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mercoledì 25 agosto 2010

Il parco più bello d'Italia nel 2010 è il Parco del Castello di Racconigi (Piemonte).

Il Parco del Castello di Racconigi è “Il Parco più bello d’Italia 2010”: la giuria del famoso premio nazionale – giunto quest’anno all’ottava edizione – l’ha scelto in una rosa di dieci finalisti. La cerimonia di premiazione si svolgerà a fine settembre al Castello di Racconigi.

“Questo premio – ha detto il direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, Mario Turetta – è un riconoscimento al lavoro trentennale svolto dal Castello di Racconigi e dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici e alla grande attenzione che è stata riservata alla manutenzione del parco e alle attività di valorizzazione e promozione. Il premio, inoltre, è un riconoscimento alla memoria di Mirella Macera, lungimirante coordinatrice di tutti gli interventi che hanno permesso di creare una perfetta sinergia tra il parco e il territorio circostante”.

La giuria – come è stato scritto nella motivazione del premio – ha voluto premiare il Castello di Racconigi nel ricordo dell'eccezionale lavoro svolto dalla direttrice Macera, che ha dedicato la vita alla professione e in particolare a Racconigi, luogo per il quale ha sempre nutrito un amore infinito: “Sentiva, forte, l’esigenza di formare professionalità e di lasciare un’eredità gestionale in cui continuità e innovazione, rispetto e sfida, formassero un tutt’uno”, è stato scritto dalla giuria.

Gli esperti che hanno eletto vincitore il Parco del Castello di Racconigi sono sette specialisti del settore, membri di prestigiosi comitati nazionali e internazionali: Vincenzo Cazzato (presidente), Margherita Azzi Vicentini, Alberta Campitelli, Marcello Fagiolo, Ines Romitti, Rossella Sleiter e Luigi Zangheri.

I vincitori delle precedenti edizioni sono stati il Giardino di Valsanzibio di Galzignano Terme (2003), il Giardino La Mortella di Ischia (2004), i Giardini di Castel Trauttmansdorff di Merano (2005), Villa d’Este a Tivoli (2006), l’Isola Bella Borromeo di Stresa (2007), Villa Pisani a Strà (2008), e la Reggia di Caserta (2009).

Il concorso “Il Parco Più Bello” è un concorso dedicato a parchi e giardini, organizzato ogni anno da Briggs & Stratton, azienda produttrice di motori per macchine da giardino. È stato organizzato con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del FAI (Fondo Ambiente Italiano), e dell'AIAPP (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio).

Ulteriori informazioni sul concorso sul sito Internet: www.ilparcopiubello.it

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Monti Dauni: le tracce del lupo nei borghi pugliesi.

Vivere la vacanza nei Monti Dauni è vivere un’esperienza mai banale che sa regalare emozioni, far rilassare, ma anche educare e divertire. Si può apprezzare e respirare la cultura e la storia visitando fortificazioni, musei e siti archeologici.

Rimanere affascinati dalle bellezze artistiche e architettoniche che compongono i borghi storici. Percepire la spiritualità e devozione dei luoghi sacri, dei santuari e delle chiese.

Immergersi nella natura, deliziandosi con la visita a boschi, parchi eolici o avventurandosi lungo percorsi naturalistici. Imparare e divertirsi insieme ai propri bimbi partecipando ad attività didattiche o itinerari culturali.

Nutrire il fisico e lo spirito dedicandosi alle molteplici attività e sport all’aria aperta. Ci si può infine rilassare e concedersi qualche cura di benessere. Senza dimenticare le occasioni di intrattenimento. Il panorama di eventi, manifestazioni, fiere ed iniziative culturali è davvero ricchissimo, durante tutto il corso dell’anno.

In queste occasioni si può assaporare l’identità del luogo attraverso la degustazione dei suoi prodotti eno-gastronomici, apprezzando l’artigianato locale, o ancora partecipando ad un evento religioso, teatrale o musicale. In questa sezione troverete le descrizioni e tutti i riferimenti per vivere il territorio in tutte le sue espressioni.

Il territorio dei Monti Dauni è caratterizzato da diverse zone di alto valore naturalistico e paesaggistico. Si trovano bellissimi specchi d’acqua naturali o artificiali, giardini e orti botanici, aree faunistiche e tante altre zone naturali dove è possibile effettuare meravigliose escursioni.

Numerosi sono anche i parchi eolici.

Tutte queste zone possono essere visitate percorrendo i vari sentieri tracciati nei secoli dal passaggio degli animali e poi sfruttati dall’uomo o realizzati dall’uomo stesso. Molte di queste zone hanno anche aree pic-nic o aree ristoro dove è possibile effettuare piacevoli soste.

All’interno del territorio dei Monti Dauni diverse sono le aree di interesse naturalistico di rilevante importanza, come le aree SIC (Siti di Interesse Comunitario), i giardini, gli orti botanici e le aree faunistiche.

