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venerdì 17 agosto 2012

Umbria, lo spettacolo della Natura (terza parte).

umbria-cartinaIncastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato. Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.


I rilievi collinari villafranchiani.
umbria I rilievi collinari villafranchiani.
Comprendono gran parte dei rilievi collinari che si innalzano a ridosso delle vaste depressioni tettoniche dell'Umbria Centrale e della Media Valle del Tevere, tra Umbertide, Perugia e Todi.

Ambiente e geo-morfologia Comprendono gran parte dei rilievi collinari che si innalzano a ridosso delle vaste depressioni tettoniche dell'Umbria Centrale e della Media Valle del Tevere, tra Umbertide, Perugia e Todi, e si estende anche nell'Umbria Meridionale, dalle colline di Montecastrilli alle alture che bordano parte della conca di Terni. Tali territori dolcemente ondulati, compresi tra 200 e 500 m di quota, sono principalmente costituiti da sedimenti villafranchiani (Pleistocene) sabbiosi e sabbioso-argillosi, a volte con conglomerati arenacei.

Vegetazione e fauna.
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Le formazioni vegetali naturali, rientranti essenzialmente nel Piano Bioclimatico Basso-Collinare, sono costituite da boschi di caducifoglie termo-xerofile ed acidofile con presenza di Farnetto (Quercus frainetto), una quercia di origine anatolico-balcanica, ampiamente diffusa nell'Italia Meridionale e che raggiunge nell'Umbria Centro-Occidentale il limite estremo settentrionale di distribuzione della specie nella penisola.

A seguito delle millenarie attività antropiche che hanno interessato questi territori, popolati intensamente sin dal Neolitico, poco sopravvive dell'originaria copertura forestale, oggi per lo più ridotta a pochi lembi degradati dispersi su terreni accidentati e poco adatti alle colture in mezzo a vaste distese agrarie. Tra i pochi residui di ambienti boschivi con elevati livelli di naturalità sopravvissuti alle estese e radicali trasformazioni umane del territorio, ricordiamo il Bosco di Collestrada, nei pressi di Ponte San Giovanni, ed i Boschi Sereni-Torricella, nel comune di Marsciano.
Questi ultimi, in gran parte rientranti nella "Tenuta di Torre Colombaia", alle porte del piccolo borgo di S. Biagio della Valle, estendendosi complessivamente per circa 220 ettari di superficie, rappresentano una delle più ampie, compatte e meglio conservate fitocenosi arboree di tipo basso-collinare dell'intera Umbria. Grazie alla presenza di un'antica Riserva di Caccia dell'aristocrazia locale e, più recentemente, alla particolare sensibilità dei proprietari, il bosco di Torre Colombaia, con le sue vaste formazioni arboree d'alto fusto, in gran parte costituite da Cerro (Quercus cerris) e Farnetto (Quercus frainetto), in cui ogni intervento umano gestionale é ridotto al minimo, costituisce un vero e proprio "relitto" delle antiche foreste che un tempo rivestivano le basse colline umbre ed un importante serbatoio di biodiversità per una vasta porzione del territorio regionale. A testimonianza della notevole ricchezza biologica e dell'elevato livello di naturalità e di salute ambientale di tale area occorre segnalare la presenza di numerose specie animali ormai fortemente ridotte o scomparse da gran parte del territorio regionale e presenti nel Bosco di Torre Colombaia con contingenti considerevoli.
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Tra questi organismi figurano, in particolare, numerose specie di insetti saprofagi, la cui esistenza é strettamente legata alla presenza di formazioni forestali disetanee, con molti esemplari arborei secolari ed in fase di deperimento naturale. Questi "patriarchi" vegetali ed i boschi maturi e folti che li hanno preservati nel tempo sono ormai quasi del tutto scomparsi anche dalla nostra verde Umbria, ma sono ancora presenti in questo lembo di dolci colline, dominate da un'antica torre medievale.

Inoltre, sempre nell'ambito della Tenuta é anche presente un piccolo laghetto, letteralmente immerso nel bosco, che offre rifugio ad innumerevoli specie di animali acquatici altrove quasi completamente scomparse e che rappresenta un ulteriore gioiello ambientale all'interno di un frammento di territorio che costituisce, nel suo articolato complesso, un mirabile esempio di corretta gestione di un patrimonio naturale di valore non solo regionale.

I rilievi collinari su substrati torbiditici.
umbria I rilievi collinari su substrati torbiditici
Questa Unità é limitata ad alcune aree collinari dell' Umbria Occidentale: i dintorni del Lago Trasimeno, le pendici del Monte Peglia, la "Selva di Meana"

Ambiente e geo-morfologia.Questa Unità é limitata ad alcune aree collinari dell' Umbria Occidentale: i dintorni del Lago Trasimeno, le pendici del Monte Peglia, la "Selva di Meana".

In questi territori affiorano rocce di tipo torbiditico, in particolare appartenenti alla Formazione del Macigno del Chianti e del Mugello, costituite prevalentemente da arenarie giallastre e grigie con livelli di marne ed argille siltose grigiastre.

Vegetazione.
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Le formazioni vegetali principali di tale Unità, rientranti nel Piano Bioclimatico Collinare, sono costituite da boschi di caducifoglie a dominanza di Cerro (Quercus cerris) che nell'area della Selva di Meana, nel comune di Allerona (TR), si estendono per diverse centinaia di ettari formando uno dei complessi forestali più estesi e meglio conservati dell'Umbria. Questi boschi, in massima parte governati a ceduo, conservano ancora alcuni lembi d'alto fusto di rilevante interesse ecologico, molti dei quali situati a ridosso dei confini regionali, in piena continuità geografica ed ambientale con le vaste foreste che rivestono la maggior parte del territorio dell'attigua Riserva Naturale Regionale di Monte Rufeno (Acquapendente, VT), nell'Alto Lazio.

Fauna.
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Grazie all'esistenza di tale vasta copertura forestale che travalica i confini amministrativi ed alla tutela ad essa accordata dalle due Regioni, numerose specie di animali selvatici riescono ancora a sopravvivere in queste aree. Oltre a innumerevoli invertebrati strettamente legati all'esistenza di ambienti forestali maturi, come varie specie di insetti saprofagi, questi boschi offrono cibo e rifugio a numerose specie di uccelli silvestri e a non pochi mammiferi, dai piccoli Insettivori e Roditori sino ai grandi ungulati come il Cinghiale (Sus scrofa) ed il Capriolo (Capreolus capreolus). Quest'ultimo in lenta fase di espansione naturale nel versante umbro della Selva di Meana con esemplari provenienti dalle ben tutelate popolazioni della Riserva Naturale di Monte Rufeno. La progettata istituzione di una vasta Area Protetta Interregionale, attualmente in corso di realizzazione grazie ad accordi tra le Amministrazioni delle due Regioni, proprio in quest'area, potrebbe ulteriormente favorire tali processi di diffusione spontanea di varie specie della fauna selvatica e permettere l'attuazione di migliori forme di gestione delle risorse naturali di queste zone contigue che presentano una piena continuità territoriale ed ecologica.


