanto ai ruderi.
Nel 1590 un incendio lo distrusse e divenne poi rifugio per briganti .
Passo_del_Bracco

 
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venerdì 24 agosto 2012

Umbria, lo spettacolo della Natura (sesta e ultima puntata parte).

umbria-cartinaIncastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato. Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.

I sistemi ipogei dell'Appennino calcareo.
bulbocodium-versicolor2_thumb%25255B2%25255D[1]
Più o meno vasti sistemi ipogei che caratterizzano molti rilievi montuosi calcarei appenninici, dal Monte Cucco, con le sue celebri e imponenti grotte, ai monti del Gualdese sino allo Spolet...
I bacini carsico-tettonici dell'Appennino calcareo.
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Depressioni strutturali di origine tettonica, profondamente modellate dal carsismo superficiale, limitate ad alcuni settori appenninici tra i quali gli altopiani di Colfiorito... Depressioni struttu...
I rilievi calcarei appenninici.
I rilievi calcarei comprendono l'intero sistema delle dorsali montane che costituiscono l'Appennino Umbro-Marchigiano, dal confine con la Regione Marche sino ai Monti Martani che ne rappresentano.....
I rilievi collinari marnoso-arenacei.
Interessano principalmente gran parte del settore nord-orientale dell'Umbria, dall'Alta Valle del Tevere sino ai primi contrafforti calcarei appenninici dell'Eugubino-Gualdese ed alle pendici... Am...
Le grandi conche interne e le ampie valli fluviali.
Questa unità ambientale interessa i vasti complessi di depressioni interne, di origine tettonica, spesso localmente definite "Valli", distribuite in gran parte dell'Umbria centrale...
--> I rilievi collinari su substrati torbiditici.
Questa Unità é limitata ad alcune aree collinari dell' Umbria Occidentale: i dintorni del Lago Trasimeno, le pendici del Monte Peglia, la "Selva di Meana" Ambiente e geo-morf...
I rilievi collinari villafranchiani.
Comprendono gran parte dei rilievi collinari che si innalzano a ridosso delle vaste depressioni tettoniche dell'Umbria Centrale e della Media Valle del Tevere, tra Umbertide, Perugia e Todi... Ambi...
I tavolati vulcanici.
Comprendono una limitata porzione del territorio dell'Umbria sud-occidentale, corrispondente a parte dell'Orvietano, interessata dalla presenza di formazioni rocciose ignee originatesi... Ambiente ...
I rilievi basso-collinari argillosa e sabbioso-argillosa.
Comprendono alcune aree dell'Umbria Sud-Occidentale, dai dintorni di Allerona sino ad Otricoli caratterizzate da substrati argillosi e sabbioso-argillosi di origine marina e riferibili al Pliocene....
Le aree collinari calanchive.
Comprendono limitati settori dell'Umbria Sud-Occidentale, soprattutto tra Allerona, Orvieto, Fabro-Ficulle ed Attigliano e presenta caratteristiche geomorfologiche ed ambientali del tutto particola...
I rilievi vulcanici di San Venanzo.
Interessano una ridottissima superficie del territorio umbro, limitata al piccolo centro abitato di San Venanzo (TR) ed ai suoi immediati dintorni... Interessano una ridottissima superficie del terr...

 
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mercoledì 22 agosto 2012

Umbria, lo spettacolo della Natura (quinta parte).

umbria-cartinaIncastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato. Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.

Le aree collinari calanchive.
umbria Le aree collinari calanchive.
Comprendono limitati settori dell'Umbria Sud-Occidentale, soprattutto tra Allerona, Orvieto, Fabro-Ficulle ed Attigliano e presenta caratteristiche geomorfologiche ed ambientali del tutto particolari

Ambiente e geomorfologia. Comprende limitati settori dell'Umbria Sud-Occidentale, soprattutto tra Allerona, Orvieto, Fabro-Ficulle ed Attigliano e presenta caratteristiche geomorfologiche ed ambientali del tutto particolari, uniche nell'ambito del territorio umbro e strettamente affini a realtà paesaggistiche dell'Alto Lazio e della Toscana, da Civita di Bagnoregio, attraverso le "Crete Senesi", sino ai calanchi di Volterra. I caratteri generali di tali territori sono segnati da rilievi collinari costituiti da argille grigio-azzurre e argille-sabbiose di origine marina e riferibili al Pliocene, profondamente incisi da stretti ed aspri valloni e movimentati da un complesso ed articolato insieme di calanchi, con tanto di sottili e affilate creste, guglie, groppe, dossi accidentati. Un paesaggio caotico, continuamente soggetto all'azione dei fenomeni erosivi ed in continua evoluzione, di grande fascino e di particolare suggestione.