Le aree SIC presenti nel territorio sono: la Valle del Cervaro, Bosco dell’Incoronata caratterizzata dalla presenza del corso Cervaro, con formazioni di vegetazione ripariale di notevole importanza; l’area del Monte Sambuco che presenta un esteso bosco mesofilio; la Valle del Fortore – Lago di Occhito, area protetta con un invaso di origine artificiale in fase di lenta naturalizzazione, e il fiume Fortore, caratterizzato da una interessante vegetazione arborea ripariale, e dal piccolo e pregevole bosco Dragonara, importante dal punto di vista avifaunistico.

L’area di Accadia – Deliceto ricca di boschi caducifogli e caratterizzata dalla presenza, lungo il torrente Frugno, di una caratteristica foresta a galleria di Salice e Pioppo; il Monte Cornacchia - Bosco di Faeto dove il monte Cornacchia (1100 m s.l.m.) costituisce la vetta più alta della Puglia; la Valle Ofanto, sito di elevato valore paesaggistico, archeologico e naturalistico, dove è stato possibile avvistare la lontra.
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Come arrivare.

Il territorio dei Monti Dauni è posto geograficamente al confine della Puglia con la Basilicata a sud-ovest, con la Campania ad ovest e nord-ovest, del Molise a nord-ovest e nord e ad est con la pianura del Tavoliere.

IN AUTO

Da est:

percorrendo la S.S. 17 da Foggia in direzione di Campobasso, si entra nei territori dei Monti Dauni passando da Lucera.
Sempre da Foggia, si attraversa la parte centrale dei Monti Dauni con la S.S.90 in direzione Benevento.
Arrivando da Bari, si percorre l’A16 Napoli-Canosa uscita per Candela.

Da ovest:

provenendo da Campobasso si percorre la S.S.17 in direzione Foggia, entrando nei territori dei Monti Dauni passando nei pressi del lago di Occhito.
Da Benevento si percorre la S.S. 90 in direzione Foggia per attraversare la parte centrale dei Monti Dauni.
Da Napoli si percorre l’A16 Napoli-Canosa in direzione di Bari uscita per Lucera (o Candela).

Da nord:

Arrivando da nord con l’A14 uscire a San Severo e prendere la S.P. 109 in direzione Lucera, di seguito la S.S. 17 in direzione Campobasso.
Alternativamente proseguire sull’A14 ed uscire al casello di Foggia e prendere la S.S.90 in direzione Benevento, altrimenti la S.S. 655 in direzione di Candela.

Da sud:
Provenendo da sud, si può prendere la S.S.658 da Potenza in direzione di Melfi-Foggia.

IN AEREO

L’aeroporto Gino Lisa di Foggia è il più vicino ai Monti Dauni ed è collegato a molte città italiane tra cui Milano, Palermo, Roma e Torino.

In alternativa, vi sono l’aeroporto di Capodichino di Napoli o il Karol Wojtyla di Bari.

IN TRENO

Da Roma:
tratta per Foggia o per Benevento.

Dalla costa adriatica:
tratta per Foggia e da Foggia regionale per Benevento.

Da Napoli:
tratta per Benevento e da Benevento regionale per Foggia.
Il regionale Foggia - Benevento ferma nelle stazioni di Panni, Orsara di Puglia e Bovino.

IN BUS

I comuni dei Monti Dauni sono collegati alle stazioni di Foggia e Benevento. I servizi di autolinee sono: Ferrovie del Gargano, Sitabus, Acapt e Clp Bus.

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venerdì 20 agosto 2010

Escursioni in montagna: attenzione, (in) pericolo vipere.

Durante le escursioni in montagna può capitare di imbattersi in serpenti. In Italia vivono rappresentanti di due famiglie: i colubridi e i viperidi.

I primi sono totalmente innocui, i secondi, rappresentati da quattro specie - Vipera aspis, V. ursinii, V. berus, V. ammodite - sono invece velenosi.

L'immaginario collettivo ha probabilmente ingigantito i rischi derivanti dalla vipera italiana, che raramente è mortale: la possibilità di essere morsi è infatti piuttosto remota, soprattutto se si adottano norme di cautela come indossare scarponcini alti e calzettoni, fare attenzione quando si raccolgono funghi o erbe, usare un bastone per allontanare rami e foglie.

L'aspide o vipera (Vipera aspis (Linnaeus, 1758) è un serpente della famiglia Viperidae, diffuso in Europa occidentale. È famosa per essere stata scelta da Cleopatra come serpente per il suo suicidio.

L'areale della specie va dai Pirenei alla Germania. È il più comune viperide italiano. È presente su tutto il territorio nazionale, ad eccezione della Sardegna.

La Vipera aspis vive in luoghi freschi ed assolati, prediligendo ambienti poveri di vegetazione, prati, pascoli e soprattutto pietraie.

In pericolo più dell'uomo è invece proprio la vipera. Come emerge da uno studio condotto da studiosi italiani, inglesi, francesi, nigeriani eaustraliani, pubblicato sulla rivista della Royal Society di Londra, su 17 popolazioni di serpenti monitorate dagli anni '80, 11 sono diminuite tra il 1997 e il 2000.