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giovedì 16 agosto 2012

Umbria, lo spettacolo della Natura (seconda parte).

Incastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato.

Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.

I rilievi collinari marnoso-arenacei.
umbria colline
Interessano principalmente gran parte del settore nord-orientale dell'Umbria, dall'Alta Valle del Tevere sino ai primi contrafforti calcarei appenninici dell'Eugubino-Gualdese ed alle pendici.

Ambiente e geo-morfologia Interessano principalmente gran parte del settore nord-orientale dell'Umbria, dall'Alta Valle del Tevere sino ai primi contrafforti calcarei appenninici dell'Eugubino-Gualdese ed alle pendici settentrionali ed orientali del Monte Subasio. Questa vasta superficie territoriale risulta caratterizzata da complessi collinari con altitudini massime che generalmente non superano gli 800-900 m s.l.m. formati da rocce appartenenti alla cosiddetta "formazione marnoso-arenacea", originatesi dall'accumulo di sedimenti nei bacini marini neogenici tra 10.000.000 e 20.000.000 di anni fa. Queste rocce, costituite da un'alternanza di litofacies marnose ed arenacee, dopo l'emersione dalle acque dei mari del Terziario, hanno subito intensi processi erosivi che hanno dato origine a rilievi caratterizzati da linee dolci, cime spesso arrotondate e diffusi ampi dossi semipianeggianti, a volte delimitati da pendii piuttosto acclivi.

Vegetazione Le formazioni forestali originarie, principalmente rientranti nei piani bioclimatici Basso-Collinare e Alto-Collinare, sono in gran parte costituite da boschi di caducifoglie a predominanza di Roverella (Quercus pubescens) nei rilievi più bassi e nei versanti con clima più secco, e di Cerro (Quercus cerris) nelle zone più elevate e fresche. A seguito delle millenarie attività antropiche che hanno interessato queste aree di antico insediamento, poco sopravvive degli originari ambienti forestali, in massima parte trasformati in lembi di boschi cedui piuttosto degradati intervallati da vaste superfici occupate da colture agrarie e praterie secondarie.
In alcune zone, come nei dintorni di Pietralunga e nei rilievi collinari che si innalzano tra il Monte Subasio, l'Alta Valle del Chiascio e l'Eugubino, oltreché in varie parti dell'Alta Valtiberina, ai confini con la Toscana, sono ancora presenti superfici boschive, anche di notevole estensione, costituite da cerrete d'alto fusto con caratteristiche di notevole interesse ambientale. In tali formazioni forestali collinari che rappresentano gli ambiti di maggiore interesse naturalistico dell'intera Unità, sopravvivono comunità faunistiche un tempo ampiamente diffuse su gran parte del territorio regionale e poi sempre più ridotte a causa delle modifiche ambientali apportate dall'uomo, oltreché dalla caccia indiscriminata.
Fauna Tra le presenze faunistiche di maggiore interesse ecologico e conservazionistico dell'Unità in questione figurano il Lupo (Canis lupus) ed il Capriolo (Capreolus capreolus). Vaste superfici dell'area collinare marnoso-arenacea, grazie allo spopolamento delle aree collinari interne dell'Umbria, in atto già dalla prima metà del Novecento, risultano interessate da fenomeni di riespansione della vegetazione spontanea che, con l'instaurarsi di  classiche fasi di successioni secondarie, stanno trasformando aree di ex pascoli e coltivi abbandonati in arbusteti, macchie e boscaglie. Questo processo potrebbe contribuire, a lungo termine, a favorire un ulteriore ampliamento del raggio di insediamento e diffusione di numerose specie della fauna selvatica, tra le quali il Capriolo.

Le grandi conche interne e le ampie valli fluviali.
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Questa unità ambientale interessa i vasti complessi di depressioni interne, di origine tettonica, spesso localmente definite "Valli", distribuite in gran parte dell'Umbria centrale, dalle pendici.

Ambiente e geo-morfologia Questa unità ambientale interessa i vasti complessi di depressioni interne, di origine tettonica, spesso localmente definite "Valli", distribuite in gran parte dell'Umbria centrale, dalle pendici delle colline di Brufa-Collestrada sino alla "Valle Spoletana", dai Colli Perugini sino al Tuderte, oltreché le conche di Gubbio e di Terni-Narni.

Anche i principali fondovalle dei maggiori corsi d'acqua dell'Umbria (Tevere, Chiascio, Topino, Paglia, Nera), costituiti da tipici sedimenti di origine fluviale, rientrano in tale Unità. Le depressioni strutturali, originatesi durante i processi di distensione della crosta terrestre dell'Italia Centrale conseguenti alla formazione del Bacino Tirrenico nel corso del Neogene, sono principalmente formate da sedimenti continentali di origine lacustre e fluviale (limi, sabbie, ghiaie, ciottolame) e si presentano come vaste distese pianeggianti, delimitate da rilievi collinari e/o montani.

Le quote medie di queste aree di pianura variano dai 100 m ai 250-300 m nell'Umbria Occidentale e Centrale, fino ai 400 m. della "Piana di Gubbio".

Vegetazione.
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Le formazioni vegetali originarie di questi vasti sistemi di depressioni tettoniche, che erano caratterizzate da foreste planiziarie, intervallate da praterie umide e paludi, sono ormai scomparse da lungo tempo essendo state completamente sostituite da colture agrarie, frutto di grandi interventi di bonifica e di riassetto territoriale avviati già in Età Classica. Solamente in limitatissime superfici sopravvivono lembi di vegetazione forestale di un certo interesse ambientale, tra questi primeggiano i boschi residui della Piana di Gubbio. costituiti da pochi ettari di boschi acidofili planiziari, formati da querce caducifoglie quali: Cerro (Quercus cerris), Farnia (Quercus robur), Rovere (Quercus petraea).
Nonostante il degrado generale che ha trasformato la maggiore superficie di tali pianure in vaste distese agrarie delimitate da canali di irrigazione e strade, punteggiate da insediamenti sia abitativi che industriali, sono ancora presenti vari tratti con caratteristiche ambientali e paesaggistiche di rilievo. In particolare nel tratto di Valle Umbra che si estende tra le pendici delle colline di Collemancio e le cittadine di Cannara e Bevagna, é possibile osservare lembi di pianura che conservano parte del fascino dei paesaggi agrari di un tempo, dove, grazie alla presenza di siepi, filari di specie arboree d'alto fusto e di canali d'irrigazione bordati da sottili cortine di vegetazione acquatica, riescono a sopravvivere diverse specie di animali selvatici, soprattutto piccoli uccelli. Particolare interesse ambientale e fascino rivestono anche il Laghetto dell'Aiso, detto anche "Lago dell'Abisso", un piccolo specchio di acque sorgive di pianura nei pressi di Bevagna, e le celeberrime Fonti del Clitunno, ai margini orientali della cosiddetta Valle Umbra Sud ed ai piedi delle alture calcaree di Campello, ammantate di argentei uliveti. Tutti "frammenti" di territorio in grado di rappresentare situazioni ambientali di un certo pregio naturalistico nell'ambito di interi paesaggi totalmente trasformati dall'uomo e, purtroppo, in gran parte ancora soggetti a innumerevoli forme di degrado.