Vegetazione.
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Le formazioni vegetali che lo caratterizzano, rientranti nei piani bioclimatici Collinare Submediterraneo e Basso-Collinare, sono limitate a boschetti di caducifoglie termo-xerofile, prevalentemente di Roverella (Quercus pubescens) lungo i dossi sommitali più dolci, e di sclerofille sempreverdi dominate dal Leccio (Quercus ilex) sui versanti più caldi ed aridi e sui bordi superiori dei canaloni. Queste ridotte formazioni boschive compongono, nelle zone calanchive, un articolato mosaico con aree quasi del tutto prive di vegetazione o colonizzate da poche specie di piante pioniere, in grado di svilupparsi in condizioni ambientali particolarmente aspre come quelle offerte dai terreni argillosi e sabbiosi, aridi ed in costante trasformazione.
 
Sulle creste dei calanchi, sui circhi sommitali e nelle aree meno acclivi sono invece presenti densi arbusteti costituiti prevalentemente da Ginestra odorosa (Spartium junceum) che offrono, oltreché una buona protezione ai friabili terreni ed una fonte di nutrimento e rifugio a vari piccoli animali selvatici, delle splendide fioriture primaverili di grande attrazione per tutti gli amanti della natura. Alla base di molti calanchi, nelle zone di accumulo delle colate argillose e di prolungato ristagno d'acqua, si sviluppano formazioni erbacee a Canna del Reno (Arundo pliniana) che tendono a risalire nelle vallecole, strette tra le creste ed i pinnacoli, rafforzando la già particolare suggestione dei luoghi che, soprattutto nelle giornate leggermente nebbiose autunnali, acquisiscono connotati quasi fiabeschi.
Il senso di "selvatico", l'asprezza, la desolazione (secondo criteri del tutto umani) che promanano da questi ambienti del tutto particolari, spesso incastonati in dolci, sereni ed "addomesticati" paesaggi collinari, rendono le formazioni calanchive realtà assolutamente uniche ed affascinanti, veri e propri Wild Spot immersi nell'Umbria rurale.

I rilievi vulcanici di San Venanzo.
umbria MacinaVenanzite
Interessano una ridottissima superficie del territorio umbro, limitata al piccolo centro abitato di San Venanzo (TR) ed ai suoi immediati dintorni.

Interessano una ridottissima superficie del territorio umbro, limitata al piccolo centro abitato di San Venanzo (TR) ed ai suoi immediati dintorni.

Tale area é caratterizzata dalla presenza di strutture e formazioni rocciose di origine vulcanica di rilevantissimo interesse scientifico, note ormai a livello internazionale per la loro peculiarità. Si tratta di un insieme di piccoli apparati vulcanici, originatisi circa 250.000 anni fa, che nel corso della loro brevissima attività eruttiva emisero prodotti di particolare interesse petrografico. Tra questi la "Venanzite", una roccia ignea che presenta caratteristiche chimiche assolutamente originali, e rilevabile esclusivamente nel territorio di San Venanzo (da cui il nome attribuitogli).

Con lo scopo di valorizzare questo insolito ed unico paesaggio geologico, sono stati recentemente istituiti dalle locali Amministrazioni competenti, un Museo Vulcanologico, allestito in un edificio del centro di San Venanzo, ed un Percorso Didattico che si snoda tra le più interessanti strutture vulcaniche e formazioni rocciose del territorio immediatamente prossimo al nucleo abitato.

Lungo tale percorso sono anche osservabili lembi di boschi di caducifoglie a prevalenza di Roverella (Quercus pubescens) e Cerro (Quercus cerris), folti arbusteti e piccole aree prative che, in associazione con i complessi rocciosi che costituiscono ciò che rimane degli antichi apparati vulcanici, creano una realtà paesaggistica di grande fascino e suggestione.


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martedì 21 agosto 2012

Umbria, lo spettacolo della Natura (quarta parte).

umbria-cartinaIncastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato. Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.

I tavolati vulcanici.
umbria tavolati vulcanici
Comprendono una limitata porzione del territorio dell'Umbria sud-occidentale, corrispondente a parte dell'Orvietano, interessata dalla presenza di formazioni rocciose ignee originatesi.
 
Ambiente e geo-morfologia.
Comprendono una limitata porzione del territorio dell'Umbria sud-occidentale, corrispondente a parte dell'Orvietano, interessata dalla presenza di formazioni rocciose ignee originatesi, nel corso del Pleistocene, a causa dell'intensa attività del Distretto Vulcanico Vulsino, nell'Alto Lazio attuale. Tali formazioni rocciose sono essenzialmente costituite da tufi e colate piroclastiche e laviche che rappresentano i più vasti affioramenti di materiali vulcanici dell'intera Umbria.