La vipera dell'Orsini è la vipera di più piccole dimensioni e possiamo trovarla in buona parte del centro Asia e in Europa. In Italia è presente in alcune aree dell’Appennino centrale ma è specie rara a causa dell’alterazione del suo habitat naturale da parte dell’uomo e per questo è considerata specie protetta da varie convenzioni internazionali tra cui il CITES. Il nome le proviene dal naturalista ascolano Antonio Orsini (1788-1870) che per primo la descrisse.


La vipera dell'Orsini abita esclusivamente le praterie di alta quota e conduce vita solitaria eccetto nel periodo riproduttivo quando la si vede in coppia o in gruppi di maschi nell'atto del combattimento per conquistare la femmina.

È dotata di un apparato velenifero funzionante, ma assai debole, anche per le dimensioni ridotte delle zanne; morde rarissimamente ed ha un carattere molto mansueto: un suo eventuale morso non comporta in genere danni rilevanti. Vive dai 7 ai 10 anni.


Tra queste, la vipera dell'Orsini (V. ursinii), una timida e piccola vipera, lunga 40-50 cm, poco velenosa, che vive nelle praterie erbose di altitudine tra 1.400 e 2.400 m s.l.m., dove sono presenti i pulvini di ginepro prostrato (Juniperus communis nana), quali alcuni massicci montuosi dell'Italia centrale come il Gran Sasso d'Italia, il Monte Velino, il Monte Marsicano.

"Questa specie è in estinzione a livello globale - poche popolazioni si trovano in Francia, Balcani e Ungheria - tanto da essere catalogata come specie ‘minacciata' dall'Uicn (Unione internazionale conservazione della natura)", spiega Giovanni Amori dell'Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise) del Cnr, uno degli autori dello studio. "La riduzione della popolazione di questa vipera montana potrebbe essere strettamente legata alla diminuzione della densità dei roditori di cui si nutre", tra cui, in Italia, l'arvicola delle nevi (Chionomys nivalis).


La Vipera berus, noto anche con il nome di marasso, è un viperide molto comune nell'Italia settentrionale. Il suo morso può essere molto doloroso, ma non è considerato molto pericoloso per l'uomo; pur richiedendo soccorso immediato, raramente si configura mortale. A rischio sono prevalentemente i soggetti esposti alle reazioni allergiche, quelli emotivi, gli anziani ed i malati affetti da patologie croniche, nonché i bambini.

È presente nelle regioni dell'Italia settentrionale, a nord del fiume Po, che oltrepassa solo nella zona di Ferrara e in alcune zone dell'appennino nord-occidentale, è altresì presente anche nelle regioni dell'Italia centrale.

Questa specie è inclusa tra le specie protette (Appendice III) nella convenzione di Berna.

In natura esistono serpenti dotati di strutture simili a corna, seppure molto semplici. Uno di questi è la famosa vipera dal corno o vipera ammodite, il cui areale di distribuzione interessa principalmente l’Europa sud-orientale, ma che si rinviene anche in diverse zone del nostro paese. Questa vipera è dotata di una struttura verticale composta da squame embricate, posta all’estremità anteriore del muso. Tale struttura può arrivare a misurare fino ad 1 centimetro.
"Il declino dei roditori su vasta scala, e quindi anche in montagna", aggiunge il ricercatore, "sembra essere collegato agli eventi di El Niño/La Niña del 1997-1998. Questi fenomeni meteorologici - i più intensi finora registrati - producono variazioni climatiche repentine e violente di segno opposto: periodi molto piovosi per il Niño seguiti da fasi molto aride per gli effetti della Niña e viceversa.

Queste oscillazioni hanno effetti nefasti sui roditori, particolarmente sensibili a variazioni di umidità e aridità, e indirettamente sui loro predatori, i serpenti".
 

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venerdì 30 luglio 2010

Parco Naturale Regionale del Beigua: un mosaico di ambienti.

In un territorio ricco di contrasti come la Liguria, stretta tra le montagne ed il mare, il Parco del Beigua - il più vasto parco naturale regionale della Liguria - costituisce uno spaccato esemplare della regione ove è possibile trovare, nel percorrere tratti anche di breve sviluppo, ambienti e paesaggi decisamente diversificati: uno spettacolare balcone formato da montagne che si affacciano sul mare dove natura, storia, cultura e antiche tradizioni costituiscono elementi di straordinario pregio ed interesse.


Un Parco per la tutela della biodiversità.

Ventisei chilometri di crinali montuosi, a due passi dalla Riviera Ligure, che si sviluppano dal Colle del Giovo al Passo del Turchino con andamento parallelo alla costa, passando per le vette del M. Beigua (1287 m), della Cima Frattin (1145 m), del M. Rama (1148 m) del M. Argentea (1082 m) e del M. Reixa (1183 m) e che racchiudono praterie e preziose zone umide, fitte foreste di faggi, roveri e castagni, rupi scoscese e affioramenti rocciosi, pinete a Pino Marittimo e lembi di vegetazione mediterranea.