Anche la situazione ambientale delle grandi valli fluviali non si presenta molto diversa. Lungo il corso della maggior parte dei fiumi umbri, l'originaria vegetazione forestale ripariale e le boscaglie igrofile sono state distrutte completamente dall'uomo, oppure fortemente ridotte nella superficie, degradate e impoverite floristicamente e strutturalmente. Ciò che sopravvive sono piccoli lembi e nuclei di boschi e boscaglie ripariali, soprattutto costituiti da varie specie del genere Salix, Pioppo nero (Populus nigra), Pioppo bianco (Populus alba), Ontano nero (Alnus glutinosa) presenti lungo alcuni brevi tratti del corso dei vari fiumi umbri, principalmente Nera e Paglia.

Le fitocenosi ripariali rappresentano le più degradate ed alterate tra tutte quelle che costituiscono il paesaggio forestale umbro.

Fauna Conseguentemente al degrado che caratterizza tali formazioni vegetali, la fauna ad esse legate si presenta particolarmente impoverita. Un ultima nota dolente, ad ulteriore riconferma di quanto sia andato perduto, nel corso dei secoli, dell'originale patrimonio biologico di questi ambienti fluviali: Presso le Raccolte Zoologiche di Mons. Giulio Cicioni, attualmente gestite dal Centro di Ateneo per i Musei Scientifici (C.A.M.S.) dell'Università degli Studi di Perugia, é conservato un esemplare tassidermizzato di Lontra (Lutra lutra), un Mustelide strettamente legato all'esistenza di ambienti acquatici particolarmente integri, abbattuto nei primi del Novecento lungo le sponde del Fiume Chiascio, nei pressi di Torgiano, in un tratto fluviale oggi tra i più inquinati e degradati dell'intero territorio regionale.
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mercoledì 15 agosto 2012

Umbria, lo spettacolo della Natura (prima parte).

umbria-cartinaIncastonata come una pietra nel cuore verde dell’Italia, l’Umbria è il luogo ideale per chi ama stare a contatto con la natura e, attraverso itinerari cicloturistici, scoprire boschi, castelli, santuari e perché no, Assisi, Spello fino alle pendici del Monte Subasio in mountain bike.

Un percorso di diversa natura, invece, è quello che lega l’uomo al suo territorio; sono famose le “strade del vino” che appagano i cinque sensi attraverso un itinerario fatto di natura, sapori e memoria di un tempo passato. Oltre alla degustazione dei vini, vivono in questi centri, tradizioni enogastronomiche ed artigianali, botteghe artigiane della ceramica, del vetro, del legno tipica espressione di una cultura tradizionale di origini antiche. Anche l’andar per frantoi è legato alla cultura dell’olio, un fiore all’occhiello di tutte le aziende, consorzi oleifici che hanno permesso di ottenere l’olio DOP Umbria.

Sistemi naturalistici.
I sistemi ipogei dell'Appennino calcareo.
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Più o meno vasti sistemi ipogei che caratterizzano molti rilievi montuosi calcarei appenninici, dal Monte Cucco, con le sue celebri e imponenti grotte, ai monti del Gualdese sino allo Spoletino...
Più o meno vasti sistemi ipogei che caratterizzano molti rilievi montuosi calcarei appenninici, dal Monte Cucco, con le sue celebri e imponenti grotte, ai monti del Gualdese sino allo Spoletino ed al territorio Narnese-Amerino.

Tali complessi di origine carsica ed in parte ipogenica, cioé legata alla risalita di acquiferi profondi, costituiscono ambienti tra i più interessanti dal punto di vista ecologico dell'intera Regione. Questi mondi sotterranei, veri e propri straordinari universi paralleli di grande fascino e suggestione, sono popolati da creature di notevolissimo interesse scientifico, frutto di processi evolutivi che hanno consentito loro di adattarsi a condizioni ambientali del tutto particolari, caratterizzate da una oscurità intensa o totale, elevata umidità e relativa scarsità di elementi nutritivi. Non sono poche, soprattutto tra gli invertebrati, le forme endemiche presenti in questi ambienti, alcune limitate a piccole popolazioni esclusivamente diffuse in ben determinati sistemi ipogei.

Tra le poche specie di Vertebrati presenti in questi mondi oscuri occorre citare il Geotritone italico (Speleomantes italicus), un piccolo Anfibio Urodelo appartenente alla Famiglia Pletodontidae di grande interesse biogeografico, che pur non essendo esclusivamente legato agli ambienti sotterranei frequenta regolarmente le aree vestibolari ed anche profonde di diverse grotte umbre. Estremo interesse rivestono anche i chirotteri, molto poco studiati in Umbria, che popolano con diverse specie e ingenti colonie varie cavità sotterranee, utilizzate soprattutto come aree riproduttive e luoghi di svernamento. Questi ambienti, per il loro straordinario valore scientifico che ne fa dei veri e propri "laboratori dell'evoluzione", meritano una protezione sempre più attenta, per evitare che la loro valorizzazione turistica rischi di alterare i fragili e delicati equilibri climatici ed ecologici.

I bacini carsico-tettonici dell'Appennino calcareo.
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Depressioni strutturali di origine tettonica, profondamente modellate dal carsismo superficiale, limitate ad alcuni settori appenninici tra i quali gli altopiani di Colfiorito.

Depressioni strutturali di origine tettonica, profondamente modellate dal carsismo superficiale, limitate ad alcuni settori appenninici tra i quali gli altopiani di Colfiorito, a ridosso del confine regionale con le Marche, e il versante umbro dei Monti Sibillini dove si estende l'ampio e suggestivo complesso del Pian Grande/Pian Piccolo di Castelluccio di Norcia.
Altopiani di Colfiorito Le formazioni vegetali naturali di queste conche d'altopiano, sono caratterizzate nelle zone umide più depresse da un insieme di fitocenosi disposte a mosaico o in fasce concentriche in relazione, principalmente, al diverso grado di umidità del terreno e alla profondità dell'acqua.
Nella palude di Colfiorito, situata a circa 800 m. di altitudine, si estendono lungo i bordi praterie umide, ormai ridotte a pochi lembi a causa delle attività antropiche, che lasciano il posto, verso le aree più interne ad una folta vegetazione elofitica, soprattutto costituita da vaste formazioni di Cannuccia palustre (Phragmites australis) che tendono a spingersi nel cuore della conca arrestandosi solo in poche aree di acque più profonde dove si sviluppa una vegetazione idrofitica con ampie distese occupate da Potamogeton crispus e Potamogeton natans e da Ninfea bianca (Nymphaea alba). Questo interessante ambiente palustre, la cui tutela mobilitò i movimenti ambientalisti locali, attualmente Parco Regionale, è stata riconosciuta zona umida d’importanza internazionale (Convenzione di Ramsar, 1971), oltre che sito di interesse comunitario (SIC), sia per la ricca flora che la caratterizza che per la variegata fauna che popola i suoi numerosi ambienti.