L'aspetto generale del territorio si presenta come un insieme di tavolati tufacei, che raggiungono quote comprese tra 300 e 600 m, spesso nettamente separati da strette valli scavate da vari corsi d'acqua.

Vegetazione.
umbria vegetazione
Le formazioni vegetali naturali, rientranti nei piani bioclimatici Basso-Collinare, Alto-Collinare ed in piccola parte Collinare Submediterraneo, sono costituite da boschi di caducifoglie semimesofile e subacidofile, a prevalenza di Cerro (Quercus cerris) a cui si associano sovente la Rovere (Quercus petraea), l'Acero d'Ungheria (Acer obtusatum), il Ciliegio selvatico (Prunus avium) ed il Carpino bianco (Carpinus betulus). Nei versanti più caldi e soleggiati sono presenti formazioni termofile di sclerofille sempreverdi di origine mediterranea dominate dal Leccio (Quercus ilex).che tende ad occupare i bordi dei valloni esposti a sud.

La difficile accessibilità di alcuni settori di questi tavolati tufacei, principalmente lungo i bordi delle "rupi", ha garantito nel tempo un discreto livello di conservazione di tali formazioni vegetali che, invece, nelle parti più pianeggianti e dolci sono state in gran parte sostituite da pascoli e colture agrarie. Un notevole interesse ecologico rivestono i vasti arbusteti, soprattutto costituiti da Prugnolo (Prunus spinosa) e Biancospino (Crataegus monogyna), che ammantando ampie superfici di pascoli abbandonati offrono cibo e rifugio ad innumerevoli animali, principalmente insetti, rettili, uccelli e piccoli mammiferi selvatici. L'intero territorio compreso presenta forti affinità paesaggistiche ed ambientali con gran parte dell'Alto Lazio e della Toscana Meridionale confinante con le quali condivide parte di quei cosiddetti "Paesaggi del Tufo", così tanto caratteristici dell'antica Tuscia.
--> I rilievi basso-collinari argillosa e sabbioso-argillosa.
umbria I rilievi basso-collinari argillosa e sabbioso-argillosa.
Comprendono alcune aree dell'Umbria Sud-Occidentale, dai dintorni di Allerona sino ad Otricoli caratterizzate da substrati argillosi e sabbioso-argillosi di origine marina e riferibili al Pliocene.

Ambiente e geo-morfologia. 

Comprendono alcune aree dell'Umbria Sud-Occidentale, dai dintorni di Allerona sino ad Otricoli caratterizzate da substrati argillosi e sabbioso-argillosi di origine marina e riferibili al Pliocene.
Si tratta di un territorio prevalentemente collinare, caratterizzato da morfologie molto dolci, solo in limitate zone movimentate da profondi canaloni incisi da piccoli corsi d'acqua di natura torrentizia. Le altitudini massime raggiunte da tali rilievi collinari raramente superano i 500 m di quota.

Vegetazione e fossili. Le formazioni vegetali naturali di questa unità, rientranti nei piani bioclimatici Collinare Submediterraneo e Basso-Collinare, sono principalmente costituite da boschi sempreverdi di Leccio (Quercus ilex) nei settori più caldi ed aridi, spesso lungo i bordi superiori dei canaloni, e da boschi radi di Roverella (Quercus pubescens) diffusi soprattutto sui versanti più dolci e nelle aree sommitali dei bassi rilievi. Nelle zone più fresche ed umide, sovente all'interno delle vallecole, sono anche presenti boschi di Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e Orniello (Fraxinus ornus).
umbria fossili
Tali formazioni boschive hanno profondamente subito l'impatto di millenarie attività antropiche e si presentano generalmente ridotti a cedui, spesso piuttosto degradati e dispersi tra vasti spazi occupati da pascoli e colture agrarie. Solamente nelle località più acclivi e di difficile accesso, come lungo i canaloni, sopravvivono lembi di boschi con un elevato livello di naturalità ed ancora in grado di offrire cibo e rifugio a non poche specie di animali selvatici, soprattutto uccelli. L'insieme di questi frammenti di natura meno alterati, ormai relegati ai più aspri canaloni, e le ampie superfici collinari dove si alternano boschetti, vigneti, oliveti, colture cerealicole, spesso punteggiati da antichi borghi, pievi, castelli, casali rurali, compone una realtà paesaggistica complessa e articolata di particolare fascino e di grande suggestione.

Fascino ancor di più esaltato dalla diffusa presenza di forme fossili, soprattutto molluschi, nei sedimenti affioranti per gran parte del territorio, vere e proprie testimonianze degli antichi ambienti marini del Pliocene, quando le acque del cosiddetto Paleotirreno, fino a poco oltre 2.000.000 di anni fa, lambivano questi estremi lembi occidentali dell'Umbria.

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