Un mosaico di ambienti in ragione del quale il gruppo montuoso del Beigua viene considerato una delle zone più ricche di biodiversità della Liguria: in funzione di tale ricchezza nel comprensorio del Parco sono stati proposti ben 3 Siti di Importanza Comunitaria. La Comunità Europea, attraverso la proposta della Regione Liguria e del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, ha ulteriormente riconosciuto lo straordinario valore naturalistico del Parco del Beigua istituendo una Zona di Protezione Speciale che riveste una particolare importanza per gli uccelli migratori (l'area è riconosciuta come "Area Importante per l'Avifauna" secondo la classificazione del Bird Life International). Sono presenti oltre 80 specie nidificanti talune di grandissimo pregio come l'Aquila reale, il Biancone, il Codirossone, il Succiacapre e l'Averla piccola.

Lungo i suoi percorsi più impervi del Parco e nascosti alla vista dell'uomo transita regolarmente il lupo e dai suoi contrafforti affacciati sul mare non è inusuale scorgere le affusolate sagome delle balene transitare nello specchio acqueo di fronte a Varazze, Cogoleto e Arenzano.


Un comprensorio in cui nel giro di pochi chilometri si possono apprezzare fioriture tipiche della macchia mediterranea o imbattersi in singolari torbiere di alta quota, testimoni di epoche lontane in cui ghiaccio e rocce combattevano la loro battaglia quotidiana per modellare la superficie terrestre.

Un parco in cui è possibile scovare variopinte specie floristiche endemiche (Viola Bertolonii, Cerastium utriense, Asplenium cuneifolium, Daphne cneorum, Cheilantes marantae) e alcuni singolari inquilini appartenenti alla fauna minore (quali il colubro lacertino, il tritone alpestre, il tritone crestato, la rana temporaria, ecc.).


Un parco che annovera al suo interno tre importanti Foreste Demaniali Regionali ("Deiva" in Comune di Sassello, "Lerone" nei Comuni di Arenzano e Cogoleto, "Tiglieto" nei Comuni di Tiglieto, Masone e Campo Ligure) in cui vivono i tipici ungulati dell'Appennino ligure quali cinghiali, caprioli e daini.

Un patrimonio geologico riconosciuto a livello mondiale - Beigua Geopark.

Dal Marzo 2005 il Parco del Begua - Beigua Geopark è riconosciuto come "Geoparco" internazionale nell'ambito della Rete Europea dei Geoparchi e della Rete Globale dei Geoparchi dell'UNESCO.

Il Geoparco del Beigua comprende l'intera superficie classificata come "Parco naturale regionale del Beigua" oltre ad una vasta porzione di territorio funzionalmente connessa al medesimo Parco. Si sviluppa per un'estensione complessiva di 39.230 ettari coinvolgendo i Comuni di Arenzano, Campo Ligure, Cogoleto, Genova, Masone, Rossiglione, Sassello, Stella, Tiglieto e Varazze.
Questo territorio custodisce la storia geologica della Liguria raccontata attraverso affioramenti rocciosi, mineralizzazioni, giacimenti fossiliferi, spettacolari forme modellate senza sosta per effetto degli agenti esogeni.


Tormentati momenti evolutivi hanno forgiato il cuore del parco, costituito in prevalenza da rocce metamorfiche, dette "ofioliti" o "rocce verdi", che derivano da mutamenti chimico - fisici intervenuti su originarie rocce ignee formatesi in ambiente di fondo oceanico. Si tratta in prevalenza di serpentiniti e serpentinoscisti, cui si associano eclogiti metagabbri e prasiniti; vi sono poi le relative sequenze sedimentarie completamente trasformate, sempre in ragione dei processi di metamorfismo e complessivamente denominate calcescisti pur comprendendo al loro interno anche rocce di diversa natura (argilloscisti, calcari cristallini quarzoscisti, ecc.).
Il quadro geologico è completato da formazioni sedimentarie di origine marina che comprendono conglomerati e brecce grossolane, talora alternate a marne e ad arenarie, che affiorano nell'area sassellese, nel varazzino e in Val Gargassa.


Nel vasto comprensorio del Geoparco si registrano particolari caratteristiche geomorfologiche, forme e testimonianze legate, in alcuni casi, a processi morfogenetici scomparsi, che conferiscono al territorio caratteri tali da farne un unicum nel quadro ligure: dai depositi periglaciali presenti nella porzione sommitale del massiccio del Beigua alle forme e processi che testimoniano l'attuale modellamento fluviale (forre e meandri incassati) e gravitativo (frane di crollo e depositi clastici) nei settori di versante, fino ai terrazzi marini che registrano le variazioni del livello marino presenti nella fascia costiera tra Arenzano e Varazze.