Pian Grande/Pian Piccolo di Castelluccio di Norcia Il complesso Pian Grande/Pian Piccolo di Castelluccio di Norcia, situato ad una quota media di 1.300 m, si presenta come un vasto altopiano rivestito di bassa vegetazione erbacea e solcato dal Fosso Mergani, che convoglia le acque di scioglimento delle nevi verso l'omonimo inghiottitoio carsico, sulle cui sponde si sviluppa un'interessante flora acquatica. Queste vaste depressioni pianeggianti, racchiuse da imponenti rilievi montuosi, tra i quali il maestoso Monte Vettore (2.478 m di altitudine), rappresentano uno degli angoli più suggestivi e affascinanti dell'intera Regione, soprattutto nei mesi primaverili quando una moltitudine di fiori trasformano le verdi distese in vere e proprie straordinarie "tavolozze" di colori.

I rilievi calcarei appenninici.
rilievi appenninici
I rilievi calcarei comprendono l'intero sistema delle dorsali montane che costituiscono l'Appennino Umbro-Marchigiano, dal confine con la Regione Marche sino ai Monti Martani che ne rappresentano...
Ambiente e geo-morfologia I rilievi calcarei comprendono l’intero sistema delle dorsali montane che costituiscono l’Appennino Umbro-Marchigiano, dal confine con la Regione Marche sino ai Monti Martani che ne rappresentano un’appendice occidentale. In questa unità ambientale possono anche venire inclusi i rilievi dei Monti di Gubbio, del Monte Subasio, dei monti Malbe, Tezio ed Acuto, del Monte Peglia e dei Monti Amerini, che si innalzano isolati nell’ambito di altre unità paesaggistiche regionali, come vere e proprie “avanguardie occidentali” dei più classici paesaggi appenninici. L’intera unità è caratterizzata da rilievi montuosi costituiti essenzialmente da rocce sedimentarie di origine marina, in gran parte calcaree, formatesi durante l’Era Mesozoica e parte dell’Era Cenozoica, per accumulo e successivo processo di litificazione di sedimenti sui fondali dell’antico Bacino della Tetide. Le più antiche formazioni rocciose che costituiscono questi rilievi sono rappresentate dalle Anidridi di Burano che affiorano nei pressi di Cenerente, pochi chilometri a Nord di Perugia, la cui età è riferibile al Triassico Superiore (circa 220.000.000 di anni fa). I sedimenti che costituiscono questa formazione si depositarono su un vasto bacino evaporitico di acqua bassa, probabilmente in condizioni climatiche di tipo Tropicale arido, lungo l’allora bordo meridionale del Bacino della Tetide.

Tale formazione rocciosa si colloca alla base di quell’insieme di sedimenti denominati dai geologi “Serie Stratigrafica Umbro-Marchigiana” che costituisce l’intera ossatura dei nostri rilievi appenninici e che testimonia, attraverso le sue diverse tipologie di rocce, l’evoluzione geomorfologia e paleoambientale del Bacino della Tetide, da oltre 200.000.000 di anni fa sino all’emersione delle prime dorsali montuose del settore umbro dell’Appennino, a partire da circa 7.000.000 di anni fa.

I rilievi calcarei appenninici presentano un’ampia varietà di situazioni ecologiche ed ambientali riferibili principalmente alle diverse altitudini che li caratterizzano e che possono essere suddivise in vari piani bioclimatici, dal Collinare Submediterraneo, attraverso il Basso-Montano ed il Montano sino al Subalpino ed Alpino, quest’ultimo strettamente limitato a poche aree di cresta dei Monti Sibillini, oltre i 1.900/2.000 m. di quota.

Vegetazione In linea generale le diverse formazioni vegetali naturali presenti in tale unità paesaggistica spaziano dai boschi e dalle macchie di Leccio (Quercus ilex) con altre specie arboree ed arbustive termofile e di origine mediterranea delle quote più basse e dei versanti più caldi ed assolati, ai boschi di caducifoglie collinari e basso montani di Roverella (Quercus pubescens), di Carpino nero (Ostrya carpinifolia) ed Orniello (Fraxinus ornus), di Cerro (Quercus cerris), sino ai boschi montani a dominanza di Faggio (Fagus sylvatica) del Piano Montano ed agli arbusteti e praterie primarie dei Piani Subalpino ed Alpino, oltre i 1.750/1.800 m. di altitudine, che presentano numerose specie vegetali di origine boreale ed artico-alpina (Arctostaphylos uva-ursi, Salix herbacea, Salix retusa, Silene acaulis, Dryas octopetala, etc.). Queste ultime entità, veri "relitti nordici" discesi alle nostre latitudini durante le fasi più fredde del Quaternario e successivamente, con i cambiamenti climatici in senso caldo del Postglaciale, arrocatesi nei più alti rilievi dell'Appennino Abruzzese ed Umbro-Marchigiano, dal Gran Sasso d'Italia e dalla Majella, al Velino-Sirente ed ai Monti Sibillini, costituiscono un insieme vegetale di estremo interesse biogeografico, che insieme alle varie forme endemiche montane presenti, tra le quali la celebre Stella alpina appenninica (Leontopodium nivale), rappresentano uno dei più pregevoli complessi floristici dell'intera Italia Centrale.

Dopo millenni di presenza umana sul territorio gli ambienti ed i paesaggi originali dell'Unità in questione si presentano oggi profondamente alterati dalle attività antropiche, soprattutto agro-silvo-pastorali. Così gran parte delle antiche formazioni forestali sono state abbattute per lasciare spazio alle distese erbose da utilizzare per il pascolo, soprattutto ovino, e le porzioni residue sono principalmente ridotte a boschi cedui e degradati. Solo in alcune aree montane, spesso di difficile accesso, sono ancora presenti lembi di bosco d'alto fusto di elevata naturalità, in grado di rievocare l'aspetto delle antiche foreste appenniniche prima che l'uomo pastore ed agricoltore operasse radicali e diffusi interventi sul territorio. Tali boschi sono limitati a ridotte superfici dei massicci montani del Cucco-Catria, del Coscerno-Aspra e di pochi altri rilievi della Valnerina e dei Monti Sibillini e rappresentano uno dei maggiori beni ambientali dell'intero patrimonio naturale della Regione Umbria.