Il comprensorio è altresì caratterizzato da interessanti aree paleontologiche, spesso caratterizzate da un contenuto fossilifero abbondante ed in buono stato di conservazione, nonché da siti di interesse mineralogico, famosi soprattutto per la presenza di spettacolari granati, che hanno arricchito le collezioni di tutto il mondo. Da non sottovalutare, infine, la ricchezza delle risorse idriche, che si manifestano in forme superficiali e sotterranee e che alimentano acquiferi significativi in termini quantitativi e qualitativi.


Un Parco per lo sviluppo sostenibile.

Il Parco del Beigua è, altresì, caratterizzato da un prezioso patrimonio di testimonianze storico-culturali, presenti sul territorio o conservate nei musei, che raccontano l'evoluzione degli insediamenti umani dell'area del parco e le importanti vie di commercio tra costa e pianura padana che la attraversavano.

Una così preziosa risorsa da tramandare alle future generazioni rende il parco un territorio speciale non solo per la conservazione della biodiversità, ma anche per la tutela e la valorizzazione dell'identità culturale di ciascuna comunità presente al suo interno, nonché un laboratorio per la sperimentazione e lo sviluppo di attività socio-economiche sostenibili.


A partire dai reperti paletnologici che testimoniano come le selve del Monte Beigua fossero frequentate già in epoca preistorica da cacciatori e pastori, passando al ruolo sempre più importante che la zona assunse quale crocevia di importanti vie di commercio tra la costa e la pianura padana, con il notevole impulso fornito nel territorio della Valle dell'Orba dall'insediamento dei Monaci Cistercensi presso la Badia di Tiglieto (fondata nel 1120), fino alle tradizionali attività agricole e di gestione del bosco che hanno definito l'uso del territorio negli ultimi secoli, il comprensorio del Parco del Beigua ha sempre manifestato una presenza significativa, condizionante e rassicurante dell'uomo a presidio delle risorse ambientali presenti in questa porzione del territorio ligure, laddove è ancora visibile un ricco e diffuso patrimonio dell'edilizia e dei manufatti rurali.

Di particolare interesse anche le diverse attività produttive ed agro-alimentari che hanno contraddistinto il territorio del parco e che in alcuni casi costituiscono, tuttora, motivo di attrazione per turisti: tra le prime ricordiamo l'industria cartaria, concentrata soprattutto nelle valli di Arenzano (Cantarena e Lerone); le ferriere che ebbero il loro massimo sviluppo nel Sassellese e nelle valli Stura e Orba; le vetrerie diffuse dapprima in Valle Stura, quindi anche nella Valle dell'Orba; la filigrana fiorente e caratteristica attività che ha fatto di Campo Ligure un centro artigianale conosciuto a livello internazionale; per non parlare delle produzioni legate alla forestazione ed alla lavorazione del legno (con i tradizionali mestieri dei taglialegna, dei segantini, dei cestai, dei bottai).

Per quanto riguarda le tipiche produzioni agro-alimentari è d'obbligo ricordare il ruolo del castagno, con tutti i piatti che derivano dai suoi copiosi frutti.


Di grande rilevanza l'antichissima tradizione dell'industria dolciaria sassellese, con i tipici amaretti e canestrelli, ormai esportati in tutto il mondo.


Completano il quadro l'apicoltura, le coltivazioni di frutti di bosco e le piante officinali, l'ampia gamma di prodotti caseari (per i quali in Valle Stura è stato individuato anche un percorso culturale - gastronomico: "Le Valli del Latte"), la lavorazione delle carni bovine e ovine, nonché l'ambita raccolta e conservazione dei funghi.

Come arrivare.


In auto

Autostrade:

* A10 Genova - Ventimiglia: caselli di Genova-Voltri, Arenzano, Varazze, Celle Ligure, Albisola;
* A26 Voltri - Santhià: casello di Masone.

Viabilità ordinaria:

* SS 1 Aurelia (lungo la costa)
* SS 334 del Sassello (da Albisola a Sassello)
* SS 542 (da Varazze per Sassello)
* SS 456 del Turchino (da Voltri a Rossiglione)
* SP 49 (da Sassello a Urbe)
* SP 31 (da Urbe a Piampaludo e La Carta)
* SP 1 (da Martina a Tiglieto e a Rossiglione)
* SP 40 (da Varazze ad Alpicella)
* SP 40 (Da Urbe a Vara e al Passo del Faiallo)
* SP 73 (dal Passo del Turchino al Passo del Faiallo)
* Strada Comunale Monte Beigua vetta - Pra Riondo - Piampaludo.

fonte: Parco Naturale Regionale del Beigua


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domenica 23 maggio 2010

Andar per Langhe, un buon motivo per passare un fine settimana in Piemonte.

Le Langhe sono una regione storica del Piemonte situata a cavallo delle province di Cuneo e di Asti, confinante con altre regioni storiche del Piemonte, ossia il Monferrato e il Roero e costituita da un esteso sistema collinare definito dal corso dei fiumi Tanaro, Belbo, Bormida di Millesimo e Bormida di Spigno.

Essa si può suddividere in:

Bassa Langa: zona compresa fra il Tanaro a nord e il Belbo a sud, con quote genericamente inferiori ai 600 m; è la zona dell'Albese, dei vini e del tartufo (rinomato il bianco di Alba).

Alta Langa: è la zona al confine con la Liguria, con quote massime sui 750 m e un picco di 896 m nel comune di Mombarcaro; qui dominano i boschi.

Langa Astigiana: zona nel sud della provincia di Asti, con Canelli a nord e il fiume Bormida di Spigno ad est, con un picco di 851 m nel comune di Serole.

Le Langhe. a novembre, si colo­rano di mille sfumature, ren­dendo ancora più suggestivo il paesaggio di colline che si sus­seguono a perdita d'occhio, come onde del mare. Sono da percorrere in lungo e in lar­go, su e giù, seguendo l'ispirazione del momento.

Ad ogni sosta c'è un castello, una cantina, una trattoria dove fermarsi a mangiare tartufi e i sani cibi della tradi­zione langarola. Conviene iniziare da Al­ba, perché è la capitale del tartufo e il cuo­re di questo territorio. Una visita all'A­zienda di promozione turistica (Palazzo dei congressi, piazza Medford, telefono 0173/35833-362806, aperta anche sabato mattina dalle 9 alle 12), è utile per chiede­re cartine e materiale informativo.
Alba, un tempo, aveva cento torri. Oggi ne so­no rimaste poche, alcune sono state "ab­bassate" (come recitano i cartelli turisti­ci), altre fanno da cornice alla severa piaz­za del Duomo che si raggiunge percorrendo via Cavour tra bei palazzi e case fortificate.
La visita del centro stori­co continua da piazza del Duomo (che in realtà si chiama piazza del Risorgimento) lungo l'antica "via Maestra" (via Vittorio Emanule II), il luogo dello struscio po­meridiano e compendio degli stili archi­tettonici presenti in città: dal medioevale al liberty, dal rinascimentale al barocco. Insemina, tutta la storia di Alba in bella mostra. Al sabato in queste stesse strade c'è il mercato, con le merci più varie: dal­le acciughe sotto sale ai vestiti militari (da usare nelle vigne e nei campi). Su tutto, re­gna il prezioso tartufo bianco (dalle 300 alle SOOmila lire l'etto) con il suo intenso profumo che si espande dal mercato coperto della Maddalena.
Lasciando Alba da piaz­za Monsignor Grassi e imboccando viale Chera-sca ci si dirige verso Neive percorrendo la scenografica strada pano­ramica del Barbaresco e del Moscato. Il paesaggio è davvero magnifico per i fila-ri di vite che si rincorrono talmente ordi­nati da sembrare lì da sempre, nati con la terra, e non dalle mani e dal lavoro del­l'uomo.

Neive appare, con il suo nucleo storico, in cima alla collina. Il borgo an­tico è perfettamente conservato, da per­correre a piedi, cominciando dalla piaz­zetta dei due Municipi, quello vecchio e quello nuovo, su fino alla parrocchiale tar­do barocca e al castello. Anche qui si pos­sono fare acquisti golosi. A pochi chilo­metri da Neive, Mango, famosa per il suo castello costruito sulle fondamenta di una fortezza del XIII secolo.

Nel '700 i mar­chesi Busca lo ingentilirono con giardini e piante esotiche. Oggi è famoso soprat­tutto perché sede dell'Enoteca regionale del Moscato d'Asti e degli Spumanti del Piemonte. Da comprare, oltre ai vini, i tor­roni, i biscotti di melega, il miele, le grap­pe. Treiso è un paesino della bassa Langa dove tutti, o quasi, si dedicano alla ricer­ca dei tartufi. Unica curiosità un campa­nile ancorato a terra, dal 1862, per evitar­ne il crollo, ma è un indirizzo prezioso per mangiare bene e bere ancor meglio.

Nei dintorni di Alba, ma verso sud lungo la provinciale per Barolo, ecco Grinzane Cavour. Il nome fa capire subito che la sua storia è legata alla permanza di Ca-millo Benso che ne fu sindaco per 17 anni. Abitava nel castello, splendido e impo­nente edificio, dedicandosi, tra una pas­sione amorosa e l'altra, alla produzione di grandi vini.
Ancora verso sud, La Morrà. La vista dal borgo spazia su un paesaggio splendido, da ammirare dalla piazza alta. Monforte è l'ultimo contrafforte della Lan­ga del Barolo: un paese con le case antiche come incollate alle pendici del colle. Nel ca­stello, agli inizi dell'anno Mille, si rifugia­rono i Catari che, vinti, furono condotti a Milano per scontare sul rogo la loro eresia.

Come si arriva.