Fauna Solamente in questi ambienti, meno toccati dalle attività antropiche, sopravvivono i residui di quella originaria fauna forestale appenninica che un tempo caratterizzava tali regioni montuose. Scomparsi il Gufo reale (Bubo bubo), il Cervo nobile (Cervus elaphus) e l'Orso bruno (Ursus arctos marsicanus), sopravvivono, oltre ad una fauna di più ampia diffusione, splendide ed affascinanti creature come il Lupo (Canis lupus), il Gatto selvatico (Felis sylvestris), la Martora (Martes martes) ed il Capriolo (Capreolus capreolus), quest'ultimo in lenta fase di espansione su buona parte del territorio regionale. Nelle formazioni forestali più umide che si snodano lungo il corso di alcuni piccoli corsi d'acqua montani, inoltre, sono presenti due rari Anfibi Urodeli di notevole interesse ecologico e biogeografico, la Salamandra pezzata appenninica (Salamandra salamandra gigliolii) e la Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), una specie endemica della penisola italiana. Questi residui ambienti silvestri, insieme ai pochi lembi di praterie primarie d'alta quota, ancora abitate da diverse interessanti specie faunistiche montane, rappresentano alcuni dei più ricchi serbatoi di biodiversità dell'intero territorio regionale e come tali meriterebbero più oculate forme di tutela e di gestione.

Altre aree di interesse ambientale Oltre a tali ambiti di estremo valore naturalistico, veri e propri "gioielli" della natura umbra, l'intera unità presenta molte altre realtà, anche di limitata estensione, di particolare interesse ambientale e paesaggistico, dai superbi boschi d'alto fusto di Leccio (Quercus ilex) che si innalzano nei pressi di eremi francescani ed abbazie benedettine (Eremo delle Carceri del M. Subasio, Abbazia di Sassovivo di Foligno, Monteluco di Spoleto, Sacro Speco di Narni, etc.), alle aspre forre della Valnerina dove spumeggiano impetuosi torrenti, fino ai dolci declivi dei rilievi calcarei dello Spoletino e delle "Coste di Trevi", dove boschi di sempreverdi e caducifoglie si alternano a vasti uliveti in un suggestivo connubio tra selvatico e coltivato.


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martedì 31 luglio 2012

La Liguria e le sue città: Savona.

liguriaLa Liguria e le sue città. Come arrivarci, come viverle: in queste pagine si può intraprendere una breve visita virtuale dei quattro capoluoghi della regione.

Notizie di storia, cultura, economia, qualche interessante proposta per un giro turistico e una sosta a tavola.

Ma, soprattutto, i collegamenti per approfondire la conoscenza di Genova, La Spezia, Savona e Imperia attraverso i siti istituzionali delle amministrazioni locali e quelli di interesse generale.

savona_torretaI numeri
Superficie: 65.55 chilometri quadrati
Altitudine: 4 metri sul livello del mare
Abitanti: 61.911
(dati Istat al 1 gennaio 2003)
Distanza dagli altri capoluoghi: Genova 47 km; Imperia 70 km; La Spezia 148 km

Un po' di storia.
La storia di Savona si identifica con quella della sua fortezza: il Priamar. Una costruzione militare del Cinquecento costruita su un promontorio roccioso, sotto il quale sono rimasti seppelliti il baluardo protostorico, l'acropoli preromana dei liguri Sabazi e buona parte della città bizantina, della quale, oggi, emergono la necropoli, il duomo, il palazzo vescovile, la chiesa e il convento di San Domenico, i castelli di San Giorgio e Santa Maria. Divenuta capitale della marca aleramica nel 950, la città fiorisce e si amplia economicamente e urbanisticamente sino al 1300-1400. Secoli nei quali continua, con alterne fortune, a opporsi a Genova. Una lotta che si conclude nel 1528 con la sottomissione ad Andrea Doria e con la costruzione del Priamar. Ma è nel Quattrocento che Savona vive la sua età dell'oro e si conquista il nome di "città dei papi". Infatti, i Della Rovere, una delle più nobili famiglie savonesi, danno alla Chiesa due pontefici: Sisto IV (1414-1484), e il nipote, Giulio II (1443-1513). Sotto il primo fu iniziata la Cappella Sistina, mentre Giulio II fu tra i principali fautori della Roma rinascimentale, mecenate di Raffaello e di Michelangelo.

Economia.
savona_011_savona_vecchia
L'economia, mista tra commercio, artigianato e industria, è cresciuta negli utimi tempi, anche nel campo del turismo. Un buon terreno di sviluppo è rappresentato anche dal porto mercantile, che costituisce anche il terminale marittimo di Torino e di buona parte dell'area industrializzata piemontese.

Scoprire la città.
savona brandale
Un vivace centro storico e un porto che la sera sia anima grazie a ristorantini e locali tipici: chi arriva a Savona per conoscerla non rimarrà deluso. Oltre alla visita d'obbligo al Priamar, centro culturale della città, non si può mancare la visita a Palazzo Grassi Ferrero Doria Lamba, prestigiosa dimora nobiliare di fondazione trecentesca che cela al sua interno una serie di affreschi della migliore scuola ligure cinquecentesca. Per lo shopping si consiglia di visitare la principale e animata arteria cittadina via Paleocapa dove si può anche trovare il Palazzo dei Pavoni dalla pregevole facciata floreale di Alessandro Martinengo, e la settecentesca Chiesa di San Andrea. Altra stretta e frequentatissima via fitta di botteghe di ogni genere è la via Pia seguendo la quale si può raggiungere la caratteristica piazza della Maddalena.

Fuori porta.
finalborgo
La provincia di Savona come tutta la riviera ligure è conosciuta nell'Italia e nel mondo per il suo mare, le sue coste, le sue spiagge, i suoi impianti balneari, ma basta uno sguardo più attento per accorgersi che l'offerta ambientale e turistica del savonese è assai più vasta e ricca. Infatti, è possibile passare, nell'arco di pochi chilometri, dalle spiagge sabbiose della vicina Albisola, ai boschi dell'entroterra, alle bellezze storiche di paesi medievali come Final Borgo.
 
Tra le escursioni si segnala l'interessante tour delle località napoleoniche dell'interno: da Savona s'imbocca la Strada Statale 29, si sale a Cairo Montenotte, superando il Colle di Cadibona, si prosegue per Dego da dove si raggiunge Pontinvrea. Il percorso complessivo è di 23 chilometri. A Cairo si possono ammirare i resti del Castello Carrettesco, mentre a Montenotte sono ancora visibili le tracce del passaggio dei francesi. Volendo proseguire ci si può spingere fino a Millesimo di cui si ricorda il celebre castello di Cosseria, per poi proseguire fino a Osiglia dove si raggiunge un lago artificiale, dal quale si ridiscende verso il mare.