Alba si raggiunge da Torino (da cui dista 62 chilometri) con l'au­tostrada A 21, uscita Asti. Poi si prosegue per chea 30 chilome­tri lungo la statale 231. Da Mi­lano (166 chilometri) si prende l'A 7 Milano-Genova, ci si im­mette sulla A 21 all'altezza di Tortona, direzione Alessandria, e si esce ad Asti. Da Genova Vol-tri (146 chilometri), con l'A 26 fino ad Alessandria, quindi di nuovo l'A 21 per Asti.
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giovedì 29 aprile 2010

Riviera dei Fiori: Taggia ed Arma di Taggia, A tre chilometri dal mare, alle soglie della Valle Argentina, circondate da fiori, ulivi ed agrumi.

TAGGIA - A tre chilometri dal mare, alle soglie della Valle Argentina, circondata da fiori, ulivi ed agrumi, sorge Taggia, uno dei centri più antichi ed illustri della Riviera.

E famosa per la caratteristica struttura medioevale, le torri, le mura e soprattutto per le opere d'arte, conservate nel Convento dei Domenicani, il complesso monumentale più importante della Liguria occidentale.

Patria di uomini illustri, tra i quali GiovanniRuffini, autore del "Dottor Antonio", Taggia costituisce il completamento storico-artistico della vicina Arma di Taggia.


Taggia si raggiunge da Arma di Taggi:

con il filobus / l'automobile:
strada provinciale per la Valle Argentina

Visita alla città:

Per il visitatore che disponga di tempo (tre ore circa) si consiglia la visita della città, seguendo un itinerario di estremo interesse storico, artistico e culturale.

Abbandonata la Via Aurelia, risalendo la direttrice per la Valle Argentina, pochi chilometri prima del borgo medievale di Taggia, si erge, su dolce collinetta, il Convento di San Domenico dell'Ordine dei Frati Predicatori Domenicani, pregevole centro di storia, cultura ed arte, la maggior pinacoteca del Ponente ligure, che custodisce affreschi e tele di notevole valore artistico, con annessa biblioteca.

Nel suo chiostro, a forma quadrata, sorretto da svettanti colonne in pietra nera, un gruppo di orologi solari, con ore planetarie, ìtaliche e francesi. Il complesso conventuale fu fondato, nel 1459, dal padre domenicano Cristoforo da Milano. La sua costruzione ebbe inizio nel 1460. L'attigua chiesa venne consacrata nel 1490. Il convento, più volte saccheggiato nel corso dei secoli, appare oggi completamente restaurato.

Poco lungi dal Convento di San Domenico, si apre Via Bastioni. Qui si incontrano le antiche mura e le fortificazioni del borgo, a testimonianza delle incursioni saracene e barbaresche, che la popolazione tabiese subì nei secoli.

L'accesso alla città fortificata è segnato dalla Porta Pretoria, oltrepassata la quale, l'alternativa è di tutto interesse:

- un primo percorso risale la Via Santa Lucia per raggiungere, attraverso stradine acciottolate, la prima cerchia di mura del secolo X, indi la Cappelletta di Santa Lucia e l'Acropoli dominata dal Castello;

- altro percorso, pur sempre suggestivo, propone l'imbocco di Via Cardinal Castaidi per incrociare le Torri dette dei Claves An A (già Signori di Taggia) e, da qui, la dirczione Piazza Castaidi per contemplare la monumentale facciata barocca della Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, i portici, a sesto acuto, di Palazzo Lombardi e la Fontana del Braki (1462).

Una puntata in Via Soler! è d'obbligo. Qui gravita la vita del borgo, oggi città, nelle caratteristiche botteghe sotto gli ampi porticati, fronteggiati da antichi palazzi con portali in ardesia scolpita. Per tutti si ricordano lo storico Palazzo Comunale (XII-XIV secolo), il Palazzo Curlo (1448), posto su quattro svelti archi gotici in pietra nera e Palazzo Carrega, già Asdente, dall'originale e antico portale.

Nelle sue immediate vicinanze, una targa marmorea segnala la casa di Giovanni Ruffini, patriota e romanziere dell'Ottocento, autore del romanzo "II Dottor Antonio", antesignano strumento di pubblicità del turismo del Ponente ligure nel Regno Unito.
A monte, la parallela Via San Dalmazzo fu, fin dal 1400, la strada dai ricchi palazzi con portali in pietra nera intagliata, decorati talvolta con fregi di stile rinascimentale. A metà strada, si incontra la Porta Barbarasa, confine a nord della cinta muraria.

Seguendo ora gli appositi cartelli segnaletici, si perviene al Convento dei Frati Cappuccini (costruito, nel 1610, per volontà della illustre cittadina Caterina Arnaldi), che conserva un'interessante biblioteca, dono del patrizio genovese Gerolamo Vivaldi.

La Porta del Colletto (1541) apre la via dì uscita dal borgo, proponendo, a breve distanza, la Poazza e la Chiesa di San Benedetto Revelli, patrono di Taggia, per la cui memoria, nel mese di febbraio di ogni anno, vengono accesi i giganteschi falò e le rudimentali torce pirotecniche, i "furgari", attraverso i quali, in tempi remoti, si voleva segnalare l'affollata presenza dì difensori nel borgo onde allontanare incursioni nemiche.