In tavola.
savona ciuppin
La cultura gastronomica di Savona fonde il sapore dei piatti di mare con la semplicità delle ricette contadine, dove protagoniste sono le verdure. Tra i piatti "di terra" troviamo la torta pasqualina, esempio di quella cucina ligure ispirata a criteri di recupero e conservazione. Tra le ricette più tradizionali a base di pesce c'è il ciuppin, zuppa di pesce dal sugo particolarmente denso. Tra i dolci primeggia la torta di zucca a base di pinoli, marmellata, uvetta e pezzi di mela, i chinotti al maraschino, il tutto annaffiato dagli ottimi vini della zona: il Nostralino, il Lumassina e il Buzzetto di Quiliano. Feste Caratteristica l'accensione dei lumetti di carta sui balconi la sera prima del 18 marzo, festa patronale della Madonna di Misericordia. Usanza tra le più conosciute quella della Processione del Venerdì Santo, con le note casse in gruppi lignei di famosi artigiani dei secoli passati. Durante la celebrazione dei defunti, ecco i classici dolci, le fave dei morti. Un'altra data importante è il 13 dicembre, festa grande per Santa Lucia.

Come arrivarci.

In aereo.
L'areoporto internazionale Villanova d'Albenga è lo scalo più vicino alla città.

In auto.
Savona è ben servita anche dalle maggiori arterie autostradali:
A10 Genova-Ventimiglia
A6 Torino-Savona
A7 (E25) Milano - Genova
A7-A26 Milano-Savona
A5-A26 Aosta-Savona

In treno.
Savona è dotata di una stazione collegata a gran parte delle maggiori città del nord Italia. Per informazioni su orari, arrivi e partenze è possibile visitare il sito Trenitalia.

In nave.
Arrivano e partono dalla Stazione Marittima di Savona e del nuovo terminal passeggeri di Vado Ligure i traghetti Corsica e Sardinia Ferries. Importanti sono anche i porticcioli turistici.

In pullman.
Savona è collegata alle principali località della provincia attraverso la linea di bus extra-urbani Sar.
Approfondimenti

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lunedì 30 luglio 2012

La Liguria e le sue città: La Spezia.

liguriaLa Liguria e le sue città. Come arrivarci, come viverle: in queste pagine si può intraprendere una breve visita virtuale dei quattro capoluoghi della regione.

Notizie di storia, cultura, economia, qualche interessante proposta per un giro turistico e una sosta a tavola.

Ma, soprattutto, i collegamenti per approfondire la conoscenza di Genova, La Spezia, Savona e Imperia attraverso i siti istituzionali delle amministrazioni locali e quelli di interesse generale.

la_speziaI numeri.
Superficie: 51,22 kmq
Altitudine: 3 metri sul livello del mare
Abitanti: 95.091
(dati Istat al 1 gennaio 2001)
Distanza dagli altri capoluoghi: Imperia 223 km; Savona 148 km; Genova 102 km

Un po' di storia.
Le origini di Spezia risalgono all'epoca romana, ma esistono testimonianze di insediamenti che precedono persino l'antichissima Luni (177 a.C.). È nel XIII secolo che la città raggiunge un notevole sviluppo e prestigio. Due sono le date cruciali nella storia di Spezia: il 1343, anno nel quale nasce la nuova podesteria indipendente con capoluogo alla Spezia, e il 1869, data nella quale viene inaugurato l'Arsenale della Regia Marina. Questo avvenimento cambia radicalmente il volto della città, che fino ad allora non si era sviluppata al di fuori dell'insediamento medioevale. L'Arsenale diventa il cuore economico della piccola cittadina e delle zone circostanti, favorendo un rapido e notevole ingrandimento di Spezia in breve tempo.

Economia.
La_Spezia porto
La Spezia deve il suo sviluppo alla costruzione dell'Arsenale militare voluto da Cavour, oggi una delle basi più importanti della Marina Militare. Punto di forza dell'economia spezzina è il turismo, che ha subito una forte espansione negli ultimi decenni sia in riviera che nell'entroterra. Molti nuovi agriturismi sono nati nelle valli e sulle coste permettendo spesso il recupero di casolari agricoli in decadimento e migliorando, quindi, l'aspetto paesaggistico di zone scarsamente abitate. La maggior attenzione alle produzioni agricole di qualità e biologiche ha incrementato un turismo enogastronomico che unisce la tradizione dei piatti tipici alle bellezze naturalistiche. La città è sede di numerose industrie: molto sviluppati i settori elettrotecnico, chimico, alimentare, poligrafico e quello delle ceramiche e porcellane.

Scoprire la città.
castello_di_San_Giorgio1
Il biglietto da visita di Spezia è il Castello di San Giorgio. Si tratta di una fortezza composta da due edifici di epoche differenti: la parte occidentale risale al 1371, mentre quella orientale è opera dei Genovesi ed è stata portata a termine nel XVII secolo. Notevole il patrimonio museali del capoluogo: in attesa del Centro per l'Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, si segnala il museo Lia, che raccoglie una splendida collezione di arte antica, donata da Amedeo Lia e dalla sua famiglia alla città. Non lontano dal Lia si trova il Civico Museo Archeologico Formentini. Al suo interno numerosi reperti archeologici del paleolitico e neolitico. Ma il fiore all'occhiello della collezione è l'affascinante raccolta di statue provenienti dalla Lunigiana e risalenti all'età del bronzo e del ferro, raffiguranti forme stilizzate di donne e di guerrieri.

Fuori porta.
cinqueterre
Golfo dei Poeti: da Portovenere a Lerici si apre una delle insenature più affascinanti della Liguria, da oltre duemila anni fonte di ispirazione di poeti provenienti da tutto il mondo: Dante, Byron, Shelley, Hemingway, Montale, Soldati, solo per citarne alcuni.
Cinque Terre: Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore: cinque paesi sospesi tra mare e terra, un paesaggio selvaggio unico al mondo, in cui uomo e natura convivono in straordinaria armonia.
Val di Vara: la "Valle dei Borghi rotondi". Un mosaico di paesini arroccati su cucuzzoli che mantengono intatto il tipico schema medievale. Brugnato e Varese Ligure sono i centri più importanti.
Bassa Val di Magra: la valle prende il nome dall'omonimo fiume che la attaversa. Tra i molti paesi dalle origini antiche (Sarzana, Ortonovo, Arcola, Castelnuovo Magra, Vezzano Ligure e Ameglia), si segnala la colonia romana di Luni, oggi importante centro archeologico.

In tavola.
la spezia mesc-ciua
Il piatto simbolo della tradizione culiniaria spezzina, che annovera delle vere e proprie eccellenze culinarie (come lo Sciacchetrà delle Cinque Terre e le acciughe di Monterosso) è la Mesc-ciùà. Si tratta di una zuppa popolare nata dalla fantasia e dalla necessità delle mogli dei portuali spezzini, che raccoglievano con le mani e con le scope sulle banchine del porto tutto ciò che era caduto dalle fenditure dei sacchi trasportati e scaricati dai vascelli. La festa patronale Il Santo Patrono di Spezia è San Giuseppe, festeggiato il 19 di marzo. Ogni prima domenica di agosto si tiene la Festa del Mare, durante la quale si disputa il palio del Golfo.