A breve distanza, la Chiesa Romanica di Santa Maria del Canneto, costruita dai Monaci Benedettini. Distrutta dai Saraceni, fu ricostruita, in epoca successiva, dagli stessi Monaci, formando un complesso dotato di abbazia centrale, convento e ospizio per i viandanti e pellegrini.

L'avvento dei Benedettini in Taggia segna la rinascita del borgo, la diffusione delle attività agricole ed artigiane, la macinatura del grano e dell'orzo, la filanda e il telaio e, importantissima, la coltura dell'olivo. Ancor oggi l'oliva taggiasca ha proprietà e qualità di elevatissimo pregio, note ed apprezzate dagli intenditori.

Ridiscendendo verso il fiume Argentina, il Ponte Medievale Romanico, a sedici archi, conduce alla mulattiera per Castellare e per il Santuario della Madonna di Lampedusa.

Rientrando nel borgo, oltrepassato il Bastione del Ponte (XVI secolo), appare, sulla destra, la Chiesa della Santissima Trinità (XVII secolo), ricca di indorature, marmi ed oggetti sacri.
Oltrepassato Viale Rimembranza, la visuale si apre su Piazza Cavour, ove la Chiesa dei Santi Sebastiano e Faiano, dalla facciata barocca, conserva un pregevole Crocefisso processionale ligneo
Discendendo su Piazza Garibaldi e svoltando per Via Ruffini, si raggiunge Piazza Farini, ove sorge il Palazzo Lercari (XVII secolo).
In Via Curlo, il Palazzo Curlo-Spinola (XVI-XVIII secolo) ricorda la presenza in Taggia dell'Infante di Spagna Don Filippo, in transito con le sue truppe (1745) e di Napoleone Bonaparte, durante la Campagna d'Italia.
Palazzo Lercari. Interni. Volta affrescata

Piazza Farini, fontana del "Braki"



Complesso monumentale di San Domenico

Ponte medievale romanico

Complesso monumentale di San Domenico


ARMA DI TACCIA - A soli sei chilometri da Sanremo, Arma di Taggia si distingue per il suo clima mite, la vasta e sabbiosa sua spiaggia e le sue attrezzature turistiche. Frequentato centro di vacanze estive ed invernali, i pubblici locali, i campi da tennis e di minigolf, i confortevoli stabilimenti balneari, lo stupendo entroterra che, attraverso agevoli itinerari, porta il turista alla contemplazione di paesaggi alpini, sono garanzia di sereni soggiorni. La particolare sua ubicazione offre tranquillità e sicurezza per una vacanza ritemprante.

Gli esercizi alberghieri di ogni categoria, dall'albergo con piscina alla pensione familiare, offrono, tutti, ottimo trattamento. I servi/.i di collegamento filoviari e in pullman con Sanremo e la Riviera dei Fiori sono frequenti e confortevoli.

Arma di Taggia si raggiunge:
con il treno:
linea Genova - Ventimiglia
con l'automobile:
autostrada Milano - Genova - Savona
Ventimiglia, uscita Arma di Taggia;
autostrada Torino - Savona - Ventimiglia,
uscita Arma di Taggia
S.S.N. 1-ViaAurelia

Visita alla città.

Fra il Settecento e l'Ottocento, il borgo marinaro di Arma attraversa un periodo di crescita economica e demografica. Si inaugura la nuova strada carrozzabile, che collega il litorale con il borgo medievale di Taggia e lo scalo marittimo di Arma guadagna importanza. Gli abitanti maturano sempre più una coscienza ad identità cittadina.

È il 28 settembre 1817, quando il Consiglio degli Anziani di Taggia, accogliendo una petizione degli abitanti dell'Arma, decide di finanziare un primo lotto di lavori per la costruzione di una chiesa, vista la dimensione dell'insediamento abitativo in Arma.

Nasce così la Chiesetta di San Giusepe, sulla omonima via. Seppur modesta nelle dimensioni e povera nell'apparato decorativo, l'aggraziata aula unica, dai fianchi curvilinei - quasi chiesa a pianta centrale, pur segnata, nel suo interno, da gusto e ritmi di tiponeoclassico - è testimonianza significativa della fioritura edilizia tardobarocca del Ponente Ligure.

La Grotta della Madonna dell'Arma (Lungomare di Ponente) risale al periodo preistorico e fu rifugio per animali e uomini. Nel corso di recenti scavi sono emersi reperti dell'età paleolitica. La struttura della grotta, a differenza di quelle dei Balzi Rossi di Ventimigiia, è segnata da un asse mediano di separazione fra la parte anteriore, rivolta verso il mare (che accoglie la Chiesetta oggi dedicata a Maria Santissima dell'Annunziata) e la parte posteriore, rivolta verso nord, che forma una lunga ed oscura caverna.







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