Come arrivarci.
In auto.
La Spezia è ben collegata sia con i Paesi che la circondano che con le altre città grazie alle autostrade A12 Genova- Livorno, A15 La Spezia- Parma, e alle statali ss1 Aurelia, ss62 del Passo della Cisa, ss63 del Passo del Cerreto.

In treno.
Ottime anche le comunicazioni in treno, numerosi i collegamenti in tutte le direzioni dalla Stazione Centrale.
Informazioni sugli orari si possono trovare sul sito di Trenitalia

In aereo.
Gli aeroporti più vicini sono il Cristoforo Colombo di Genova a 100 km di distanza e il Galileo Galilei di Pisa a 90 km.
Approfondimenti


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sabato 28 luglio 2012

La Liguria e le sue città: Genova.

liguriaLa Liguria e le sue città. Come arrivarci, come viverle: in queste pagine si può intraprendere una breve visita virtuale dei quattro capoluoghi della regione. Notizie di storia, cultura, economia, qualche interessante proposta per un giro turistico e una sosta a tavola.

Ma, soprattutto, i collegamenti per approfondire la conoscenza di Genova, La Spezia, Savona e Imperia attraverso i siti istituzionali delle amministrazioni locali e quelli di interesse generale.

Superficie: 1.836 chilometri quadrati
Altitudine: 19 m sl.m
Abitanti: 632.366
(dati Istat al 1 gennaio 2001)
Distanza dagli altri capoluoghi: Savona 47 km; Imperia 121 km; La Spezia 102 km

Un po' di storia.
Genova collageGrazie alla sua posizione geografica, già a partire dal V secolo a.c Genova (Genua) è un importante centro commerciale, frequentato da Greci, Etruschi, Cartaginesi e Romani. Conquistata da Belissario, rimane a lungo bizantina anche dopo l'invasione longobarda. Sconfitti i Saraceni, nell'XI secolo nasce la Compagna Comunis: un'associazione di marinai, armatori e commercianti: primo passo verso il futuro Comune. Presto Genova estende la sua egemonia sulle Riviere di Levante e Ponente, scontrandosi con le concorrenti Repubbliche, ma innumerevoli lotte intestine finiscono per indebolire progressivamente l'amministrazione cittadine. L'indipendenza e la rinascita economica e culturale di Genova coincidono con l'ascesa al potere di Andrea Doria, che fa varare la nuova costituzione, rimasta in vigore fino al 1797. La rivoluzione francese, Napoleone, e poi il congresso di Vienna determinano la fine della Repubblica che viene occupata dai Francesi e incorporata dapprima nel Regno di Sardegna e più tardi in quello d'Italia. L'attuale conglomerato urbano è il risultato dell'accorpamento di diversi comuni, avvenuto nel 1926.

Economia.
Genova_Porta_Soprana
Genova vive un'importante trasformazione: assistiamo allo sviluppo di un vivace tessuto di piccole e medie imprese e di un terziario che spazia dalle tradizionali attività mercantili, a quello avanzato dei servizi alle imprese e al turismo. Rispetto al complesso del Paese e del Nord Ovest si segnala una netta prevalenza di imprese commerciali. Altri settori spiccano per percentuali rilevanti rispetto alla media nazionale, tra questi i trasporti e l'artigianato, mentre l'agricoltura punta su produzioni tipiche e di qualità ed è presente soprattutto nell'entroterra.

Scoprire la città.
Genova_Piazza_De_Ferrari
Genova occupa una posizione geografica invidiabile, arrampicata sulle colline e nello stesso tempo adagiata sul mare, e si sviluppa per oltre trentacinque chilometri lungo la costa e per quindici chilometri nell'entroterra. Tra le parti più interessanti da visitare c'è il centro storico, tra i più grandi d'Europa, ricco di tesori nascosti e al tempo stesso di contraddizioni: palazzi splendidi costretti in vicoli stretti e bui, imponenti portali che si affacciano su angoli nascosti, la Lanterna, faro del porto e simbolo della città. Perdendosi tra i carruggi si possono scovare trattorie e negozietti di ogni genere, ma non solo. Oltre i vicoli si scopre un'altra città, più sobria ed elegante: Palazzo Ducale, antica sede dei Dogi, il Teatro dell'Opera Carlo Felice e la cattedrale San Lorenzo. E non si può mancare la visita di via Garibaldi, detta Strada Nuova, il biglietto da visita più sontuoso della città, edificata dalla Repubblica marinara nel suo secolo d'oro, tra Cinquecento e Seicento. E anche il Porto antico vale una visita: da ponte Spinola, di fronte all'Acquario, ci sono i battelli che propongono la visita guidata della città vista dal mare per scoprire la parte storica e i luoghi delle attività portuali, fino a Ponte Somalia e ritorno. Da ricordare come sito singolare di osservazione, anche la punta estrema del molo dell'Acquario, e il Belvedere straordinariamente panoramici della spianata di Castello e dei Righi. E ancora, nel mezzo della città, a levante, un antico abitato di pescatori, Boccadasse. E interessante anche il parco della mura che prende il nome dalla città muraria costruita nel Seicento. Per visitarlo è possibile prendere alla Zecca la funicolare del Righi e poi seguire un percorso pedonale.

Fuori porta.
antola
Genova ha mare e monti non c'è che da scegliere. Chi ama camminare, scoprire i boschi, e le montagne può inoltrarsi nel Parco dell'Aveto, in quello del Beigua, o visitare il Parco dell'Antola raggiungibile con il caratteristico trenino di Casella. Sempre nell'entroterra vale la visita il borgo di Sant'Olcese, famoso per i suoi insaccati. Affacciandosi sul amare non si può non andare a Nervi, un antico centro balneare frequentato dai re dell'Ottocento celebri sono la sua suggestiva passeggiata mare, il parco, e le ville oggi trasformate in museo.
 
E per sognare basta costeggiare e fermarsi nelle diverse località del Golfo del Tigullio, ad iniziare da Portofino con la sua natura mediterranea e il porticciolo piccolo e intenso, fino a San Fruttuoso di Camogli, piccolissimo centro raggiungibile solo via mare, sorto attorno all'antico complesso del monastero, nelle cui acque all'ingresso della baia è collocata la statua del Cristo degli Abissi. E un pò più in là c'è Sestri Levante, con la sua baia delle favole dove il panorama spazia su tutto il golfo.

In tavola.
Farinata_di_ceci
La cucina. genovese offre molte e gustose specialità. Nella zona portuale ci sono le caratteristiche friggitorie, dove si trovano la farinata, la focaccia, la panissa fritta, le torte di bietole e di carciofi e i tradizionali frisceu (frittelle). Altre specialità da non perdere sono le trenette, le trofie al pesto e i pansoti conditi con la salsa di noci. Anche il mare gioca un ruolo importante nella gastronomia della città che prevede molti piatti a base di pesce azzurro tra cui i celebri gianchetti (bianchetti) e le alici, oltre a ricette a base di succulenti crostacei. Senza contare che stoccafisso e baccalà sono alla base di una gustosa zuppa come la Buridda. Tra i vini sono da assaggiare il Pigato, il Vermentino e il Moscato bianco, oltre al tradizionale vino di mele.

Manifestazioni.
salone-nautico1
Nel mese di ottobre, la Fiera del Mare ospita il Salone Nautico, un appuntamento per tutti gli appassionati della nautica da diporto. Ogni cinque anni arriva anche l'Euroflora, l'esposizione internazionale del fiore. Ma in giro per la città e nelle zone limitrofe non mancano altre manifestazioni a cadenza fissa come il mercatino dell'antichità visitabile ogni primo week-end del mese. E tra le ricorrenze tradizionali è da ricordare la festa patronale dedicata a San Giovanni il 24 giugno

Come arrivarci.
In aereo.
Dall'aeroporto Cristoforo Colombo ogni 30 minuti parte la linea bus 100–Volabus, che collega l'aeroporto con il centro.

In auto.
Sono quattro le autostrade che, da diversi punti, collegano la città alla rete nazionale:
A12 (Rosignano-Genova) da e per il Levante, con uscite da GE Nervi e GE Est
A26 (Gravellona-Voltri) che si ricollega all'A 10 all'altezza di Voltri
A10 dei Fiori (Ventimiglia-Genova)per il Ponente, uscite GE Voltri - GE Pegli - GE Aereoporto - GE Ovest A7 Serravalle (Milano-Genova) uscite GE Bolzaneto-Genova Ovest.

In Treno.
Le stazioni principali sono quelle di Genova Principe (linee da e per il Ponente e la Val Padana) e Genova Brignole (con linee di collegamento al Levante). Una volta arrivati a Genova, può essere comodo utilizzare il treno per spostarsi in città (da Voltri a Nervi con il biglietto integrato AMT/FS per autobus e treno).

In nave.
Arrivano e partono dalla Stazione Marittima di Genova i traghetti diretti alle principali località del Mediterraneo: Sardegna, Corsica, Tunisia, Sicilia, Sardegna e Spagna.

In pullman.
Pullman quotidiani collegano Genova con la provincia, e da piazza della Vittoria sono frequenti anche i collegamenti con gli aereoporti di Nizza e Milano Malpensa. 

Approfondimenti.



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Nasce il percorso guidato fra Torrazza e Civezza, lungo le antiche vie medioevali.

Civezza-StemmaSi parte dalla frazione di Clavi dopo una breve sosta per ammirare il ponte antico di San Martino, uno dei pochi ponti romanici esistenti in Liguria; si comincia poi la salita passando davanti alla chiesa romanica di San Giorgio e poco dopo si raggiunge l’abitato di Torrazza, dominato dalla torre cinquecentesca.

Si continua a salire tra oliveti, pinete e macchia mediterranea fino ad incrociare la strada per Santa Brigida, da dove si sale ancora un poco fino ad arrivare sulla cima del monte Cinque Burche che domina la valle Prino e la valle del San Lorenzo.

Si prosegue lungo un sentiero immerso negli uliveti che conduce a Civezza, dove è prevista la sosta per il pranzo al sacco .

Il rientro avviene su un altro percorso che conduce alla chiesetta della Madonna delle Grazie e successivamente a Clavi.

Civezza  è un comune italiano di 643 abitanti della provincia di Imperia in Liguria.
Civezza_mapIl paese è situato sul crinale di un colle nell'entroterra della Riviera ligure di ponente, a ridosso di due vallate, ed è distante dal capoluogo circa 11 km, anche se i territorio comunale confina con quello del capoluogo provinciale, Imperia. Il comune è composto da un solo centro abitato e non vi sono frazioni.
Dagli anni 2000 si è sviluppata notevolmente l'edilizia privata in tutto il territorio comunale e numerosissime abitazioni sono sorte nell'area circostante il paese, modificandone la natura, in precedenza prettamente agricola, ed anche il paesaggio, diventato sicuramente meno suggestivo ed affascinante di quel che era pochi decenni or sono.

Il centro abitato più vicino è Poggi che dista solo 2 km ed è parte del comune di Imperia. Civezza si trova a 222 m sul livello del mare, da cui dista poco più di 4 km, anche se fino al primo dopoguerra il territorio comunale si estendeva fino alla riva e vi erano spiagge comunali.

La montagna è parte integrante della storia e delle tradizioni civezzine: a pochi chilometri in direzione nord dal paese, si erge il monte Faudo, la più alta vetta della zona, poco al di sopra dei 1150 mt s.l.m.
civezza cartina
Il capoluogo regionale Genova dista 120 km verso est, mentre Nizza si trova a 80 km ad Ovest del paese. Tali città sono sedi dei più vicini aeroporti internazionali. Civezza dista meno di 60 chilometri in auto dal confine francese, e circa 70 dal Principato di Monaco. Gli importanti centri turistici di Sanremo ed Alassio distano rispettivamente 22 e 37 km.

Sul territorio comunale sono presenti alcuni piccoli torrenti, secchi durante i mesi più caldi, tra i quali il Lavarghetto (stessa pronuncia sia in lingua italiana che in lingua ligure).

È notevole la presenza di alberi d'olivo che circondano il paese e ricoprono le colline circostanti.
Civezza-panorama
Civezza sorgeva in origine sulla costa e leggenda vuole che il borgo fosse fondato da due esuli veneziani nel secolo XI: da questa origine deriverebbe la disposizione a forma di gondola dell'abitato.
Tuttavia, a causa delle continue scorrerie barbaresche, gli abitanti cercarono rifugio in una zona più elevata e arretrata, sul pianoro di un contrafforte montuoso a circa 200 metri sul mare, sulla riva sinistra del torrente San Lorenzo.

Pur in tale posizione più riparata, il paese fu ulteriormente difeso con cinque torri e ciò nonostante fu saccheggiato dalle orde del pirata Dragut nel 1564.

Di tali torri, alcune sono state inglobate nel tessuto urbano, riconoscibili ma completamente trasformate.
Civezza-cartellonistica
La cosiddetta torre "degli Svizzeri" e la torre in via Dante, invece, non hanno perso la propria identità: la prima - nella parte alta del paese, in piazza Venezia - è praticamente intatta, salvo le aperture recenti, rese necessarie dal suo impiego come abitazione privata.

È una robusta costruzione in pietre grezze a corsi orizzontali, a pianta quadrangolare e scarpa leggera senza cordolo. Il coronamento aggettante ha conservato le caditoie poggiate su beccatelli.

Nelle vicinanze, sulla facciata di un edificio, si trova una meridiana con motto.Interessante è la casa-torre tra via Ariosto e via Tasso, stretta tra le schiera di abitazioni più tarde, di cui sono evidenti la base a scarpa in pietra e i beccatelli dell'antico coronamento.
civezza1
civezza2

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